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In campagna

Era quasi sera! Una sera qualunque di un giorno d'autunno. Un bel tramonto infiammava il cielo. L'aria fredda faceva rabbrividire gli alberi. Un cane dall'aspetto famelico gironzolava, triste, chiedendo ciò che nessuno poteva dargli. Le ultime galline ritardatarie, le piume al vento, si affrettavano in direzione del pollaio.
Tutto... gli esseri, le cose languivano, aspettando il monotono ma meritato riposo serale.
Nella pacata solitudine: una casa. Una casetta abitata soltanto dal fumo di un camino. Era una di quelle case stanche di esistere in cui la miseria, aiutata dagli anni, lascia le cicatrici più dolorose della sua presenza.
Lì, presso l'uscio, immersa nel tranquillo squallore, una donna mi dava le spalle. La osservavo: accovacciata, era intenta a lavare stracci che, in un primo tempo, dovevano esser stati indumenti. Accanto a lei, un bambino dal viso sudicio ma sorridente giocava. Si divertiva con niente... quel niente che dà l'illusione di possedere ciò che si desidera.
Che miseria, pensai! Chissà quanta tristezza in quei cuori! Oppure no! Quella donna è forse felice! Ardevo dal desiderio di chiederle cosa pensava della vita, della sua vita. Volevo sapere se l'infelicità e il dolore abitassero tutti nello stesso modo.
Mi avvicinai... Due occhi splendidi mi guardarono; la bocca, listata da due rughe amare, sorrideva; il vento giocherellava con i lunghi capelli corvini e luridi. Quanta serenità in quel viso triste... Il bambino, vedendomi, si mise a strillare. Sentivo di esser voluta entrare in un mondo che non meritavo di conoscere. Salutai sommessamente... non le chiesi nulla... non volevo, non potevo sapere...
Tornai sui miei passi, il corpo solcato da un tremore causato un po' dal freddo serale ma soprattutto dalla paura... Sì, avevo paura! Paura di generare la domanda terribile in quella mente che viveva senza chiedersi il perché delle cose... Ma forse ancor più paura di scoprire la verità e di provar invidia...

 

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6 commenti:

  • Andrea (le tre Botti) il 14/06/2011 11:09
    Cavolo! Le tue poesie sono carine... questo racconto mi è piaciuto molto! Se posso ti inciteri in questa direzione perchè ho già voglia di leggerne un altro!!!!
    Braavissssima!
  • Anonimo il 08/06/2011 08:38
    Molto profonda questa riflessione, carica di umanità e di senso della vita... in questo brano, anche ben scritto, emerge la consapevolezza che il binomio ricchezza felicità non è un'equazione rigida, anzi. Molto bello il dubbio-paura della conclusione... ciaociao e bravissima.
  • Roberta Criscio il 07/06/2011 10:47
    Molto bello! In poche righe hai tracciato i segni di una condizione di povertà assoluta, che non necessariamente doveva corrispondere ad altrettanta infelicità. Felicità e ricchezza non vanno sempre a braccetto, anzi il più delle volte (come hai lasciato ben intendere nel tuo piacevolissimo racconto) le persone più felici sono quelle in grado di apprezzare quel poco che la natura offre loro!! Bellissimo.. 5 stelline per me!!
  • Rose-Marie Avaro il 07/06/2011 09:17
    @ nicoletta: grazie per il tuo commento! Quando ero ragazza (tanto tempo fa purtroppo) ho scritto diverse poesie su questo tema! Non le ho pubblicate perché sono in francese!!
  • nicoletta spina il 07/06/2011 09:04
    Se l'hai scritto da giovane significa che saggezza e consapevolezza albergavano già nei tuoi pensieri. Riflessione importante su un tema che ha coinvolto filosofi e intellettuali.
    "dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior " De Andrè.
  • Rose-Marie Avaro il 06/06/2011 23:28
    Ho scritto questo brano giovanissima quando abitavo in Africa!

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