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Racconti di ironia e satira

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Pagine di diario (due)

Prima che arrivassero le nuove suonerie ed i nuovi telefoni, i vecchi telefoni facevano il loro lavoro e nessuno, nemmeno l'uomo dotato della più fervida fantasia, avrebbe immaginato che un giorno quegli onesti telefoni sarebbero stati ammucchiati in un angolo, formando il "cimitero dei telefoni" .
L'accatastamento degli oggetti non più utilizzabili, riporta alla mente quel piccolo mondo di persone messe da parte; protagonisti di un tempo nel quale la dea bendata sorrideva loro e questi eroi temporanei ricolmi di orgoglio e di ambizioni, anziché ringraziare la buona fortuna, iniziarono pericolosamente a illudersi che i passi da loro compiuti fossero stati percorsi per meriti propri.
Fa un po' impressione vedere quelle che prima erano stelle splendenti, pur con qualche ombra, essere deposte dal cielo e buttate sulla terra senza una precisa e sensata collocazione. E resto folgorato nell'osservare che esistono persone che riescono a salire ai piani alti dell'organigramma aziendale (ma anche nella società) avendo per dote un linguaggio approssimativo e un po' primitivo.
Fortunatamente lo spazio per i sentimenti non manca mai, ed io mi commuovo quando arriva un qualsiasi responsabile che, con tono rassicurante, ti dice: "Se ce l'ho fatta io. . . ce la puoi farcela anche tu!" Allora, sorridi e fingi di crederci. Fingi di credere che la strada sia aperta per tutti.
Forse lo stile non è tutto. E più che lo stile, conta la sostanza. Parlando di stile e di sostanza come non ricordare quella coppia che allietava i miei meriggi? Una coppia, diciamo. . . di fringuelli: Cip, esemplare di femmina di fringuello, si notava per la sensualità del passo, un trascinarsi faticoso come se i metri fossero chilometri e quando incontravi il suo sguardo, coglievi il riflesso di una sensibilità incerta, una grazia e una femminilità messe in dubbio dal senso di gravità.
"Tanta roba" poteva anche riuscire gradita, ma il cinguettio e le movenze non erano quelle delle mi

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   0 commenti     di: Fabio Mancini


IL MESTIERE DEL PARCHEGGIATORE ABUSIVO A NAPOLI

OVVERO CHE COSA SUCCEDE QUANDO UN "GUAPPO DI CARTONE" (il parcheggiatore abusivo, in questo caso) INCONTRA UN AUTOMOBILISTA CHE QUEL GIORNO HA PROPRIO LA LUNA STORTA(il sottoscritto).

Nuovo multisala Med, a Fuorigorotta.
Impossibile trovare un parcheggio, poiché quello del cinema non è ancora aperto.
Giravo già da un'ora alla ricerca di un posto.
Nel frattempo ricevevo alcuni SMS da parte di amici che mi avevano oltremodo irritato.
Dopo lungo girovagare si libera finalmente un posto.
Siccome in questi casi gli automobilisti si trasformano in veri e propri pescicani, m'infilzo per non lasciarmelo soffiare. Ma è stretto e - ahimè - in una manovra non c'entro.
Anche perché dietro si erano fermate altre macchine che mi si erano attaccate al posteriore, un'altra stava uscendo, un mezzo macello.
Alla fine, quando finalmente non ho più nessuno dietro, esco di nuovo dal posto, mi allargo ed in tutta tranquillità rientro, rifacendo la manovra (in una sola sterzata mi sarei parcheggiato).
Interviene questo signore che inizia a fare:
«T'ho pozz rà nu' suggeriment? fa ascì a gent' a rint a' machin'»

[Posso permettermi di darti un piccolo, ma utilissimo suggerimento per agevolarti questa difficoltosa manovra di parcheggio? Prova a fare accomodare le signore che sono dentro, fuori dell'auto].
Non vedo il perché, mica debbo salire sul marciapiede?...
Vabbuò.
Mentre sto entrando, con la mia seconda manovra, questo interviene di nuovo:
«Vai vaie'.. c' pass' nu tram!».

[Prego, va' pure avanti. Secondo quando ho calcolato ad occhio, potrebbe anche passare un mezzo di grosse dimensioni, ad esempio un tram in questi 25 millimetri di spazio che ci sono tra la tua e l'altra autovettura ivi parcheggiata]
Grazie al [omissis], ho rifatto la manovra e lo vedo anche io che ci passo adesso.
Dopo aver posizionato antifurti ecc. Scendo e questo fa, non contento delle due stupide frasi testè pronunciate:
«T'ha pozz' fa na dumand'? A qu

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   9 commenti     di: Ettore


Un'allettante pubblicità

Sei disperato perché la pensione che ti hanno rifilato ti costringe a vestirti in un modo che i cassonetti del mercato si spalancano al tuo passare? Hai il morale a terra dopo quaranta anni di contributi versati, che se ti fossi tenuto i contributi a quest'ora saresti un magnate dell'alta finanza? Sei depresso perché la parola "magnate" la usano alla mensa della Caritas al posto di "buon appetito"? Non ti va di andare in un paese del terzo mondo a goderti la tua pensioncina, che là ti consentirebbe di sfangartela cibandoti fino a due quasi intere settimane al mese, quando non ci sono i monsoni? Partecipa al nostro concorso "UN ALLOGGIO PER QUASI TUTTI" e in cambio dei tuoi denti d'oro avrai il diritto, se sarai estratto tra i primi tre, di soggiornare in un alloggio tutto per te, che ti potrai portare anche in spiaggia a fare la vita del nababbo, ciucciando ostriche o patelle, secondo le caratteristiche della spiaggia scelta.

   1 commenti     di: massimo vaj


rotelle

La mia città è: Rotelle.
Rotelle fu chiamata così solo dopo un episodio troppo importante per non essere scolpito sul tempo che corricchia per la stessa strada. C’era gente per tutti i gusti in quella città, ma i più erano matti, poi singoli individui rappresentavano e coprivano le altre tipologie umane. Questi ultimi stavano scomparendo, o perché stanchi della pazzia che li circondava di continuo, o perché stanchi di non essere pazzi. Così, tutta la varietà che rendeva la città unica, pian pianino s’affievolì. La città, negli ultimi anni, era quasi tutta matta; solo tre esemplari (sani al venti per cento), resistevano: il macellaio Capuzzo, l’aggiustabiciclette Gino, e Guglielmo.


Il macellaio, un giorno, si affettò la pancia perché un cliente pazzo lo aveva ossessionato con la storia che era ingrassato (in realtà pesava 71 chili per un metro e ottantotto di tenera carne). Da quel momento, il macellaio s’iscrisse automaticamente al club dei matti che in quella città andava per la maggiore. Rimasero l’aggiustabiciclette e Guglielmo.
Il penultimo, dopo aver aggiustato la forcella di una bicicletta rossa fiammante alta un metro da terra (matta anche lei a farsi mettere le mani addosso da quell’incompetente) le sistemò due rotelle: decise di provare ad andare per la prima volta nella sua vita su una bicicletta. Fece tutto il corso urlando a squarciagola, saltando le lettere inglesi, (perché non le conosceva), e la erre (perché gli veniva floscissima) tutto l’alfabeto. Sterzò di colpo e ingoiò il lungomare, dove da bambino vedeva gareggiare i suoi coetanei con le biciclette, capaci senza rotelle e persino senza mani. Pedalava alla velocità della luce. Pedalava talmente forte che le cosce a forza di sfregare una con l’altra decisero di mettersi a sputare fumo blue oltremare. La bicicletta non andava molto veloce per via delle ruotine, invece secondo Gino quelli erano almeno i cento. Inghiottì il porto, quando i pescatori sta

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   3 commenti     di: Gianni Carretta


La storia del peccato originale, come non l'avete mai letta.

Oggi devo vedermi con Eva. Eva fa la giardiniera nell’Eden.
Il Capo gli ha fatto un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
La giardiniera dell’Eden fa spesso l’amore con Adamo e a me tocca guardare.
Tante volte ho sognato di fare l’amore con Eva, ma lei nemmeno mi guarda …
Lei ho lo sguardo solo per lui.
- “Mi ami, amore? Ma quanto mi ami? Oggi per te ho colto le pere dall’albero”.
Uffa che noia! Ma qui non succede mai niente!
Allora mi sono detto: “Chissà con Eva come andrebbe?”
Così eccomi qua! Pulito, profumato, lucidato, praticamente desiderabile.
Ho fatto persino la prova dell’alito. Fantastico! Odora di mela acerba.
- Buongiorno, serpente. Volevi vedermi?
- Si, Eva. Volevo proporti una nuova dieta.
- Sarebbe a dire?
- L’albero che ti offre le foglie per coprire la tua intimità, produce dei frutti buonissimi. Se tu ne mangerai sarai ancora più bella. Vedi quelle rotondità sui fianchi e sui glutei? Sparirebbero! Guarda i tuoi seni cadenti. Se tu prenderai di quel frutto, improvvisamente i tuoi seni diverrebbero sodi e bellissimi! Che ne dici?
- Oh! sì! Quanto mi piacerebbe! Pensa serpente che ultimamente Adamo per continuare a fare l’amore tre volte al giorno ricorre al viagra. E allora mi era venuto qualche dubbio sulla tenuta del mio fascino. Sai … il tempo passa per tutte!
- E già! A chi lo dici! Però il viagra, proprio no! Guai a fidarsi dei ritrovati tecnologici. Molto meglio sono i rimedi naturali, come ad esempio il peperoncino.
- Caro serpente, mi dai un po’ del tuo peperoncino? Se me ne dai un po’, io ti darò una bella cosa …
- Ma cosa fai? Eva no! Non farlo in nome della nostra amicizia. Aiuto! Aiutooooo!

   20 commenti     di: Fabio Mancini


BENVENUTI A TUTTI VOI (prima parte)

Frequentando questo gradevole sito, mi sono resa conto che le persone in cui mi imbatto quotidianamente sono più o meno le stesse, così vi ho immaginato come una schiera di amici. Con gli amici si conversa, si scambiano opinioni, si discute di tutto e, l'educazione insegna, a loro si presentano i propri familiari.
Beh, considerate questo mio scritto come un invito virtuale, immaginando l'aperitivo e gli stuzzichini a vostra portata di mano e... mettetevi comodi.
Sapete più o meno chi sono, cosa faccio, i miei passatempi preferiti, ma non conoscete la mia famiglia: è ora che ve la presenti.

MIA MADRE

La scorsa settimana ha varcato la soglia degli ottanta anni con lo stato d'animo più sorpreso di averli realmente (intendo anagraficamente) che non di esserci arrivata in buona salute.
Spirito libero per eccellenza, non ha mai permesso al tempo cronologico di raggiungerla, perchè lei correva più in fretta, quindi non ha potuto causarle i normali, classici danni nè nel corpo, ma ancor meno nella mente che ancora potremmo definire semplicemente molto lucida ed in costante ebollizione.
Donna fisicamente piccolina e minuta, è da sempre molto attenta alla sua alimentazione che è costituita quasi esclusivamente da frutta e verdura.
ha innato l'odio per cucinare quindi, se capitate a casa sua ed aprite il frigo, troverete soltanto quanto di più vario il mondo vegetale possa offrire sulla terra. Ma non provate a cercare un po' di formaggio o della carne (contengono colesterolo), una minima parvenza di salumi (contengono grassi), un pezzetto di dolce (ohhh... gli zuccheri), nè tanto meno una briciola di pane (tendenzialmente inutule ma, se c'è, è duro ed integrale).
In pratica più facile trovare un mango od una vaschetta di valeriana che una comune, misera, volgare ma umanissima rosetta di pane.
In ogni caso non abbiate paura di patire la fame, poichè conosce tutti i ristoranti più sfiziosi della zona e sarà fe

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   1 commenti     di: Paola Reda


Le lacrime e la pizza

 Ma che fai, piangi?
 No, non è niente... non ti preoccupare...
 Ma come non ti preoccupare, dai... io ti bacio e tu piangi? Non è normale...
 Veramente... non è nulla.
 Bacio tanto male?
 Scemo. Non sei tu.
 Eh... ma qua ci siamo solo io e te.
 Volevo dire che la colpa non è tua.
 E allora di chi è?
 Di nessuno.
 Ora è tutto molto più chiaro.
 Ma lo vedi che sei scemo? Intendo dire che la colpa non è tua, come non è mia, perché non esiste nessuna colpa!
 Scusami, e allora qual'è il problema?
 Il problema è che ti amo.
 Eh...è un problema che ho anche io.
 Si. Ma tu non piangi.
 Non ancora. Ma se continuo a non capirci niente vedrai che piango pure io...
 Hai un fazzoletto?
 Tieni.
 Grazie. Come devo fare a spiegarti?
 Non lo so... tu provaci però.
 Tu quanto mi ami?
 È una domanda a trabocchetto?
 Scemo. Allora, quanto mi ami?
 Eh... direi...
 Diresti?
 Direi che ti amo... tanto. Anzi di più.
 Quanto di più?
 Non lo so... cioè lo so... ma non si può dire. Non c'è modo di dirlo.
 Ecco, lo vedi?
 Mi sta sfuggendo qualcosa...
 Anche io ti amo, e questo lo sai no?
 Si.
 Ecco... anche io ti amo di più. Ma è un di più che non si può spiegare a parole. È un di più che non mi basta più baciarti per dirtelo. Non mi basta più abbracciarti. Non mi basta sentirti respirare vicino o dividere con te ogni momento, dal più importante al più banale. E allora piango. Piango perché c'è 'sta cosa immensa dentro di me che vuole uscire. Che deve uscire. Ma non esiste una sola parola o un solo gesto che la possa esprimere. E così si trasforma in lacrime e viene fuori. Sono lacrime d'amore, mica altro. Se ci fosse una parola, io la direi... o se ci fosse un gesto io lo farei. Non mi basta più neppure farci l'amore con te!
 Eh... e che, lo vuoi fare a tre?
 Ma sei scemo forte però!
 Scherzavo. Ho capito quello che

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