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Credo che

Credo che qua sia realmente un continuo vivere e morire. Anneghiamo dentro ai pianti e resuscitiamo dentro le vibranti corde di un bacio. Siamo così. Viviamo di dolore che ci fabbrichiamo giorno dopo giorno con nauseante perfezione come fanno le formiche con le loro scorte di cibo. Ci riempiamo lo stomaco di turbinose sensazioni distinte e contrarie. Facciamo indigestione di sapori piccanti e amari. Tentiamo di spezzare gioie a diverse latitudini per gustarne poi solo le briciole. Lo sappiamo che nulla viene mai a caso ma viene da chiederselo se ne vale la pena subire senza mai colpire indietro. Poi ci accorgiamo che il fabbricante di incubi è la nostra mente. I nostri gesti. La nostra quotidianità. Lasciamo fare. Lasciamo scorrere il fato come vuole. Tentiamo cosi di toglierci ogni colpa. Quando ero bambina ad ogni ginocchio sbucciato associavo la colpa alla bici, alle scarpe o ai sassi. Mai a me stessa. Ad ogni chilo in più associavo la colpa alla tristezza o alla solitudine. Ad un brutto voto la colpa andava alla professoressa o ad un test troppo difficile. Ora tiro i miei resoconti finali e dico la verità. Sputo in faccia a me stessa quel che è la realtà senza tirare in ballo false illusioni. Ero io la colpevole del mio errare. Ero io la causa di colpe e di sganci nell'aria senza paracadute. Tutto il resto erano circostanze o conseguenze, null'altro. I miei lividi e le cicatrici che mi porto dietro sono mie e sono state scelte da me. Con il dolore è cosi. Non lo vorremmo mai incontrare o respirare ma solo calpestarlo. Purtroppo ce lo ritroviamo accanto al nostro cuscino ogni mattina. Come quegli amanti scomodi che vorresti lasciare. Senza volerlo ce lo scegliamo noi come compagno di viaggio. Di vita. Di serate. Forse abbiamo realmente la necessità di lacrime e sorrisi spezzati. Non si dovrebbe pensare questo, ma lo penso. Forse il pianto ci attraversa dentro più del riso. Forse essere abbracciati durante una crisi fa si che la felicità riesca a sfiorarci in quell'attimo. Più di ogni vittoria o trofeo è il dolore a riempirci l'animo in positivo. Ogni spezzone triste è un viaggio trascendentale. È un lento scorrersi dentro come si fa con le pagine di un libro. È un lento ubriacarsi e svenire per rinascere cambiati e chissà magari migliorati.

 

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3 commenti:

  • Anonimo il 27/07/2011 14:32
    il dolore è una parte di noi... come tu dici è un compagno di viaggio che ci segue ovunque... molto bella giulia questo viaggio interiore che ti porta ad una rinascita...
    brava
  • Giulia Fratocchi il 20/07/2011 14:01
    Mi hai emozionato. Grazie Elisa... Davvero!
  • ELISA DURANTE il 17/07/2011 08:17
    Dal pensiero magico della bimba che personifica gli oggetti ("pensiero magico" è una definizione di Piaget) al pensiero iper-responsabilizzante in poche righe, che sono la vita della protagonista fino ad ora. Una sintesi netta e tagliente che però, alla fine, si apre alla speranza della positività.