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La sirena

Anche stamattina la sirena della scuola non ha dimenticato di suonare. Puntuale alle otto ecco il suo primo "ululato" così potente, lungo e inquietante.
Mia madre mi racconta che la sirena risale ai tempi della guerra e il suo scopo era quello di annunciare alla gente del paese il momento del coprifuoco durante i bombardamenti aerei e anche adesso che la guerra è finita continua a suonare ricordando, col suo lugubre richiamo, quel triste e doloroso periodo.
Io che la guerra non so cosa sia né cosa significhi subire un bombordamento, posso solo immaginare, dal tono cupo dei racconti, che si sia trattato di un periodo molto brutto e così tutte le volte che sento suonare la sirena scatta in me un senso di incombente pericolo, come se da un momento all'altro la tragedia stesse per abbattersi.
Alle otto e un quarto ascolto il secondo richiamo. Al terzo dovremmo essere già all'interno della scuola. Io sono per strada già al secondo richiamo e sebbene il tragitto da percorrere sia solo di qualche centinaio di metri, impiego quasi tutto il tempo che resta fino all'ultimo richiamo a guardare tutto quel che colpisce il mio sguardo lungo il cammino, trascinata a forza da Marta che con tono perentorio mi dice di sbrigarmi, ogni volta che mi fermo o tento di farlo. Non so se ciò sia dovuto al fascino della merce esposta nelle vetrine o se sia solo un pretesto per ritardare il più possibile l'entrata a scuola che oscuramente prefiguro e percepisco come un luogo di forzata permanenza. Eppure trovo piacevole il tempo trascorso a scuola. Amo la maestra sempre così paziente, gentile e indulgente con noi bambini; adoro Elena, l'amica del cuore e dei giochi di cui non mi stanco mai, insieme nella vita sia dentro che fuori la scuola. Con lei divido tutto: il banco, il materiale scolastico, le confidenze, la merenda, i giochi, i pomeriggi passati a studiare e a chiacchierare, le risate e persino le lacrime.
È solo il primo momento che mi sconcerta, giusto il tempo che l'eco dell'ultimo richiamo si dilegui, poi pian piano tutto rientra nel suo ordine naturale.
Ma domani la sirena risuonerà e tutto ricomincerà daccapo.

 

l'autore Fernando Piazza ha riportato queste note sull'opera

Ricordo N° 4 del 18 Settembre 1971 (testo di mia moglie)


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9 commenti:

  • Fernando Piazza il 26/10/2011 14:32
    Bianca e Bruno vi ringrazio... i ricordi d'infanzia sono sempre piacevoli da riportare alla mente.
    Bianca: interessante la tua duplice interpretazione(da un punto di vista significativo) del termine Sirena...
  • Bianca Moretti il 14/07/2011 22:49
    Il titolo mi ha incuriosito e mi ha depistato. Pensavo si trattasse delle mitologiche "dee" del mare invece si tratta di uno squarcio di passato ricostruito attraverso i ricordi di una bimba alle prese con le altalenanti emozioni che il suono della sirena-coprifuoco rievoca nella sua giovane e inesperta mente. Beh, a ben vedere un'analogia tra le due "sirene", pur appartenenti a domini completamente differenti, c'è: si tratta pur sempre di un richiamo... irresistibile della memoria a ripercorrere nostalgici e magici momenti perduti nel tempo ma giammai dimenticati. Bella la chiusa finale, di richiamo appunto
  • Bruno Briasco il 19/06/2011 10:13
    Quando si ricorda si ritorna bambini sui banchi di scuola, alle ragazzine e alle biricchinate che si faceva. Un flash di vita vissuta raccontato con dovizia di particolari e di sentimento.
  • Fernando Piazza il 15/06/2011 16:13
    Quella sirena oggi non c'è più, da molti anni ormai e il ricordo o la memoria di quegli anni bui fu si è dissolto presso le nuove generazioni. Eppure ai miei tempi (gli anni '70) ancora persisteva... quasi come un monito a non dimenticare... ed è grazie ad essa che io ho appreso che il benessere in cui io crescevo lo dovevo ad uno scotto durissimo che i miei avevano "pagato". Di questo ne ho fatto tesoro e, come dici tu, ha condizionato in senso positivo le mie attuali scelte di vita... Grazie per la riflessione. Anna
  • Anonimo il 15/06/2011 15:57
    Sì, ricordo il suono della sirena, ma solo alle elementari. Ricordo "l'angoscia" che mi prendeva nel dover far presto e all'idea di stare in classe, ma rivedo il tutto col distacco di chi è cresciuto e maturato grazie anche a questi momenti che proponete e che, oggi, sono solo ricordi.
  • Fernando Piazza il 14/06/2011 09:55
    Grazie Carla per il tempo concesso alla lettura di questi flash, per me molto significativi e cari... Volevo custodirli gelosamente nello scrigno dei miei tesori più cari, ma una voce mi ha suggerito di spargerli al vento... per risvegliare un po' di magia nei cuori altrui che di questi tesori sono altrettanto provvisti e spingendoli a rovistare tra i propri ricordi. Anna
  • Anonimo il 14/06/2011 09:41
    ringraziando Dio nenche io so cosa significa... coprfuoco, ma posso immaginare... ciò che hanno passato le persone che purtroppo l'hanno vissuto quei momenti... comunque cara(non conosco il tuo nome)! i tuoi racconti sono sempre molto piacevoli... ricordi cari dell'amica del cuore... delle maestre... al tempo delle merende e tutto il resto... brava scrivi ancora... un abbraccio carla
  • Fernando Piazza il 13/06/2011 10:37
    Mi hai ricordato che anche da me c'era il maniscalco che ferrava i cavalli e a me faceva impressione quando fissava coi chiodi il ferro negli zoccoli del cavallo, mentre io chiudevo gli occhi figurandomi lo strazio e la tortura subiti dalla povera bestia (allora ero convinta che sentissero dolore), e la bottega del falegname al quale noi chiedevamo trucioli, segatura e cunei per comporre i nostri "capolavori lignei" e il fabbro con la sua mascherina davanti agli occhi per non essere colpito dalle scintille che per noi bambini erano come giochi pirotecnici, e il ciabattino che eseguiva le sue riparazioni cantando allegramente e a volte intrattenendoci con simpatici aneddoti, e tanti altri ancora... mestieri che si sono perduti nel tempo, alcuni sostituiti da macchine senza anima e senza cuore che niente hanno a che vedere col sapore, col sudore, con l'amore e con la magia di un tempo.
    La smetto qui perché volare sulle ali dei ricordi è troppo trascinante, la nostalgia rischia di travolgerti... ma se siamo arrivati fin qui un po' è anche merito loro, no? Anna.
    Grazie Giacomo per il commento e per avermi riportata ancora una volta indietro nel tempo
  • Anonimo il 13/06/2011 07:25
    Un'altra chicca... sei bravissima. Molto belli questi flash, mi piacciono molto e credo che ti copierò. Vioglio farlo anchìio, magari fra un anno per non essere sorpreso a copiarti. A me hai fatto ricordare dove mi fermavo... davanti allìofficina bottega del fabbro che batteva il ferro caldo sull'incudine. E, se per caso stava ferrando un cavallo, allora restavo lì a bocca aperta... ricordo ancora l'odore acre dello zoccolo bruciato e mi piaceva molto il maniscalco perchè parlava al cavallo con delicatezza, a bassa voce, per tenerlo buono. usava le stesse parole di mia madre quando mi faceva la puntura... fatto, ho finito... non senti niente... e cose di questo tipo. Ciaociao... sempre più belle queste foto...

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