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Katia

Katia era una bella ragazza, alta, slanciata, lunghi capelli biondi, due occhi verde smeraldo, un nasino aristocratico e una bocca piccolina, minuta ma con una deliziosa forma di cuore, si era fatta grandicella Katia e quando passava nel quartiere tutti la guardavano, era diventata il sogno proibito dei maschietti del rione; al suo passaggio non c'era sguardo che non la seguisse, ma quello che dava più fastidio a Katia era l'uomo del terzo piano, il suo sguardo le metteva agitazione, era un uomo cattivo, nessuno sapeva che lavoro facesse ma era sempre pieno di soldi, usciva la sera tardi e quando rientrava era sempre ubriaco, spesso lei lo incontrava per le scale, Katia abitava al quarto piano, ed aveva paura, ora l'uomo aveva preso il vizio di occupare tutto il pianerottolo, che per dire la verità era già stretto, così Katia per passare doveva per forza strusciare il corpo di lui. Katia aveva il terrore di quell'uomo, sul suo conto giravano strane voci e quella sera lui stava proprio aspettando lei, aveva le spalle appoggiate al muro, un piede piegato all'indietro e poggiato sul muro, in mano aveva una mazzetta di denaro, e la sbattacchiava sull'altra mano. Katia non aveva mai visto tanto denaro, quello era un quartiere povero dove le giovani donne invecchiavano presto, dove non c'era onore, dove i giovani finivano o in carcere o seppelliti, Katia girò lo sguardo dall'altra parte ma sentì la voce stridula di lui che diceva:
- Io so a te cosa serve sai? ti posso dare il mondo solo ad un tuo cenno, faresti la vita di una regina. E intanto si sporgeva ancora più avanti tanto da chiudere il passaggio. Già aveva sentito quelle parole Katia, gliele aveva confidato una sua amica poco prima di essere trovata morta lungo il ciglio della strada, morta per percosse. Katia, in preda alla paura girò le spalle e tornò giù di un piano, bussò con tutto il suo terrore fin quando la sua amica aprì l'uscio e Katia sparì nell'angusto appartamento dell'amica pensando di averla fatta franca ancora una volta. Katia lo sapeva che si doveva allontanare subito da quei luoghi, ormai era questione di tempo, era stata adocchiata e le sue accortenze non sarebbero bastate a salvarla da quell'uomo e dalla vita sulla strada, perché questo era il mestiere di quell'individuo tanto viscido, trovare giovane donne da avviare alla prostituzione. Ma come poteva senza soldi allontanarsi da lì? era disposta a qualsiasi sacrificio pur di scappare da una vita senza vita. E allora decise di chiedere aiuto al parroco, sapeva che aveva già, in passato, aiutato altre ragazze, certo si sarebbe dovuta sposare per procura con un uomo che non conosceva ma tutto era più accettabile di una vita di inferno. Così la mattina dopo, di buon'ora, andò in chiesa, si confessò con Don Lucio e gli chiese aiuto. Don Lucio gli prospettò un matrimonio con un vecchio, solo questo le poteva garantire perché lui procurava badanti e con un matrimonio per procura si ottenevano subito i documenti. Katia lo pregò di far presto che il suo tempo nel quartiere era finito, non c'era proroga per lei, lo sapeva benissimo, sapeva di tante giovani donne sparite all'improvviso e mai più tornate. Don Lucio le assicurò che avrebbe fatto tutto il possibile e così appena un mese dopo, attraverso il consolato italiano, a bordo di un aereo Katia andava incontro a suo marito. Don Lucio le disse che era stata fortunata, il marito non era tanto vecchio, aveva appena 40 anni, (Katia ne aveva 19 )però il marito aveva un problema, era paralitico, in seguito ad un incidente di macchina la sua colonna era stata danneggiata. Arrivata all'aeroporto Katia trovò una vecchia donna che l'attendeva, era la madre di suo marito, come era vecchia, per forza avevano cercato una moglie, come poteva quella donna prendersi cura di un malato se prima lei aveva bisogno di aiuto? Per Katia erano dolci pensieri, era disposta a fare di tutto purché fosse rimasta padrona della sua vita, il lavoro fisico non la spaventava, era avvezza ai lavori pesanti e poi sarebbe sempre stata una moglie e non una schiava del sesso. Katia stese la mano per presentarsi ma la donna invece l'abbraccio, una lacrima le scendeva lungo il viso rugoso, la donna disse di chiamarsi Maria, e che Katia era la benvenuta e poi, con una voce rotta dal pianto, Maria la pregò di non far soffrire il suo ragazzo e di cercare di volergli bene perché era un bravo ragazzo e che lei stessa Maria era vecchia e aveva paura di morire e lasciare il figlio da solo. Le due donne presero un tassi e