username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Il rifugio di Emely

Il cielo è limpido e il sole primaverile riscalda l'aria.
Emely si ferma, sfila la felpa e l'annoda alla vita, poi rimette in spalla il piccolo zaino e riprende a camminare su quel sentiero che l'avrebbe condotta al rifugio, come già aveva fatto altre volte.
Contravvenendo alla regola fondamentale, oggi era sola.
Quasi sempre quel sentiero lo percorreva in compagnia, a volte di amici, a volte di semplici persone amanti delle camminate che lei contattava tramite la rete, ma quella Domenica era sola e difficilmente avrebbe incontrato qualcuno.
Un passo dietro l'altro, un respiro dietro l'altro percorreva quel sentiero che conosceva molto bene.
Ripido e sassoso all'inizio, diveniva poi più ampio e pianeggiante attraversando verdi pascoli e prati già tutti fioriti per poi costeggiare un piccolo torrente, seguendo il quale si penetra in una fitta pineta dove la parte alta delle piante forma come una specie di tetto che impedisce al sole di penetrare.
Emely, si copre le spalle e con agilità oltrepassa il torrente, sale verso sinistra e raggiunge una piccola sorgente dove sempre cambia l'acqua della borraccia.
Uscendo dalla pineta alza lo sguardo ed ecco che vede quel fabbricato rossiccio, un poco malandato quasi sempre con le finestre chiuse, il rifugio.
Quando lei era piccola, quel rifugio era però molto
frequentato, era di fatto un albergo un poco spartano ma molto accogliente.
Lo gestiva la famiglia Ammer, che anche ci abitava stabilmente ed Emely era sempre felice di arrivare lassù, perché il posto era stupendo e poi poteva giocare con Mark, il figlio quindicenne dei proprietari, un ragazzo simpatico, solare, anche lui con la montagna nel sangue e sempre pronto a far da guida alla famiglia di Emely nelle brevi escursioni.
Oqni anno passava le vacanze estive su quei monti e crescendo, fra lei e Mark si era instaurato un rapporto che andava oltre la semplice amicizia, stravedeva per lui al punto da sentirsi sinceramente innamorata, un amore ricambiato e insieme cominciavano a sognare un futuro felice.
Ma la montagna che era il suo eden, il suo paradiso, d'improvviso un inverno si trasformò in un inferno.
Una valanga si portò via Mark e con esso i sogni di Emely.
Per diversi anni non volle più saperne di montagne e quando ritrovò la forza di risalire di nuovo al rifugio, era già diventata una giovane donna.
Lassù le cose col tempo erano cambiate, la nuova strada che portava al paese, non passava più per il rifugio e il destino di questo era ormai segnato.
Ma per Emely non importava che il posto era abbandonato, anche se a volte, fantasticava e si immaginava di diventarne il nuovo gestore, ma per lei era sufficiente risalire fino a lassù per ritrovare i profumi, e gli ambienti a lei famigliari e anche quella Domenica di primavera era li, sotto quella veranda dove una massiccia panca in legno le permetteva di rilassarsi e di ammirare il panorama.
Poi come sempre, si alza e si sposta sul retro dell'edificio,
si avvicina ad un grosso tronco posizionato come una colonna che sorregge la balconata e si ferma a guardare quell'incisione impressa nel legno.
Sono i loro nomi, Mark ed Emely dentro un grande cuore che Mark aveva inciso l'ultimo giorno di vacanza, l'ultimo giorno che lei vide i suoi occhi, l'inverno successivo la montagna se lo era portato via.
Estrae il coltellino e incidendo nel legno, aggiunge una piccola croce alle altre, come sempre fa quando raggiunge il rifugio. Si mette a contare e si accorge che quella era la ventisettesima volta che una forza interiore la spinge a ripercorrere quella via.
Attorno a sé la natura è nel pieno della rinascita dopo il lungo inverno, Emely non è triste anzi si accorge di essere felice.
Si rimette lo zaino in spalla e per lo stesso sentiero ridiscende.

 

1
4 commenti     1 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

1 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati
  • sartisa il 10/05/2014 19:21
    ottimo leggi il commento

4 commenti:

  • sartisa il 10/05/2014 19:20
    Ti capisco, adoro le passeggiate in montagna. Quando ero più giovane con mio marito scendevamo da 3000 metri fino al 1500 dove avevamo la casa. Questo era solo per inizializzare le gambe per altre passeggiate più impegnative.
    Comunque, scusa per la divagazione, Questo racconto l'ho proprio gustato. Vedevo questa bimba che correva sui prati con il suo amico d'estate, poi vedevo la donna che con qualche fiato in più saliva fino alla sua promessa mancata.
    Splendido.
  • Anonimo il 10/07/2011 15:46
    bello... mi è piaciuto
  • alberto p il 11/05/2011 18:52
    grazie, anche per il consiglio... ci penso sù..°°..
  • ELISA DURANTE il 11/05/2011 11:09
    Bello... Io lo proseguirei, magari parlando di più del "prima".

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0