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Racconti brevi

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Nomi per salvare il pensiero evanescente

È quasi mezzanotte e il freddo ci punge aspettando Micaela. Tu sei tante cose, tu sei frizzante. Ti dondoli con le mani in tasca e c'è più stile nelle tue pose che in un musical famoso dei settanta. Vai snocciolando le novità dall'ultima volta dando un tono di voce diverso ad ogni episodio con una recitazione divertita. Dietro le tue parole variegate si intravede una sottile volontà che fa da regìa alla giostra degli eventi per condurla in un luogo del futuro. Io, sospeso in questa moderata euforia invernale disegnata dal tuo comportamento, percepisco che la tua pelle è diventata dura per i graffi subiti e apprezzo la tua mente lucida nel sottolineare le proprie competenze e contemporaneamente i limiti.
Il tuo buonumore è sostenuto dalla consapevolezza delle cose accadute. Le decisioni nel gruppo di artisti, le idee concepite per un video, i libri letti, le possibilità di un lavoro. Ma col passare delle ore le cose accadute vanno lontanandosi dal presente scivolando nel passato. I meccanismi del tuo umore se ne accorgono e vanno ad ispezionare il nuovo passato prossimo che nel frattempo si è costituito. Prendono nota delle novità giunte dal mondo esterno e dei nuovi compimenti che hai saputo confezionare. Se non è stata consegnata alla mente abbastanza struttura, le agenzie di rating dell'umore decideranno per un declassamento. Devi essere laboriosa in silenzio per rispettare le consegne e guadagnare un'estensione del tempo felice, evitando il game over.
Non basta però mettere un freno agli spunti dispersivi e concentrarsi sulle strade intraprese. Ogni lavoro è simile ad una raccolta e prima di iniziare è necessario preparare un contenitore in cui salvare gli sforzi. Trattandosi di aspettative e di umore, che sono pezzi di spirito, il contenitore non può che essere un nome. Devi dare un nome ai tuoi lavori prima di cominciarli, così saprai quando li avrai finiti e li potrai poi mettere in esposizione sulle mensole nei corridoi del pensiero.

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   0 commenti     di: Manuel Cappello


Oltre l'illusione

Lei entrò fra le nostre due file e noi dimenticammo di respirare. Quegli occhi celesti, quel dolce viso che pure gli angeli le invidiavano, i capelli coi riflessi del sole… Dio mio, com’era possibile che esistessero ancora esseri simili, oppure era un miraggio che prendeva in giro i nostri stanchi sensi. Noi, in due file di carcerati di campi di concentramento, con occhi sbalorditi e sporgenti e bocca spalancata osservavamo incantati questa ragazza, e sentivamo che a poco a poco si accendeva in noi la speranza e la voglia di vivere. Non era semplicemente una persona, era una forza che creò un varco, una finestra che si aprì e lasciò via libera ai nostri ricordi spaventati e nascosti chissà dove in qualche angolo del cervello e dell’anima, la quale era logora e spossata. Volti cari comparirono e restarono immobili davanti ai nostri, elargenti smorfie di sorrisi involontari. Lei parlava con l’ufficiale che l’accompagnava, e i suoni della sua voce erano la musica più bella che le nostre orecchie avessero mai sentito. Quando lei rise, le ali degli angeli si dischiusero e si picchiettarono soavemente proprio sotto il tetto della nostra misera baracca. No, lei non aveva niente a che fare con questa SS che le stava accanto, lei non aveva la stessa divisa, lei era un angelo venuto per noi, fra noi.
Ad un tratto ella si girò, quando i suoi bellissimi e sorridenti occhi incrociarono i miei, il cuore sembrò quasi che smettesse di pulsare. Lei indicò dalla mia parte e io pensai contento che ero io colui che voleva, invece no, era mio fratello, il quale era posto proprio affianco a me. Non ci eravamo separati dal moment o in cui eravamo stati deportati in quel campo, ed era questo che ci dava la forza di andare avanti in quella orrenda realtà. Lui fece un passo avanti e io dolorosamente notai che sia lui, sia tutti noi non avevamo niente in comune con l’aspetto umano, eravamo comici, brutti, scheletrici, con quelle facce che

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   2 commenti     di: suzana Kuqi


Lascia stare l'uccellino!

