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L'assenza

"Oggi arriva tuo padre" dice mia madre con un tono di voce che mi lascia un po' perplessa.
L'annuncio non mi suscita grande emozione, anzi mi lascia piuttosto indifferente. Se avesse detto "Oggi andiamo a trovare il nonno" la notizia sarebbe stata accolta con manifestazioni di giubilo ben più evidenti.
Il fatto che mio padre faccia di tanto in tanto le sue brevissime apparizioni, non me lo rende più caro e familiare. Il solo parlarne, da parte di mia madre per mantenerne vivo il ricordo, non me lo fa amare di più. La sua assenza da casa e dalla mia vita è l'unica cosa di cui sono certa e consapevole.
Ho solo 4 anni e che sia a mille miglia di distanza, vivo, o disperso, addirittura morto, non cambia la sostanza del discorso.
Che vuole questo sconosciuto?
Perché continua a tornare di tanto in tanto portando solo scompiglio nella mia vita?
E cos'è questo "lavoro" che lo tiene così lontano da casa ed è più importante della sua famiglia?

 

l'autore Fernando Piazza ha riportato queste note sull'opera

Ricordo n° 1 del 23 Dicembre 1967 (di mia moglie)


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0 recensioni:

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10 commenti:

  • Fernando Piazza il 26/10/2011 17:52
    Purtroppo non sempre fare tesoro delle proprie esperienze ci preserva dal rischio di commettere gli stessi errori, per quanto possiamo impegnarci... Nessuna ricetta o rimedio infallibile ci potranno mai garantire che supereremo con successo le prove che la vita ci pone davanti, pur escludendo a priori, col senno di poi, l'eventualità che certe esperienze dolorose possano ripetersi... Errare umanum est. La tua analisi non fa una piega, cara Bianca, salvo poi mettere in pratica le buone teorie che predichiamo... cominciando col perdonare chi inconsapevolmente (o anche consapevolmente) ci ha fatto del male. Un caro saluto. Anna
  • Bianca Moretti il 14/07/2011 23:31
    Intenso e doloroso. Per un bimbo l'assenza di una guida importante come la figura paterna (pur compensata da quella della madre) negli anni "formativi" è un'esperienza devastante che produce effetti che difficilmente i grandi riescono a quantificare se non con la mente di un bimbo alle prese con i suoi bisogni e che lasciano ferite che seppur crescendo si rimarginano (e si comprendono) lasciano in chi in quel momento le subisce un senso di incomprensibile perdita e di abbandono. Molto piaciuto.
  • Bianca Moretti il 14/07/2011 23:30
    Esperienza di cui gli adulti "cresciuti" dovrebbero far tesoro e mettere in pratica in eventuali analoghe situazioni.
  • Anonimo il 13/06/2011 07:01
    Eccomi di ritorno... caspita, quante opere devo leggere. bello e significativo questo ricordo. Io amo i ricordi... quelli infantili poi mi commuovono, addirittura. Ti vedo bambina che si pone domande alle quali non sa trovare risposte logiche; e forse non ci sono. Io forse non avrei sofferto per l'assenza di mio padre ma quella di mia madre sarebbe stata impossibile da sopportare. Lo è ancora adesso dopo trentacinque anni che mi ha lasciato. Molto bello questo pensiero, e ben scritto. Sei nata per scrivere. ciaociao... fatti un nick... ahahah
  • Fernando Piazza il 11/06/2011 12:41
    Ahahah chi non ha scheletri nell'armadio scagli la prima pietra... Tuttavia è "trapassato remoto"! E poi a 'sti armadi bisogna pur far prendere aria, altrimenti sono preda dei tarli... buchi neri della memoria... e chi li piglia più? E se viene il Signor Alzheimer???? A che serve avere dei gioielli negli scrigni se non li indossi? Certo Arpagone su questo non sarebbe molto d'accordo con me... .
    Grazie Antonino.
  • Anonimo il 11/06/2011 12:27
    Fammi capire... ti stai dando alla psicanalisi? Se è così, con me non ci provare, non ci sarebbe transfert... dico questo perché i ricordi, pagine di diario, dovrebbero essere sacri, anche si tratta di una moglie... che ne sai che scavando, scavando non salta fuori un principe azzurro passato di cui ignori l'esistenza ahahahahhahaha Cmq a parte gli scherzi, bravi ad entrambi
  • Fernando Piazza il 10/06/2011 20:36
    Questo capitava a mia moglie. La stessa realtà ha colpito anche me che ho vissuto la medesima esperienza. Io sono stato più sintetico nel commentare una mia "foto ricordo". La descrivo così: -Mia madre spedisce una foto a mio padre che in quel periodo è emigrato in Germania per lavoro. Dietro alla foto si legge un appunto "Fallo per lui. Torna!"-. Il messaggio è comunque lo stesso!
  • Giorgio De Simone il 10/06/2011 20:21
    Quando si dice essere diretti! Una lama dritta al cuore. Mi hai fatto velocemente ripercorrere la mia vita per verificare se per caso avessi fatto mancare troppo la mia presenza a mio figlio. Fortunatamente (dico io) ho preferito non allontanarmi per il lavoro al fine di guadagnare di più. I risultati si vedono ogni giorno quando confrontandomi con mio figlio ventenne noto la sua naturale predisposizione al prossimo. noto anche che i suoi amici lo cercano continuamente cosa che non accadeva quando io ero piccolo, forse anche perchè ero timidissimo. Insomma Fernando, con due parole hai scatenato un putiferio... bravo e profondo grazie
  • Fernando Piazza il 10/06/2011 14:23
    Per un bambino il senso di abbandono percepito supera qualsiasi spiegazione di tipo razionale:vuole affetto non "sicurezza materiale"; vuole vicinanza, sostegno, condivisione di piccole cose quotidiane: tutte cose che il solo denaro non può sostituire in un'età così delicata. D'altra parte il problema dell'emigrazione era comune a molte famiglie allora e anche se gli effeti erano spiacevoli costituivano una necessità di cui spesso non si poteva fare a meno.
    Lo si faceva per un maggiore benessere ma si doveva, per questo, rinunciare a qualcosa di molto più importante. E questo, molti padri (e a volte madri) lo hanno imparato a proprie spese.
    Grazie Carla per la "partecipazione".
  • Anonimo il 10/06/2011 10:47
    constatazioni forti... che ti fanno male... le nostre origini... coloro che dovrebbero sempre ed in ogni modo seguire il nostro cammino... capisco tua moglie ferdy ille che l'abbraccio...

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