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Pomodoro, amore mio?

Io proprio non capisco. Era qua, parlava, cercava di spiegare, ha pure sorriso.
Sì, non capisco, non capisco cosa sia successo.
È stato il sorriso? L'è spuntato, forse involontario, ma le è spuntato. Sì, il sorriso. È lì che è successo qualcosa. Perché prima parlava. Io la lasciavo parlare e cercavo di mantenere la calma, cercavo di capire. Perché avevo paura, l'ammetto, paura di perderla. Non sai mai cosa fare in questi casi. Urlare non serve a niente e allora cerchi di mandare giù il groppo che hai in gola nel tentativo di non perdere il controllo; ma non riesci ad arrenderti e così ascolti, ascolti anche quello che non vorresti sentire, ascolti sperando di trovare le parole giuste, cercando una chiave per ribaltare la situazione. Stava andando proprio così. Non riuscivo a respirare, ma cercavo le parole.
Poi il sorriso. Il suo sorriso ha brillato per un attimo. Accecante. Ha i denti così bianchi. Sì, ha brillato quando non doveva, forse è stato questo.
Perché io fino a quel momento avevo mantenuto la calma. Mi faceva male ogni frase. Ma mantenevo la calma, perché lo so che ho questi scatti quando perdo la pazienza. E che non serve a niente, lo so. Ma accumulo accumulo e ad un certo punto non ce la faccio più. Non per giustificarmi: è vero. Lo ha detto anche il dottore. Ha detto che la notte serro la mandibola per la tensione che accumulo durante il giorno e che va avanti così da anni. Mi sto mangiando i denti: tutt'e quattro gli incisivi inferiori. Sono molto più piccoli degli altri, lo sono diventati per via della tensione che scarico di notte. Si devono ricostruire perché se non lo facciamo tra un po' si arriva alla radice. Lo ha detto il dentista. Magari la posso usare questa storia dei denti. Però se lo diceva il dottore era meglio. Perché il dentista non lo so se è proprio un dottore. Ma, dentista o dottore, è vero, perché io accumulo accumulo e poi all'implosione segue l'esplosione.
Ma non con lei. Mai sfiorata con un dito lei. Non per farle del male, intendo. E nessun'altra, se è per questo. Con gli uomini è un'altra storia. Vado avanti per la mia strada e nessuno deve mettersi in mezzo, con gli uomini. Sia chiaro: io sono un tipo tranquillo, non do fastidio a nessuno io. E nessuno deve darlo a me. Semplice, semplice. Chi lo fa ne paga le conseguenze, a volte capita che le pago io, ma fa parte del gioco. Gioco duro, d'accordo.
Ma le donne no, neanche uno schiaffo in vita mia, e sì che qualcuna se lo sarebbe meritato lo schiaffo, ma io ho preferito di no: quando è successo ho stretto il pugno fino a sentire le unghie nella carne ma ho preferito non darlo, ed ho fatto bene perché altrimenti quel momento fuggiva lasciando in me il ricordo dello schiaffo. Dirò anche questo, così capiranno. Io le donne non le tocco, non per far loro del male, le faccio ridere anzi. Ma ci sono momenti e momenti, non si dice "Mi dispiace. Non è colpa di nessuno", con un sorriso sulle labbra, gli occhi lucidi, è vero, ma quel sorriso brillava. Che poi tanto le donne piangono anche quando dovresti essere tu a piangere, e quindi degli occhi lucidi non so che farmene, ma se ci aggiungi anche il sorriso, non sai cosa può succedere. Però questo non lo dico, degli occhi lucidi e delle donne che piangono. Meglio di no. Che già le mani sono sporche e non sarà facile cavarmela. Anche lei è sporca, dello stesso colore delle mie mani. Pomodoro, diceva mio padre. Diceva che era pomodoro quando guardavo un film dell'orrore da bambino. "Non ti preoccupare che è pomodoro", diceva così. E io non mi spaventavo più e ridevo, cioè un po' ero sempre spaventato ma riuscivo a ridere. Ed allora forse è vero. Forse le cose non sono come sembrano, anche se ho le mani sporche e lei è distesa in silenzio.

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