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Racconti di ironia e satira

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BENVENUTI A TUTTI VOI (prima parte)

Frequentando questo gradevole sito, mi sono resa conto che le persone in cui mi imbatto quotidianamente sono più o meno le stesse, così vi ho immaginato come una schiera di amici. Con gli amici si conversa, si scambiano opinioni, si discute di tutto e, l'educazione insegna, a loro si presentano i propri familiari.
Beh, considerate questo mio scritto come un invito virtuale, immaginando l'aperitivo e gli stuzzichini a vostra portata di mano e... mettetevi comodi.
Sapete più o meno chi sono, cosa faccio, i miei passatempi preferiti, ma non conoscete la mia famiglia: è ora che ve la presenti.

MIA MADRE

La scorsa settimana ha varcato la soglia degli ottanta anni con lo stato d'animo più sorpreso di averli realmente (intendo anagraficamente) che non di esserci arrivata in buona salute.
Spirito libero per eccellenza, non ha mai permesso al tempo cronologico di raggiungerla, perchè lei correva più in fretta, quindi non ha potuto causarle i normali, classici danni nè nel corpo, ma ancor meno nella mente che ancora potremmo definire semplicemente molto lucida ed in costante ebollizione.
Donna fisicamente piccolina e minuta, è da sempre molto attenta alla sua alimentazione che è costituita quasi esclusivamente da frutta e verdura.
ha innato l'odio per cucinare quindi, se capitate a casa sua ed aprite il frigo, troverete soltanto quanto di più vario il mondo vegetale possa offrire sulla terra. Ma non provate a cercare un po' di formaggio o della carne (contengono colesterolo), una minima parvenza di salumi (contengono grassi), un pezzetto di dolce (ohhh... gli zuccheri), nè tanto meno una briciola di pane (tendenzialmente inutule ma, se c'è, è duro ed integrale).
In pratica più facile trovare un mango od una vaschetta di valeriana che una comune, misera, volgare ma umanissima rosetta di pane.
In ogni caso non abbiate paura di patire la fame, poichè conosce tutti i ristoranti più sfiziosi della zona e sarà fe

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   1 commenti     di: Paola Reda


Una poco sana tradizione

Una poco sana tradizione


Torr, famoso dilettante del paese, decise di non perdere la tradizione della famiglia: chiamare il primogenito con le iniziali del nome di una pedina degli scacchi. In realtà la tradizione era più complicata: il padre avrebbe dovuto chiamare il primogenito con il nome della pedina da lui preferita. Il padre di Torr, naturalmente, vinceva le partite grazie alle sue due torri che era solito chiamare Carmela e Giovanna. Allo stesso modo, Torr divenuto per la prima volta padre, nominò il neonato Alf. Cresciuto fin da piccolo, a pane e scacchi, mangiando su una scacchiera, dormendo riscaldato da copriletto quadrettati, Alf non riuscì a far altro che giocare a scacchi per tutta la vita.
Cominciò non appena poté e finì il più tardi possibile. Alf, a causa della sua postura errata, ben presto si ritrovò con una scoliosi niente male. Il padre e la madre lo portarono dall’ortopedico, che alla vista di cotanta obliquità non fece altro che mettersi le mani nei pochi capelli che gli rimanevano e abbandonare dapprima il suo caso (a dir poco patologico), e poi il suo mestiere. Non c’era dubbio che chiamar i propri figli con nomi quali Torr non poteva che renderli alti e robusti, verticalmente e orizzontalmente ben messi, ma chiamare il proprio figlio Alf, come minimo significava averli storti fisicamente e nei casi più sfortunati anche mentalmente parlando.
Non si può sostenere che Alf sia un vero e proprio dritto. In effetti, la sua stortezza era colossale; per un certo verso originale, per altri un po’ meno.
Cominciò a giocare a scacchi. Era diventato famoso per le sue grandi abilità strategiche, per gli arrocchi pomposi e le sue forchette indimenticabili. Tuttavia, ciò che più rendeva il suo gioco estasiante, era l’uso predominante e scalciante dei cavalli; che puntualmente aveva chiamato: Napoleone e Pegaso gli impavidi.
Nella sua vita aveva giocato a scacchi.
I suoi pezzi forti erano i cavalli.
Si sposò.
Fece

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un incontro inaspettato

Un incontro inaspettato

di Ozan Lo Scalzo.

A volte diamo vita ai nostri difetti, personalizzandoli talmente tanto da farli diventare un'identita' fisica, reale per noi, nella quale, se non stiamo attenti, finiamo per rispecchiarci.

