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Breve storia di un pensiero

Un giorno accadde che da un seme si generò un albero, e divenne così alto nel suo genere d'arbusto che i suoi rami si divertivano a giocare con le cime dei monti. da uno dei suoi rami nacque un frutto, contenente in sé un mistero, aveva anche lui in sé un seme in grado di generare una nuova vita; ma su quella terra non vi era nessuno che potesse cogliere e assaporare quel frutto, così questi cadde giù e lentamente iniziò a morire divorato da piccole formiche che furono mentre lui perì. Ma queste, avendo finito di cibarsi del frutto e del suo seme, iniziarono a vagare per tutta la terra alla ricerca di qualcos' altro da mangiare, ma non ne trovarono, quello era l'unico seme e adesso era in loro. Così una formica, in verità colei che si era cibata del seme, disperata decise di tentare il suicidio buttandosi in mare; questa venne subito abboccata da un piccolo pesce, che cibandosi di lei e del suo seme subito crebbe e con lui un pensiero che lo tormentava, quel mare era divenuto troppo piccolo per lui doveva spingersi sulla terra ferma per cercare un nuovo seme; ma una volta giunto sulla terra non era più in grado di muoversi perché non poteva più nuotare. Fortunatamente nella sua veloce risalita dall'acqua alla terra aveva perso qualcosa, il piccolo seme, che generandosi in nuovo pesce crebbe e con lui un arduo pensiero in mente e la voglia di rivendicare il padre-pesce, il suo obiettivo era quello di poter volare; passava le sue giornate standosene sul pelo dell'acqua come un morto a galla a fissare il cielo speculare al mare, così comprese che l'unico modo per volare era di salire sulla cima dell'albero più alto dal quale era caduto il frutto con il seme e gettarsi giù anche lui, vi giunse e quando lo fece riuscì, riuscì a volare. Intanto il padre pesce che aveva continuato a vivere strisciando infidamente a terra, dopo la perdita del seme, divenne invidioso del figlio-pesce, così mandò la sua coda al figlio-pesce per farsi rivelare com'era riuscito in quell'impresa; questi dapprima si rifiutò di rivelargli il suo segreto ma dopo decise di privarsi delle sue grandi ali dove stava nascosto il seme donandole alla coda strisciante. Così si narra che da quelle splendide ali e quell'orribile coda strisciante ne nacque un essere in grado di aggirarsi tra le nuvole del pensiero e la terra nei suoi passi, e questi fu l'unico essere che una volta nato un nuovo frutto nell'albero più alto riuscì a coglierlo direttamente da esso, e fu così che quando mangiò di quel frutto egli seppe

 

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3 commenti:

  • rosalia Schimmenti il 05/08/2011 11:46
    grazie a Cristina e Bianca di aver letto con piacere, Bianca sono molto contenta del tuo commento in effetti anch' io rileggendolo in questi giorni avevo pensato di modificarne la forma che in tutta onesta non è un gran che. Grazie!
  • Bianca Moretti il 04/08/2011 12:17
    È molto bella la tua favola, ricca di tanti rimandi letterari e messaggi da interpretare e che fanno riflettere... il seme della conoscenza, della coscienza di sè, della Verità... passata di bocca in bocca, di specie in specie, di generazione in generazione... all'Uomo non è dato possedere tutto il sapere e detenere la Verità e forse è meglio così... Un appunto: dovresti dare più respiro al tuo racconto, staccare le frasi e usare di più la punteggiatura. Ciò renderebbe più leggibile e fruibile il testo e ne acquisterebbe in leggerezza. Complimenti per la fantasia.
  • Cristina Cirstea il 06/06/2011 12:09
    Ho letto con molta attenzione, mi è piaciuto molto complimenti!

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