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Racconti brevi

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E la vidi arrivare

E la vidi arrivare. Al solito con lei c'era l'"amico del cuore", poco collega e più "suo" collaboratore, per sedersi al tavolo della mensa aziendale. Non capii perché quel giorno avessero scelto proprio il tavolo a cui ero seduto io, visti i soliti sguardi in cagnesco di lui e quelli imploranti di lei. Questo tipo proprio non l'avevo mai sopportato, parlava sempre a voce bassa mugugnando, ed io ero invidioso di quelli che giocavano bene a calcio. Il tempo di scambiare qualche battuta quasi non ci fu, perché quel giorno decisi che la mia vendetta non avrebbe dovuto più attendere e mi ci avventai contro, contro ogni logica, urlando e inveendo e scagliandogli contro il cibo che ingenuamente avevo pensato di dover mangiare.
Durante il corpo a corpo, lo vidi ma non lo riconobbi più, infatti mi ero accorto in quella fase così concitata di aver aggredito la persona sbagliata. Avevo aggredito un addetto alla vigilanza.
Non potei, a quel punto, fare altro che cominciare a correre e correre più veloce del vento, per darmi alla macchia visto che avevo fin troppo attratto lo sguardo degli altri commensali ed ero ormai rincorso da troppi agenti di vigilanza. Pensai così, di cercare rifugio per la mia latitanza nei luoghi che avevo imparato a conoscere bene, quelli cari che mi avevano accolto durante l'infanzia.
E mi rifugiai nei boschi, dove il profumo della terra ti riempie le narici, e l'acqua da secoli continua a sorgere immancabilmente dalla sua fonte. Scalando alcuni grossi massi incontrai alcuni amici d'infanzia, che come me avevano trovato rifugio in quello che era il luogo della "nostra" latitanza. Dopo i pochi saluti iniziali, ero già forte dell'alleanza degli amici di sempre che così avrebbero contribuito a rendermi invisibile, favorendo così la mia fuga. Nel pieno del convivio, però, spuntarono quattro agenti della finanza che posero fine all'idillio e cominciarono ad inseguirci per potere finalmente acchiapparci.
Tutto ciò che mi restava da fare

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Sarà

Sarà uno splendido giorno quello in cui ti avrò scordato.
Oppure quando ti avrò nascosto nella nebbia dei ricordi.
Rivedo attraverso un vetro opaco il tuo profilo, che ho amato e che ho distrutto dal tuo ritratto che è ora un viso anonimo, senza senso.
Abbiamo deciso insieme, condiviso la scelta.
In un giorno di pioggia te ne sei andato con la mia benedizione.
Non volevo farti soffrire ancora.
Lo so che non ci incontreremo più, se non nei sogni di una vita da condividere in un mondo ultraterreno, dove non ci sono dubbi e incertezze.
Mi assale la nostalgia della tua presenza, dei tuoi ma... dei tuoi forse...
Non mi sono mai piaciute le persone in bilico prive di nervo.
Aspetto il sole, la primavera che rinnova che ti fa sospirare per un nonnulla, per il cielo azzurro, per un fiore che sboccia.
Anche per te sboccia e tu non te ne accorgi, traballi nella considerazione che domani, forse, sarà un giorno di pioggia e così perdi il tuo oggi.
Hai perduto me e non te ne sei nemmeno accorto. Mi pensi dietro l'angolo, immobile ad aspettarti.
Ma io sono andata via da te per sempre, amore mio, sempre.



Il grande sogno

"Come ti chiami?"
"Tramonto. Tu?"
"Alba. Che ci fai da queste parti?"
"Ti aspettavo"

Pioggia e un vecchio ma non troppo pezzo da teenager dei Roxette.
L'ombra del giorno echeggia in tutti i corridoi e il calendario accademico avverte dell'imminente sessione di esami che va aprendosi. A nessuno non gliene frega niente, è solo tempo di dare una svolta, far vedere che finalmente... niente.
All'ingresso della facoltà li vedo. Ho voglia di ucciderli.
"Ciao! Chi sei tu?"
"Io sono Oggi, tu?"
"Io sono Domani"
"Sei un po' in anticipo tesoro"
"Ah sì?"
"Sì, di almeno 5 ore"
"Ah... e ora?"
"Beh... andiamo a farci un aperitivo?"
"Sì!"
Che nervi... ogni giorno la solita scena, maledizione. Ma non posso che rassegnarmi. Arriva Joe.
"Cosa guardi?"
"Quei due"
"Lascia perdere, non puoi ogni volta farti il sangue amaro, e dai! Su che i ragazzi ci aspettano"
"Andiamo"
Nel cortile le pozzanghere sono piene di fango e puntualmente arriva quella deficiente che ci passa sopra con la bicicletta, sporcando i bordi del marciapiede.
Io la odio.
"Ehi ragazzi!!! Ascoltatemi!!! Io sono la nostalgia e sono pronta ad appannarvi la mente con supposte di ricordi non vostri!!! Chi ne vuole un po'?!?!"
Tutti da lei, maledetta, tutti pronti a mettersi a novanta e farsi infilare nel posteriore quei maledetti composti. Io odio la roba chimica, figuriamoci quel surrogato di roba naturale.
Torno finalmente a casa e appena entro mia madre mi accoglie con un
"Come è andata oggi tesoro?"
"Come al solito mamma"
"Hai sentito la notizia? Ne parlano tutti i telegiornali"
"Quale notizia?"
"Accendi la tv e senti, qualsiasi canale va bene"
La accendo e ed ecco subito il primo telegiornale del piffero che con la sua edizione straordinaria mi avverte che è stata proclamata la santificazione dell'indifferenza e la beatificazione dell'apatia e dell'ideologia. Ma ancora prima che vadano i sevizi in onda spengo questo maledetto af

