accedi   |   crea nuovo account

Racconti brevi

Pagine: 1234... ultima

La fuga

Partii di buon mattino. Non saprei dire neanche io cosa mosse quella scelta, ma lo feci. Per un giorno desideravo sganciarmi dalle incombenze quotidiane. L'aria fresca mi accarezzava lieve, quasi ad accompagnarmi in quel gesto fugace che fu il prendere posto in treno. Volai quasi, esterrefatta dalla tanta energia che mi possedeva. Accanto a me sedeva un uomo dal volto scuro, un egiziano forse, un bell'uomo dall'aspetto severo e curato. Leggeva il suo giornale senza alzare gli occhi. Ne approfittai per osservarlo ancora un po', indisturbata. Si accorse della presenza dei miei occhi su di lui, alzò il capo, sorrise, tornò alla sua lettura. Sorrisi imbarazzata a mia volta. Posai lo sguardo sulle rotaie ancora immobili. Poi il treno partì. Un senso di vuoto mi colpì dritto allo stomaco, chiusi gli occhi. Pensai alla casa in disordine, pensai al suo risveglio. Avrebbe avuto bisogno di me, mi ripetevo. Mi avrebbe cercata. Avevo bisogno di fuga. Cercai di addormentarmi ma non ci riuscii. Ero nervosa. Passò un'ora. Guardavo di tanto in tanto l'egiziano. Poi una scintilla.
Le cade il cappotto, disse l'egiziano. Grazie, risposi frettolosa. Una mattinata fredda. Si, dissi, gelida. Mi chiamo Victor. Antonia. Il viaggio sarà piuttosto lungo, le va un caffè.
No, grazie, non bevo il caffè al mattino. Mi rende nervosa. Un the allora, mi faccia compagnia. Va bene, dissi titubante. Andammo nella carrozza ristorante. Un caffè e un the per la signorina. Signora, risposi. Oh mi perdoni, lei sembra così giovane. Non si preoccupi, è un complimento. Posò i suoi occhi nocciola su di me. Nella mia mente arrossii.
Sorseggiavo il mio caffé mentre l'egiziano raccontava del suo lavoro come orefice. Lavorava le pietre preziose, il mercato non era molto favorevole, era divorziato, un figlio, le pietre più acquistate sono i diamanti, non passanno mai di moda, un caffè speciale questo, complimenti giovanotto. E lei? Io, io non lavoro. Io mi occupo di persone malate. Ah, un'infermie

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: Riccardo


Ho deciso di cambiare vita 3

<< Scusa ti sto disturbando? Aspetti qualcuno?>>.
<< Ma figurati! Cioè...>>.
Perché sorridi? Perché sorridi con quel sorriso perfetto, che mi uccidi?
<< Dai, non dirmi che un ragazzo carino e in tiro come te è qui tutto solo, perché non ci credo!>>
Cristo, quanto è bello, non può essere di qua!
<< Non sei di qui vero?>>.
<< Sgamato! Sono di Milano!>>.
<< Maddai? Anche io!>>.
<< Davvero? E che ci fai qui? Io sono venuto a trovare degli amici...>>.
Usciamo da questo localaccio morbegnese. Io gli sto raccontando un sacco di cazzate, ma non perché amo fingere, ma perché davvero ho voglia di cambiare vita... sempre che affidarmi a un altro uomo, sia la strada giusta...

   2 commenti     di: frivolous b.


