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Il portico

Il portico era esposto ad ovest.
La balconata costruita con assi squadrate disposte verticalmente, era completata da un corrimano arrotondato, con la vernice un po' screpolata.
Tutto in legno, piuttosto rustico, come la casa.
Dipinta di bianco molti anni prima, lasciava trasparire qualche segno di incuria.
Sembrava poggiata delicatamente su quell'altura, da dove si poteva apprezzare la maestosità della natura intorno.
L'ampia vallata ricca di prati e fiori in primavera, intervallati da macchie alberate, faceva spaziare lo sguardo.
Oltre la valle montagne dalle vette aguzze, innevate per molti mesi all'anno, davano un effetto selvaggio al panorama.
Non era raro avvistare rapaci intenti nella caccia, che si producevano in picchiate velocissime e spettacolari.
Un posto strategico per godersi il tramonto.
é quello che faceva Jack, quasi ogni sera quando di ritorno dal suo lavoro, poteva finalmente rilassarsi.
Grandi baffi e un'espressione bonaria, non molto alto di statura; zoppicava leggermente per un incidente occorso in gioventù, durante una partita di football.
Jack era il veterinario del piccolo centro che distava circa tre miglia dalla sua casa.
Un paesino come tanti della provincia americana: una strada principale molto larga, ricca di negozi, diversi locali e più o meno tutto quello che può servire.
Il suo Studio era situato in una strada secondaria, ma molto vicina alla "main street".
Ovviamente lo conoscevano tutti e, con tutti quelli che incontrava ogni giorno, scambiava quattro chiacchiere.
Questo lo aiutava a non sentirsi solo; era vedovo ormai da più di cinque anni e, nonostante si sentisse ancora in gamba, non aveva mai considerato seriamente l'idea di risposarsi.
Troppo legato ai ricordi, e troppo impegnato nel suo lavoro.
Quanti animali aveva salvato con le sue cure: non si arrendeva mai.
Se c' era una seppur minima possibilità di riuscire nel suo intento, lui non mollava!
A volte rimaneva nell'ambulatorio veterinario fino a notte, se il caso lo imponeva.
La moglie lo aveva assistito nel suo lavoro, fino a poco prima di morire.
Poi aveva dovuto arrendersi al tumore, che se l'era portata via, in poco tempo.
Nel periodo che seguì, Jack si era arroccato nella sua casa, incapace di farsene una ragione: aveva vissuto oltre trent' anni con quella donna e adesso, niente sembrava avere più un senso.
Ogni oggetto, ogni spazio, era fonte di ricordi che si trasformavano in gocce di dolore; e allo stesso tempo cementavano ancora di più la sua sensazione di appartenenza a quella casa.
Ogni giorno il tramonto lo trovava sul portico, seduto sulla sua poltroncina, con un sigaro in mano.

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8 commenti:

  • Marcello Insinna il 08/12/2011 16:02
    Grazie Massimo, mi fa piacere che tu lo abbia apprezzato.
  • Massimo Bianco il 08/12/2011 12:20
    Toh, un racconto del tuo ciclo americano che mi ero perso, strano. ho rimediato però ed è un bel racconto anche questo qui, con un bel finale malinconico e struggente, attenzione alla natura umana, sì, concordo con Fernando.
  • Flavio Casgnola il 04/06/2011 01:41
    Il portico è il "prolungamento" della casa verso l'esterno, così come il ricordo è il prolungamento del tempo nella vita di un uomo. Le due metafore spazio-temporali sono perfettamente rappresentate e descritte in questo bel racconto dal sapore... c'era una volta l'America... bravo!
  • Marcello Insinna il 31/05/2011 20:52
    Le virgole sono come le ciliegie: una tira l'altra.
    Scherzi a parte, in certi momenti volevo veramente rallentare il ritmo, ma forse ce n' è qualcuna di troppo!
  • Fernando Piazza il 31/05/2011 19:51
    Malinconica ma struggente l'immagine di quest'uomo innamorato e solitario. Per una scrittore attento come te alla punteggiatura, mi chiedo se tutte quelle virgole (anche dove non servono) non stiano lì per un motivo: è come se scandissero il fluire del tempo, lento e lungo per Jack,... quindi pausato all'inverosimile. Posso sbagliarmi, però...
    Sempre belle le tue storie, con un occhio sempre attento alla natura umana e allo "spazio" che lo circonda. Bravo
  • Anonimo il 31/05/2011 06:57
    Faccio mio il commento della dolce Nicoletta... commovente e poetico, questi i primi aggettivi che vengono in mente. Poi si può dire anche che è ben scritto, e le descrizioni dei luoghi e della casa accurate, la lettura è scorrevole e rende il racconto godibile. Bravo, molto... belle le tue storie. ciaociao.
  • Giorgio De Simone il 28/05/2011 15:19
    Bella storia con un'attenta descrizioni dei luoghi dell'azione. molto piacevole e scorrevole la lettura (come piace a me) piaciuto.
  • nicoletta spina il 27/05/2011 23:04
    Molto bello, commovente e poetico, descrizione di luoghi e sentimenti intensi.
    Bravo Marcello!!

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