Ispirazione. Ah, meschina farfalla colorata, spenta, sfuggente. La trovi ma quando ti avvicini eccola che vola via.
Così guardo il cielo : limpido e azzurro. La cerco in questo, lo ascolto : mi parla dell'estate, del sole, della felicità e della libertà. Credo che oggi sia contento.
Ma non trovo l'ispirazione.
Esco in terrazza e odoro i profumi : di erba tagliata, odore sempre piacevole per me, che vivo nella campagna, mi raccontano di bucato, di fiori, di estate.
Ma non trovo l'ispirazione.
Ascolto i rumori, anzi, i suoni rilassanti della natura : gli uccellini cantano, felici anche loro del sole. La mia vicina di casa che chiama con insistenza il suo cane. Il gracchiare dei corvi : li saluto, loro sono miei amici. A stonare quei suoni il rumore di una moto.
Ma non trovo l'ispirazione.
Poi la sento, mia mamma. Mi faccio più attenta per capire cosa dice :<< Lascia stare l'uccellino.>>
E adesso, mi chiedo, cosa sta dicendo?
<<Lascia stare quell'uccellino!!>> Ripete lei, una, due, tre volte.
Incuriosita esco fuori e vedo un bellissimo gatto grigio che viene a farci visita poche volte all'anno. Il suo corpo snello era nella tipica posizione che questi assumono quando puntano una loro preda. Così scorro con lo sguardo e vedo un uccellino che svolazza spaventato a destra e a manca.
<<Mamma, che fai?>>
<<Quel gatto stava per mangiarsi quell'uccellino, lo vedi là? credo abbia il nido dentro a quel buco.>>
<<Oh.>>
Stiamo tutte e due ad osservare il gatto grigio che con il suo solito passo composto e la sua regalità raggiunge il cancello ed esce dal giardino.
chissà quali sono stati i suoi pensieri, magari si starà dicendo : ma guarda questi stupidi umani. Sì, credo pensasse proprio questo.

   1 commenti     di: Traumer


Una sconosciuta ha fatto centro!

Sono in giro con la macchina e guardo la città attraverso il finestrino. È una giornata fredda, umida... come solo Genova sa offrire...
Lungo i viali gli alberi sembrano inchinarsi al mio passare e le foglie, sollevate dal vento, sembra danzino nell'aria come sospinte da una magia.

Arrivo a una piazza, forse l'unica rimasta in città con le panchine. Chissà perchè le hanno tolte tutte - penso - e di conseguenza, le piazze, che prima erano affollate di persone e di bimbi gioiosi, ora sono deserte...

Su una panchina, una vecchietta guarda l'orizzonte.

Sono attratto da qualcosa di inspiegabile... quella scena, triste, di quella anziana, sola, mi commuove e mi fa fantasticare sulla sua vita.
Ne osservo il vestiario, semplice ma dignitoso. Lo scialle a riparare la testa e le orecchie dal vento... mi ricorda mia madre...
Guardo il viso, scavato, aggrinzito ma sereno. Chissà cosa deve aver sofferto... la fame, la guerra... la solitudine... il distacco dalla persona amata...

Poi il mio sguardo si posa sugli occhi... quegli occhi... vivi, che trasudano vita malgrado quel viso appaia apparentemente molto avanti negli anni... quegli occhi volti all'orizzonte, al cielo, incuranti delle macchine che corrono veloci insensibili di lei... quegli occhi che sovrastano tutto e che sembrano immagazzinare scene viste chissà quante e quante volte.
Come non bastassero mai!

Poi, lentamente, si gira e i suoi occhi, magnetici, incrociano i miei.

Un attimo di "silenzio" ... di vuoto, mentre mi regala un sorriso che rischiara il suo volto vissuto... poi riprende a guardare il mare.

Forse moglie di un navigante... probabilmente ricorda i tempi andati... forse immagina di arrivare oltre oceano... forse... quell'immagine mi cattura.

Scendo dalla macchina e lentamente, per non intimorirla, mi avvicino a lei che nuovamente guarda e mi sorride...

Le siedo accanto e insieme rivolgiamo lo sguardo verso l'infinito, in silenzio.

Non so quanto tempo pass

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   22 commenti     di: Bruno Briasco


Tutta la vita insieme - prima parte

[Angela a don Gaetano]

"Fosse per me non ci sarei proprio venuta qui, padre. In quasi settant'anni che sto in questo quartiere non sono mai entrata in chiesa, né da sola né con mio marito. Ma lui è un bel testone, sa. Cosa gli sia preso, proprio non lo so, ora che lui è malato.
Sono due mesi che sta all'hospice e ormai non gli resta più molto. Sarà per la malattia, sarà perché, in fondo in fondo, lui proprio ateo non lo è mai stato, ma il fatto è che ieri mi ha preso un braccio, mi ha guardato fisso fisso, con degli occhi che non gli avevo mai visto e mi ha detto che vuole chiudere tutti i suoi conti, prima di morire.
Ha detto proprio 'chiudere', sillaba per sillaba, e che sforzo gli è costato!
Insomma, vuole parlare con lei e capire cosa ha da fare, per andarsene con la coscienza a posto.
La prego, lo vada a trovare, padre."


