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Racconti brevi

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Giornata tipo

Sul bus alla fine della meravigliosa giornata, trascorsa in una bella città d'arte, forse la più bella del mondo, mi accingevo a fare rientro, il mezzo era affollato, molti dei passeggeri erano stranieri, io ero in piedi, vicino a me, c'erano due signori seduti, credo marito e moglie, guardavano il panorama durante il percorso del mezzo, ad un certo punto, giunti in città, l'uomo si è sentito male, in sostanza aveva il mal d'auto e non ha trovato di meglio, che rigettare, ma dico io, può capitare di sentirsi male, certamente può capitare, cribbio! non ha trovato di meglio che farlo addosso a me! poteva tranquillamente farlo in terra davanti a se! Ma quando mai! lui no! Si è girato verso di me e lo ha fatto... forse gli ispiravo fiducia. Dopo il bel regalo il pover'uomo mortificato mi dice lo siento mucio (mi spiace molto credo) non so, se è questo il significato, voglio pensare che sia questo e appena il mezzo si ferma, scende con la di lui consorte e nemmeno saluta.
Ripensandoci forse è stato meglio così, magari per salutarmi mi faceva un altro regalo.
Parrà strano! salvo una parolaccia detta con il pensiero, quando è successo gli ho detto: " dillo a me se lo siento muccio! tacci tua", poi mi è venuto da ridere.

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4 commenti    0 recensioni      autore: alta marea


Notte

Era ancora notte. Una notte umida. Stellata e incredibilmente brillante per il buio che avvolgeva il luogo e per l'aria priva di smog. Bob era frastornato. Quarant'anni, circa cento chili per un metro e ottantacinque. Tutto intorno un territorio vasto, semi pianeggiante e desertico. Una ruota continuava a girare per inerzia, mentre qualche animaletto fuggiva spaventato. Bob respirava affannosamente, stretto dalla cintura di sicurezza. Rimasto per qualche istante privo di conoscenza, stava rendendosi conto della situazione. Il braccio sinistro doveva essere rotto, infatti avvertiva un forte dolore e non riusciva a muoverlo. Poco distante un cervo emetteva gli ultimi rantoli. Bob guardò oltre il parabrezza sfondato: dalla sua prospettiva vedeva il cielo e le stelle.


A molte miglia di distanza, Brian percorreva la stessa strada, nella medesima direzione. Seduto comodamente nella sua berlina di lusso con i sedili riscaldati, guidava assorto nei suoi pensieri.
Provava sensazioni contrastanti: ripensava a tanto tempo prima, di ritorno da chissà quale impegno. In auto scrutava il cielo e la notte favoriva pensieri di libertà. Entusiasmi di evasione verso future avventure, possibilità inesplorate, conquiste forse impossibili.
Invece adesso il futuro non gli sembrava riservare tinte accattivanti. "Mi sento come un salame appeso a stagionare: inerte e passivo. Non sprigiono neanche il profumo invitante dell'insaccato e non miglioro con il tempo; divento solo più vecchio e stanco", pensava. "Stanco della routine quotidiana, dei giochi dei rapporti sociali, della mancanza di verità. Forse dovrei cercarla nelle stelle, la verità". Aveva tutto: tutto quello che un uomo può desiderare. Un'ottima condizione economica gli dava la possibilità di scegliere; non aveva certo di che lamentarsi, eppure guardandosi dentro sentiva il bisogno di stabilire chi era e che cosa era diventato. Era difficile e doloroso ammettere le proprie paure, le piccole manie; avrebbe volut

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Rock Hard

Il Prof. si svegliò con la testa che girava leggermente, a pancia in giù.
All'inizio ebbe la sensazione di aleggiare in qualche luogo che non conosceva, ma che non gli dispiaceva.
Dopo alcuni attimi di smarrimento, rotolò su se stesso, mettendosi su un fianco. Si guardò e si accorse di avere ancora addosso gli abiti della notte prima.
Passandosi una mano sul viso, tentò di ricordare cos'era successo durante la notte e soprattutto tentò di scavare nella mente alla ricerca di un qualche ricordo su come aveva fatto a raggiungere casa sua, la sua camera, il suo letto... si sforzò, ma non ci riuscì: la cosa più difficile era capire cosa facesse parte dei suoi ricordi reali e cosa dei suoi sogni, e soprattutto temeva la parte che non riusciva a ricordare, scomparsa dalla sua mente come la luce in un black-out.
Dalla bruma purpurea nel suo cervello strisciò fuori un pensiero fastidioso.
Guardò la sveglia e si alzò di scatto dal letto: lunedì! Lavoro! Scuola! Autobus!
Scese in tutta fretta inciampando in qualcosa che non riuscì a mettere a fuoco, nel disperato tentativo di trovare la sedia della scrivania. Da seduto, impiegò tutte le forze per sfilarsi gli stivali che volarono lontano dai suoi problemi e atterrarono accanto all'armadio, dopo aver rimbalzato sul muro. Per i pantaloni fu più facile, anche se il jeans attillatissimo, che tanto gli piaceva perché in scena non lasciava dubbi su ciò che lo riempiva, in quel momento non collaborava attivamente. Riuscì finalmente nell'impresa e si diresse quindi verso il bagno.
Si tolse catenina ed anelli davanti allo specchio, si lavò la faccia senza nemmeno guardarsi, quindi passò a togliersi la maglietta.
Sollevò lo sguardo al suo riflesso: nella luce bianca e accecante dello specchio si accorse dell'alone viola di un morso all'altezza del cuore. Il suo unico, egoistico pensiero fu di sollievo: non si sarebbe di certo visto sotto camicia e giacca!
Controllò l'orologio: giusto il tempo di vestirs

