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Racconti brevi

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Il fotografo

Si appostò, fissò la macchina fotografica sul cavalletto e aspettò. Faceva il fotografo da venti anni e le sue immagini erano su tutti i giornali del mondo. Realizzava fotografie nelle città; i suoi temi preferiti erano i monumenti e le cattedrali famose. Aspettava che la luce del giorno o della notte facessero il loro lavoro. Lui si limitava a fare il suo; quello di aspettare e premere il bottone dell’otturatore al momento giusto.

“Quanto costa?,” chiese una bimba sul marciapiede.
“È molto cara, è una macchina fotografica,” disse Jorge.
“Che fai con la macchina fofofrafica?”
“Fotografo quel palazzo lì.”
“Il mio papi è saltato da quella finestra.”
“Oh, deve essersi fatto male.”
“È morto sul colpo.”
“Mi dispiace.”
“Se c’eri tu, potevi fargli una foto.”
“La prossima volta.”
“La mia mami si è risposata.”
“Bene, aspetterò.”

“Una bella chiesa, vero?”
“Sì.”
“C’è entrato?”
“Sì, certo.”
“Perché non fotografa l’interno?”
“Adesso sono fuori.”
“Io adesso entro; prego tutti i giorni.”
“Fa bene.”
“Dentro c’è San Giuseppe.”
“Sì, sì.”
“Accendo un cero e gli parlo, e lui esaudisce le mie preghiere.”
“È fortunata.”
“Dovrebbe farlo anche lei.”
“Quando ho finito qui, grazie.”

“Non vorrebbe fotografarmi?”
“Fotografo solo edifici.”
“Ma che cosa noiosa, mi guardi, sono bella?”
“Lei è molto bella.”

Poi, fecero all’amore.



Matilde: il desiderio eccellente

Ciò che ti appartiene, strada, banchine e lanterne, appaiono i racconti di Matilde e della frequente strada, in quale tempo, adolescente ed ingenua, sbottonerai le sorgenti a qualsiasi zuccheroso veleno, mentre quella ti sfami, i mondi del piacere si pascoleranno del solito bontà. Quella droga richiede un acconto sufficientemente abbondante. Le mura di tali vasi sanguigni hanno necessità di giovanili calori. Apparve al comunicato e scacciata, dalla tipica realtà normale, al fine di una particolare preferenza di vita, lo "sballo". Matilde oltrepassò le stradine di nuovi paesi, non inconsapevole del totale e pericoloso effetto delle sballature che lo stupefacente era capace di arrecare, insulti consistenti al suo pensiero, tuttavia, concretamente, addirittura le sue schizofrenie di ragionamenti comparirono spezzate, da pensieri senza senso concependo, nel tempo, distruggendo, con la fantasia ed allucinazioni il desiderio eccellente. Il mondo, per lei, era diventato troppo anziano per accoglierla nelle sue armonie. Ovunque, in qualsiasi discoteca vagava, vi erano squilibrati, dementi e innocenti d'ogni specie. Attraverso quello che comprendeva il baratro, è quella, il suo mondo reale, non aveva la forza, neanche una volta, di chiudere fuori del tutto, la dipendenza totale della droga. Piuttosto, contava sulla doppiezza della quotidianità, che aveva accolto in dono, un assistenza da persone che non l'avevano mai abbandonata e più si annullava in essa, la netta convinzione di non avere la forza ad uscirne fuori, nella attuale disordinata vita. Diceva che nessun angelo è capace di guidarla alla salvezza. Fu messa alla porta dalle più cattivi sforzi di togliersi la vita, inferiore a rovescio macchiato, era il suo destino, sprovvisto di un rimedio dove poter desiderare un avanzo di "spinello" rollato, con le mani tremanti, in modo corretto e più opportuno, per pensarci un attimo. Ci saranno notti senza uscita, povera Matilde, ugualmente la nebbia si riscopre fre

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   0 commenti     di: giovanni barra


Solo una brutta favola

- Ma caro non abbiamo bisogno di quell' auto! abbiamo già la nostra Porche che è micidiale ce la invidiano tutti, va bene che il tuo giornale va forte, ma non sei mica un petroliere!

