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L' amo... sca

Da questa storia, non ci si può aspettare niente.
Niente altro che la verità.
Ma cos' è la verità, se non un' obbiettiva analisi degli eventi, di cui siamo a conoscenza?
Seduto ad un tavolo di un bar del centro, probabilmente, non avrei trovato un buon pretesto per provare a conoscerla, se quella mosca non fosse finita nel suo bicchiere.
Sicuramente, la mosca non avrebbe voluto finirci.
Annaspava, cercando di raggiungere un appiglio, ma non riusciva a staccarsi dal
liquido e i bordi scivolosi, non facilitavano il suo tentativo di sopravvivenza.
Così, dopo un pò, stanca, si limitava a galleggiare con le zampe verso l' alto, che continuavano a muoversi freneticamente.
La donna, formosa e provocante, non si era accorta di niente, impegnata com' era nella conversazione con la sua amica.
Rideva, di tanto in tanto, mettendo in mostra un sorriso che era come un' esca appetitosa.
Avevo notato i suoi occhi, quando, rivolgendo distrattamente lo sguardo verso un punto lontano, si poggiarono, per una frazione di secondo su di me.
Mi ero sentito bucare, da quell' occhiata.
Ma io, che pesce ero?
Avrei voluto essere uno squalo, avvicinarmi sicuro, come nei films americani degli anni '50, in cui il protagonista, non dicendo neanche una parola, avrebbe salvato la donna dall'orribile "pasto", proprio nel momento in cui lei stava per appoggiare le labbra, al bicchiere contaminato.
Quindi, lui si sarebbe seduto accanto a lei, accendendole la sigaretta, cominciando a conversare amabilmente, mentre la sua amica, avrebbe trovato una scusa per dileguarsi.
Avevo considerato anche l' ipotesi, di poter essere una scatoletta di tonno, pronto per essere "aperto" e disposto a saziare uno qualunque dei suoi appetiti.
Mi sarei, al limite, potuto cospargere di maionese, come un dentice in "bella vista".
Vagavo con la fantasia, ma dovevo decidermi a fare qualcosa; muovermi.
Subito!
Mi alzai e mi diressi verso il loro tavolo, che distava pochi metri dal mio e ogni passo che facevo, mi costava un debito di ossigeno.
Ero davanti a lei, che continuava a parlare con l' altra donna, e alla fine dissi : "Scusi... la mosca"...
Lei smise di parlare, guardò prima me, con un' occhiata di sufficienza, poi il bicchiere e rispose : "Ah... si,... tanto non lo bevo".
E mettendo una banconota sul tavolo, si alzarono e andarono via, allontanandosi sempre più da me, che ero rimasto immobile come un baccalà.
Immaginai di vedere, come un occhio bianco, su uno sfondo nero, che si restringeva sempre più sulle due donne e la parola "fine" che si ingrandiva, in perfetto stile hollywoodiano!
Adesso sapevo... che pesce ero, ma... la mosca?
Era ancora viva, complice involontaria per una causa inutile!
Usai un cucchiaino per tiirarla fuori e darle un' altra possibilità.
Mi fissò stupita, o almeno così mi sembrò, in quel momento e... fui contento che non potesse parlare!
Così, in fondo... non era successo niente!
La verità, a volte fa male, ma raccontarla può essere divertente...

 

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5 commenti:

  • Marina Insinna il 12/06/2011 19:23
    Bravo, divertente! Mi sembra di vederti, attento al fascino femminile e sensibile alla sorte degli animali, siano pure mosche!!!
  • Flavio Casgnola il 07/06/2011 15:57
    Bravo, divertente! Mi sembra di vederti, attento al fascino femminile e sensibile alla sorte degli animali, siano pure mosche!!!
  • Flavio Casgnola il 04/06/2011 01:29
    Dopo quanto da te detto... spero che almeno la mosca... sia morta! Il racconto è fresco e vivace, sufficientemente spontaneo e, nel complesso, godibile e sincero. Bravo!
  • Giorgio De Simone il 02/06/2011 19:34
    La scatoletta rito... nna in discussione.
    Colpo di scena, l'insetto era li da sempre perchè alla donna era stato servito un... moscato. Scusami ma non ho resistito. Carino.
  • Anonimo il 02/06/2011 18:44
    Come sempre simpatica, originale e divertente, questa storia... anche istruttiva. Ciaociao, Marcello.

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