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Racconti su problemi sociali

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Lessico moderno

La gente assiepata nel bus su cui Angela saliva ogni giorno per recarsi al lavoro, cercava di aderire il meno possibile al corpo del vicino, evitando di alitargli sul viso, sforzandosi di non incontrare lo sguardo volgendo gli occhi altrove anche se lo spazio tra i due era meno di dieci centimetri. Improbo e vano sforzo. Ad ogni fermata l'onda della ressa si piegava ora a destra ora a sinistra ed il vago sorriso di sopportazione si mutava in urlo di paura per l'improvvisa ed assai probabile intera caduta.

IL corpo di Angela era serrato in un alto busto rigido per la rottura di due vertebre e non le era facile rimanere in piedi sopportando i forti dolori guizzanti che le percorrevano la schiena. Sperava che qualcuno se ne accorgesse ma ognuno era talmente preoccupato di mantenere una propria dignitosa posizione, che ostentava una imperturbabile espressione indifferente.
Il braccio nudo di un giovane appoggiato al palo d'acciaio lungo la corsia dei passeggeri, premeva sul lato del suo collo come cosa ovvia, inevitabile data la situazione. Il corpo del ragazzo spingeva contro quello di Angela in un continuo movimento che Angela non capiva se fosse di infastidito rifiuto o di pretesa.

Con un piccolo gesto di insofferenza, Angela cercò di recuperare una posizione meno incresciosa ma si sentì apostrofare:
"Signora, lei mi ha rotto...!" ed all'amico che gli era accanto: "M'intriga", sogghignò ad alta voce.

Mentre lo guardava diritto negli occhi s'accorse del volto piatto del giovane Down.

L'ira sparì di colpo lasciandole il bisogno urgente di togliersi da quella situazione.

"Venga signora, venga avanti, qui c'è libero un posto per invalidi. "Cerchiamo un attimino di avere rispetto per gli ammalati!"
Sospinta dalla ressa e con le guance avvampate Angela si lanciò in avanti per guadagnare il posto dove con mossa un po' scomposta riuscì a sedersi. Si ricompose e sorrise alla signora che l'aveva aiutata.
Si sentì rilassata "tra virgolette".

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   3 commenti     di: Verbena


Semplicemente perfetta

Devo solo arrivare a domani, si tratta di resistere qualche ora.
Ripenso a quello che mi ha detto la mia amica: "Quando ti prende lo sconforto, accenditi una sigaretta e beviti un caffè, basta che arrivi al giorno dopo."
Stringo i denti e tiro fuori il pacchetto di sigarette che tengo nascosto sotto la biancheria, ne accendo una e la fumo nervosamente. Forse dovrei prendere quelle stramaledettissime pillole.
Respiro profondamente e tiro un'altra boccata, devo solo stare calma e passerà tutto.
"Mai mostrarsi deboli, controllarsi sempre. La mia vita deve essere votata alla perfezione."Mi ripeto meccanicamente come un mantra.
Le immagini stanno diventando sfocate, come se fossi sott'acqua, magari sto esagerando o magari questa è solo una prova che renderà ancora più soddisfacente il risultato.
Le mani mi tremano, sento freddo. Non so che devo fare, se solo ci fosse qualcuna in chat potrebbe darmi una mano.
Scatto verso il PC, ma le gambe sembrano di pastafrolla e cedono sotto il mio peso, cado a terra con un tonfo sordo mentre il mondo trema e si capovolge.
Sono debole, sto male, ma devo resistere, lo faccio per il mio bene. Tutto questo è necessario per la mia salute, per il mio futuro.
Da quando ho smesso con le cattive abitudini, sto diventando più bella. La mia pelle è più luminosa, i muscoli più tonici e riesco a capire chi mi ama veramente e chi invece è solo ipocrita.
Mi girò sulla pancia e appoggio la guancia a terra, lasciando che il freddo delle mattonelle assorba il caldo di questa febbre che mi consuma da un paio di settimane.
"Vedrai, ci vorranno pochi giorni, poi il corpo si abitua." Mi ha detto una del gruppo. "Ti aiutiamo noi, non sei sola, ce la puoi fare."
Ripenso a quelle parole dolcissime. A loro importa di me, non come ai miei che a malapena mi rivolgono la parola, come mio padre, che si trascina oltre la porta come uno zombie e si piazza davanti al televisore senza rivolge la parola a nessuno. Non è rimasto nulla della p

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   16 commenti     di: Noir Santiago


Lettera ai razzisti

La gentaglia degli inferi, come voi razzisti siete, non ha bisogno di essere additata come ignobile, perché lo fa da sé. Un grasso ominide che disprezza le altre razze, perché accanto a esse grugnisce il suo odio, chiamandolo intelligenza e superiorità razziale, accusa di buonismo chi non è volgare come è lui, e sputa il rancido prodotto del suo masticare rabbia, senza poter reggere il proprio sguardo quando passa davanti a uno specchio. Nugoli di mosche ne accompagnano il cammino, respirando le esalazioni di morte che lascia dietro di sé, orgoglioso di essere solo, in un mondo di individui abbruttiti come lui è, inneggianti al male. Quando governano imbrogliano rubano e uccidono, dichiarando guerre alle quali non partecipano, e ghignano quando entrano nei cimiteri che hanno riempito di innocenti, fuggiti da dittatori che sono come tutti gli esseri che godono del privilegio di essersi alleati con l'ombra che oscura la luce, quella che illumina tutti gli esseri, riscaldando le loro anime.

   39 commenti     di: massimo vaj


La sfida

Quando varcai la soglia della Casa di Riposo dove ero deciso ad affrontare la sfida col volontariato (e con me stesso...), devo confessarvi che ero emozionato.
La baldanza e la sicurezza che da sempre mi hanno caratterizzato erano svanite in un nano-secondo.
Presentatomi alla responsabile dell'animazione molto affabilmente mi mise al corrente del "percorso" che ci sarebbe stato da affrontare con gli "ospiti" della Casa.
Indubbiamente aveva notato il mio iniziale riserbo (che chiamerei imbarazzo...), ma mi mise a mio agio col suo sorriso accattivante che spalanca ogni cuore.
L'indomani era la festa della mamma, celebrazione questa molto sentita e partecipata da molti.
Andai e un altro responsabile dell'animazione, con una naturalezza che mi disarmò, mi porse un microfono dicendomi: "Dai, cantaci una canzone", e diede inizio lui stesso ad intonare la prima dando il via a quel che poi fu un vero e proprio karaoke con tutti i partecipanti.
Non è stato facile "tenere" la tonalità, specie vicino a dieci, venti persone che cantano ognuno nella propria intonazione e a modo loro. Ma tutto andò per il meglio e la festa si concluse allegramente.
Poi mi fu fatta visitare la struttura nei suoi vari reparti.
Camerette pulite, ampie sale per l'animazione, ordine e pulizia regnante in una struttura moderna e ospitale dove quel che ti cattura è il sorriso degli operatori.
Quel che mi colpì maggiormanete è che gli ospiti non sono trattati da malati, ma da esser umani, da persone che hanno bisogno d'aiuto, anche da noi volontari, che dobbiamo dare il nostro personale grazie e il nostro sorriso perché ricordiamo che, come disse Padre Faber:

"Nessuno ha più bisogno di un sorriso come colui che ad altri non da donarlo".

Questo è quello che ho potuto osservare in tutti i reparti che ho visitato: il sorriso.
L'accompagnamento, una carezza, l'imbocco, il porgere un braccio per un contatto umano più familiare, il provvedere ai più piccoli bisogni,

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   26 commenti     di: Bruno Briasco


Finalmente

È contenta Leda, mentre percorre senza fretta le vie del centro.
È in anticipo, e può permettersi di procedere lentamente, guardando le vetrine dei negozi aperti da pochi minuti.
Ecco, quelle scarpe col tacco alto per esempio, starebbero benissimo con quel vestitino stretto che ha comprato l’altro ieri, così attillato, così efficace nel sottolineare le sue curve morbide, eleganti, e subito indossato per tutto il giorno, (Leda non è quel tipo di ragazza che, una volta comprato un qualsiasi prodotto, specialmente se è un capo di abbigliamento, aspetta l’occasione giusta per utilizzarlo, anzi, spesso mette nella confezione il vestito che indossava quando è entrata nel negozio e tiene addosso quello appena acquistato, anche se è inadatto all’ora o alla circostanza), e quella trousse contiene proprio tutte le sfumature di colore che lei preferisce, e allora Leda entra nel negozio, del resto non ha problemi di tempo, non più .
Una volta all’interno dell’esercizio la ragazza comincia a vagare tra gli scaffali, rapita da quella sinfonia ordinata di prezzi, flaconi, contenitori, stoffe, bottoni, cerniere lampo, tacchi, luci, camerini, tutto lì, tutto a sua disposizione, ed anche il personale, anche le commesse, la cassiera, i magazzinieri, e su su salendo con l’immaginazione tutta la scala gerarchica dell’esercizio fino alla proprietà, sono lì per lei, per soddisfare in ogni modo a loro possibile le sue esigenze, non è fantastico?
Non è una sensazione inebriante?
Non dà i brividi sapere di essere all’apice della piramide economica?
Sapere che tutta quella gente dipende dalle sue possibilità di acquistare i prodotti che dagli scaffali implorano un suo sguardo interessato?
Si, lo è, e Leda ne è completamente rapita, completamente dipendente, come drogata, lo sa e non gliene importa niente.
Esatto, non gliene importa proprio niente, (anche se Leda non userebbe esattamente questa espressione, ma tenderebbe ad esprimersi con

