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Estati Cap. I da Le finestre di Mara

Come erano calde quelle estati, pigre, calde e assolate.
Se si affacciava alla finestra che dava sui Sassi li vedeva entrambi: il Caveoso ed il Barisano.
Nel basso si scorgevano le case, un groviglio di tante piccole case con gli usci bruni chiusi per il gran caldo. Dentro c’era la vita ma fuori tutto sembrava immobile. Appesi ai bianchi muri vasi di basilico profumato e rosmarino come ornamento e riserva di profumi per la cucina. Poi ruote o traini fermi negli angoli in una lenta attesa estiva.
In fondo di fronte al suo sguardo si stendeva l'orizzonte, un insieme ininterrotto di rocce brulle con cespugli marrone di erba ormai secca. Le sembrava di distinguere le pietre grigie, picchiettate di macchie brune o biancastre. Poteva immaginare anche cosa c'era ancora più in basso dall’altra parte: il torrente Gravina con le sue voragini, i suoi anfratti scuri tane di lucertole ma anche le sue siepi profumate di erbe selvatiche, timo, capperi, salvia. Le sembrava persino di udire i lunghi richiami sonori dei corvi in cerca di piccole prede.
Oltre quello spazio non immaginava nulla. Aveva sempre pensato, come gli antichi, che l'orizzonte fosse un muro di là del quale non c'era più niente.
Così guardando da quella finestra anche i suoi desideri e la sua immaginazione terminavano là con quel un muro oltre il quale finiva il mondo. Sentiva che quello spettacolo era la rappresentazione interiore di sé, di una parte antica della sua anima.
Se la finestra prescelta era l'altra, tutto cambiava! C'era la civiltà , la vita, l'immaginazione di ciò che voleva ma non aveva.
I desideri le pulsavano dentro imperiosi. Una struggente voglia di fare, un desiderio folle d'impossibile l’assaliva e le faceva esplodere l’anima.
Le macchine si arrestavano nella strada principale davanti al distributore di benzina.
Le vedeva, facevano il pieno e poi ripartivano. Alcuni automobilisti avevano le radioline accese e distingueva la musicalità di fondo. Ancor più il desiderio di far qualcosa, di fuggire era forte e la consumava mentre era là, dietro quella finestra, a guardare gli altri che partivano per le vacanze, ad immaginare un’altra vita.
Forse quelle due finestre facevano parte di lei, erano lei! L'una rassegnata che accettava le cose come erano, con una ancestrale serena rassegnazione, l'altra gioiosa, desiderosa di vivere, di esistere, di scoprire il mondo!
Un’estate, proprio quella estate, a luglio, finiti gli esami di maturità Mara decise di festeggiare con le amiche il completamento del corso di studi. Era un’epoca della vita che si concludeva. Momento triste per la fine di alcune certezze ma inebriante per le attese e le tanto sperate novità !
Il terrazzo condominiale, ricordo di tanti ritrovi notturni tra ragazze, fu addobbato di nastri e lampadine colorate. Le madri prepararono dolci e bevande fresche per la serata speciale. Si portò su il mangiadischi dei quarantacinque giri con i cantanti preferiti: Morandi, Adamo, Gene Pitney, Petula Clark, Paul Anka, Françoise Hardy

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6 commenti:

  • MD L. il 13/03/2007 14:50
    Ti ringrazio per il commento ma preferirei sapere dove sono le ripetizioni così se lo trovo di mio gradimento correggo. Mi piacciono i commenti costruttivi, se sono garbati, ci aiutano a migliorare. Troppe lodi non servono. Con simpatia.
  • Antonello Gualano il 13/03/2007 12:31
    brava! un racconto fresco, piacevole, con una vena malinconica ma pieno di speranza. La prosa è ferma ed elegante, giusto, forse, qualche parola ripetuta in spazi ravvcinati. Inezie. ciao da Antonello
  • MD L. il 03/12/2006 14:36
    Ho provato a correggere ma poi lo scritto viene registrato in modo strano... ed è peggio..
  • MD L. il 03/12/2006 13:54
    Me lo dico da sola...
    Lo scritto può andare ma quante virgole! Forse mi avanzavano.
    Ma come si fa a correggere qui?

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