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In via Togliatti

Una fottuta bottiglia di latte sulla scrivania. Ho il vizio, di notte, di bere latte e mangiare biscotti. È come se fosse la mia colazione. A dire il vero io non faccio nemmeno colazione: la mattina, appena alzato, già è tanto se prendo conoscienza e riesco a dirigermi verso la scuola. Quindi la colazione la faccio di notte, un po' per ammazzare il tempo - a causa della mia fottuta insonnia - un po' per placare quella fame chimica che ho. Una fottuta chitarra sul letto: un barrè, al quarto tasto, perchè amo suonare diversamente. La lascio sempre lì, con le sue cinque corde. Perchè cinque corde? Perchè l'ultima, il mi cantino, è saltato ad ogni mia chitarra e ora ho imparato a suonare così. Oramai è diventata una cosa di stile, un sound a cinque corde. Un fottuto pacchetto di MS sopra il frizer: già ho un frizer in camera, perchè nel resto della casa non c'è posto. E perchè il pacchetto di MS? Me le regala la vicina: mia nonna le fa delle punture al culo e lei mi regala questa merda. Di solito non sono schizzinoso, ma le MS sono merda: le fumo solo perchè non ho mai un soldo. Ora me ne accendo una. Accesa. Cazzo, questa merda non tira nulla. Di solito uso le MS per farci le canne, ma anche per fumare, abituandosi, non sono malissimo. Una fottuta pila di magliette bianche che uso come pigiama sempre sul frizer... libri sparsi ovunque... fogli di carta volanti... uno shisha accanto al televisore... un televisore mezzo rotto, uno dei miei pochi ricordi di infanzia: ce lo da quando riesco a ricordarmi di vedere. Un piccolo appartamento a via dei larici 19, la più strana via di centocelle: dall'altra parte la Togliatti, la via delle puttane. Sono cresciuto con le puttane: da bambini andavamo a vederle, a sbavarci un po' su, a osservarle, sognarle. Scommettevamo su chi andasse a parlarci: non ci andò mai nessuno, se non io qualche mese fa, ma oramai sono un diciottenne. Qualche mese fa, tornando a casa verso le tre di notte, dagli archi, mi sono incamminato insieme a un mio amico rasta verso la Togliatti. Andai dalla prima puttana e le chiesi una sigaretta. Lo stesso con la seconda. Alla terza chiesi a quanto mettesse una buona pompa. Mi rispose - Venti euro -. - E la scopata?- . La risposta fu trenta. Andai anche da una coppia di troie. Venti euro la scopata, e la pompa lo stesso prezzo. Allora, quella sera, mi balzò in testa l'idea di andare a puttane. Se avessi avuto del denaro ci sarei forse andato. Ma ero senza un soldo e il giorno ci ripensai: sono donne sfruttate, hanno diritto alla propria dignità. A Roma non andrò mai a troie: forse ad Amsterdam. Una volta vidi una troia bellissima: alta - ed io, non essendo alto ho il debole per le donne alte -, mora, un bel culo e un bel seno. Stava sulla prenestina, davanti al Don Bosco. Il Don Bosco è un dannato oratorio dove giocai a basket tra i tredici e i quattordici anni. Naturalmente, vista la mia indole poco sportiva, passavo le partite a parlare con un amico lì conosciuti di stronzate. Un po' di donne, un po' di canne. Il fatto assurdo è che questa troia batteva davanti a un oratorio diretto e gestito da preti, mi azzardo a dirlo, molto conservatori: sembra fatto apposta, porca vacca. Davanti al marciapiede di questa regina c'è una fermata del Quattordici, tram storico che percorre tutta la città. Ebbene, solo dopo poche fermate c'è il capolinea, dove abito io. Al capolinea non è difficile imbattersi in papponi che controllano le loro puttane o osservare il bar Togliatti, dove risiede tutta la criminalità del quartiere. Oppure, si può entrare a Quarticciolo dove gli spacciatori sono più comuni delle pizzerie. A Quarticciolo c'è una piazzetta, lì vi è una piccola vasca di pesci: l'acqua è verde e marrone, e i pesci sono di un colore stranissimo. Davanti c'è una ex caserma dei carabinieri occupata dalla gente del posto per vivere. Un posto tenuto malissimo, ma è affascinante l'idea che è stato sottratto alle forze dell'ordine. Invece, proprio dall'altra parte, dall'altro lato della Togliatti, c'è il forte Prenestino, il centro sociale più grande d'Europa. Proprio ultimamente, al primo maggio, nel giorno del suo venticinquesimo anniversario, sono stato a un concerto di musica rock: ho visto i Mombu e i Sweet Hoop. I primi fanno un african-jazz, musiche tribali, ritmi martellanti. Straordinari. Davvero straordinari. I secondi, fanno un rock alternativo molto alternativo. Ricordo come cazzo erano vestiti: tuniche lunghe, e cappuccio in testa. Sembravano appartenti ad una setta. La cantante, una negrona non certo dolce nei modi e nel viso, stava mezza nuda sul palco, mentre il bassista sditeggiava assai. Naturalmente non sono andato al concerto senza un motivo: il motivo è che il batterista dei Mombu è lo zio di un mio amico, e l'idea mi appassionava. Ora mi accendo un'altra sigaretta. Vado in cucina, e l'accendo dal gas perchè ho finito tutti i miei accendini. Mi metto un pezzo di cocco in bocca e rieccomi. Dopo il bar togliatti, invece, c'è il parco Madre Teresa di Calcutta, dove il nome non è una garanzia: dopo il lavoro vanno lì le solite puttane, e nel parchetto in alto non è difficile trovare i papponi che discutono d'affari oppure eroinomani in crisi d'astinenza. Questo spazio di giorno è occupato dai bambini, la notte dalla mala. In quel parco ci sono tanti palloni bucati, quante siringhe. Ma non provo ribrezzo o disprezzo per questa gente: ognuno è liberi di ammazzarsi come vuole. C'è chi scieglie la religione, chi scieglie una carriera, chi decide di dedicarsi agli studi accademici, chi invece fuma più hashish che ossigeno: la vita è uguale per tutti, cambia solo il modo di avvicinarsi alla morte.

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1 commenti:

  • STEFANO ROSSI il 03/02/2012 13:10
    Accidenti, che stile! un monologo veramente eccezionale. Bravissimo.