Un asino se ne andava trotterellando dietro al suo padrone, che lo teneva lontano da se' ,“a fune lunga", come dicono dalle nostre parti.
Infatti un capo della fune era da una parte attaccata al morso dell'animale e l’altro capo stava stretto nella mano di Tziu Antoni, il suo padrone, che camminava avanti ciondolandosi lungo il sentiero a cinque metri di distanza.
“Murri-Nieddu-MusoNero, aveva per nome l’Asino, non tanto per la macchia nera che gli solcava il muso, quanto per l’abitudine di strofinare il naso in ogni pozzanghera che incontrava, inzozzandosi tutto.
Tziu Antoni assorto nelle preoccupazioni che gli davano le fatiche quotidiane, durante il percorso di rientro in paese, essendo stata la giornata trascorsa assai piovosa, preferiva tenersi lontano da quell’asino che, immergendo il muso per terra, gli rivoltava addosso deliberatamente fango, polvere ed ogni tipo di lerciume.
Inoltre, come se ciò non bastasse, Tziu Antoni, avendo in quei momenti il vizio di pensare a voce alta, sapeva che l’asino carpiva i suoi ragionamenti, e che con ragli di vario tipo, giudicava la convenienza o meno delle varie decisioni e considerazioni che man mano scaturivano dalla sua testa.
La cosa non gli dispiaceva nelle lunghe notti invernali, passate all’addiaccio con la sola compagnia del quadrupede che, a onor del vero, gli teneva anche caldo oltre che alleviargli la fatica.
Comunque lo faceva imbestialire, giacché alla fine doveva dare all’Asino sempre ragione.
E, questo non lo poteva digerire.
Tutto ebbe inizio quando in una sera di furibonda ubriacatura, stravaccato sul dorso del somaro, che lo riportava faticosamente in ovile, lasciandosi andare a certe confidenze, Antoni gli aveva racc

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   2 commenti     di: GIUSEPPE DENTI


Eva e la mela

Il peccato originale era stato compiuto.
Quali tratti accentuavano in Eva una maggiore attitudine al peccato?
Non possiamo evitare di porre un tale quesito, ben comprendendo di giungere al costrutto della dissertazione, trovandone la risposta.
Nessuna descrizione, esaminata oltre le più perspicue apparenze, accorda di ritenere Eva, maggiormente corruttibile rispetto ad Adamo.
In tutta buonafede, non possiamo affermare che fosse più superba, più avida o altro.
Era soltanto docile e bellissima.
Adamo ne ammirava la mitezza, i lineamenti sfumati, la voce gaia e gentile.
Eva maliarda e tentatrice non riesce proprio a persuadere e, d'altra parte, non è plausibile un Adamo ignaro e inveteratamente istigato!
Adamo ed Eva erano stati, entrambi, perentoriamente diffidati dal cibarsi della mela ma, eludendo i dettami divini, avevano ceduto speranzosi, alle promesse del male.
È il ''fallo di Pilato'' che rende inaccettabile all'uomo, il peso delle proprie responsabilità.
La donna perciò, fin dagli esordi più remoti, si è vista costretta a fungere da unico capro espiatorio, accollandosi alacremente il fardello più schiacciante.
Incolmabile debolezza, da parte di Adamo, non essere mai stato in grado di ammettere la propria follia!
In fin dei conti Eva, satanica creatura, sembra tradire una tempra insospettatamente vigorosa mentre, il riflessivo Adamo, si presenta in balia della più ingorda concupiscenza.
Questo era l'Eden.
Questa, del congetturare, l'inferenza.

   6 commenti     di: Beatrice Rea


Radio Monacensis

Per anni una delle mie abitudini più ferree è stata la musica di sottofondo ogni qualvolta prendevo posto davanti la tastiera del computer. Ho scritto romanzi e racconti spesso iniziati con poca convinzione e, poi, portati a termine con soddisfazione grazie alla musica che mi teneva compagnia e, qualche volta, che mi spronava. Mi bastava inserire nell'apposito lettore un CD e il gioco era fatto.
Intanto, quando parlo di musica non mi riferisco a quella in generale poiché sono di gusti ben precisi e poco restio a cambiarli. Pertanto possedevo, e possiedo ancora, pochi CD e tra questi sceglievo quello che di volta in volta decidevo di ascoltare.
La mia piccola ma buona collezione si compone di una dozzina di CD dei quali solo uno è italiano, la Premiata Forneria Marconi, tutti gli altri appartengono al genere rock storico e sono: i Pink Floyd, i Led Zeppelin, i Deep Purple, i Genesis, i Jethro Tull, gli U2, e la mitica e indimenticabile Janis Joplin.
Ma su tutti in particolare i Dire Straits, due CD con i miei brani preferiti in assoluto: Walk of life, Calling Elvis, Twistin by the pool, Tunnel of love e per finire Private Investigations. Devo però confessare che di tutti questi CD e i loro brani non sono mai riuscito a imparare i titoli, figuriamoci poi a ricordarmeli, so quali sono e conosco la loro posizione dal numero che precede il brano sull'elenco.
A questi vanno aggiunti, con una buona dose di masochismo musicale tre CD speciali di purissimo blues che sono Howlin' Wolf, Big Bill Broozny e Robert Johnson la cui particolarità è questa: estrapolati da qualsiasi altro contesto musicale sono di una lagna interminabile ma se si cerca una concentrazione assoluta allora non vi è di meglio. Il loro ritmo monotono riesce a ipnotizzare l'ascoltatore agevolando il viaggio della mente verso lidi inarrivabili e, soprattutto, verso mete inaccessibili.
Ecco, armato di queste armi non tradizionali per anni sono riuscito a estraniarmi dai rumori casalinghi e a cre

