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La Santità oggi: un argomento ancora da considerare?

"Vorrei essere più buono, andare bene a scuola e obbedire a mamma e a papà" così da bambino facevo le mie prime promesse che non nascevano dalla spontanea volontà di migliorarmi, quanto piuttosto dallo sforzo di mantenere viva la considerazione che gli altri riponevano in me. Con il crescere altri soggetti hanno preteso il mio impegno: durante la leva prestai giuramento di fedeltà alla Patria, il mio datore di lavoro dopo avermi assunto, volle assicurarsi dietro giuramento che la mia prestazione di manodopera fosse sempre indirizzata verso il raggiungimento dell'interesse aziendale.
Altre promesse feci alla Chiesa; durante il rito del sacramento della confermazione, quando rinnovando le promesse battesimali, dichiarai la mia rinuncia a Satana e a tutte le sue opere e seduzioni; poi attraverso la reciproca manifestazione del consenso matrimoniale quando nei riguardi di mia moglie presi l'impegno di esserle fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarla e onorarla per tutti i miei giorni. Accanto a queste pubbliche promesse ne presi altre non proclamate, ma non meno importanti. Ad esempio, il giorno che nacque mio figlio promisi che sarei stato un papà attento e premuroso. Oggi non mi pento delle promesse date, semmai devo rimproverarmi di non aver fatto qualcosa di più e di meglio. Tuttavia in qualsiasi momento sono pronto a promettere ancora ed a chiedere di più a me stesso. Voglia di perfezionismo? Oppure la dolce speranza di Dio che mi sospinge a santificarmi?
Eh, sì, perché nonostante la mia pigrizia ed il mio innato egoismo ho ancora voglia di rimettermi in gioco, come se esistesse una forza progettuale e realizzatrice che non ci fa arrendere di fronte ai nostri limiti e alle nostre colpe e che costantemente ci sprona ad essere migliori. Forse per conoscere meglio noi stessi e rendere produttivo il nostro potenziale inespresso abbiamo bisogno di confrontarci con la vita di coloro che stanno più avanti di noi nella fede. Quando penso a nonna Virginia che diceva che il male era meglio riceverlo e perdonarlo piuttosto che compierlo, mi interrogo sulla mia capacità di sopportazione e di perdono. Quando mi metto a ricordare le sue infinite preghiere quotidiane, mi chiedo: ma i miei dieci minuti giornalieri basteranno?
Ed i confronti non finiscono mai perché qualsiasi paragone non dovrebbe suscitare lo sconforto, ma dovrebbe alimentare una gara collettiva verso il bene e le virtù. La certezza di avere in famiglia una persona virtuosa rafforza la credenza che esiste una santità compatibile con la nostra natura, con il nostro stesso sangue e che qualsiasi distanza anche la più grande, può essere raggiunta solo grazie alla forza dell'Amore. I buoni esempi anche se non fanno molto clamore e non vengono molto pubblicizzati dai media ci aiutano ad avvicinarci verso quell'ideale di perfezione al quale tutti indistintamente tendiamo. I Santi che la Chiesa canonizza sono state persone che con semplicità hanno compiuto con eroismo le fatiche della quotidianità.
Ancor oggi ho negli occhi il volto sofferente di Giovanni Paolo II che messo alla prova dal morbo di Parkinson e dai farmaci come il Levodopa con la dignità del buon Pastore non venne mai meno al suo impegno evangelico, anche se da più parti vennero invocate le sue dimissioni. Anche il perdono offerto all'attentatore è stato sottovalutato perché è stato fatto passare come un atto dovuto, o volutamente diplomatico da parte di un leader religioso, mentre non dobbiamo dimenticare i quattro interventi subiti dal Papa all'addome, ai lombi, all'indice della mano destra e al braccio destro, l'infezione ed infine l'ultimo intervento risolutore. Due anni più tardi il Papa offrì il suo perdono ad Ali Agca e questi per nulla contrito si dichiarò traumatizzato per aver sbagliato il bersaglio. (A quel punto se fossi stato io il Pontefice avrei ritirato immediatamente la mia fiducia!)

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6 commenti:

  • Anonimo il 27/08/2011 17:17
    fabio...è bellissimo constatare che ci sono ancora persone come te, sposo ogni parola che ho letto... conosco la vita di alcuni santi che hai citato... qualche volta in televisione ci fanno il bel regalo di mettere in onda alcune loro storie per esempio anche quella di Don Bosco... meravigliosa... dovrebbero farlo più spesso... come tu scrivi la santità è anche nel quotidiano nelle piccole cose... basterebbe veramente poco... basterebbe vedere nel prossimo Gesù... nei malati negli inetti, nei sofferrenti, nei bambini- che non vanno toccati- nelle persone deboli... agrazie fabio per questa meravigliosa opera...
    un caro e sincero saluto Carla
  • Fabio Mancini il 06/06/2011 07:40
    D'accordissimo con te! Ciao, Tania. Fabio.
  • tania rybak il 03/06/2011 23:55
    ottimo scritto, ma non si diventa santi per i meriti, ma per aver acettato la grazia di Dio, che ci santifica in Gesù CRISTO... un caro saluto
  • Fabio Mancini il 31/05/2011 20:51
    Per intelligenza, intrapendenza e schiettezza ti vedrei bene come mio manager. Un bacio gentilissimo, Elisa. Ciao, Fabio.
  • ELISA DURANTE il 31/05/2011 16:25
    Ho letto con grande attenzione ed ammirazione (crescente mano mano che procedevo) questo tuo testo, scritto con uno stile giornalistico-argomentativo ineccepibile, a partire dalla domanda retorica posta nel titolo. Sei veramente molto bravo e la tua fede è indiscutibilmente fondamento della tua vita personale e familiare.
    Questo scritto lo vedrei benissimo come prefazione alla tua raccolta di vite dei Santi che, mi auguro, vorrai pubblicare. Per quanto può valere il mio parere... meriterebbe!!
  • rosaria esposito il 27/05/2011 21:18
    sono perfettamente d'accordo col tuo pensiero..

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