Voltare pagina

A volte il sangue scorre inspiegabilmente lento dentro di te. Avverti un certo bisogno di rallentare il ritmo consueto, e non sai nemmeno il perché. Non certo per prepararti ad un possibile evento successivo, o per sondare e tastare un particolare terreno d'azione, o per mascherare, a livello esteriore e negli atteggiamenti, la rabbia o l'euforia che ribollono. No, è semplicemente per fermarti un attimo e scrutare nel tuo interno. Analizzarti e studiarti più dettagliatamente, fin quasi ad arrivare all'autoscomposizione e casuale ricomposizione dei tasselli del puzzle che si addentrano nei meandri della tua coscienza, che la abitano e la tormentano. Eppure, al di là della sua apparente casualità, ciò a volte sembra seguire un rigoroso quanto assurdo criterio, soggetto solo a proprie regole interne. Senti di trovarti nel limbo dell'anima. Da una parte ricordi, dall'altra serie infinite di possibili eventi che la mente proietta sulla scia dei primi, ed in base ai quali li costruisce. Percepisci un blocco, un arresto del sistema nervoso, senza sapere che quest'ultimo, paradossalmente, sta lavorando più del solito e più del dovuto. E cerchi disperatamente un rifugio, un angolo della mente in cui fermare lo stesso arresto e far lavorare di nuovo normalmente gli ingranaggi. La disperazione è resa ancor più ridicola e annichilente dal fatto stesso che essa risiede in un quasi imperturbabile stato di placida calma psicologica. Sapere e rendersi conto di essere disperati senza tuttavia avvertirlo direttamente e palpabilmente. Un'assurda condizione di disperazione priva di disperazione, di vuoto e apatico tormento.
Era questo che pensava Tim mentre se ne stava sdraiato sul letto, con lo sguardo perso nel vuoto, e con la mente, invece, così carica di attività e tensione nervosa, nonostante l'apparente stato di inamovibile e passiva inerzia che sembrava renderlo abbandonato a se stesso. Era qualche giorno che in lui si era innescato un lento quanto progressivo lavo

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: Alfredo Caputo


Tornerà secondo te? Non credo!

Le due ombre si scrutavano in silenzio. Cercavano di leggersi l'una dentro l'altra. Si erano improvvisamente trovate sole, con un senso di vuoto allo stomaco, con il risentimento che si prova quando si scopre di essere stati traditi. Adesso cosa facciamo, non possiamo rimanere qui ad aspettare dobbiamo trovare una soluzione, disse una delle due ombre. Sto pensando, rispose l'altra, cerco di trovare una via di uscita. Certo è che non possiamo tornare a mani vuote. Accidenti era tutto perfetto, l'umano ci aveva quasi consegnato la sua anima ormai avevamo assunto le sue sembianze, la sua stessa forma ed anche la sua voce, stavamo per entrare nel suo intimo per aggrapparci definitivamente alla sua anima. Dovevamo solo risucchiare la sua energia-luce e tornarcene nel nostro mondo. Era fatta ma... ma lui se n'era andato.
Improvvisamente l'uomo si scosse al suono della sveglia. Era completamente sudato, un senso di profonda spossatezza gli riempiva il corpo, in bocca aveva l'acre sapore della paura. Che brutto incubo: " ombre che gli rubavano l'anima che gli assorbivano l'energia-luce, la matrice della vita". Che strano, pensò, la sveglia luminosa segnava le cinque. Aveva suonato con due ore di anticipo. Rimase al buio con gli occhi socchiusi ed un pensiero arrivò dritto alla sua mente: per tutta la vita aveva combattuto contro l'oscurità interiore, senza avere mai dedicato nemmeno un secondo alla ricerca della luce dentro di lui.
Avvertiva di avere lottato contro l'inesistente. Le tenebre, la paura, l'odio, la rabbia, l'invidia ecc... non esistono, sono la proiezione di una mente priva di luce. La realtà non nasce dall'assenza, nasce dalla presenza, strappa via i veli dell'oscurità e troverai la luce. Si addormentò mentre una voce gli diceva : "vuoi continuare a rimanere nelle tenebre oppure vuoi rivolgerti alla luce?" Non vivere all'ombra delle tue paure e nella paura delle ombre trasforma i tuoi incubi in sogni splendenti.
Tornerà secondo te? Chiese l

