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Racconti su problemi sociali

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Uevos fritos con papas

Sono le dieci di mattina, Anita è appoggiata alla sedia.
Ha ascoltato la radio, si è poi messa a lavorare aprendo il quaderno e dando i numeri.
Ne combina alcuni cercando la serie vincente.
Oramai ha completato tutte le pagine, solleva con il pollice e l'indice uno scontrino della spesa.
Riesce a scrivere sei numeri sul retro del foglietto. Non è la prima volta non sarebbe l'ultima se riuscisse ad azzeccare una combinazione vincente.
Esce di casa fermandosi sul pianerottolo, si accorge che tutti sono usciti.
Lungo la strada si ravviva i capelli.
È bruna, gli occhi da "fulminata", un nasone grande e storto ed un mento piccolo e sfuggente.
L'avanzare degli anni ha smussato talune asperità del viso e accentuato altre rotondità del corpo, ma le si considera sempre una " dei migliori esemplari dell'umanità".
Ed hanno un bel dire quei ragazzi, che durante la passeggiata pomeridiana, si avvicinano e le sussurrano frasi indecorose.
Parole.
Parole aleggianti in aria.

Eccola ora al supermercato.
Allunga la mano su una confezione di pane integrale biologico.
Si orienta verso i condimenti, raccoglie l'olio, il burro e il sale.
Una breve occhiata ai vini e poi la lettura delle riviste.
Appena giunta nell'androne di casa si ferma, ha bisogno di respirare.
È concentrata, inspira ed espira, inspira ed espira, poi sale il più velocemente possibile le scale aggrappandosi al corrimano.

In cucina appoggia la pentola sul fornello, un leggero sfrigolio la infastidisce, la pancia borbotta e lei brontola.

Comincia.
Scalda l'olio preferendolo al burro, rompe direttamente le uova nel tegamino, le sala ( e ci macina sopra un po' di pepe ).
Cuoce adagiandovi sopra un coperchio.
Così, pensa, fa meno rumore.
Sono passati sei minuti e gli albumi sono rappresi, posa il tegame sul piatto e se le serve.
Lei che è stata servita da tutti, ora si serve da sola.
Avrebbe dovuto aggiungere un etto di spinaci ma doveva ben strizzarli e non ne aveva voglia.

Dall'altra parte de

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   3 commenti     di: Roberto Estavio


I nostri figli dentro all'asilo impareranno a conoscersi e capiranno che siamo tutti uguali e saranno migliori di noi, sono sicuro

È sceso dalla macchina trafelato è corso verso di me e mi ha gridato a 2 cm dal mio naso:

"Sei un extracomunitario di m...!!!"

Spiegare la discriminazione a chi non l'ha mai subita, a chi non l'ha mai provata sulla propria pelle apparentemente è semplice ma in realtà non è così, è complicato.
Ma è bene parlarne, mai come di questi tempi è bene parlarne. Senza vittimismi, ma con realismo e concretezza, oggi più che mai c'è bisogno di costruire una base comune, un luogo di incontro dove cercare di costruire le fondamenta di una società migliore per i nostri figli.

Dicevo, spiegare la discriminazione far capire cosa si prova ad essere discriminati è difficile, nella migliore delle ipotesi, per chi ha tratti somatici evidentemente differenti è come rinascere ogni giorno, è come dover ricominciare da capo ogni volta che sorge il sole, ogni giorno della tua vita.

È cioè, nella migliore delle ipotesi nell'ambiente dove uno vive, nel vicinato conosciuto o in un piccolo paese dove ci si conosce tutti la gente ti rispetta anche se si e' diversi.
Normalmente, nella migliore delle ipotesi!
Ma quando ci si sposta in città o in un altro quartiere, in contesto nuovo sconosciuto insomma, proprio a causa tratti somatici diversi, diventa necessario raccontarsi dall'inizio, e cioè si riparte dall'anno zero e bisogna spiegare chi si e' e come si e' arrivati sin lì perché i tratti indicano in modo evidente che non si e' originari di lì.
Così succede a volte a mia moglie qui nel nostro Bel Paese! I suoi tratti Latinoamericani la rendono distinta dai tratti locali tipici.
Cosicché fuori della nostra comunità dove è conosciuta e stimata anche per il grande impegno nel sociale, al di fuori di qui spesso, anzi ogni volta deve raccontarsi e spiegare come e perché e' arrivata fin qui.
A me personalmente e' successo poche volte, ma quella mattina e' successo ed in maniera così violenta e traumatica tanto che la cosa mi ha so

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   3 commenti     di: Marco Bo