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6 commenti    0 recensioni      autore: Anna Castelli


Uno scontro impari

Il caldo era insopportabile, la notte tardava ad arrivare in quella stupida stanza. Io sudavo, dentro e fuori. Mi giravo e rigiravo tra le lenzuola, e il cuscino sembrava aumentare il mio fastidio.
Mi alzai e presi un bicchiere d'acqua, ma neanche quella riusciva a calmare il mio senso di oppressione. Cristo, non siamo in Africa. O forse si. È tutta colpa del riscaldamento globale, e' tutta colpa dei frigoriferi, è tutta colpa... ma vaffanculo. Mi continuava a ronzare per la testa un fumetto di Pazienza, gli ultimi giorni di Pompeo. Forse stavo vivendo anche io i miei ultimi giorni. Chi se ne frega, ora ho solo il caldo nella testa.
Quella notte la passai sulla poltrona, con sempre una sigaretta accesa. Feci fuori un pacchetto di pall mall blu in un attimo.
Mi masturbai, pensavo a possibili donne immaginarie. Tette di quella, culo di quell'altra, pompe di quella, fica dell'altra.
Il caldo era un'avversario anche per il sesso fai-da-te.
Dovevo sconfiggerlo, uccidere quel clima tropicale del cazzo.
Senza accorgermi neanche, crollai. Mi risvegliai alle due del pomeriggio.
Merda, il bastardo mi aveva ancora sconfitto.



Marco e Giulia

Stavano percorrendo l'autostrada, Marco e Giulia, lui guidava svogliatamente e distrattamente. I pensieri lo distraevano, pensieri evanescenti, veloci e rapidi che si formavano per poi scomparire come un'onda sulla battigia. Marco cercò di fermarli e di formarne uno, in particolare, che si snodasse lungo un percorso da lui guidato. Distraendosi ancor di più dalla guida, che del resto non richiedeva particolare attenzione, la sua mente iniziò a dedicarsi alla sua compagna di viaggio, sua moglie Giulia, moglie ormai da 12 anni.
Cosa mi lega ancora a lei? Non sono più innamorato e questo è evidente ormai da tempo. Ma non parliamo di innamoramento, per favore! Soffermiamoci sull'amore che si consolida tra una coppia che oltretutto condivide un figlio di 10 anni. È chiaro che non provo neanche amore per Giulia. Ma allora perché ci sto insieme? Per Matteo? Forse si, direi che forse... si sono convinto che sia lui il collante ma forse non è proprio così a dire il vero potrebbe essere la mia pigrizia, non ho voglia di. La detesto ormai, non gli voglio neanche più bene, non più affetto niente di niente altro che amore... E non parliamo del sesso quello si che. Pigrizia hai detto bene, non ho mai neanche tentato di farmi una relazione extraconiugale, se non è pigrizia questa! Tanto a lei non sarebbe fregato un cazzo, cuore di pietra... con me. Chissà se mi tradisce, non credo me ne accorgerei. Del resto neanche ho mai visto coppie felice, ho visto solo relazioni trascinarsi avanti. In fondo non hai sempre proclamato che siamo nati per procreare e non per formarsi in coppie durature (non parliamo poi del "per sempre")? Giusto il tempo per rendere autosufficienti i figli. Matteo sarà autosufficiente? Cazzo dici scemo ha solo 10anni. Si ma io non ne posso più a lui ci penserà sua madre io gli passerò i soldi lo vedrò certo non ho mica detto che lo abbandono completamente. Ma devo fuggire. Trova le palle per farlo trovale e tirale fuori una volta in vita tua.