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: samuele


Neanche con un fiore

È che sono uno stronzo e non imparo mai. Alle undici di notte, sotto le lenzuola, stanco morto, con la sveglia puntata alla sette per arrivare in tempo al matrimonio, che per inciso è in culo al mondo e ho una paura fottuta di combinare un casino, alle undici di notte non mi posso mettere a fare certe domande, e invece le faccio, perché la vedo qui di fianco, insofferente, che vuole dirmi qualcosa ma devo essere io a chiederglielo, e allora lo faccio.
"Cosa c'è che non va?". Stronzo.
"Niente" risponde con lo sguardo che dice "un sacco di cose ci sono che non vanno".
"Dai, lo so che stai pensando a qualcosa."
"Dovresti saperlo a cosa sto pensando" mi rimbrotta lei.
Il brutto è che lo so davvero a cosa sta pensando, lo pensa un casino di volte e la metà di quelle me lo dice pure. E lei l'ha capito che io ho capito.
"È già il sesto matrimonio in cui mi porti, voglio vedere quando andremo al nostro!" mi fa.
"Dovresti essere contenta che finalmente ho trovato qualcosa che so fare, qualcosa per cui mi pagano."
"Lo sai che non è a quello che mi riferisco..."
"Sì lo..."
"E allora perché cerchi di sviare il discorso."
"Perché sono uno stronzo che si mette a fare certe domande alle undici di notte stanco morto e con la sveglia puntata alle sette" mi lascio sfuggire.
"Eh?"
"No nulla, comunque ci sposeremo prima o poi, te l'ho promesso. Dobbiamo solo sistemare alcune cose."
"Voglio vedere quando lo sistemi queste cose!"
Io tra l'altro non ho ancora capito perché queste cose le devo sistemare solo io, cos'è, lei è rimasta intrappolata nella torre del castello?
Non le rispondo comunque, non conosco proprio la risposta. Le sistemo quando si può. Se riesco a tenere il lavoro per qualche anno magari riusciamo a compracelo un buco da 50 metri quadri, con un mutuo sulla testa che pende come una ghigliottina ma forse ci riusciamo.
Si gira dall'altra parte. Io temo che stia tramando contro di me, magari si vuole far mettere incinta, così chi ci parla co

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: Moment


La Spina

La prima volta che la incontrai fu a casa mia. Ricordo che provai subito una sensazione di disagio nel guardarla negli occhi ed un blocco sentimentale.
Il blocco sentimentale mi accade quando non riesco a pensare, sto in apnea psichica; mi sforzo di valutare, chi mi è di fronte, di capire cosa provo. Nulla un blocco. Eppure sono molto sensibile, ricettiva a qualsiasi messaggio. Nulla. La ragione l'ho trovata nel tempo, analizzando le esperienze vissute e tutte, senza preconcetti di sorta, mi hanno portata a dedurre che mi succede quando incontro persone che non mi ameranno mai.
Sono consapevole di non avere un carattere facile, di porgermi agli altri con piglio che inizialmente somiglia a simpatia, allegria, spigliatezza ma che alla lunga rivela agli altri la mia aggressività. Sono così perché gli altri mi fanno paura, mi spaventano ed allora li aggredisco. Fingo sicurezza che non ho.
Di persone che non mi ameranno mai ne ho incontrate tante e tutte mi hanno provocato al primo impatto il "blocco sentimentale".
La Spina è minutina, bassina, nel complesso si può definire graziosa, discreta nel suo passo, quieta la sua presenza, passa quasi inosservata in mezzo agli altri.
Quella domenica mattina mi svegliai di buon umore, preparai un pranzetto particolare in onore dell'ospite che di lì a poco avrei ricevuto, mi feci bella, si fa per dire, ed eccola lì davanti a me. Notai subito che non era colorata.
Per me le persone non colorate sono quelle con i capelli castano chiaro, carnagione tra il bianco-grigia, occhi castano chiaro e che prevalentemente si vestono di colori, si fa per dire, panna, beige, marrone chiaro, verde marcio, verde pisello, albicocca.
Un'altra cosa che mi colpì furono gli occhi troppo vicini fra di loro, quasi a voler escludere quel naso troppo pronunciato per un viso così scarno e piccolo.
Notai che parlava guardando intorno senza mai incontrare il mio sguardo che d'abitudine fissa dritto negli occhi il mio interlocutore, n

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Anna Ferrara


Una famiglia felice

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Giuseppe Aricò



Pagine: 1234... ultima



Cerca tra le opere

Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata