PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

La soglia

Non so cosa mi prese quel giorno.
Sarà stata rabbia repressa per troppi anni, troppe ansie e troppe delusioni, troppe sconfitte e troppe umiliazioni. Forse troppo dolore. Non lo so. Ma quel che accadde segnò la mia esistenza.

Erano le 13 di un giorno d'agosto, il caldo ci uccideva tutti. Il sudore invadeva ogni parte dei miei indumenti, nei quali smaniavo terribilmente sognando l'ora in cui sarei rientrato a casa e mi sarei fatto una doccia fredda. Il sole picchiava sulle teste con la forza di un pugile campione dei pesi massimi. Arrivai al piccolo market dove mi servivo di solito.
Mentre stavo varcando la soglia del negozio, un grido alle mie spalle mi bloccò di colpo:
<< Guido! >>
Rimasi paralizzato. Era la voce di mia moglie. Ma mia moglie era morta tre anni prima per un cancro all'utero. Non era possibile.
Per un attimo immenso il tempo cessò di esistere. Immobile, non mi voltai. Ripresi ad entrare.
<< Guido! Ti supplico fermati! >> implorò la voce, quasi rotta da un singhiozzare. Sembrava piangere disperatamente.
Stavolta mi girai e non vidi nessuno, la strada era pressoché deserta. Il sangue mi si gelò nelle vene. Dopo un attimo, scossi la testa, dicendo a me stesso che era colpa del solleone dell'ora di punta, che probabilmente mi aveva molto disidratato e mi aveva fatto male alla testa, e forse questo poteva avermi causato qualche allucinazione uditiva. Entrai nel market.
<< Nooo! Non entrare!>> disse la voce alle mie spalle. L'insistenza di quel fenomeno, nonostante io cercassi di rassicurarmi e ignorarlo, mi turbava. Quel grido scemò man mano che mi avviai a prendere un cestello per fare la spesa.
Lo sbalzo fra il caldo torrido dell'esterno e il freddo dell'aria condizionata sparata a mille dentro al market mi fece avvertire una leggera vertigine, e stranamente non provai alcun sollievo. Proseguii oltre la sbarra d'entrata. Un senso di angustia si insinuava dentro di me man mano che prendevo ciò che dovevo acquistare. Arrivò al culmine quando fui alla cassa per pagare.
Il cassiere, giovanottone palestrato tutto muscoli e abbronzatura, dallo sguardo assai strafottente, masticava un chewingum a bocca aperta. Era una delle cose più insopportabili del mondo, almeno per me. Lo fissai con uno sguardo di disapprovazione, e lui ricambiò con un'espressione annoiata mentre continuava a passare la spesa sopra il lettore dei codici a barre. Per un attimo mi risuonò nella testa il grido che avevo sentito prima di entrare in quel posto "Guido! Ti supplico fermati!", ma scacciai subito quel pensiero perché il cassiere mi stava fissando con la sua aria di sufficienza aspettando che io gli dicessi in che modo volevo pagare. Gli passai la mia carta di credito. Sbuffò.
Come poteva atteggiarsi in quel modo? Quel bastardo cercava guai, ma tirai un respirone, digitai il mio Pin sulla tastierina che mi fu porta in modo alquanto sgarbato, e premetti Invio. Un suono strano, che pareva annunciare un'anomalia, uscì dal congegno. In quell'esatto istante sentii chiaro e forte << Guidooo! Fermati! >>. Iniziai ad inquietarmi e sudare freddo. Fissavo con orrore le mani che mi tremavano. Avevo un senso di paura, come di non poterle controllare.

12

0
0 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

0 commenti:


Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0