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Il fascino delle città : Firenze

"Com'è bella la città! Com'è grande la città!" - cantava
Giorgio Gaber. Io amo la campagna e amo le città.
Specialmente alcune città...

Com'è bella la città!, Com'è grande la città!" cantava Giorgio Gaber. Io amo la campagna e amo le città. Specialmente alcune città. Firenze è razionale e magica. Le linee, i volumi, la struttura dei suoi palazzi rinascimentali trasmettono una serena razionalità, ma se si entri nel Convento di S. Marco dalle celle e dai muri si sprigiona la magia degli affreschi del Beato Angelico che irradiano luce e poesia. La corona di angeli che danzano leggeri nel verde denso di un giardino comunica una gioia estatica inesprimibile.
Se si prende il viale che passa davanti al sereno, armonico cromatismo di S. Michele al Monte, ad una cinquantina di metri, a destra, inizia via di S. Leonardo, una strada romantica, stretta tra muretti di pietra dai quali si affacciano vecchi ulivi.
La strada è silenziosa. Con dolci tornanti che svelano sempre nuovi panorami, giunge fino all'Arno, fiume modesto che qualche volta resta quasi a secco, ma che, nel 1966 fece disastri. L'amore dei fiorentini per la loro città, con l'aiuto di volontari forestieri e stranieri, riparò in fretta i danni come li aveva riparati subito dopo la seconda guerra mondiale che aveva distrutto tutti i suoi bellissimi ponti, tranne Ponte Vecchio.
Il ponte Santa Trinita è esattamente come era prima e immette in via Tornabuoni dove si riassapora la rasserenante armonia rinascimentale. Amo, di Firenze, le molte tracce del suo periodo comunale con le molte corporazioni di laboriosi artigiani: lanaioli, calzaioli...
Una volta, in uno dei miei molti soggiorni fiorentini, passeggiavo in via dei Calzaioli.
Vidi l'ingresso di una chiesa gotica. Vi entrai... ed ecco la magia: un interno gotico, dominato dal Tabernacolo dell'Orcagna e immerso in una mistica penombra rischiarata da lampade ad olio che fanno brillare i mosaici del Tabernacolo.
I fiorentini hanno un grande rispetto per il loro passato, anche delle piccole cose di quel passato. Mi piace scoprirle nei molti negozi di antiquariato. E non importa se non le posso comprare. Posando lo sguardo su un candeliere del '500 o una vielleuse dell''800, entro nella quotidianità di vite passate che rivivono nel presente dei miei occhi. La vielleuse è un oggetto tenerissimo: su una base di ceramica poggia un candelotto basso e largo che scalda il piano superiore dove si colloca una tazza piena di latte. Immagino una stanza dove arde la luce delle candele e una mamma scalda il latte per il suo bambino.
Lo so, negozi di antiquariato ci sono in tutte le città, ma io ricordo quelli di Firenze perché di questa città amo tutto. È una città a misura d'uomo, dove l'architettura non ti schiaccia, ma ti accompagna nel tuo andare. Firenze mi ha sempre trasmesso serenità e bellezza, gioia del cuore e della mente. Quante volte mi sono soffermata a lungo davanti al portico dell'antico Spedale degli Innocenti. Le linee pure dei pilastri e degli archi mi incantavano e mi intenerivano i bambini in fasce di Andrea della Robbia.

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