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Antichrist VII

Ho deciso.
Mi tolgo la vita.
Però non voglio sentire dolore. Non voglio. Il dolore mi spaventa. Il dolore mi annichilisce. Il dolore mi terrorizza.
Non rimane altra soluzione. Ho deciso.
Vado in overdose. L'ho già rischiata un paio di volte. Conosco i miei limiti. Per cui so cosa superare. E so anche dove andare.

Antichrist.

Da quando è successo quel casino la clientela è triplicata. Non c'è mezzo migliore per pubblicizzare un locale che una storia di cronaca nera. Il ragazzo squartato in casa. La ragazza trovata seminuda in mezzo alla strada. In giro c'è un assassino. Non avessi paura del dolore mi farei ammazzare da lui.
Stasera in consolle c'è ancora Orgia DJ.
Ceno.
Doccia veloce.
Una bottiglia di Montenegro.
Sei minuti di televisione.
Veloce capatina su pornogratis. com.
Una sega veloce veloce.
Una rinfrescata.
Un paio di caramelle.
Vado.

Venti minuti a piedi.
Cinque se non fossi fatto. Strafatto. Rido da solo e cammino. Tutto ruota.
C'è una coda pazzesca. Pazzesca. Quaranta metri di pelle e sudore. C'è il rischio che possa farmi male. Tutti che spingono. Tutti che sgomitano. Qualcuno che vomita e qualcuno che gli ride addosso. Una coda pazzesca.
Sono obbligato.
La soluzione di riserva.
Collirio. Collirio. Fazzoletto. Vado.
Mi avvicino ai quattro palestrati dell'ingresso. Hanno i bicipiti più grossi della mia testa. Io li chiamo muscoli che camminano. Ma è meglio non ridere. Devo sembrare uno a posto.
- Scusate ragazzi, Agen...
Uno di loro mi afferra per il braccio e mi porta lontano. Cammino per inerzia. Non provo nemmeno a opporre resistenza. Se mi riempie di botte lo stimo. Camminiamo camminiamo camminiamo. Non riesco a capire dove siamo.
Ci fermiamo.
Il muscolo mi fissa negli occhi e dice:
- Ma sei impazzito? Non erano questi i patti, cazzo!
Non capisco una beneamata minchia. Patti?
Gli chiedo di cosa sta parlando.
- Ma sei scemo? I tuoi colleghi sono già tutti dentro, li abbiamo fatti entrare tut

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Il tema di Rosetta

Quasi sempre accompagno i nonni per la loro passeggiata serale, sulle vie di Brooklyn, nonno Giuseppe e Nonna Maria sono sposati da 58 anni, vivono in America da 40 anni, due figli, Frank e Rosetta (mia Mamma), e sei nipoti, tre di mia mamma, e tre da zio francesco. La nonna parla e scrive bene l'inglese, ma il nonno, non lo scrive anche se lo legge e quando parla fa 3 parole in italiano e una in inglese, io e i miei cugini lo capiamo, perché lui cerca di insegnarcelo, ma se va nei negozi ha sempre difficoltà a farsi capire, io voglio bene al nonno, lui fa le pizze a casa per noi, e poi la domenica a casa sua c'è sempre festa.
Con zio Francesco, zia Anna e tutti i cugini, il nonno con mio papà e zio Francesco guardano sempre la televisione Italiana, guardano le partire di calcio, mentre noi bambini siamo con la nonna, che gioca con noi e ci racconta belle favole Italiane,( ma è vero che in Italia, sono tutti poveri?) Nonna dice che lì sono poveri, ma tutti felici, e che le domeniche vanno tutti al bar per comperarsi il gelato. Tutta la famiglia in fila va a passeggiare per le vie e a sedersi sulle panchine dei giardini della villa comunale), deve essere bello in Italia, io non ci sono mai stata, ma nonna ne parla sempre e tra lei e il nonno parlano sempre in Italiano.
Giornali, radio, televisione, libri e fuori, davanti a casa la bandiera italiana, nonno dice che è felice, ma io non ci credo molto, credo che l'Italia gli manchi tanto, perché parla sempre del paese dove è nato.
Ho promesso ai nonni che quando sarò grande e avrò dei soldi, li porterò con me in Italia a fare una bella gita. Mi dicono che in Italia ci sono bei monumenti, fontane, e tante belle città con piazze che hanno tanti colombi, Palazzi e Ville con grandi giardini ricchi di fiori e farfalle multicolore, a me piacciono tanto.
Il nonno dice che da piccolo a casa aveva molti animale, rondini, passeri e che suo papà aveva conigli, galline, mucche, perché viveva in una gra

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2 commenti    0 recensioni      autore: Vito Bologna



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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata