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L'automobile di Fernando

Non conosco l'automobile di Fernando, e se vogliamo non so nemmeno se ne possegga una.
A dire il vero non so neanche se lui abbia la patente, ma da come commenta sull'argomento io gli darei la patente honoris causa. In effetti ha proprio ragione quando mi dice che per guidare un'auto ci vuole tanta, tanta prudenza. Non è soltanto buona norma, ma diventa un comportamento civile e soprattutto umano se si riuscisse a pensare ogni volta prima di partire che la vita dei pedoni può dipendere anche da noi.
Riflettendo sulla cosa potrei dire che già il nome del nostro veicolo induce un approfondimento.
Ma un veicolo che si chiama auto... mobile, non dovrebbe muoversi da sola e non aspettare l'umore dell'autista di turno???

Dedico questo breve racconto a Fernando, il mio amico di penna... o di tastiera, che mi pregia di perdere un po' del suo tempo prezioso per leggere e commentare il modo in cui riesco a sporcare i fogli bianchi di poesieracconti. it.

Caro Fernando come ormai saprai (l'ho scritto diverse volte) nei miei raccontini c'è sempre un po' di vita vissuta, ma in questo caso la storia, in cui il protagonista è il sottoscritto, è vera al cento per cento.

Ho sempre ammirato il lavoro del mio portinaio. In un condominio grande come quello in cui abito da più di vent'anni, Carmine ha la possibilità di conoscere in maniera abbastanza approfondita, la vita di decine di famiglie avendo modo di condividerne gioie e dolori partecipando fattivamente al suo svolgersi metodico o inesorabile che sia.
Il fatto di poter anche arrotondare lo stipendio con lavoretti saltuari, piccoli aggiusti e le opportunità di sconto sulle utenze dell'abitazione che occupa per il lavoro che svolge, per un certo periodo sono stati oggetto della mia invidia.
Carmine è una persona che giudico simpatica, non tanto per il suo modo di porgere, un po' brusco, ma soprattutto per la sua incliinazione alla battuta ed alla sdrammatizzazione facile degli eventi.
Un giorno incontrandomi mentre uscivo di casa, mi chiamò per nome e senza aspettare un mio cenno si diresse verso la guardiola. Avevo imparato che questa sequenza di azioni portava a due probabili accadimenti: la firma di una circolare condominiale o l'arrivo di una raccomandata.
Quella volta fu l'arrivo di una lettera a me indirizzata da parte della società assicuratrice della mia automobile. Non essendo periodo di scadenza e non dovendo aspettare particolari comunicazioni, lasciai la lettera sul comodino della mia stanza da letto per qualche giorno.

C'è da fare una prefazione.
Guido la mia autovettura da più di vent'anni senza fare incidenti tanto che ho raggiunto la famigerata prima classe di merito RCA auto con una certa soddisfazione.. Questa cosa sarebbe del tutto normale se non fosse per il fatto che vivendo a Napoli il traffico veicolare è un tantinello caotico. Motocicli che ti sorpassano da ogni direzione con tanto di centauro senza casco; perché si sappia, chi porta il casco a Napoli è perché non si vuole far riconoscere... brutta gente; veicoli che cercano di raggiungere la meta tralasciando le indicazioni sul senso di marcia "consigliato" delle strade, (perché a Napoli i segnali consigliano, non impongono); auto parcheggiate in terza fila e veicoli che allegramente ingombrano la carreggiata in quanto l'autista di turno ha incontrato un amico che non vedeva almeno da ieri e con il quale sente il bisogno incontrollato di sciorinare soluzioni ai più recenti interrogativi della vita (Berlusconi, la monnezza, il traffico, i parenti a Natale) o in alternativa di proporre soluzioni tecniche al fine di migliorare l'impostazione dei calciatori del Napoli in occasione della partitissima contro l'Albinoleffe in Coppa Italia la sera dopo, indicando suggerimenti sui cambi che l'allenatore dovrà effettuare e sulle possibili varianti dei moduli di gioco. Tutto questo al centro della strada come se niente fosse. La cosa più avvilente di questa bagarre è che tu non puoi partecipare alla discussione perché dovresti abbandonare il veicolo aperto rischiando di farti fregare l'auto all'inizio del primo tempo.

