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Free-lance

Lisa studiava con una lena sorprendente, voleva diventare giornalista, non sapeva ancora di preciso le sue notizie di cosa avrebbero trattato ma sapeva in quale mondo voleva entrare, non le interessavano i rotocalchi, le sembravano letture superficiali, lei voleva raccontare di fatti veri, di storie di tutti i giorni, si, sarebbe diventata cronista e intanto si preparava studiando a più non posso.
Finalmente la sua tesi era finita, tra meno di un mese avrebbe dato il suo esame, ormai mangiava studiando, sempre un libro in mano, si addormentava con la luce accesa e immancabilmente l'ennesimo libro le scivolava dalle mani.
E venne il giorno dell'esame, era emozionata, aveva paura ma doveva dare il meglio di se stessa, da quel giorno in poi sarebbe stata l'artefice concreta della sua vita. e si laureò con 108, quei due punti e la lode mancante la demoralizzarono un poco, ma poi pensò in fin dei conti era pur sempre una buona valutazione, doveva lasciare il giornalino dell'università, ora doveva fare le cose per bene, doveva incominciare ad essere e a ragionare da giornalista.
Fece vari colloqui, ma non conosceva nessuno, non poteva contare su nessuna raccomandazione, c'era sempre qualcuno più conosciuto di lei, una soluzione doveva trovare e così decise di fare la free-lance, avrebbe scritto un articolo e lo avrebbe venduto al miglior offerente. Pensava così di potersi fare un nome, poi di sicuro le testate giornalistiche avrebbero fatto a gare per averla tra i loro dipendenti, si, doveva farsi prima un nome, doveva farsi conoscere.
E quella sera, nella sua stanzetta pensava a quale tipo di articolo poteva scrivere, ci rifletteva su, Di droga? Di prostituzione? Di usura? Di camorra? Era tutto così maledettamente difficile. E poi decise
Avrebbe raccontato del caporalato, ne sapeva già qualcosa, un suo conoscente faceva di questi loschi affari, ma non poteva raccontare delle sue amicizie, si doveva inserire in quel mondo, pensò di sfruttare quel non so che di nordico che aveva nei tratti somatici. Raccolse poche sue cose, le infilò in uno zaino, mise la patente e la carta di identità in un cassetto, salutò i vecchi genitori, e con pochi euro partì alla volta della Puglia. Le avevano detto che li era molto diffuso il fenomeno del caporalato. Arrivò sul Gargano studiò un poco la situazione e poi iniziò la sua storia, per prima cosa doveva dormire e non certo in un albergo come era abituata, si informò un poco in giro nel paese e seppe dove andavano a dormire gli albanesi, ci arrivò a piedi, a notte fonda, subito da quelle baracche uscirono degli uomini, la guardarono, le fece finta di nulla e chiese dove potesse dormire, per la lingua si arrangiava, aveva avuto molti compagni di università stranieri e aveva appreso molto delle lingue.
E si rese conto all'improvviso che stava giocando grosso, certo quegli uomini non sarebbero stati gentili con lei, doveva stare attenta, per fortuna dall'altra baracca uscì anche una donna che le fece cenno di avvicinarsi, gli uomini contrariati, gridarono qualcosa, si misero a ridere e tornarono nella loro baracca.
La donna la stoppò sulla porta, le domandò chi era e cosa voleva, li lavoro per altri non ce ne era, dura nella voce, aveva le mani rugose, il volto bruciato dal sole, uno sguardo triste, ma attento.

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5 commenti:

  • Anonimo il 02/11/2011 18:08
    Sicuramente ben scritto, mi è piaciuto per certi versi, meno per altri: lodevole nonchè da applausi la parte in cui descrivi la vita nel campo, mi ha fatto davvero riflettere. e penso che questo sia un gran complimento non mi è piaciuto per niente invece il finale, troppo positivo, troppo sdolcinato per i miei gusti, ben s'intenda. ma, come si dice, ognuno ha il suo stile. Ad ogni modo, complimenti per essere stata in grado di comporre un racconto mai noioso ( infatti per fortuna la parte a mio avviso sdolcinata è molto breve) e a tratti emozionante. Brava!!
  • Anonimo il 12/06/2011 11:28
    mi piace molto... tanti complimenti... ciaoo
  • bruna lanza il 12/06/2011 11:04
    ragazzi... grazie... e si... ci nutriamo di commenti... un incentivo necessario alla nostra... fantasia
  • Massimo Bianco il 12/06/2011 10:01
    Buono, ben condotto e significativo, questo racconto mi convince assai di più dell'altro che ti ho commentato, magari è un po' troppo idilliaco, il finale pare quasi favolistico ma questo rientra nel diritto di scelta di un atuore. Però ai 4000 euro di stipendio al mese non ci credo neanche se lo vedo. Saluti.
  • Anonimo il 07/06/2011 22:34
    Non so che dire, comunque ci provo. Il tuo racconto per quanto mi riguarda è reale, vivo, drammaticamente splendido durante il suo percorso. Solidale e romantico sul finire. Hai composto e costruito un lavoro ottimamente scritto, carico di contenuti salienti, scorrevole. Tra i racconti che ho letto sino ad ora su questo sito, questo, in qualità, li supera tutti di gran lunga. Complimenti, complimenti e ancora complimenti! Bravissima!

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