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57 minuti

È ora di entrare: davanti a me lo scalino del palco, gli strumenti sono pronti, il sound check è andato bene, non ho nulla di cui preoccuparmi.
Sono stato forse troppo cedevole con quel fascista del proprietario
- il tuo set non deve durare più di un'ora"- mi ha detto senza aspettarsi alcuna replica: è convinto di farmi un favore a darmi la possibilità di una vera esibizione davanti a 400 spettatori.
Non esito oltre... la mia chitarra elettrica è li che mi aspetta, il palco è al buio e la spia dell'ampli è come un faro che mi aiuterà ad arrivare allo sgabello che ho chiesto alto poco meno di 60 cm.
Non sono per niente preoccupato, ho dentro di me tutta la felicità dell'universo.
Mi sistemo sullo sgabello, in effetti piuttosto basso, non so perché ne ho chiesto uno di quest'altezza... l'occhio di bue su di me.
Comincio.
Le mie dita si muovono sulla tastiera e accarezzo un piano bianco e perfettamente lucido. Una luce surreale avvolge il tratto perfetto della mia felicità, tocco con decisione il pensiero della voce di mio padre. Mi inebrio serenamente del profumo "di mille rose sbocciate" durante una precisa notte d'amore.
Assaporo la consistenza di un sogno.
Prima davanti e poi sotto di me, 400 persone attente e avvolte da poche luci, delineano l'itinerario di un unico sguardo: disegnano le scìe dei barlumi di un incanto che convergono verso un'estatica armonia.
Arrivo all'uscita del teatro, dopo aver osservato le spalle delle idee, tutte rilassate in un'aspettativa di bellezza.
È proprio la mia sera!
Tutto intorno mi dona la certezza che anch'io faccio parte di questa meravigliosa perfezione, ma solo per questa sera.
Ciò che mi si presenta davanti non riguarda più nessuno. È uno spettacolo riservato solo a me, ed io ne faccio parte! Mi assale e pervade ogni mia cellula, ed ogni mia cellula partecipa alla festa. Sono come un burattino, e i fili mi guidano con estrema precisione secondo la mia stessa volontà.
Non so quanto è durata la mia performance. Vedo davanti, senza sentire, delle mani che si agitano, gli spettatori applaudono ma non ne sento il rumore, molti mi sorridono. Mi inchino, blatero un "grazie!".
Esco dal palcoscenico.
Il fascista mi dice - bravo!, sei stato anche preciso: 57 minuti... puoi dare il bis, il pubblico lo vuole -,
- no! -, rispondo, - non posso, devo andare via -
- devi andare via? ma che storia è questa? perchè? -
Lo guardo e mi viene spontaneo un sorriso provocatorio, mentre i contorni della sua persona cominciano a svanire davanti ai miei occhi e faccio appena in tempo a rispondergli:
- Chiedilo a chi ti ha descritto come un fascista! -

 

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3 commenti:

  • Anonimo il 20/09/2014 13:33
    molto ben scritto complimenti
  • Vincenzo Capitanucci il 15/07/2011 09:34
    ho dentro di me tutta la felicità dell'universo... cinque sette... per questo racconto... Francesco...

    70 cm era meglio... ma un vero Artista... non bara... vive quello che è... e come Paga-nini.. non concede il bis...
  • Isaia Kwick il 13/07/2011 17:57
    Ma c'ero anch'io eravamo 401, bella esibizione, il biglietto un po' caro, ma insomma ne e' valsa la pena partecipare.