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Una rosa rossa

Alle dodici e trenta in punto il geometra Giorgio Trevi entrò, come faceva da quindici anni a questa parte, nella sala da pranzo della trattoria «Oasi del camionista». Si diresse al suo tavolo abituale, in fondo alla sala, nell'angolo accanto alla finestra e al termosifone. Sulla bianca tovaglia di carta il coperto era già predisposto, compresa la mezza bottiglia di minerale liscia e il cestino con una pagnoncella e una busta di grissini all'acqua. La trattoria era semivuota, sia per la giornata di sabato, sia per il fatto che ormai da sei anni i camionisti non passavano più da lì. Terminata la strada di circonvallazione, il comune aveva posto il divieto di transito ai mezzi pesanti su quel tratto di provinciale che attraversava il paese. Anzi, quel tratto di strada era diventato di competenza dell'Amministrazione Comunale, che l'aveva intitolata al poeta e patriota Massimo Guadagnini, gloria locale di cui oramai pochissimi ricordavano le opere e le gesta. Ma penso che questi fatti non interessino alcuno, per cui riprendiamo ad occuparci del geometra Giorgio Trevi. Aveva scelto quel posto in fondo alla sala perché desiderava pranzare in tutta tranquillità, il più lontano possibile dalle tavolate di autisti, rappresentanti di commercio, operai di cantieri edili che disputavano a voce alta sui soliti argomenti di loro interesse, che il geometra non condivideva. A volte, in caso di sovraffollamento, era obbligato a ospitare qualcuno di costoro al suo tavolo. Allora cercava disperatamente qualcosa da leggere, foss'anche un vecchissimo depliant pubblicitario, per scoraggiare chi gli sedeva accanto da qualsivoglia tentativo di conversazione. Possiamo con sicurezza asserire che il geometra non amava per nulla socializzare. Soltanto una volta, appena iniziata la sua frequentazione dell'Oasi del Camionista, si era avventurato in una conoscenza più approfondita nei confronti di un giovane autista siciliano, di nome faceva Salvo Tannà, che percorreva su e giù la penisola con il suo autoarticolato, trasportando frutta. Arance in su dalla Sicilia, mele in giù dal Trentino. Aveva un modo tutto suo di raccontare ciò che gli capitava sotto gli occhi durante i suoi andirivieni per l'Italia. Il geometra Trevi non era mai uscito oltre i confini della regione, ma amava viaggiare con la fantasia e il giovane camionista, con il suo eloquio un po' esotico, lo appagava. Il loro era diventato un incontro settimanale che il geometra attendeva con un certo piacere, anche se dissimulato. Poi Salvo mancò di venire a sedersi al suo tavolo per alcune settimane di fila. Vinta la sua naturale ritrosia, chiese notizie a un gruppo di camionisti che stavano disputando accanitamente su un qualche argomento calcistico. Smisero malvolentieri di accapigliarsi su di un rigore dato o non dato (non si capiva bene) e qualcuno gli disse che Salvo, probabilmente a causa di un colpo di sonno, era volato giù col suo camion da un viadotto della Salerno-Reggio Calabria. Se ne tornò al tavolo, a testa bassa. Spinse da una parte il piatto di arrosto di vitello con contorno di cavolfiori che Mario, il cameriere, gli aveva portato, pagò il conto e uscì dalla trattoria. Aveva in testa un' immagine, che gli rimase a lungo impressa. Immaginava il povero Salvo morto, circondato da cumuli di arance, di quelle sanguigne, rosse, e il succo colava tutt'attorno formando piccole pozze. Non gli passò minimamente per il cervello che forse, al momento dell'incidente, sul camion ci fossero le mele. Da allora non mangiò più arance e decise in cuor suo di non lasciarsi più coinvolgere. Il geometra Giorgio Trevi era un uomo solo e così desiderava rimanere.

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