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In mille pezzi

- Ma che diavolo... -
Il fracasso infernale di piatti che si infrangevano sul pavimento, riempì la casa. Jason si alzò di scatto dal divano, senza curarsi si spegnere il televisore. I Red Socks in vantaggio non si accorsero che lui correva in cucina, in preda al terrore al solo pensiero di cosa avrebbe dovuto affrontare nell'altra stanza. Aprì la porta di legno scuro e ciò che vide non lo stupì, ma come al solito lo scosse e lo rattristò profondamente. Piatti e bicchieri in frantumi ricoprivano le mattonelle celesti, come tante schegge si nuvole in un cielo di ceramica. Altre stoviglie andavano ad aggiungersi alle loro defunte compagne. Lily non la smetteva di buttare piatti a terra, posseduta da una furia incontrollabile. Teneva gli occhi chiusi e non urlava, ma il suo corpo esile e attraente era scosso da un forte tremito. Jason le si avvicinò cautamente, evitando di farsi colpire dai piatti. I suoi passi scricchiolavano e riducevano in frammenti più piccoli i pezzi di vetro. Afferrò con fermezza le spalle della moglie, che smise di tremare e aprì gli occhi. Jason li aveva sempre amati, liquidi e dolci come quelli una giovane cerbiatta. L'iride intorno alla pupilla era di un morbido castano chiaro, che si scuriva fino a diventare un caldo color cioccolato. Quegli occhi che prima erano sempre accesi e allegri, ora si appannavano e perdevano la scintilla di vita che li rendeva così belli.
- Lily, amore. È tutto apposto?-
La donna, dannatamente bella, annuì dolcemente e sorrise.
- Certo Jason. Stavo riordinando la cucina.-
Jason voleva mettersi a piangere, urlare a squarciagola il suo dolore e la sua frustrazione. Come al solito, non sapeva come spiegarle che si sbagliava. Che in realtà stava distruggendo qualcosa, spinta da un'assurda malattia rara che non aveva ancora una cura! Non ce ne fu bisogno, poiché Lily si guardò attorno e vide ciò che aveva combinato. Tornò a guardare suo marito, smarrita, spaventata, con aria interrogativa, cercando nel suo sguardo una risposta diversa da quella che immaginava. Jason non poteva dargliela. Le sue labbra iniziarono a tremare debolmente e gli occhi, di nuovo vivi, le si riempirono di lacrime. Jason la strinse al petto, accarezzandole la schiena scossa da singhiozzi.
- Mi dispiace tanto, Jason. Mi dispiace!- mormorava, piangendo e appoggiandosi a lui, come se si aggrappasse all'unico appiglio rimasto ad uno scalatore.
- Non ti preoccupare amore mio. Non è colpa tua, non è colpa tua. - sussurrava lui, tenendola ancora più stretta, come se la sua unica ragione di vita stesse per cadere da un burrone. Non sapeva come salvarla, come aiutarla. Non poteva mai lasciarla sola, per paura che si facesse del male. E lei non voleva che lui la lasciasse sola con loro figlio, per paura di avere qualche attacco in sua presenza. La amava terribilmente, la amava più di se stesso. Avrebbe dato la sua vita pur di vederla guarita. Invece era costretto a vederla soffrire, ogni giorno di più. Era costretto a vederla delusa e spaventata da se stessa. Ed era arrabbiato col mondo intero e con Dio. Come poteva lasciarla soffrire così? Come poteva Dio permettere questo?
Aveva perso la fede in qualcosa di superiore. Aveva perso la fiducia nella medicina. Aveva perso la fiducia in se stesso. Guardò di nuovo i frammenti sul pavimento e gli sembrò di vedervi riflessi tutti i sogni e le speranze di una giovane coppia innamorata. Gli sembrò di vedere il loro futuro su quel pavimento. In mille pezzi.

 

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3 commenti:

  • Moment il 24/08/2013 11:18
    Struggente, in poche righe sei riuscita a racchiudere la disperazione di un tormento. Brava.
  • Anonimo il 10/08/2013 14:30
    È una di quelle situazioni in cui mi sento di dire che bisogna passarci per poter capire. Brava Ramona.

    Suz Kijko
  • Massimo Bianco il 05/06/2011 21:38
    Triste e bello insieme, brava.