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   11 commenti     di: Guido Ingenito


Vecchio avvocato ( monologo)

" Mi faccia capire, caro ragazzo, qualcuno le ha fatto il mio nome e l'ha indirizzata a me?
Certo che non mi ha trovato in casa... passo molto tempo qua, seduto al bar della piazza.. bastava chiedesse di me in piazza, e le avrebbero detto che la mattina, sempre, sono qui, seduto al tavolino vicino alla siepe, dove spira sempre un po' di aria a dar fiato ai miei polmoni pigri. Lo vede questo? Sì, un toscano... spento però, perché non posso più fumare... da parecchi anni oramai. Sa, ho un efisema. Così mi tengo in bocca questo mezzo toscano, lo succhio, me lo rigiro da un lato all'altro della bocca.
Ma si sieda, si sieda, non resti in piedi che mi mette soggezione. Anche quando venivano nel mio studio a parlare con me, i clienti, avevano sempre questa brutta abitudine di starsene in piedi, quasi sull'attenti. Allora mi alzavo io.. ma adesso, abbia pazienza, sono un poco pesante.. E poi se si siede le offro un caffettino o quel che vuole lei... Ecco bravo, si metta comodo che da qua non ci caccia nessuno.
Comunque l'hanno informata male, io non esercito più da un bel po'. Avvocato, sono sempre avvocato perché quello è un titolo che non può toglierti nessuno, manco il Padreterno, ma non sono più iscritto all'Ordine. Al massimo potrei ascoltarla e darle, gratis, un consiglio. Ma nulla di più... Come dice? .. È una questione delicata?... Ma certo, tutte le questioni che si hanno con la Giustizia sono delicate, anche perché spesso sono delle solenni seccature. Perdite enormi di tempo, soldi da pagare all'avvocato - uomo che si ama e si odia al contempo - aver a che fare spesso con Giudici, diciamocelo pure, inetti.
Guardi, la gran parte dei giudici non capisce nulla di animo umano né credo gli interessi conoscerlo. Applicare la legge non implica conoscenza del proprio simile, del suo carattere, delle sue pulsioni. Hanno un bel dire, loro, i giudici! Ma siamo noi, noi avvocati, che facciamo il lavo

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Il Matto

Gli occhi scuri della cartomante fissarono a lungo i tarocchi stesi a croce sul pizzo bianco. Non poté fare a meno di notare il loro scorrere lento da una figura all'altra, il loro tornare indietro e ricominciare. Quel che vedeva lei, alla luce debole dalla abat jour, erano disegni, alcuni chiassosi, troppo colorati, alcuni sbiaditi, quasi cancellati dal tempo e dall'uso. Tornò a guardare il volto abbronzato della donna, il vistoso trucco sugli occhi e sulle labbra, le mani inanellate su cui posava il mento. Cercò di ignorare la strana stretta allo stomaco che l'aveva assalita appena entrata, nonostante i modi gentili di lei, la stessa sensazione che l'aveva sorpresa quando avevano parlato al telefono, qualche giorno prima.
Provò a distrarsi, guardandosi intorno. Vide le stampe alle pareti.. Klimt, Klimt e solo Klimt, col suo oro e i suoi colori accecanti. Guardò la libreria, piena zeppa, guardò il mazzo di tulipani nel vaso cesellato proprio al centro dell'elegante madia, guardò il tappeto, di un caldo color cammello. Fermò l'attenzione sulla fotografia in bianco e nero nella cornice d'argento, una donna con uno stretto chignon e lo sguardo severo la fissava seria. Si sentì rimproverata da quegli occhi.
"C'è il matto. E il diavolo. Arcani Maggiori, carte potenti".
La voce della cartomante la fece quasi sobbalzare. Si trovò a sporgersi verso lei, a cercare frenetica di seguire i movimenti delle sue dita, che sfioravano i disegni con le unghie perfettamente laccate.
"C'è un uomo. Un uomo pericoloso. Un violento, con le parole e le azioni" tacque per un momento, e poi "E'potente. Ti ha fatto del male e ne rifarà. Non fidarti".
D'istinto, la sua mano corse a tirare la manica del pullover fin quasi alle dita... Il suo pullover bianco, così fuori luogo in quel caldo pomeriggio di primavera.
La cartomante aveva seguito il movimento con lo sguardo e poi, risoluta, aveva alzato gli occhi su di lei, l'aveva fissato un lungo momento, prima di dire "Ho vis