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a morte la morte

Finalmente anch’io ho la mia Rivoluzione.
Se permettete la più eclatante.
Ho costituito un tribunale severissimo, inflessibile.
Il Tribunale, dopo attento esame ha deliberato senza appello la condanna alla fucilazione
del tiranno estremo.

Morte alla Morte!

La poverina c’è rimasta male, ha cercato di corromperci con delle brioches, inutilmente; ci ha minacciato, poco importa noi la nostra condanna la conosciamo sin dalla nascita; ha implorato e così si è coperta di ridicolo. Si è appellata al buon senso e noi abbiamo ribadito che quello avevamo usato. In preda ad una crisi profonda si è rifugiata nella filosofia, in verità era partita con l’idea di scrivere un memoriale, ma si è subito resa conto della lughezza inimaginabile e della noia che avrebbe prodotto nei lettori.
Siamo stati sempre umani con lei, con l’ultimo pasto, non chiedetemi cosa ha voluto! (Bleha!), le abbiamo fornito lucida ossa e olio per le giunture, soffre d’attrite.
Ora siamo nel piazzale arredato con un solo palo.
Viene legata a quello.
Mi avvicino con la benda, che rifiuta con ovvia ironia, le offro una sigaretta che stranamente accetta, le chiedo quale è il suo ultimo desiderio ci pensa un attimo:

“Vorrei apparire come Matha Hari! ”

Lo dice con una voce che passa dal cavernoso al femminile.
Acconsento.
Accendo la sigaretta tra le bellissime labbra da bajadera.
Mi affianco al plotone di esecuzione, alzo la sciabola.

“Pronti! Mirate! Fuoco! ”

Passerà un’eternità prima che le palle di piombo giungano al bersaglio.

Morte al Tiranno!



La leggenda del corriere

Era una notte di dicembre, una di quelle notti in cui nessun viandante osa avventurarsi fuori dal riparo della sua abitazione.
Il vento soffiava gelido dal nord, e mentre spesse coltri di nubi nere si addensavano a nascondere la prima falce di luna, accecanti lampi all'orizzonte erano un chiaro presagio di tempesta.
Una figura solitaria avanzava nell'oscurità incipiente, arrancava stoicamente nella neve che raggiungeva le ginocchia. Dense nuvole di vapore fuoriuscivano dalla sua bocca spalancata per la fatica. Un voluminoso pacco era legato sulla sua schiena curva, piegata in due per sopportare lo schiacciante fardello. Nell'inquietante buio di quella notte, un solo segno distintivo spiccava sulla sua giubba di pelle incrostata di ghiaccio: la sigla SDA.
Il corriere si fermò ansimante quando si accorse di essere giunto infine al perimetro del villaggio. Ce l'aveva quasi fatta.
Estrasse con mani tremanti da una tasca la bolla di consegna per controllare ancora una volta l'indirizzo esatto per la sua vitale consegna. Ma le dita ormai congelate non avevano più forza e un potente refolo di vento strappò via la gelida carta dalla sua presa inconsistente. La bolla scomparve in pochi istanti dalla sua vista.
Affranto ma non sconfitto, il coraggioso corriere non si diede per vinto. Avrebbe trovato comunque la casa giusta, il suo lavoro era troppo importante. In fondo, il villaggio era costituito da un'unica via, ora lastricata di ghiaccio, e le abitazioni erano in tutto solo otto. Ce la poteva fare.
I suoi scarponi chiodati fecero di nuovo presa sulla insidiosa superficie e lo portarono all'interno del villaggio.
Si lasciò dietro una piccola chiazza di sangue proveniente dal suo polpaccio sinistro. Aveva dovuto combattere persino contro i lupi per arrivare sin laggiù. Ma li aveva sconfitti.
Ormai allo stremo delle forze il corriere SDA raggiunse la prima umile casa di legno, e col rischio di frantumarsi le nocche assiderate, bussò con forza.
Attese.

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   7 commenti     di: Daniele P



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