[Don Gaetano a Luigi]
"Mi stia a sentire. Ho ascoltato la signora che mi ha mandato, che, se non sbaglio, è la sua seconda moglie.
Lei l'ha mandata da me con una richiesta difficile, impegnativa. Chiede alla Chiesa di aiutarla a presentarsi al cospetto di Dio, mondato da ogni peccato.
Non è così semplice! Non si possono fare i propri comodi tutta la vita per poi sbiancarsi l'anima all'ultimo momento. La Chiesa non è una lavatrice, dove basta spingere un bottone e tutto è fatto!
Comunque, mi sono documentato ed ho anche parlato a lungo con il nostro Vescovo. Con l'aiuto del Signore abbiamo valutato - con tutta l'attenzione - il suo caso e siamo giunti ad una conclusione.
Verremo incontro alla sua richiesta. Ma c'è un problema, un grosso problema, che dobbiamo affrontare e risolvere prima che io possa assolverla. Forse lei non c'ha pensato, ma c'è, e pesa sulla sua coscienza. È un macigno che dobbiamo rimuovere.
Si tratta della signora Angela.
Suvvia, non faccia il meravigliato. Lei l'ha sposata 32 anni fa, con rito civile. Non poteva fare altrimenti, perché lei era già sposato. Con la signora Adua, per

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Il pesce rosso

Chi di noi non ha comprato, almeno una volta, un pesce rosso alla festa del paese? Chi non si è lasciato adescare da quell'iridescenza in stupido moto circolare nella sua boccia, da quel vocalizzo muto, precluso ai nostri orecchi, da quel blob! apatico e indifferente che s'avvicina al vetro come per spiarci e immediatamente se ne allontana come da cosa assolutamente insignificante?
Il pesce rosso, con le sue squamette iridescenti, il suo mutismo assoluto e la sua apparente stupidità, è l'unico animale che riesce a ficcarsi anche nella casa di chi non ama le bestie.
Magari anche solo finché madre natura non ne avrà abbastanza di acqua stagnante, molliche di pane e incauti sbatacchiamenti. Ce n'è che son finiti nel tubo di scarico tra gli urli disgustati di chi doveva solo cambiargli l'acqua, o a dimenarsi per terra sotto gli occhi attoniti di chi proprio non sa che pesci pigliare; ma i più finiscono per essere trovati placidamente a galla come chi fa il morto sull'acqua.
So di uno che ha creduto che dormisse e l'ha tenuto due giorni così, prima di darlo da mangiare al gatto.
Eppure il pesciolino rosso, nel suo sacchetto di plastica col quale lo portiamo a casa, nella sua palla di vetro magari abbellita del dono di un fiore di plastica o di un sassolino, è un essere vivente, né più né meno del cane, del gatto, del virus del catarro e anche di colui che lo ha comprato.
Quando è molto piccolo, il pesce rosso è trasparente, così che pare che in acqua siano cascate le lucciole. Ma questo è uno spettacolo riservato ai moderni cultori d'acquatiche creaturine, per i quali un acquario, con la sua ovattata trasparente bellezza è un pezzo d'arredamento da non sottovalutare, se si vuol conciliarsi gli amici animalisti, i figli che vorrebbero un cucciolo, e continuare tranquillamente a non amar troppo le bestie.
In questi acquari, che sembrano veri e propri oceani in miniatura, fluttuano creature evanescenti, curiose, coloratissime, alcune dalle strane form

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Paradosso

- Ciao Tommy. come va?
- Mah, non posso lamentarmi e tu?
- Di meglio non potrei chiedere alla vita. Fai un salto con me fino al ponte mentre ti racconto?
- Certo, anzi, facciamo a gara a chi arriva prima?
- Dai!

- Tommy, dimmi... accidenti all'età .. ho il fiatone... sono scoppiato, come ti trattano i tuoi?
- Beh, come ti dicevo non potrei lamentarmi di nulla. Pensa, li ho abituati a mangiare e bere quel che piace a me, a uscire quando voglio, mi accudiscono in tutto... godo di una libertà infinita, faccio quello che voglio: se ho voglia di uscire esco, se voglio dormire dormo, se ho voglia di coccole trovo sempre qualcuno pronto a soddisfare le mie voglie... persino quando faccio la cacca puliscono per terra, e quel che più mi fa sorridere è che credono di essere loro i padroni!

   23 commenti     di: Bruno Briasco



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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata