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Racconti di ironia e satira

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La pazienza

Lo so che tutte le cose difficili da sopportare sviluppano i muscoli della pazienza, e che la pazienza sviluppa quelli dell'intelligenza, che così può evitare di trarre conclusioni affrettate, le quali poi inducono alla scelta di armi inadatte a risolvere i problemi che ci avrebbero sviluppato i muscoli della pazienza, se solo avessimo avuto un po' di pazienza. Il migliore esempio che un'esistenza estremamente problematica sviluppi un'estrema pazienza è dato dalla estrema tranquillità che riempie i cimiteri...

   8 commenti     di: massimo vaj


Il travet

Era in ufficio ormai da sette ore, continuava a lavorare senza staccare gli occhi dallo schermo del computer; ogni tanto con voce atona rispondeva alle domande del collega seduto alla scrivania accanto senza mai guardarlo, poi riprendeva a battere con ritmo incessante e instancabile, dava quasi ai nervi quella sua metodicità.
Non si alzava mai, nemmeno per bere un bicchier d'acqua o sgranchirsi un po' le gambe, aveva pochissimi contatti, parlava solo se interrogato. Alla fine della giornata, sempre alla stessa ora, spegneva il suo computer, riordinava le pratiche sulla scrivania, si infilava attento il cappotto e se ne andava, voltandosi ancora una volta a guardare l'ufficio per essere certo di aver lasciato tutto al proprio posto.
Era estremamente preciso, sulla sua scrivania tutto era disposto con ordine maniacale, tutto perfettamente allineato, mai un granello di polvere o una carta accartocciata, buttata lì per caso o per fretta: aveva sempre il tempo per ripristinare l'ordine anche dopo un lavoro urgente.
Arrivava tutte le mattine alle sette in punto, dava il buongiorno al portiere, mai una parola di più, e si dirigeva diligentemente all'ascensore per raggiungere rigorosamente alle sette e tre minuti il suo ufficio. Appendeva i suoi effetti personali all'attaccapanni, sempre allo stesso posto, accendeva il terminale e immediatamente riprendeva il lavoro esattamente dal punto dove si era interrotto la sera precedente. Aveva una pazienza da leone e non perdeva mai la calma in nessuna situazione, a volte non sembrava nemmeno umano, era sempre estremamente controllato.
Il suo collega di ufficio invece, arrivava sempre in orari diversi, non era mai puntuale, era caotico, chiacchierava troppo, parlava ad alta voce e lo importunava con continui dubbi o domande su come procedere, non rispettava mai le procedure, era svogliato, prendeva cinque caffè al giorno, la pausa per il pranzo era eterna, era sempre a flirtare con le colleghe, non gli stava mai bene nien

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   7 commenti     di: valeria ste


Romeo e Giulietta con di Caprio

Romeo è un genio!!!

Arriva Tebaldo deciso ad ucciderlo ma lui?????, poteva scappare, nascondersi, leccare il culo di Tebaldo per non farsi uccidere invece? Inizia a dire :<<ti voglio bene, non puoi capire il bene che ti voglio>>ecc... potete immaginare come Tebaldo(giustamente) abbia deciso di picchiare a sangue Romeo.
Dopo molti cazzotti Mercuzio (uomo da stimare) decide di salvare il culo a Romeo, dato che Romeo non aveva le palle di risponde ad un cazzotto... NON DICO CHE DEVI FARE A BOTTE CON TEBALDO VISTO CHE NON NE SEI CAPACE MA ALMENO FAI FINTA DI FARE QUALCOSA, INVECE? NO!! NON FAI NULLA DI NULLA.
Quindi tornando al discorso, Mercuzio decide di salvare il culo a Romeo ma... Tebaldo che c'ha stile(e che ha visto Batman begin*) vede un pezzo di vetro a terra e lo usa per uccidere Mercuzio.
Quando Mercuzio muore, finalmente Romeo capisce di essere un uomo(e di avere un minimo di testicoli sotto), allora si alza, prende una pistola trovata per terra, va verso la macchina, sale in auto, ed insegue Tebaldo che pare sconvolto da un omicidio da quattro soldi(forse aveva fretta di andare in bagno), in tutto questo, Benvolio rimane seduto vicino al cadavere, finché capisce(ma và?) che Romeo sta andando ad uccidere Tebaldo.
Quando ad un tratto - non si sà come - la macchina con Tebaldo si cappotta, e moooolto stranamente, solo Tebaldo rimane vivo.
Arriva romeo, e raccoglie una pistola che era uscita fuori dall'auto(la pistola di prima che fine ha fatto???) Tebaldo però come se niente fosse toglie di mano la pistola a Romeo, e gliela punta... COLPO DI SCENA:
Per la prima volta(forse addirittura nella sua vita) Romeo usa il cervello ed inizia a dire frasi senza senso su qualcuno che deve morire... riesce non si sà come a togliere la pistola di mano a Tebaldo, che avendo da scoreggiare si allontana un attimo, in quel momento Romeo gli punta addosso la pistola che:
1)era difettosa;
2)aveva un solo colpo in canna.
Ora, la cosa che bisogna sapere è che

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   7 commenti     di: vito proscia


K, O. Tecnico

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La trasmissione radiofonica Pane e vino

Ecco un estratto della trasmissione della notte "Pane e Vino" condotta dal famoso Luigino De Fumazi, su una nota radio locale toscana.
"Et-cium! Gentili telespettatori... marianna che raffreddore... a... mi dice il tecnico al dilà del vetro, che ci fa compagnia anche stanotte... mai una volta che tu rimanessi a casa eh? Bartolo Baldo, tecnico alla regia, mi dice che stò parlando alla radio quindi, gentili radiospettatori... ma come non sono spettatori, ma che me la fai partire questa trasmissione che ho solo tre minuti... e vabbene... gentili radioascoltatori eccoci qui a una nova puntata della trasmissione Pane e Vino, chi parla è il De Fumazi, che come sapete, non le manda a dire. Una notizia della settimana che mi ha molto colpito, e vorrei colpire anche voi... ma no, in senso buono... marianna Bartolo o icche c'è... o che segni tu fai... hai ragione, senti che odor di bruciato... la sigaretta! Non mi si è spenta la sigaretta che ho stiacciato sulla moquette... aspetta, aspetta!

"si interrompe momentaneamente la trasmissione per problemi tecnici, ecco a voi un quartetto d'arpe, che suonano non si sa cosa, direttamente dall'archivio della nostra radio. Plin, plin plin plin, plon, plon, plo..."
"Gentili radiotrasmettitori, marianna, l'è andata bene, se risolto tutto... sigaretta spenta... domani tu lo senti il direttore, che cazziata... ehm che parte che mi fa... e, non fumate, fumare fa male mi raccomando! Ma sapete come De Fumazi, come posso non fumare... Insomma ho sentito a una radio, non la nostra radio, un altro canale, perché di canali ce n' è tanti.. ehhh, sopratutto a Venezia, tra calli, canali e ponti... insomma non targiversiamo... questa notizia è stata riportata dalla rivista Forbes, una rivista americana, mha, non l'ho mai neanche vista in edicola ma dice che esiste.. è una rivista di quelle per ricconi, con tutte le classifiche più strampalate... insomma su questa rivista è stata scritta la classifica degli uomini più ricchi di tu

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   0 commenti     di: Raffaele Arena


A muso duro

Due modi distinti di conoscenza si fronteggiano, a muso duro il primo... contro la rassegnazione paziente del secondo: Il primo, perché largamente diffuso, considera la realtà come fosse una conseguenza della legge del CASO che, a dirla tutta, è la negazione di ogni legge consequenziale, mentre l'altro, essendosi accorto che ogni effetto ha una sua causa, crede che debba esserci una causa per ogni cosa, compresa la causa delle cause di tutto ciò che è.
Chi crede sia del CASO la responsabilità del costo dell'affitto di casa spera che non sia da pagare tutti i mesi, mentre chi conosce la ragione d'essere di ogni evento sa che se salti un mese poi ti chiedono gli interessi.
Chi crede al caso coltiva un sacco d'interessi perché conta che, sui grandi numeri, qualcosa in cui trovare soddisfazione prima o dopo accadrà. Chi sa che sono le cause a spadroneggiare di interessi ne ha di meno, perché meno sono e meno delusioni seguiranno.
Anche la disposizione d'animo delle due radicalmente diverse opinioni subisce delle ripercussioni allineate alle differenti credulità: chi si prostra davanti al caso non bazzica le parrocchie, ed è l'unica cosa che non fa per caso, mentre chi si immagina tutto sia ordinato dalle cause in chiesa ci va, a occhieggiare come sono vestiti quelli che credono in Dio.
I credenti in Dio credono sia in Dio che al caso: in Dio quando gli chiedono favori, e al caso quando Dio non glieli fa.

   8 commenti     di: massimo vaj


La sostenibile pesantezza dell'avere

Kranz Von Ribentrop entrò nella mia vita circa dieci anni fa. Mi scelse come padrone mentre facevo un innocente giretto in un negozio di animali. "Mi scelse" perchè non potetti dire di no al suo ammaliante quanto minaccioso ringhio mentre gli passavo accanto. Come avrete capito ( non siete mica scemi... spero ) Kranz Von Ribentrop (guai a chiamarlo senza scandire per intero il suo nome e cognome) era un cane. Oddio... un cane... un'enorme massa gelatinosa tra King Kong e Pluto che incuteva terrore al solo guardarlo. Appena il proprietario del negozio intuì il mio interessamento per l'"essere" me lo aveva già bello e impacchettato con sconto del 95 %.
Kranza Von Ribentrop prese possesso della "mia" casa senza muovere ciglio; il suo respiro era costantemente accompagnato da un ringhio talmente terrificante che non aveva assolutamente bisogno di abbaiare per ottenere il panico totale attorno a sè.
Un giorno, mentre ero accucciato alle sue zampe, mi capitò di scorrere un giornale sportivo. Arrivando alla pagina dell'ippica, incuriosito, cominciai a leggere ad alta voce i nomi dei cavalli partecipanti alla 1°corsa che sarebbe avvenuta nel pomeriggio:
-" Tom Mix"... ringhio di Kranz
-"Vincosempreio"... ringhio
-"Batman"...""MIAOOOO""
Come miaoooo!!! Forse non avevo capito bene. Ripetei i tre nomi letti prima Ma che succedeva, era impazzito? A quel nome e solo a quel nome il suo ringhio si trasformava in un miagolio.
Cercai velocemente un'altra corsa, lessi ancora ad alta voce i nomi dei cavalli:
-"Tex Willer"... ringhio
-" Fatemilargo"... ringhio"
"SOerMeio"..."miaooooo"
Allora non poteva essere un caso. Se avevo capito bene...
Scattai in piedi, folgorato, chiesi a Kranz il permesso di uscire. Accordatomi, corsi alla ricevitoria all'angolo e giocai quei miseri 10 euro sui cavalli indicati dai miagolii di Kranz.
Inutile dire che i due cavalli vinsero a zampe basse le loro corse.
Tornai a casa con qualche centinaio di

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   0 commenti     di: Alfredo Marino



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