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6 commenti:

  • Fernando Piazza il 05/06/2011 20:27
    Grande Giorgio... sono proprio curioso di conoscere quello che posterai: già pregusto una buona lettura. Carina la barzelletta.
  • Giorgio De Simone il 05/06/2011 20:14
    Ciao Fernando e ciao Massimo. Grazie ad entrambi per aver organizzato questa tribuna che ho seguito con entusiasmo ed... egocentrico interesse. Mia moglie mi dice spesso che riesco sempre a spezzare una lancia per quello che viene additato da tutti come... il colpevole... l'ingannatore... il ladro. Recentemente hanno molto attirato la mia attenzione i padri che hanno "dimenticato" i figlioletti nelle auto, uccidendoli al sole. Non sono ancora riuscito a trovare una giustificazione per quanto è successo, ma appena riuscirò nell'intento ci scriverò un raccontino. Tornando al racconto sui luoghi comuni non mi aspettavo di suscitare questa diatriba così sentita, quindi, su di un punto siamo tutti d'accordo, che i luoghi comuni... sono molto comuni davvero e prima o dopo a tutti capita di aver a che fare con loro. Per quanto riguarda la presunta discriminazione di Fernando a proposito dei cecchini rispondo con una barzelletta che andava di moda "sempre in albergo... è il mio mondo" durante la guerra dei Balcani.
    "Un gruppo turistico di Croati entra in albergo di soppiatto. Con circospezione, avvicinandosi strisciando lungo il muro perimetrale della hall il capogruppo si avvicina al receptionist domandando sottovoce: Check in???" Ciao a tutti e due.
  • Fernando Piazza il 05/06/2011 19:22
    Ma sì, Massimo, è ovvio che ogni caso è a sè e che se non fosse capitato a Giorgio sarebbe capitato a qualcun altro ma questo non ci esenta dal sentircene un po' meno responsabili. Giusto un tantino, perchè le cose non capitano mai da sole... È chiaro che quando parlo di cecchini non mi riferisco a Giorgio, lui è stato alquanto sfortunato e tuttavia si è comportato in maniera esemplare. Ce ne fossero di conducenti così... Ciao a entrambi.
    P. S. Scusa Giorgio, ti sei sentito discriminato? Spero non me ne voglia...
  • Massimo Bianco il 05/06/2011 19:16
    P. S.: ora che mi viene in mente, sarà il caso di precisare che tecnicamenre si definisce "pirata della strada" chi, dopo aver provocato un incidente, fugge senza prestare soccorso. Comportamento questo più grave del fatto in sè di provocare un incidente. Comunque confermo, ci possono essere molti moventi anche psicologici, bisogna sempre giudicare caso per caso. Saluti a tutti e due.
  • Massimo Bianco il 05/06/2011 17:29
    Comincio col dire che a Giorgio che anche questo raccontino funziona bene e si fa leggere con interesse. In un passato ormai piuttosto lontano sono stato a Napoli abbastanza volte da poter confermare di persona che il traffico lì è proprio come descritto, senza esagerazioni come potrebbe pensare chi non l'ha mai visitata.
    A Fernando dico invece he questo racconto non mi fa cambiare idea su quanto ho commentato nel precedente testo di De Simone di cui non ricordo il titolo, anzi, mi pare che sia una conferma a quanto ho scritto: ogni caso è a sé.
  • Fernando Piazza il 02/06/2011 20:06
    Giorgio, sono commosso e onorato di essere menzionato in uno dei tuoi racconti. Per rispondere al tuo dubbio ho una macchina e, come te, sono un guidatore modello: mai fatto un incidente (tocco ferro sperando di non essere nelle grazie delle assicurazioni, nel caso volessero omaggiarmi di qualche "premio fedeltà" che considerato quel che è accaduto a te, non è certo auspicabile). Purtroppo è vero che a volte si può essere stigmatizzati e criminalizzati anche per colpe lievissime ed essere considerati alla stessa stregua di chi infrange pesantemente le regole... ma questo non allevia il nostro senso di colpa: la responsabilità qualcuno se la deve prendere sennò diventa un eterno scarica barile. Nel tuo caso forse si dovrebbe fare causa alla strada o all'olio o a chi quell'olio ha perso e non ha rimosso... Insomma la SFIGA certe volte sta in agguato e non guarda in faccia nessuno, tanto meno i giusti! Tu da buon napoletano potresti munirti di amuleti contro il malocchio o sperare che San Gennaro tenga sempre un occhio su di te: certo che Napoli è pazzesca e unica. Penso che chi non sia napoletano e vorrebbe vivere in quella città dovrebbe prima frequentare un corso di sopravvivenza... Per voi napoletani è il caso di dire che quel che non vi ammazza vi fortifica...
    P. S. Racconto gradevole e molto apprezzato. Sono convinto che l'autobiografismo paghi sempre... Un abbraccio