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Mia madre

Non sapevo cosa c'era che non andava, ma la mia sofferenza non aveva fine, passavo da momenti allegri a momenti cupi, beh i momenti cupi erano più lunghi, mi tormentavano, mi tenevano sveglia la notte, prigioniera durante il giorno e io non ne venivo a capo. Per fortuna una mia cara amica capì che ero cambiata, capì che qualcosa mi tormentava, e da persona più esperta della vita mi osservò per un po' di tempo, e mi consigliò di scrivere le mie sensazioni, belle e brutte e poi di rileggerle. Così feci e, dopo qualche tempo le rilessi; finalmente capì : Avevo un grande dolore nel cuore e non sapevo come elaborarlo, tenere tutto dentro non aiuta e così l'ho voluto raccontare a tutti, ora il dolore è sempre lo stesso ma mi sento più leggera, dormo la notte e le giornate non sono più la mia prigione e spero che questa mia esperienza possa servire ad altri. Il dolore non va chiuso in uno scrigno perché ci divora l'anima, diventa nostro padrone e non allenta facilmente la presa; bisogna avere il coraggio di parlarne, di sminuzzare gli angoli più dolorosi, e soprattutto di accettarlo come conseguenza inevitabile della vita stessa e così si permette all'animo nostro di aprirsi a nuove gioie.
Tutto cominciò la sera di quel terribile 18 febbraio di 6 anni fa, come al solito mi scocciavo alla grande di fare gli auguri di onomastico a mia cognata ma i rapporti di buona parentela me lo imponevano , non avevo nulla contro mia cognata, ma quella sera ero particolarmente stanca, cercavo un momento di pausa, un attimo tutto per me per raccogliere i miei pensieri e le mie speranze e mentre decidevo arrivò la terribile telefonata. Era Maria (mia sorella)
Maria : Laura... mamma ha avuto un incidente, ma non ti preoccupare la TAC pare buona ora sta a Bosco
Laura : ma come, che dici, spiegati meglio.
Maria : un camion l'ha investita, ha una ferita alla testa. Era scesa a comprare lo zucchero, (ma a casa ce ne era) forse le sigarette, lei non ricorda perché è scesa, ha fatto un volo di 10 metri.
Laura: Maria, domani sto li da voi.
Telefonai alle altre, Anna e Cristina, prendemmo accordi per il giorno dopo. Durante la notte i nostri telefoni squillarono continuamente, ogni volta che si sapeva qualcosa di nuovo c'era un giro di telefonate. Quella notte seppi che mamma non era stata investita da un camion, ma da un tir con rimorchio, sulle strisce pedonali in una piazza a doppio incrocio. Questo vuol dire che il tir non aveva rallentato durante il primo incrocio e arrivò al secondo incrocio ad una velocità di circa 80 km all'ora prendendo in pieno mamma. Sull'altra corsia viaggiava un'altra automobilista che dichiarò di non essersi quasi accorto del sopraggiungere del tir e di essersi fermato per permettere il passaggio del pedone(mia madre). La strada che attraversava la piazza era una provinciale e chiudeva la piazza in una curva chiusa cosi che la visuale non era completa.
Partimmo la mattina presto, le preoccupazioni erano tante, fu un viaggio lunghissimo, sembrava che avessero spostato Bergamo al Polo Nord, alla stazione c'era mio fratello Carlo , aveva una faccia cadaverica, gli occhi segnati dal pianto, pensai a come si doveva sentire, in effetti essendo il figlio maschio più grande sentiva tutto il peso del mondo sulle spalle.

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6 commenti:

  • Anonimo il 15/09/2013 11:10
    scusa ti ho commentato due volte -
  • Anonimo il 15/09/2013 11:10
    mi sono commossa... bellissimo racconto... capisco cosa vuol dire dolore... complimenti
  • claudio il 15/09/2013 11:01
    Ciao Bruna... grazie della bella lettura...
    Una immagine classica coinvolgente enfatizzata della figura materna... i sui contorni... i suoi chiari scuri... quello che significava e significa nel concetto della comunità... con tutto quello che gravita verso questa figura...
    E'una lettura coinvolgente... appassionante rivolta a un certo pubblico... a una certa generazione a un certo pubblico...è una testimonianza di vita...è narrata con il cuore in mano... si vede...
    Un caro saluto da Claudio... ciao a presto..
  • Giacomo Scimonelli il 05/06/2011 08:28
    emozionante e commovente... bellissimo
  • Fernando Piazza il 04/06/2011 09:07
    Un racconto davvero tanto toccante e commovente. Non c'è niente di più grande dell'amore di una mamma che noi vorremmo avere accanto a noi fino alla fine dei nostri giorni... È la sola persona che non ci deluderà mai nè tanto meno giudicherà le nostre azioni, siano anche le più "orribili", sempre pronta a darci il suo sostegno, il suo consiglio e il suo amore incondizionato... In molte delle tue descrizioni mi sono riconosciuto, o meglio rivedo mia madre, tanto simile alla tua...
    Una grande dedica a questa donna straordinaria. Hai fatto bene a tirar fuori la tua storia: è vero che le parole hanno un potere catartico, agiscono come un balsamo sul nostro dolore che sembra senza fine ma che è, a ben guardare, solo "impossibilità" alla rassegnazione o paura che i ricordi possano svanire col tempo... ma non lo faranno mai. Quelli ce li porteremo per sempre nel cuore. Un abbraccio
  • Anonimo il 04/06/2011 08:48
    ciao bruna è difficile che io legga racconti tanto lunghi, ameno che non conosca bene le persone... mi ha commosso ed emozionato... uno spaccato di vita vera, un amore bellissimo per la tua mamma, che oso definire un angelo e che sono sicura è semrep accanto a te... anche io ho sulle spelle grossi dolori e ti capisco. Noi tutti abiamo sulle spalle zavorre pesanti delle quali non sappiamo liberarci... tu sei u insegnamento di vita a parte il modo delicato e semplice(doti di grandi scrittori) con il quale ti esprimi. Complimenti di cuore un caro saluto a te ed alla tua mamma, che sicuramente lo leggerà ccon te.. ogni bene carla

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