- Cara ascoltami, la Ferrari è la Ferrari, fidati lascia fare a me, poi adesso che hanno anche chiuso la caccia ai cerbiatti con queste maledette leggi moderne dei verdi... lasciami togliere qualche sfizio almeno!
(Dopo alcuni giorni)
- Gianni che ne dici vuoi fare un giro con la mia nuova ferrari?

- Giovanni stento a crederci, Allora è vero che con l'età si migliora, ti ricordi che da piccoli non mi lasciavi neanche ascoltare il tuo stereo?

- Dai! Non tirare fuori vecchie storie, allora lo vuoi fare o no questo giro, guarda che lo spirito del buon fratello ci mette un attimo a passarmi eh!

Gianni non perse tempo, si infilò nell'auto e cominciò a correre giù per la strada che dalla villa portava alla città

Crash

Un tragico incidente, Gianni muore, la macchina nuova distrutta in mille pezzi

- Ma com'è successo?

- Purtroppo dei cerbiatti hanno attraversato la strada, Gianni ha perso il controllo ed è finito nel crepaccio

- Maledetti cerbiatti li stermineremo tutti!! Farò riaprire la caccia nessuno potrà più dirmi che non sono un pericolo per gli automobilisti!! Ah povero fratello che fine miserevole, ma contatterò i sindaci di tutti i comuni qui attorno e ti regalerò il funerale più indimenticabile che ci sia mai stato, nessuno ti dimenticherà più! Nessuno!

(Dopo alcuni mesi)

- Caro scusa se torno sull'argomento, ma come possiamo non aver risentito economicamente della distruzione dell'auto? Anche se è stata una tragedia la banca vorrà comunque indietro i soldi del mutuo che abbiamo stipulato, no?

-Cara, ma per chi mi hai preso? Per il primo sprovveduto che passa? Su quell'auto, oltre al mutuo avevo stipulato un assicurazione che ci ridarà 10 volte tanto i soldi che ci aveva prestato la banca

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Chi vuoi che ti creda?

Ora il medico raggiunse il letto di Marta e rivolgendosi a lei con gentilezza le chiese: "Fanno male i polsi?"
"Non sono quelli che dolgono..."rispose lei, e il tono in cui lo disse lasciava comprendere che esistevano ben altre pene atte a sbranare il cuore. "D'accordo" disse l'uomo, aggiungendo "vedrà, l'aiuteremo!"
Poi si rivolse nuovamente all'infermiera dettandole la terapia che, con solerzia annotò sul suo fedele taccuino. La sera stessa Marta iniziò a ingoiare le compresse distribuite dal personale di turno.
L'effetto di tale cura la fece precipitare in uno stato pseudo sonnambulesco trascorrendo le giornate nel dormiveglia. Le rare volte che si alzava sulle gambe malferme, vedeva la stanza ondeggiare. Almeno due volte al giorno doveva ubbidire a certi stimoli del suo corpo e compiere uno sforzo per recarsi al gabinetto.
La prima esperienza non fu facile: una vera impresa reggersi in piedi in equilibrio. In quello stato precario procedeva lentamente tendendo le braccia in avanti per traballare e sbandare meno.
Stentatamente raggiunse quel luogo. Aprì la porta cigolante; un fetore nauseabondo l'avvolse facendola retrocedere, ma la necessità, conscia di essere giunta alla meta stabilita, si fece più impellente e non essendovi altra soluzione, dovette capitolare.
Il vaso rigurgitava di liquami, incrostandolo esternamente fino a raggiungere il pavimento, emanando miasmi vomitevoli. Orme rinsecchite testimoniavano che molti piedi avevano calpestato quella sozzura, estendendola lungo il vano.
Tutta la corsia si trovava in uno stato di avanzato degrado. Dalle pareti screpolate, frammenti d'intonaco cadevano sporcando il pavimento attaccaticcio; i vetri delle finestre,
compassionevolmente opacizzati dalla polvere, celavano lievemente le grate arrugginite; i materassi e cuscini, macchiati, secernevano un puzzo di stantio marciume. Un ambiente gelido, sporco, inospitale, inadatto a risollevare gli spiriti affranti di quelle ammalate. I respo

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   4 commenti     di: colori diluce


Prima ora: lettere

Una scuola di Napoli, aula 6 ore 8:30.
Senza che nessuno avesse intuito la sua intenzione di cominciare una frase, Mastrangelo all'improvviso esclamò:
"E'si propt vulesse sfottere a'scazzetta dò prevet,..."
Come?!?!... intervenne pronto Colantuono;
Ma chiedo molto se ogni tanto riuscissimo a mettere una dietro l'altra due parole di senso compiuto, magari in italiano..???
Nonostante mi sforzi di giorno in giorno cercando di comprendere quale oscuro virus la assale e la costringe a vomitare schifezze lessicali, la avverto, ci ho quasi rinunciato del tutto... e non so se mi spiego... se permette, la licenza poetica me la prendo anch'io... sò cazzi...
E bastaaaaa... io non dico che si debba essere tutto di un pezzo in qualunque situazione...
Ci mancherebbe altro... siamo uomini tutti... e ringraziando nostro Signore reagiamo e rispondiamo a tono... e quando vogliamo... siamo vivi... siamo liberi... ma quando è troppo è troppo.
E la prima volta passi, e passi anche la seconda, ma dopo un'infinità di volte si può anche rinunciare alla comprensione forzata e sentire il bisogno di instaurare un dialogo più serio, più profondo, più umano, ma soprattutto più comprensibile!!!.
E cosa ci si sente dire? ..."se proprio volessi sfottere la scazzetta del prete.. bla bla bla..."
Ma che siamo, uomini di Neanderthal?...
Ma con quale coraggio torturiamo la nostra amata lingua... madre della "Divina Commedia", de "I Promessi Sposi", del "Così è se vi pare"... più rispetto... più civiltà letteraria...
Dobbiamo essere consapevoli che il bagaglio culturale che abbiamo ereditato dai nostri padri deve essere indossato con dignità soprattutto nell'uso quotidiano...
Solo così la nostra costanza ci premierà formando dentro di noi una coscienza sensibile ed educata al puro ascolto della nostra lingua...
Mastrangelo si riprese quasi subito da quel turbinìo di parole e senza farsi sfuggire l'occasione colse al volo l'attimo in cui Colantuono

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La lettera

Mi sentivo l’uomo più felice e fortunato sulla terra.
Come eravamo innamorati!
Ci eravamo incontrati solo cinque mesi prima, e
la vita mi stava finalmente sorridendo.
Le avevo comprato un anello con un diamante, una collana di perle, una spilla d’oro, un orologio con cronometro, una casa, un’automobile, un computer, una pelliccia di visone, tre paia di scarpe, un paio di guanti, una sciarpa di cachemire, un foulard di seta, un cappello con una piuma, un paio di occhiali da sole di marca, un paio di sci, tanti libri, molte scatole di cioccolatini e caramelle colorate.

Ieri sera, nella buca delle lettere ho trovato un biglietto giallo piegato in due. Sul lato esterno c’era scritto: Per Luigi.
Nell’interno, scritto in matita per gli occhi, c’era questo messaggio:
Grazie per l’anello con il diamante, per la collana di perle, per la spilla d’oro, per l’orologio con cronometro e grazie per la casa, per l’automobile, grazie per il computer, grazie per la pelliccia di visone, per le tre paia di scarpe, per il paio di guanti e la sciarpa di cachemire, grazie per il foulard di seta, grazie per il cappello con una piuma, per gli occhiali da sole di marca e per il paio di sci, per i tanti libri. Grazie di cuore Luigi. Tua Susi.

P. S. Mia figlia ti ringrazia per i cioccolatini e le caramelle.
P. P. S. Ritorno da mio marito.



L'assedio

Trentatrè trentini tornarono a Trento, tutti trentatrè trotterellando.
Trainandosi tronfi tre taglie per testa, tiranni tremendi, tornavano a Trento per toglierle troppo: truffarne tremila, traguardo tranquillo. Trascorrevano, tesi, in terzine, temendo tragedia e tossendo tabacco: tacevano, truci, tra terrazze temibili tese a tranello. Taluni testardi tentavan trovate, talaltri tremavan, temevano tanto: trecento trentini tenevan la torre, tagliandogli il trotto. Tensione e terrore, tangibili, tarparon la truppa trottante: tutti i trecento, i tendini tesi, tentarono il tiro su tali tipacci. Trenta, trafitti, trapassarono tosto: tre in tutto, tapini, tennero testa.
Tutto taceva, tornaron le tenebre.




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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata