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Riflessioni

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L' attesa

"Prego si accomodi. - disse l' infermiera ad Anna - Il dottore sarà qui tra poco". Anna si sedette su una poltroncina della sala d' aspetto dell'ospedale, il cuore gonfio d' ansia per il risultato di un esame clinico importante che aveva fatto qualche giorno prima. Il medico, che aveva letto la paura negli occhi di Anna, le aveva consigliato di non ritirare lei stessa il risultato. Glielo avrebbe comunicato lui stesso, così ne avrebbero discusso insieme.

...

Lorenzo baciò Barbara a lungo, dolcemente. " Buonanotte, Barbara. Dormi in fretta! E domani non mi fare aspettare troppo in chiesa. Finalmente vedrò il tuo abito da sposa. Sarai bellissima".
Barbara non dormì affatto e la notte precedente il suo matrimonio le sembrò la più lunga che avesse mai passato.

...

Due attese brevi, una angosciante, l' altra gioiosa, ambedue percepite come lunghissime. Che cosa avrà detto il medico ad Anna? E il matrimonio di Barbara e Lorenzo sarà stato felice?
L' attesa è aperta a mille possibilità. È una porta sul futuro che non si può prevedere. Cercando un esito futuro buono facciamo delle scelte, ma navighiamo al buio. L' attesa è ambigua.
L'ottimista spera, l' incerto si affida alla sorte, il pessimista ha paura. A volte la paura ci travolge e per superarla speriamo che quello che deve avvenire avvenga presto, anche se è doloroso, terribile, tragico. Mi colpì molto, quando lessi Kierkegaard, una sua riflessione. L' umanità di Gesù, dice il filosofo danese, non si rivela nel famoso: "Mio Dio, perché mi hai abbandonato?" ma nelle parole piene di angoscia che rivolge a Giuda, mentre si consuma la cena pasquale. "Quello che devi fare, affrettati a farlo".
Per questa terribile ambiguità dell' attesa la vita dell' uomo è perennemente pervasa da

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Bilancio

Scrivo di getto, per cui chiedo scusa per gli errori e per il mio malo modo di scrivere.
Capita a tutti di arrivare a fare bilanci alla fine di un anno, io poi che sono una ragioniera, che di partita doppia e di quadrature ne ho scritte tante, non posso fare a meno di farne una sul mio 2013.
Certo diventa difficile, perchè questo anno è stato senza ombra di dubbio, il più complesso per me da catalogare, ed anche qui esce il mio essere impiegata, dove tutto in ufficio andava archiviato e catalogato nel modo corretto.
Un anno complesso, fatto di sorrisi, pianti, gioie, dolori, partenze, ritorni, verità svelate ed altre celate, volti puliti, maschere troppo truccate, voli infiniti, cadute paurose.
Un anno passato qui a scrivere, leggere e commentare in modo più o meno frequente.
Tanti giorni che non torneranno mai più, che resteranno qui, sempre che il sito non ci lasci, e che andando a ritroso nei versi di inizio gennaio fino a quelli di ieri svelano il mio vissuto, il mio essere una donna che cerca di essere il meglio che può.
Però se ci penso, mi dico che fortuna, io questo 2013 l'ho vissuto dando tutto di me, e per tutto intendo dire la mia vera essenza di persona, nel bene e nel male.
Chiedo scusa a chi non ho riconsciuto il giusto tempo e la meritata attenzione.
Mi perdoneranno coloro che hanno ricevuto da me troppe parole, so bene di essere logorroica.
Si arrabbieranno coloro che avrebbero voluto da me ciò che non ho pututo dare.
Mi chiamo Stella, anzi no così mi chiamava una persona a cui ho voluto molto bene, ma per i miei versi e le parole di PR io sono Stella con una Luce un poco blu che ora sa ben poco di giallo.
Vivo come meglio posso, sorrido a chi mi dona un sorriso, piango con chi vuole piangere, dono il mio appoggio a chi ne ha bisogno, amo tutti anche coloro che volendo e no mi hanno fatto del male.
Finito il mio anche troppo e lungo bilancio del 2013, e che dire... arriverà il nuovo anno ed avrà il profumo di tutte le cose e

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   4 commenti     di: stella luce


Il quotidiano

Talvolta ingabbiata, la vita assieme appare come una mappa di intrecci vari stesa ai fili del bucato, sotto gli occhi di tutti, nasce, quasi sempre, da una deviante e protratta attrazione iniziale, costellata da montagne di dubbi contrastanti tra di loro. Ingenuità crescente... credere di sapere l'essenziale ritenuto indispensabile, quel tanto che non pesa per due che dicono d'amarsi, ovvero... lei lo dice, per lui, invece, è sottinteso e finisci col dimenticare persino che una volta lamentavi questa cosa; ma stranamente anche quelle piccole frasi che avresti voluto sentirti dire ogni tanto è come se indirettamente lui te le avesse ripetute ogni giorno ed ogni notte ininterrottamente. Quando poi, con gli anni, l'essenziale ritenuto indispensabile, per una coppia, diventa tanto e pesa quasi più di te... voglio dire... se entrambi sanno, l'uno dell'altra, una infinità di cose, anche inutili, mi chiedo, veramente, cosa resti da scoprire insieme, in quel remoto caso che lo si voglia ancora... che non sia la solita routine di sempre.
Il quotidiano le balza intorno ruotando, nella rincorsa improvvisata, non ha più spazi dentro da guardare e nel vortice, da sola, si solleva in un momento.

   0 commenti     di: Maddalena Gatto


Snuff

È il rombo della neve infuriata che sorprende lo sciatore impegnato in un fuoripista. È il momento in cui il paracadutista tira la cordicella e si rende conto che il suo angelo custode in poliammide ha deciso di prendersi un giorno di ferie. Il ghigno che appare sullo schermo del TomTom mentre ti sussurra all'orecchio "Beh, che ti aspettavi? Te l'avevo detto che era meglio andare a Rimini come tutti gli altri. Ma tu no, hai preferito fare lo stronzo. E allora divertiti, coglione, io me ne torno a dormire."
Il buffer overflow di associazioni (lasuorailpreteglisposilamarijuana) che mandano in pappa il cervello mentre Manny Calavera affila la falce e con timbro baritonale promette percosse ad una strada non abbastanza innocente.
Forse si ripercorre il viale dei ricordi a velocità superluminale come nei film, forse si vede solo la striscia bianca dell'asfalto che si avvolge in bizzarre piroette fino a proiettarsi nel cielo.
Alle quattro e mezza di un sabato notte passato a divorare curve e lasciarmi divorare da memorie mai realmente vissute fermo la macchina sul delta di una strada non asfaltata. Morgan rantola in sincrono con la voce del lago ("... Ma ora ho vent'anni, mi sembra una vita, son rimaste poche cose... E ho molti meno amici. Qualcosa mi è nuovo: è la paura di esser solo... E il mio amore dov'è? Chi c'è al posto mio?") ed io guardo l'ultimo centimetro della sigaretta scomparire in un pigro sbuffo di fumo.
Qualche macchina mi passa vicino di tanto in tanto, ansiosa di raccontare la sua storia l'indomani agli amici del bar, nel tentativo disperato di gridare al mondo "sì, ci sono anch'io". Nel tentativo disperato di affermare la propria esistenza scavando solchi più o meno incolmabili nell'animo altrui.
Un paio di volte pensieri distanti trenta chilometri veicolati in codice binario attraverso l'etere fino al display di un piccione viaggiatore Nokia si aggrappano alle mie gambe e mi trascinano via. Penso che in fin dei conti a volte sia

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Sul Cammino di Santiago

Ho partecipato ultimamente a conversazioni e assistito a dialoghi tra persone che hanno generato in me pensieri e riflessioni.
Alcune le ho ascoltate, e sono rimasto impressionato; altre le ho comprese, e sono rimasto affascinato; altre ancora le ho "sentite", e sono rimasto folgorato... malgrado il mio volere e le mie intenzioni.

Queste parole sono per le persone che amano la pioggia, la nebbia e il sole, in quanto è nella bellezza degli elementi che hanno la possibilità di incontrare, conoscere e contattare la Grande Anima.
Per coloro che "lavano" con la pioggia i loro pensieri facendoli scivolare e scintillare in rivoli multicolori, donando pezzi di sé a chi saprà farne tesoro e ripescarli nei momenti di lontananza e di nostalgia.
Per coloro che trovano il piacere di immergersi con audacia in quei sentieri nebbiosi e che con sicurezza e luminosità nello spirito e nell'anima procedono nella via pur non vedendo e non avendo certezze di cosa ci sia oltre.
Per coloro che godono del sole, nel quale intravedono la forza prorompente della vita.
Infine, per coloro che amano il vento, l'amico di sempre, il trasbordatore del tempo che come le foglie condurrà la luce di queste parole nei sotterranei dell'esistenza.

E come fiammelle destinate a spegnersi, illuminiamo ora tempo e spazio lasciando solchi profondi, come tracce del proprio passaggio.



Altri

Ho sempre avuto paura degli "altri", esseri misteriosi con un passato segreto e dal pensiero mutevole. Gli "altri" che mi hanno privato di tante cose, quegli stessi che il mondo se lo mangiano a colazione, e la mia vita per ammazzacaffè. Ho sempre temuto questo mostro orribile, pronto a divorarmi e a sputare fuori brandelli della mia anima. Penso che per me, infondo, chiunque faccia parte di questa categoria, me compresa. Eppure, per quanto possa sembrare strano, ho un terrore folle. Adesso, c'è chi potrebbe dire che non sono normale, che proprio questi "altri" ti cambiano la vita, che bisogna essere fiduciosi, che sono un'anima ferita che vaga in cerca di conforto e di autocommiserazione... Ma stiamo scherzando?! È solo un espressione di pensiero questa. Niente di speciale. C'è chi ha puara dei ragni, degli spazi aperti, del vuoto e di molte altre cose. Io di chiunque stia leggendo, di qualunque "altro". E sepete perchè? Il motivo per il quale ciò mi spaventa tanto? È il timore che d'un tratto quei merevigliosi "altri" escano dalla mia vita. Quando succede, quando se ne vanno è così desolante... vuota una parte di me, come in chiunque credo. Certo capita spesso che lo facciano, vuoi per ragioni di lavoro, vuoi per diverbi, o per la morte...
Già, la morte, non esiste un taglio più definitivo col prossimo di quella. Allora mi chiedo :ma l'amore una volta morto torna? Ora che la persona che si è amata non è più qui, per un gioco del destino, se ne andrà anche tutto il resto? No, mi rispondo da sola, no il resto va avanti, e anche chi non ha più la speranza. Ho ancora tanta grinta in me, determinazione e forza. Non mi piace sentirmi a terra. Avevo paura di incontrare tanti "altri" speciali, e dunque terrore di perdere tutto. Per sempre. Ancora. La cosa peggiore? Accadrà. Prima o poi. No, spero che il prima sia poi e il poi il molto, molto dopo. Non si può vivere senza vivere, tanto vale farlo come si deve. Raccogliere le ferite, u

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   6 commenti     di: S. G.


La non considerazione dopo la fine di un amore

Quando la porta del cuore si chiude e nessuno può vedere all'interno è un vero tormento. Quando un amore finisce è consigliata la non considerazione. Evitare anche gli sguardi e le parole di chi si ha amato è la soluzione più giusta. Evitare dolori e tormenti inutili è la soluzione di chi non vuol appiattirsi chiedendosi sempre il perché della fine di una storia. Chi ha pianto per amore, chi è stato pugnalato al cuore, abbandonato e scaraventato nell'oblio del dolore solo così può dimenticare e continuare a respirare. Chi subisce è sempre il più debole. Non rivolgere la parola, non poggiare lo sguardo nemmeno per un istante su chi ha detto :''dimenticami, non ti amo più'', non è un atteggiamento di vendetta, e perchè mai dovrebbe esserlo!
La non considerazione fa più male a chi ha amato ed ama, e mai all'altra persona che si è liberata di un peso.
Colei che resta male davanti tale comportamento non accetta tutto questo solo perchè non è più al centro dell'attenzione.
Non è guerra ma solo auto difesa. Se non ci sono innocenti anime poi è ancora più accettabile il tutto. Solo in quel caso si può e si deve mantenere il dialogo. Solo per i figli si deve provare a parlare, ma senza loro non esiste nessun tipo di rapporto.
Anche se non moderno, questo è il mio unico e solo pensiero che mi protegge dal dolore e dal falso ipocrita sorriso di una finta amicizia.
Dopo una storia anche l'amicizia non ha vita. Anche il ciao ha un suo peso. Anche lo sguardo rimembra un pianto. Se è finita stop.
Questa è la vita. La vita che io amo e che adesso inseguo per ritornare a respirare. La vita che mi è stata sottratta adesso cerco di riconquistarla. La falsità non vincerà sui miei ideali. La falsità viene sconfitta solo dall'indifferenza.




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