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Schopenhauer e la religione - Ultima parte

Finito il ciclo delle scuole medie, la decisione d'iniziare un altro ciclo di studi fuori dall'istituto e quindi chiudere con i fratelli delle scuole cristiane avvenne in un modo poco chiaro e casuale, in fondo ci si affida molte volte al caso. Termino con l'istruzione cattolica religiosa e proseguo gli studi in un istituto pubblico di scuola media superiore.
Da allora chiudo con la frequentazione della messa sia quotidiana che domenicale.
La mia entrata in chiesa da quel momento in poi si limita solo alle occorrenze speciali: matrimoni, funerali, comunioni e battesimi. La mia vita per quattordici anni è stata vestita di cattolicesimo (per restare sull'aforisma). Ciò lo si può vedere nella mia condotta di vita: frequenza dei luoghi di culto e pratica del culto.

Cresciuto, si sono veramente strappati i vestiti e l'adulto non può più vestirli : ciò lo si constata con l'interruzione della frequenza dei luoghi di culto e della pratica.
Fino a qui il ragionamento sembra filare:cresciamo e ci togliamo di dosso i vestiti (la religione), ma non è così. Infatti, ciò riguarda l'esteriore identificato con la frequenza dei luoghi di culto e con la pratica.
Invece non mi sono affatto liberato dalla religione, pur non frequentando più la chiesa, ma lo spirito religioso è rimasto velato, appiccicato, si sono solamente strappati i vestiti e si sono sì lacerati ma sono rimasti addosso: è nel nostro DNA. Il linguaggio quotidiano tradisce ogni giorno il divino che è in noi.

 

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0 recensioni:

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23 commenti:

  • Fernando Piazza il 08/02/2012 16:10
    Beh, Bianca anche se in ritardo ti ringrazio per l'attenzione e per averlo non solo apprezzato ma anche per avermi fatto conoscere il tuo punto di vista in merito alla lettura. Sono contento che tu l'abbia trovato di tuo gradimento. A rileggerti e grazie ancora.
  • Bianca Moretti il 21/07/2011 10:14
    Da un semplice aforisma tirar fuori tutto 'sto po po di roba... D'altronde ci sono argomenti la cui discussione, quando si ha la compagnia giusta, prende talmente da farti spesso tirare fino a tardi. Poi quello della religione è un argomento di cui si è scritto, si scrive e si scriverà per molto tempo ancora e tu hai dato la tua testimonianza, trattando l'argomento non da un punto di vista propriamente filosofico ma da quello di un tuo vissuto personale, un modo molto originale e meno noioso di abbordare temi così controversi. Complimenti.
  • Fernando Piazza il 31/05/2011 18:40
    Grazie Carla e Marcello per i bei commenti. Certo il rischio è stato sventato ma le abitudini sono dure a morire... per quanto si cerchi di tenere apertissimi la mente e lo spirito al nuovo... Ciao
  • Marcello Insinna il 30/05/2011 22:09
    non c'è dubbio che la religione sia un condizionamento molto forte nella nostra vita!
    Ho letto le tre parti di seguito: hai quasi "rischiato" di diventare sacerdote!
    Ben scritto, molto scorrevole. bravo
  • Anonimo il 25/05/2011 21:52
    vita vestita di cattolicesimo... bravissimo... i vestiti si sono strappati... perchè troppo piccoli a contenere un corpo che cresce... ma come tu dici... non ti sei liberato del pensiero... la nostra cultura è radicata nella religione... credimi è così... comunque i miei complimenti sono smpre più sentiti caro poeta e scrittore ciao
  • Fernando Piazza il 24/05/2011 16:46
    Nietzsche è la mia Bibbia, oltre ai Miti Greci e non solo
  • Anonimo il 24/05/2011 16:28
    Toh guarda chi si rivede
    Birboncello, mi fai le sorprese? Lo so che ti piace, tranquilla
  • Anonimo il 24/05/2011 16:24
    adorooooooooooooo nietzsche!!!! spero di aver scritto giusto almeno il suo nome, poveretto!
  • Anonimo il 24/05/2011 16:18
    Credo che tra il tuo Schopy ed il mio Nietzsche, finiremo un giorno, come minimo, in un convento di suore
    Per adesso, è meglio pregare
    Bravo, Fernando
  • Fernando Piazza il 23/05/2011 17:30
    Giorgio, che piacere il tuo commento! Felice di averti catturato con la mia lettura anche se il titolo non è che ispiri tanta simpatia... e poi la lunghezza, altro lato spinoso. Meno male che vi ho risparmiato la discussione filosofica che, come ho detto in altri commenti, è stata solo il prestesto per parlare della mia esperienza passata e che ha segnato la mia vita per lunghi anni. Sempre a rileggerti. Ciao
  • Anonimo il 23/05/2011 17:24
    quello di certo!!!... qui c'è 'n'afa che si schiatta!... sabato ero al torino. gay-pride!
  • Fernando Piazza il 23/05/2011 16:43
    Immagino che da te ci sia il sole allora, perchè qui c'è il diluvio universale! Oggi è il 2° giorno... governo ladro!
  • Anonimo il 23/05/2011 16:35
    te l'ho detto è l'afa!!! (ma anke lui?!!! un cognome più facile nho, eh?!)... avevo una mezza idea, ma mò nn la scrivo sennò divento troppo prevedibile!
  • Fernando Piazza il 23/05/2011 16:27
    Ah proposito, forse sono meglio gli shopping hour o gli happy hour che Schopenhauer, che dici ho ragione?
  • Fernando Piazza il 23/05/2011 16:24
    Beh, certo si vede che Schopenhauer non ti piaceva: gli storpi anche il nome, porello! Non ero una cima a scuola ma la filosofia mi piaceva da matti, un po' meno chi la insegnava... non molto appetibile per i miei gusti, in compenso era molto preparato! Ma che fine hai fatto? Non ti si sente da un paio di giorni. Sei stato a folleggiare, spero e ora ci regalerai i tuoi appunti di... viaggio, vero? Ciao Fra' e a presto
  • Anonimo il 23/05/2011 15:45
    Lette con piacere tutte e tre le parti! E ti ringrazio perchè a scuola durante le ore di rely avevamo fatto un modulo su la fede eSchopenhour, ma nn mi ricordavo nulla!... posso dire una cosa: ke du palle! certe impostazioni ti fanno prendere 2 tipi di scelte: o indossi il vestito, o come hai fatto tu, o io, te lo togli. Il punto è che come spieghi bene tu, "qualcosa" ti rimane sempre dentro... e quello che resta è la tua nonscelta di base...
    PS: se ho scritto troppe castronate, più del solito, è colpa del caldo!
  • Giorgio De Simone il 22/05/2011 20:10
    Il tempo fila via velocissimo leggendoti. Ho la sensazione che quando deciderai di scrivere un romanzo mi farai tirare fino a notte inoltrata. Come ho già avuto modo di dirti le tue riflessioni interiori (stavolta anche esteriori) sono scritte con una disinvoltura eccezionale e con un'intensità straordinaria. L'argomento trattato si potrebbe prestare ad una tua rivisitazione più ampia. Sarebbe bello leggerlo. Piaciuto
  • Fernando Piazza il 22/05/2011 09:36
    Che carina Elisa, l'hai letto tutto. Io ora cambio registro e vado a leggere qualcosa di più pepato e intrigante. Che dici, vado dalle tue parti, dove l'Estate impazza e si vivono tante avventure interessanti?
  • ELISA DURANTE il 22/05/2011 09:15
    La dimensione spirituale esiste in ognuno di noi, anche in quelli che scientemente non ne vogliono sapere. Sull'educazione religiosa ci sarebbe molto da parlare: se si esagera, come in tutte le cose, si ottengono risultati controproducenti (crisi da rigetto).
  • Bruno Briasco il 21/05/2011 22:01
    Bellissima domanda che sa di aforismo riflessivo. Ciao Fernando e grazie di te.
  • Fernando Piazza il 21/05/2011 21:57
    Bruno, Giacomo, avete colto l'essenza del mio scritto. Vi ringrazio di avermi seguito in questo mio piccolo "viaggio interiore".
    Si può dire che una persona al di là del fatto di essere cresciuta in un ambiente religioso, di qualunque credo, esprime e "tradisce" nelle sue azioni quotidiane il bisogno di coltivare e di rinforzare la dimensione spirituale che è in lei. È il bisogno di credere in qualcosa al di fuori di sè che forgia il nostro spirito e parafrasando Eco "Chi non crede a cosa crede?"
  • Bruno Briasco il 21/05/2011 11:07
    Devo dare ragione a Giacomo... i vestiti rimangono appiccicati addosso...
    Ci sarebbe da disquisire su un tema molto ampio. Preferisco lascirare alla coscienza di ognuno il suo esame, posso solo dirti che non è la frequenza che fa in religioso né la pratica dottrinale, ma, come ben saprai, l'esperienza su campo. L'esempio. Siamo cristiano di nascita, ma siamo altrettanto Cristici? "Il liguaggio quotidiano tradisce ogni giorno il Divino che è in noi". La poesia mi è piaciuta molto e l'ho apprezzata.
  • Anonimo il 20/05/2011 14:16
    In definitiva ti sei spiegato bene e quindi l'aforisma di Schopenhauer per te è valido solo per la sensibilità esteriore della persona. Si lacerano i vestitti ma la pelle rimane... penso che il tuo sia un ragionamento logico che richiederebbe molto tempo per sviluppare quel discorso dulla parte interiore. Bel lavoro, apprezzato. Ciaociao.

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