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   2 commenti     di: elisabetta


Susanna

Susanna strisciava nella sterpaglia, i gomiti e le ginocchia a terra, sulle foglie d'autunno nel bosco vicino alla casa della nonna. "Vado a fare una passeggiata nel bosco," aveva gridato mettendosi la mantellina gialla che aveva ricevuto per il suo compleanno. "Non fare tardi," le aveva risposto la nonna dalla cucina, "la torta di mele è pronta." "Ritorno subito," e subito Susanna era uscita dalla porta che si apriva nel giardino. Aveva attraversato l'orticello, con un balzo aveva saltato il piccolo fossato, era salita su per la collina ed era entrata nel bosco. Gli stivali rossi di Susanna apparivano e sparivano sotto la mantellina gialla. Susanna era molto contenta dei suoi stivali rossi, continuava a guardarli e faceva attenzione ad ogni suo passo su per il sentiero bagnato dalla pioggia della mattina. Susanna era partita a caccia di ragni. Li scovava nel sottobosco tra le foglie e i rami marci. La cosa migliore da fare era mettersi a carponi; Susanna incominciò a strisciare nella sterpaglia sui gomiti e sulle ginocchia, a caccia di ragni. Ne scovò uno bello grasso, con gli occhietti rossi, sotto una grossa foglia gialla macchiata da tanti puntini neri. Veloce catturò il ragno con il palmo della mano destra e si mise in ginocchio per meglio osservarlo. Per non farlo scappare afferrò una zampetta tra il pollice e l'indice della mano sinistra e piano piano poté riaprire il palmo della mano destra. Il ragno non poteva più scappare, e Susanna lo sollevò tirandolo per la zampetta. Il ragno era bello pesante, con l'addome peloso su cui figurava una perfetta croce bianca. Con l'indice e il pollice della mano destra Susanna afferrò un'altra zampetta del ragno e lo tenne sospeso in aria tra le due zampette. Susanna lo fissava bene in volto, musetto di ragno, e le parve di scorgere una espressione di paura. Piano piano incominciò a tirare sulle zampette. Percepì un leggero cedimento e una zampetta si staccò dal corpo; era la zampetta che teneva f

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Ciao baby, come va? 1

Stavo aspettando il treno per andare dal mio amore per le festività natalizie. Era la vigilia di natale.

Mentre aspettavo notai un bel ragazzo di circa vent'anni. Sembrava un sudamericano. Pelle di una sensualissima tonalità di marrone che a me, personalmente, fa letteralmente impazzire. Capelli a cresta neri, neri come anche gli occhi. Piccolo ma massiccio, anche lui con quei cazzo di scarponcini ocra che andavano tanto di moda in in quel periodo lì.

A dire il vero non era la prima volta che lo vedevo. Anzi, lo vedevo quasi tutte le mattine alla stazione di Morbegno, e poi prendere il mio stesso treno, e scendere, come me a Delebio.


A suo modo mi notò anche lui. Mi si avvicinò e mi chiese: : "Ma come cazzo cammini?"Ovviamente non gli risposi neanche, anzi lo ignorai addirittura. Sono ormai abituato a certe "pseudo-umiliazioni" gratuite. Avevo smesso da un po' di sentirmi sbagliato per ogni cosa.







Sul treno mi annoiavo. Così feci un po' il giro dei vagoni avanti e indietro, e a un certo punto me lo ritrovai davanti. Il bellone sudamericano che con un sorriso bianchissimo e disarmante mi rifece paro-paro la stessa domanda di prima.


Leggermente alterato gli risposi: "Cazzo vuoi?!"E detto ciò feci per "saltellare" via da lui.


Lui con tono paraculo: " Ma dove vai? Adesso non si può neanche più parlare? Ma tu sei frocio?"

Siccome il tono del giovane ragazzo alla fine mi piaceva, con un sorriso malizioso io gli risposi: "No! Sono solo uccello-dipendente!"


Lui sulle prime fece finta di non capire. Facendo mille faccette finto-scandalizzate. Per poi affermare: "Ma tu sei pazzo?! Ma hai mai visto la figa? La figa è la cosa più bella del mondo!"

Io lo guardai perplesso, ma, ormai, quell'ometto mi fece simpatia, così decisi di sedermi vicino a lui per parlottare un po'.


Come si chiamava non glielo chiesi. In genere non amo "fraternizzare" troppo con le "sveltine". E

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   1 commenti     di: frivolous b.



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Questa sezione contiene una serie di racconti brevi, di lunghezza limitata all'incirca ad una videata