andarono a casa. Katia subito lo vide suo marito, sulla sedia a rotelle, doveva essere alto e atletico un tempo, aveva i capelli neri, pettinati con cura, occhi profondi scuri come la notte, un viso largo, disteso, rassicurante; Katia gli si avvicinò e con premura si chinò per dargli un bacio sulla guancia ma lui si ritrasse, la guardò in tutta la persona e poi le disse: -Che sia ben chiaro, non voglio la pietà di nessuno, sposarsi era per me la strada più veloce per farti arrivare qui, non ti conosco e non so come sei, ma mia madre aveva bisogno di aiuto, povera donna non ce la fa più, io mi gestisco tutte le cose mie da solo, non ti darò fastidio, mi dovrai solo accompagnare in giro per i miei controlli sanitari, per il resto aiuta la mamma. Walter girò la carrozzella ed entrò in casa. A Katia le si riempirono gli occhi di lacrime, quelle parole dure le facevano male, sapeva di non essere nessuno ma era partita con i migliori propositi di essere di aiuto e di essere aiutata. Quell'uomo così arrogante perché la stava aggredendo senza lasciare che lei si facesse capire ed amare da loro? Come poteva sapere lei da cosa scappava? Ma Katia era comunque sempre riconoscente, sapeva che loro l'avevano salvata da una brutta situazione e decise di lavorare in silenzio ringraziando sempre il buon Dio per averle dato una simile possibilità. Katia doveva badare ad una casa grande, doveva cucinare e insomma fare tutti i lavori di una casalinga, poteva prendersi dei pomeriggi di libertà ma essere sempre reperibile per qualsiasi evenienza e in più non poteva avere storie d'amore con nessuno, doveva rispettare il contratto di matrimonio per procura che aveva firmato. In fin dei conti Katia pensò che andava bene così, non aveva intenzione di cercare una storia e rovinare tutto, ma la verità era che già simpatizzava per il marito ma questo lei non lo aveva ancora capito. Ci mise poco Katia per farsi voler bene da Maria, era una ragazza assennata, sapeva muoversi in una casa ed era accorta, poneva in tutti i lavori che si accingeva a fare un tocco personale che donava luminosità al lavoro stesso, anche se si trattava di lavori umili; Maria la osservava da lontano, si era accorta che quando Katia stirava era veloce, se però era un indumento del suo caro figlio Walter la stiratura pareva eterna, era scrupolosa, passava e ripassava sulla stessa piega fin quando non ne aveva ragione e poi usava un amido particolare, profumato al pino ma solo per gli indumenti di Walter. Questo atteggiamento non poteva che far piacere a Maria, aveva capito dell'amore che stava nascendo nel cuore di Katia e non poteva che esserne felice. Spesso Walter osservava Katia mentre lavorava, gli piaceva quella ragazza, era come se un usignolo si fosse poggiato sulla sua spalla e poi tutto quello che lei toccava aveva un profumo di primavera ma Walter sapeva anche che non doveva illudersi, lui stava su una sedia a rotelle e non poteva offrire nulla E intanto il tempo passava, la casa di Maria era tirata sempre a lucido, i pranzi, le cene sempre squisite ed erano anche econome, Katia sapeva con maestria combinare un pranzo nutriente con i soldi che Maria le passava. E venne la prima volta che Katia doveva accompagnare Walter a passare le visite, e seppe. Katia seppe che c'era un barlume di speranza per Walter e si domandò perché lui non voleva provarci? Arrivata a casa Katia ne parlò con Maria. Maria le spiegò che il figlio si sarebbe dovuto sottoporre ad un altro intervento, era una cosa rischiosa, c'erano poi le lunghe terapie, ma se qualcosa fosse andata male Walter sarebbe stato completamente paralitico, dal collo ai piedi. Katia si ritirò nella sua camera, chiuse la porta, si gettò sul letto e si mise a piangere. Non aveva mai immaginato che esistevano di simili croci. La camera di Walter era attigua alla sua e Walter la sentì piangere, Dio non avrebbe mai voluto sentire il suo usignolo piangere e così disperatamente. Si sentiva un uomo inutile, non poteva andare a consolarla, lui era una persona così sensibile e la donna che lui aveva imparato ad amare piangeva, era una sofferenza atroce. Il mattino dopo, come al solito Katia preparò la colazione, e tutti si accomodarono alla tavola, Katia fece la mossa di aiutare Walter ad avvicinarsi alla tavola ma Walter ebbe un moto di stizza e fece da solo, come del resto era abituato. Maria, stupita, guardò tutta la scena, conosceva il figlio e sapeva che qualcosa non andava, Katia mangiava distrattamente quella mattina, aveva i pensieri in un altro mondo, e la giornata continuò a scorrere nella monotonia dei gesti quotidiani. Ed arrivò il tempo di Maria, già da un po' non si sentiva molto bene, ma non diceva nulla, non voleva creare problemi a sua nuora, Katia già aveva molto da fare con la casa e con un marito che non voleva essere aiutato, Maria quando si sentiva male e aveva il fiato corto, andava a riposarsi un po' nella sua camera e fu li che un pomeriggio Katia la trovò riversa sul letto, di un pallore spaventoso. Fu veloce Katia a realizzare quello che stava succedendo, e non si perse d'animo, andò a prendere la vecchia carrozzella di Walter, la portò in camera di Maria, letteralmente caricò Maria alla meno peggio sulla carrozzina e corse verso la macchina urlando a Walter che doveva correre in ospedale per sua madre, disse anche che pensava fosse un infarto, disse anche di allertare l'ospedale che lei già stava in viaggio. E come si suol dire Maria fu salvata per il rotto della cuffia, un altro attimo e sarebbe stato tardi per lei. Quando Katia arrivò in ospedale trovò già il personale pronto, distesero Maria sulla lettiga e le prestarono le prime cure, Maria fu stabilizzata e poi portata in terapia intensiva, il suo cuore era proprio malandato, doveva essere operata subito, Katia da donna pratica qual'era diede subito il consenso per l'intervento, poi telefonò a Walter e lo mise al corrente della cosa, gli disse anche che lei quella notte sarebbe rimasta con Maria. E ancora una volta Walter si innamorò di sua moglie, era una cosa che gli succedeva ogni volta che scopriva le doti di Katia, si convinse che Katia gli fosse stata mandata dal buon Dio. E prese la sua decisione " se la mamma avesse superato l'intervento anche lui avrebbe affrontato il suo e quindi le sue paure". Passò la notte e parte della giornata, Maria si svegliò e capì subito dove stava e quel che le era successo, non sapeva la velocità con cui era stata soccorsa, domandò all'infermiera che le spiegò quasi tutto, l'infermiera le disse di stare tranquilla e di riposarsi ma prima fece entrare Katia che con le lacrime agli occhi diede un bacio sulla fronte di Maria proprio come avrebbe fatto una figlia. Si salutarono e Katia tornò a casa per riposarsi un po'. Arrivata a casa Katia trovò Walter sulla soglia di casa che l'aspettava in apprensione per la madre ma non si poteva muovere, Katia entrò, si sedette sul divano e raccontò a Walter tutto quello che era successo, poi si alzò, andò in cucina, si versò un bicchiere di latte e chiese a Walter se per il pranzo si poteva arrangiare quella giornata, lei era veramente stanca, non dormiva da due giorni e voleva riposarsi un po'. Con gli occhi pieni di gratitudine Walter le disse di non preoccuparsi e di riposarsi. Katia andò nella sua camera, si gettò sul letto e si addormentò così come stava, era troppo stanca per riflettere sull'atteggiamento di Walter, all'improvviso dolce e remissivo. Dopo un po' Walter entrò nella camera di Katia, le levò le scarpe, cercò di sistemarle i piedi sul letto, la coprì con una copertina, le prese la mano e la baciò, il contatto delle sue labbra sulla mano ebbe uno strano effetto per Katia, pareva che l'avesse visto, nel sonno accennò ad un sorriso e intanto continuava a dormire. La sera tardi Katia si svegliò all'improvviso, guardò l'orologio Dio come era tardi, pensò che doveva preparare la cena per il suo Walter, già aveva saltato il pranzo, si lavò il viso e andò in cucina, Walter la chiamò dal soggiorno, e quando Katia arrivò le disse di sedersi sul divano, lui si posizionò con la carrozzina vicino a lei le prese una mano nella sua e le disse di raccontargli la sua storia. Come era calda e rassicurante la sua mano, pensò Katia, era la prima volta che aveva un contatto simile con Walter, il sangue le pulsava forte alle tempie, si fece coraggio, provò a ritrarre la mano ma Walter aveva una presa salda e allora lei si rilassò ed incominciò a raccontare del suo paese dell'est Europeo, gli raccontò della miseria della sua infanzia, delle giovani donne che sparivano nel nulla appena il loro seno si evidenziava, dei giovani che si vendevano l'anima per un piatto di minestra, della cattiveria di loschi individui, dei soldi facili ma fallaci, del buon Don Lucio che era riuscito a salvare tanti giovane da un destino crudele e della sua famiglia che non vedeva da tempo. Gli occhi di Walter si riempirono di lacrime, lui aveva pensato ad una donna in cerca di ricchezze, per dire la verità si era ricreduto quasi subito osservando con quanta dedizione Katia svolgesse il suo lavoro ma ora che sapeva gli era ancora più cara, Walter le accennò al suo progetto e le raccontò delle sue paure, e se fosse andato tutto storto, lui non poteva permettere che sua madre e una giovane donna sacrificassero la loro vita per lui. Katia lo guardò, si alzò e gli si avvicinò , gli prese il viso tra le sue mani e appoggiò le sue labbra a quelle di lui. Walter si stette per un attimo, come erano dolci le labbra di lei, perché lo stava facendo? E poi si ritrasse urlando che lei non doveva volergli bene, se qualcosa fosse andato male che ne sarebbe stata della vita di lei? Non poteva condannarla per l'eternità al capezzale di un paralitico ma Katia gli disse: -ma non ti accorgi che ti amo? che nella mia vita non ci potrà mai stare nessun altro? che ti amo paralitico o grande corridore? ti amo e basta.. e Katia corse via, gli aveva aperto il suo cuore, che grande sofferenza albergava nel cuore di Walter. La mattina dopo Katia si preparò ed andò in ospedale da Maria, la trovò abbastanza bene considerando il poco tempo passato dal'intervento, non le raccontò di quello che era successo tra lei e Walter, non voleva che la suocera si preoccupasse. Maria doveva stare in ospedale per qualche mese tra convalescenza e terapia di mantenimento. Katia tornò a casa e mise al corrente Walter della salute di sua madre, per i successivi due mesi Katia faceva la spola tra ospedale e casa, preparava i pranzi e le cene per Walter e poi correva in ospedale e poi tornava a casa, attendeva la sera come si attende un momento magico. Infatti lei e Walter avevano preso l'abitudine di chiacchierare prima di dormire, quante cose ognuno di loro seppe dell'altro e le loro anime viaggiavano all'unisono. Finalmente Maria poté tornare a casa, si sentiva molto forte, l'avevano rimessa in piedi alla grande e quando vide il figlio capì subito che era successo qualcosa di grande tra i due, Walter non era più scorbutico, triste, cupo ma era proprio l'opposto e anche Katia, che già era raggiante normalmente ora aveva come un sole nel petto. I due fecero sedere Maria e con calma le raccontarono della loro intenzione, Maria ebbe un momento di paura ma di certo per il suo egoismo di avere un figlio vivo non poteva precludergli la possibilità di una nuova vita da essere libero, li guardò, prese le loro mani, le uni tra loro e disse : -È sia, il Signore ci aiuterà. E venne il giorno del ricovero di Walter, e poi ci fu l'intervento, durò otto ore, furono per le due donne le ore più lunghe della loro vita, finalmente il chirurgo uscì dalla sala operatoria e disse che tecnicamente l'intervento era riuscito, ora bisognava aspettare e sperare che tutto procedesse bene. Walter fu portato in camera, il suo risveglio fu doloroso ma lui non si lamentava e non voleva antidolorifici, ci fu la convalescenza ma Walter non collaborava, era come se avesse paura di muovere anche solo un muscolo e poi incominciarono le terapie, Walter veniva immerso in vasche grandi, un terapista lo sosteneva e doveva incominciare a muovere le gambe aiutato dall'acqua ma pareva che Walter fosse diventato un pezzo di legno, non muoveva neanche un muscolo, i medici non sapevano cosa pensare, le lastre erano positive, perché lui non voleva guarire? Walter aveva paura di scoprire la realtà, aveva paura che le cose per lui non fossero cambiate, aveva paura di deludere il suo usignolo e i medici dissero che loro non potevano fare più nulla e che quella sarebbe stata l'ultima volta che scendeva in acqua. A quelle parole Katia si spaventò, si avvicinò al bordo della vasca e lentamente si lasciò scivolare dentro, si avvicinò a Walter, gli prese la mano e gli sussurrò all'orecchio: -Fallo per me amore mio, muovi anche solo un dito ma muovilo, io lo so che puoi, io lo so che è difficile ma basta solo la prima volta, fallo per il nostro amore..

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2 commenti:

  • bruna lanza il 13/06/2011 13:18
    Massimo grazie per il commento e lo accetto volentieri perchè solo così .. si cresce, il prossimo racconto sarà qualcosa che, penso ti piacerà, meno... stucchevole.
  • Massimo Bianco il 12/06/2011 23:36
    Le tue storie sono ben scritte e non sono male, ma in tutta onestà le trovo veramente troppo buoniste per i miei gusti, troppo favolistiche, la prima volta apprezzo ugualmente, ma alla lunga mi rompo, che ci posso fare? L'aspirante giornalista nonostant etutto funzionava, ma Katia la trovo veramemente troppo finta. Ma questi sono gusti personali. Comunque non sono io che ti ho dato solo una stella, non sono così rigido, ora magari gli sommo il mio voto. Saluti

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