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(sens) azioni

Mi rigiro lentamente il foglio fra le mani. È un comune foglio di carta, ma lo guardo come se non ne avessi mai visto uno in vita mia. Lo tasto a lungo, strofinandone la superficie fra pollice ed indice. La carta è un po' più spessa del normale, forse è da 90 grammi. La superficie bianca non mostra imperfezioni, i lati sono diritti, squadrati, come dev'essere. Solo il lato superiore è sfrangiato. Passo il dito sulle piccole asperità seghettate, rimaste dopo che è stato staccato dal blocchetto. Osservo le parole che ci sono scritte sopra, ma senza cercare di leggerle. L'inchiostro ha tracciato una serie di piccoli arabeschi sopra il bianco assoluto della carta. Piego il foglio di lato per scoprire se le scritte siano in rilievo, ma non riesco a capirlo. Allora chiudo gli occhi e passo il dito sulla superficie cercando di trovare il punto dove stanno le parole. Nulla, non ci riesco. Sento una fitta, che dall'orecchio sinistro mi attraversa la guancia per scendere lungo il collo ed infilarsi in profondità nel petto. Possibile che quei segni così impalpabili, apparentemente innocui, riescano a farmi così male?
Alzo gli occhi dal foglio. Il mio corpo mi opprime. Sento la sua presenza fisica. Percepisco lo spazio che occupa. Mi rendo conto che la casa è un tutto, un insieme di oggetti che la riempiono completamente, contendendosi ogni centimetro, annegati nell'aria che satura ogni più piccolo interstizio fra di loro. E il mio corpo è lì, a pretendere la sua parte. Muovo un braccio per sentire il movimento dell'aria che si sposta. Le molecole, sfiorando la pelle, corrono a colmare il vuoto che egli lascia dietro di se. Ogni mio movimento richiede infiniti spostamenti di molecole. Se mi siedo sul divano, lo costringo ad assecondare le mie forme, schiacciando, spostando, piegando una quantità di tessuti, imbottiture, molle e chissà cos'altro ancora. Se mi verso un bicchiere d'acqua - mio dio! - innesco una catena di eventi che si propagano dal rubinetto lungo le tubature, fin fuori dal mio appartamento, per le colonne del palazzo e poi ancora oltre fin dio sa dove. Non posso fare nulla senza provocare un piccolo terremoto negli elementi che mi circondano.
Penso a queste cose, per non pensare al foglio che ancora ho in mano. Il mio corpo è lì, presente, un ammasso intricato e pulsante di attività vitali. Vorrei non sentirlo, staccare il contatto, ignorarlo, come ho fatto per tantissimi anni. La mia parte corporea non mi ha mai interessato. L'ho assecondata quel che bastava per sopravvivere, ho sempre avuto altro a cui pensare. Tutto quello che succede dentro al corpo mi fa orrore, anche quando è sano, figuriamoci poi con la malattia.

La signora Adele si è svegliata da sonnellino pomeridiano e, come ogni giorno, ha fatto mentalmente l'elenco di tutti i suoi acciacchi. Non ha bisogno di sforzarsi per ricordarli. Loro sono lì, sempre con lei, le parlano continuamente. Appena mette il piede sinistro sul pavimento sente una piccola fitta. "Eccolo! Mi devo ricordare di dirlo alla Tiziana, quando viene a farmi i piedi. L'altra volta non mi ha fatto un buon lavoro, ed ora ecco qui, non ce la faccio nemmeno a camminare". Poi c'è il ginocchio, quello destro, che sembra rifiutarsi di sostenere il suo pur esile peso. E l'affanno, che la sollecita a prendere le pillole per il cuore.

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6 commenti:

  • Verdiana Maggiorelli il 23/09/2011 20:25
    Fantastico Giò! La tua penna minuziosa è davvero molto abile... L'anima di ogni personaggio è colta nelle sue sfumature con grande sensibilità (sembra persino che tu abbia partorito di persona!). Mi colpisce molto il rapporto del tuo protagonista con il proprio corpo, oltre che con il foglio, la casa, gli oggetti: un'attenzione esasperata dall'evento che si sta per compiere.
    Un finale a scoppio mi sembra il più suggestivo, anche perché giustifica il "trance de vie" di tutti i personaggi. Ti seguirò, complimenti!
  • Giovanni Barletta il 23/05/2011 21:59
    Caro Massimo, la tua osservazione mi ha convinto a modificare alcune frasi. Se vuoi, vai a pagina 3 nel secondo pezzo su Elena e leggilo ora. Spero che ti piaccia.
  • Giovanni Barletta il 22/05/2011 12:46
    Grazie a tutti. Massimo, hai colto un aspetto del quale non mi ero accorto e ti devo dare ragione.
    Ma c'era dentro anche un esperimento: in realtà il finale è aperto. Il NO!!! è della signora Adele e non si sa se riesca a bloccare la mano di Anna. Almeno questa è l'intenzione. Mi sembra che tutti voi abbiate optato per quello tragico. Che l'esperimento non sia ben congegnato?
  • Massimo Bianco il 22/05/2011 11:44
    Vita e morte in un condominio. Ottimo racconto, assai ben condotto, con le storie dei vari personaggi che si ricongiungono nel tragico finale. Un'unica perplessità: secondo me la logica del racconto avrebe richiesto che anche la storia di Elena col suo bebè si rollegasse alle altre e invece ne resta del tutto separata fino alla fine. È l'unico difetto, comunque. Bravo.
  • Anonimo il 19/05/2011 21:42
    Eventi a catena... bello
  • Michele Rotunno il 19/05/2011 11:44
    Gianni, tecnicamente perfetto. molto apprezzato anche perchè è l'opposto dei miei, molto dialogati. Mi chiedo però una cosa, perchè il suicidio di massa?

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