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L'amore muove il Mondo

La luce m'investì all'improvviso così come il rumore delle persiane, impietosamente spalancate da mia madre che, ciarliera ed allegra come sempre, da un po' blaterava senza che io riuscissi ancora a comprendere il senso di quel che diceva.
"Che ore sono"? - chiesi con voce assonnata e rauca, quasi provenisse dall'oltretomba, mentre lentamente iniziavo a realizzare che un nuovo giorno era nato.
"Sono le nove e mezza, principino, ringraziami per non aver fatto cantare il gallo alla solita ora". - e avvicinandosi mia madre mi arruffò i capelli, gesto consueto al quale ero ormai abituato e rassegnato; era il suo modo per dimostrarmi l'affetto che nutriva per me, e che aveva sostituito il rituale del bacio sulla fronte, al quale mi ero categoricamente opposto dopo il compimento del diciottesimo anno.
"La colazione è pronta! Caffè nero e cornetto integrale, ideale per chi deve lavorare con la mente lucida. Ho visto la luce accesa fino a tardi ieri sera, dovevi essere proprio ispirato, eh! Dai tesoro, in piedi, o si raffredda tutto. Ti aspetto in cucina"! - e ciabattando uscì dalla stanza.
"Ispirazione! Dice lei... ispirazione"! - aggiunsi con un sospiro.
Sedetti sul letto, infilai i piedi nelle pantofole e rimasi come inebetito per qualche secondo, fissandomi allo specchio sulla parete, e vidi il mio sguardo... vidi il nulla!
"Ok, meglio andare, prima che torni armata di vassoio"! - pensai, e in pigiama scesi con calma le scale, non ancora del tutto vigile. L'aroma intenso del caffè mi guidò fino al piccolo regno di mia madre, dove ogni giorno ormai da cinque anni si cimentava nella realizzazione dei suoi "manicaretti", come li definiva Don Guido, parroco del paese, che apprezzava non poco la torta alle mele o la crostata ai mirtilli, le focacce salate e infinite altre creazioni culinarie, in parte eredità di nonna Caterina, ma soprattutto frutto di ricette acquisite dai tanti programmi televisivi e della sua fantasia e creatività. Ebbene sì, mia madre era una cuoca coi fiocchi. Non v'era festa paesana alla quale lei non contribuisse con le sue delizie. La settimana che precedeva l'avvenimento era un continuo impastare, infornare, guarnire, confezionare... il tutto col sottofondo della sua voce squillante che canticchiava vecchie canzoni, patrimonio dei suoi ricordi. Non era sempre stato così. La morte di mio padre, otto anni orsono, l'aveva annientata, nella mente e nel fisico. Sembrava non avesse più una ragione per continuare a vivere. Chiusa ogni giorno nella sua camera sfogliava album di foto, carezzando con dolcezza quel volto tanto amato, mentre copiose lacrime scorrevano sulle sue gote. I ricordi affioravano ad ogni immagine: quell'estate in Sardegna dove, ancora ragazzi sorridevano alla vita ed essa a loro di rimando; l'estenuante escursione sul Massiccio del Monte Grappa che, per la sua morfologia, presentava un andamento più vicino al collinare che al montano; tuttavia mia madre, a metà scalata verso la parte sommitale, si era accasciata a terra e, tolti gli scarponi per dare sollievo ai piedi doloranti, si rifiutò di proseguire commentando: "Non c'è centimetro quadrato del mio corpo in cui non senta dolore! Aveva ragione Socrate quando affermò che se i nostri piedi ci fanno male, sentiamo il male dappertutto! Guarda le mie dita... sembrano wusterls"! - e mio padre, ridendo, si era seduto accanto a lei e, massaggiandole le povere estremità doloranti, le raccontava le barzellette più assurde per farle tornare il buonumore.

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5 commenti:

  • Anonimo il 20/09/2012 20:01
    Apprezzo sempre questi racconti, non solo perché ben scritti, ma per le emozioni sincere che trasmettono.

    Suz
  • Daniela Bonifazi il 27/07/2011 21:01
    Grazie a te Rino per l'apprezzamento, molto gradito!
  • Anonimo il 27/07/2011 14:24
    l'ho riletto e riletto... ripassando ogni passaggio... l'ho vissuto... sei brava Daniela... sai far uscire dalle e tra le righe sentimento, vibrazioni... davvero complimenti e grazie per la condivisione...
  • Daniela Bonifazi il 27/07/2011 12:52
    Veramente grazie di cuore, Carla. In parte ho descritto il dolore che io stessa ho provato quando ho perso mio padre all'età di 16 anni. Mi ha quasi distrutta ed ancora oggi, dopo tanti anni, ne sento la mancanza. ♥
  • Anonimo il 27/07/2011 10:49
    daniela, questo racconto semplice ... ma molto bello mi ha commosso la figura esile di una madre che ritrova la voglia di vivere dedicandosi agli altri, l'amore per il figlio che non ha mai smesso di amare, il superamento di un dolore forte, come quello della morte di una un marito e compagno di vita!... ad un certo punto mi è sembrato di essere li con loro... so cosa significa... avevo 9 anni quando mi padre è venuto a mancare... complimenti bellissima...