La Dignità è a letto

Il corpo, avvenente di forme, non faceva caso allo spirito ingenuo che ancora dimorava tra la mente e il cuore.. e che a volte sospirava di sogni apparentemente facili..
Aveva dalla sua la giovane età che non si curava di comportamenti, ma incalzava di ragionamenti su come arrivare a conoscere addobbi di lustrini di notorietà.
La via da percorrere appariva essere indicata principalmente dalla tv e dai giornali di gossip, dove altri corpi avevano già fittizi spazi di luce come estrosi manichini a comando di sensuali danze e storie, sempre con espressioni ammiccanti a rendere così schiavi e pronti i probabili mecenati del piacere.
Il corpo, ecco che così iniziò a proporsi in foto, poi ecco provini con piglio determinato o timido, usando parole e sorrisi anche senza senso o profonde affermazioni di volontà per invogliare qualsiasi occasione giungendo così alla grande baldoria di incontri tra sconosciuti valutanti l'esteriore capacità ma soprattutto l'intimità.. da raccomandare e da tenere in catalogo per un veloce eventuale richiamo...
Ecco, il corpo ciarliero e illuso di presunto riconoscimento va a feste, semplici manifestazioni per integrare il sospirato successo con inviti spesso a predisporsi in vie orizzontali tra battute e complimenti, tra promesse e pagamenti...
Un attimo... ma deve lavorare solo il corpo... e il talento dov'è? Ma sì, ci vuole talento anche per gestire il comportamento da tenere con cellulari e ricordi infine per incastrare eventualmente gli anfitrioni.
Il corpo, tra caos d'incertezze e sputtanamenti, capisce in conclusione che tutto distorto appare ora l'originario pensiero coltivato...
Fame di popolarità è per lo più solo ingenuità per chi è anonimo e non preparato all'arte della vita, per chi pensa che l'avvenenza sia lo strumento più adatto e infine obbligato per un risultato insperato.
Stanco di lazzi e ironie sull'essere considerato solo prostituto senza cervello, medita...
Basta! Io corpo voglio dedic

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   2 commenti     di: Marhiel Mellis


Alcune delle ragioni contro la pena di morte

Nessuno merita di morire. Questo monito va rivolto sia al singolo sia ad una comunità fattasi stato.
Lo Stato deve garantire i diritti fondamentali a ogni suo cittadino. Il diritto alla salute e alla vita bastano di per se stessi a deprecare la pena capitale.
Di fronte al crimine lo stato deve garantire la sicurezza dei cittadini, pertanto i criminali devono essere messi nella situazione di non nuocere senza che gli altri loro diritti vengano meno.
La pena di morte legalizza la vendetta della collettività, che a sua volta infonde un tipo di sadismo proprio anche di coloro che delinquono.
Chi si considera cristiano non potrebbe sostenere la pena di morte, senza alcuna eccezione. I 10 comandamenti e il "porgi l'altra guancia" sono chiarissimi in merito. Eppure moltissimi cristiani confondo la giustizia divina con quella giuridica e dimenticano (basta guardare la situazione negli USA).
La giustizia può sbagliare e se viene condannato a morte un innocente non è più possibile rimediare.
Non è una punzione perchè non da una seconda chance.
I fatti confermano che la pena di morte non riduce il tasso di criminalità.
La soddisfazione che si prova nel veder morire il responsabile della morte di una persona amata è solo momentanea, poichè non serve a restituirci il morto.
La condanna a morte ci da degli individui su cui sfogare la nostra rabbia, tanto da portarci a dimenticare le nostre colpe quotidiane - che possono sembrarci tanto meno gravi da farci autoassolvere dall'accusa di violare le regole.
Se ci sembra giusto che per determinate colpe si paghi con la vita, lentamente si profila ai nostri occhi anche la giustezza della sofferenza che accompagnerebbe il reo alla condanna.
La morte di una persona orrenda non previene la nascita di altre persone ad essa simili.

   7 commenti     di: Luigi Lucantoni


Essere me stesso

Cammino per la strada e non mi sento a mio agio. Le persone mi guardano come se fossi malato. Le donne mi schivano, e gli uomini m'insultano. Mentre i bambini hanno paura di me, come se fossi un lupo cattivo. Non capisco? Non hanno niente da temere. Sono un uomo pio e vado ogni domenica in chiesa. Ascolto la parola di Dio e cerco di metterla in pratica. In ogni caso non c'è niente da fare. Io non sono nessuno per loro. Cerco in tutti i modi di farmi apprezzare ed amare. Faccio comunemente la cosa giusta, ma per loro non va bene lo stesso. Trovano sempre qualche scusante per accusarmi. Quando mi trovo sull'autobus mi alzo e faccio sedere le donne nonostante molti posti siano liberi. Mi aspetto delle grazie, invece: "Adesso vattene!" Pulisco i giardini de Signori e ricevo una misera paga. Sorrido sempre e non mi faccio mai vedere scontento, e mi dicono: "Che fai mi prendi in giro". Mi faccio insultare e non rispondo, e dicono di me che sono violento e maleducato. Mi hanno chiuso in prigione per reati che non ho mai commesso. Spiegando loro la verità: " Non sono stato io a rubare in quel negozio.". Non mi credono e dicono che sono un bugiardo. Allora mi domando: " Qual è il mio sbaglio?" Essere nato negli anni '50, nel nord America e d avere la pelle di colore nera. È forse questa la mia colpa.