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La bambina dalle scarpette celesti

Che il sogno dei bambini abbandonati diventi realtà.

Nel cortile, il vocio dei bambini, che allegramente giocavano, il baccano scomposto, tutto era saturo della dolcezza dell'infanzia. E una bambina, in disparte, sotto l'albero dei sogni. Così lo chiamava, ogni volta che voleva sognare si rifugiava sotto di lui.
Mentre osservava l'andirivieni delle nuvole nell'azzurro del cielo, immaginava come sarebbe stato bello uscire a passeggio, la domenica, con delle scarpette celesti y un vestitino di tulle e perle. Una donna la portava per mano e il suo sguardo amoroso seguiva il soave ricciolo dei neri capelli della bambina, mosso dal vento pomeridiano. La bambina portava in mano, un delizioso gelato multicolore e nelle sue labbra aveva stampato il sorriso della felicità. Era la sua mamma, la mamma che la aveva scelta, un pomeriggio d'inverno, in un gelido orfanotrofio. Il suo sguardo pieno d'entusiasmo, che rispecchiava la sua speranza di essere adottata, arrivò dritto al cuore di quella nobile donna, cui la vita aveva negato figli propri. L'amore materno, fiorì all'istante, di fronte a quella dolce bambina e da quel momento i loro cuori sarebbero stati uniti per sempre.

Il suono del fischietto che portava la maestra, svegliò la bambina dal suo mondo di sogni. La tristezza s'impadronì della sua anima e una lacrima scivolò soave nella tenera guancia. Era stato un sogno... solamente un sogno. E la realtà la avvolse col suo manto grigio, era ancora rinchiusa in quel gelido orfanotrofio, dove un giorno sua madre, bussò alla porta per lasciarla... affinché qualcuno di buon cuore e di nobile anima, gli offrisse una vita migliore.



La II Rivoluzione Francese, saggio di fantastoria

LA II RIVOLUZIONE FRANCESE, SAGGIO DI FANTASTORIA

Prefazione

Lasciate che la “Molitudine” costruisca solidi baluardi di fantasia, grande madre della realtà, che nel dolore ne partorirà altre migliori.

Prologo
Nei loro discorsi di natale e delle grandi e piccole occasioni, papi e imperatori si battevano il petto e dicevano che bisognava fare qualcosa per cambiare il mondo, ma poi, terminato il discorso se ne tornavano nei loro caldi castelli e satolli i ventri, in cuor loro pregavano, speravano e combattevano per far sì che niente cambiasse, finché un giorno, le mura dei caldi castelli comiciarono a tremare al rumore dei passi della Moltitudine che marciava per le strade del mondo.

CAPITOLO I

Stato dell’arte del mondo agli inizi del terzo millennio
Sin dalla fine del XX secolo e durante le prime decadi del XXI, complessi organismi nazionali e internazionali sorti in seguito alle trasformazioni capitalistiche avvenute nei più potenti paesi occidentali, regnavano incontrastati, uniti e solidali nel perseguire un’unica logica di potere volta a sostenere, promuovere con cieca ostinatezza e imporre al mondo il proprio credo secondo il quale il Modello di Crescita Economica Globale era il migliore ai fini dell’esistenza e del progresso dell’umanità.
I sostenitori di tale politica si guardavano bene dall’ammettere di essere degenerati in una nuova forma di assolutismo culturale, economico e finanziario in stridente contrasto con l’affermazione degli stati democratici consolidatisi nel corso della seconda metà del XX secolo e peggiore di quello monarchico dei secoli passati, in quanto capace di annullare la volontà degli individui massificandola.
Questa trasformazione del potere, detenuto da un insieme di entità, che andavano al di là dei singoli stati e tendevano a dominare l’intero pianeta, era stata definita da alcuni studiosi di quei tempi, Regime di Potere Assolutistico Globale. D’altra parte, molti avevano compreso che

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   0 commenti     di: gianni scassa



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