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Colui che sapeva contare

Era un altro venerdì sera.
Oramai erano passati i primi venerdì da universitario in cui sentiva la necessità di fare qualcosa di importante, si niente di grandioso, ma comunque qualcosa da raccontare agli amici, in poche parole, come diceva lui, voleva "lasciare il segno".
Ecco, erano passati, lentamente la febbrile ricerca dell'esperienza e del vivere la vita avevano lasciato spazio a una tranquillità maggiore. Ora la ricerca non era più frenetica ma si lasciava investire dalle onde della vita semplicemente cercando di succhiare fino al midollo tutto quello che avevano da dare.
Tuttavia quel venerdì lo riprese la vecchia febbre, chiamò il suo amico, il Centauro, e gli disse che quella sera si andava a Oliva. Si videro al solito Pub e dopo una giusta birra si misero in marcia. Guidava il Centauro, al comando della sua punto bianca anni 90 tutta scassata indossava gli abiti d'ordinaza, che poi non sono altro che i soliti jeans e la prima camicia che capita, sta volta era una roba a quadri. I viaggi col Centauro erano sempre senza capo né coda, quella sera si persero solo una volta, tutta colpa delle minchiate che volavano in quella macchina. Si fermarono anche, il nostro doveva orinare.
Tu dici, non è un punto fondamentale, invece no, perchè ogni volta che mi racconta 'sta storia qui lascia un salto, un vuoto. Non sappiamo bene come ci sia arrivato, ma racconta che si trovò a contare. Ebbene si era incredulo a contare, si diceva stupidamente: <<Quanti siamo? Ecco qui a sinistra c'è sta tipa, eh si poi in mezzo ci sono io, e qui a destra un'altra, mi si sta strusciando di brutto>> Lui certo non era immobile però non è che in quelle situazioni fosse nel pieno controllo di se stesso, beh ecco si lasciava semplicemente andare sull'onda.
Fatto sta che come racconta lui, non se la sentì, e qui accampa varie scuse, dice che la porta era aperta e dei tipi entravano, sull'uscio si era presentato anche il centauro, gli aveva lanciato l'occhiata standard ma probabilmente non era stato capito, nient da fé. Non se la senti a togliersi i pantaloni, quella tipa gliel'aveva chiesto.
A dirla tutta la serata è stata ancora più incasinata, il nostro è un tipo che con le infatuazioni c'ha una brutta relazione.
Esce dalla stanza ripiglia il Centauro e si dirige giù in giardino, ci sono gli altri partecipanti alla festa, tutti sfatti. Si siede su una panca e ne parla col suo fido, quando dalla scala scendono due tipe, una lo strega. È molto tardi e lui ha già perso la lucidità non riesce più a stregare con acume e spirito però si dice tentar non nuoce, e si tuffa in un'improbabile abbordaggio. Mentre parla con lei così si trova a riflettere sulla storia della sua vita. Pensa io si ne racconto di cazzate ma se dovessi raccontare la mia vita, cosa direi? Si guarda che non è facile in tutta sincerità è davvero un casino, è già difficile raccontare una serata in 3000 caratteri pensa una vita...

 

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