Economico ma pur sempre buono

Spense la sveglia e si alzò. James ricordava piccoli frammenti della sera precedente, solo che era andato a casa di Frank. E che bevvero una bottiglia di whisky molto economico. Si era ubriacato, pensò. Ma erano le 8, le otto di un nuovo giorno, la mattina di una nuova possibilità e... sì, aveva una terribile emicrania. Prima di far colazione decise di andarsi a fare una doccia in modo da riuscire ad arrivare preparato agli incontri che lo aspettavano quel giorno. Mentre si stava sbottonando i pantaloni ci pensò un attimo. Nulla, la sua mente era totalmente annebbiata. Come camminare nel buio, scommettere 1000 euro al casinò di Monaco. Ne sapeva qualcosa James, era proprio questo uno dei motivi per cui beveva. L'acqua calda iniziò a bagnarli la pelle e lentamente, una dopo l'altra, stava riattivando le sue cellule. Focalizzò il suo sguardo su una goccia. Seguendo il suo moto iniziarono a riaffiorare i ricordi, come se fossero conservati dentro ad una palla di vetro che aveva bisogno soltanto di spannarsi per rivelare il passato. Era stato Frank a invitarlo a casa sua e offrirgli del whisky. Economico ma pur sempre buono. Ci doveva essere un motivo, ci dovrà essere stato un motivo pensò.
James e Frank erano stati buoni amici al tempo delle superiori, ottimi compagni di banco, poi le loro strade si erano divise: James si iscrisse alla facoltà di filosofia mentre Frank ad economia. Il giorno prima le circostanze li avevano riavvicinati. Il primo disoccupato, l'altro in veste di banchiere. Si erano seduti al tavolo della cucina e avevano riempito i bicchieri, e... James ebbe un brivido, un brivido come quelli che ti assalgono quando sbadatamente frantumi una bottiglia di Jack Daniel's. Un frammento della sera precedente lo aveva praticamente lacerato.
E quindi adesso pensi di restare senza lavoro? - mi chiese Frank.
Ma no, sono alla ricerca di un lavoretto. Ma per adesso non ne ho bisogno più di tanto, i miei genitori non mi fanno mancare nulla.
Ma c

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   1 commenti     di: vasily biserov


Regredire è un po' morire

Divenire. Non siamo altro che un continuo e perenne divenire. Una fase ciclica che parte ma no, non cessa mai. Non ci rimane altro che adeguarci. Continuare il nostro spettacolo su quel palcoscenico su cui la vita ci pone mettendoci continuamente alla prova. Così, semplicemente, per constatare fino a che punto abbiamo la capacità di cogliere e affrontare al massimo ciascuna di quelle sfide.
Tutto cambia. A distanza di poco. Quasi senza neppure darci la possibilità di realizzare, di capire ciò che avviene intorno a noi. Eppure noi ne siamo i soggetti, i protagonisti. Coloro che dovrebbero avere il controllo assoluto sulla vita, sul mondo. Ma, nonostante ciò, non sempre è così. O, forse, lo è. Dipende da prospettive, punti di vista, circostanze. Il mondo porta con sé progressi, rinnovamenti. A volte, semplifica la vita. Fa avverare sogni e desideri. Ma tutto ciò viene introdotto nella quotidianità dal mondo o dall’uomo? Il mondo assorbe le volontà dell’uomo. È solo quest’ultimo che, con le proprie mani, ha il potere di plasmarsi un’esistenza più adeguata alle proprie esigenze, ai propri bisogni. Semplicemente a sé.
In tempi più remoti e lontani, l’uomo, con lo svegliarsi della propria intelligenza, vedendo far capolino nel cielo quell’enorme ammasso lunare, sognò, un giorno, di potervi andare su. Ma “l’uomo non potrà mai andare sulla Luna”. Qualcuno disse proprio così. E invece? Invece ha dato tutto se stesso perché i sogni portano a tanto. Quei desideri ardevano e pulsavano così forte dentro lui che, alla fine, è riuscito a far sì che si concretizzassero.
Quest’evoluzione gli ha permesso di avere “tutto e subito”.
Un “tutto e subito” relativo però.
Ha introdotto mezzi di comunicazione che agevolano fabbisogni, occorrenze, necessità. Ha reso più agiata la propria vita tramite quella tecnologia che è paragonabile alle due facce di un’unica medaglia. Due facce che si trovano agli antipodi, che rapp

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