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Racconti su sentimenti liberi

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Dedicato a Randy Fenoli, una persona speciale

Eccola lì. Quell'ombra che tutti vorrebbero all'inizio della loro vita.
Quell'ombra che non è mai assente. Che rimane anche se tu gli urli ripetutamente di 'andarsene'.
Si chiama Randy, è una persona che riesce a farsi voler bene da tutti.
Arrossisce, quando i milioni di sguardi, sono puntati su di lui.
Lo riconosceresti anche tra la tanta folla. Si chiedono spesso le persone perché delle volte il mondo si 'illumina', diventa 'colorato', più calmo. E io gli dico che si trasforma grazie alla bellezza del suo sorriso. Ai suoi occhi che si commuovono quando vedono delle figlie senza la propria mamma. Quando vedono delle persone, che sono costrette a rimaner sulla sedia a rotelle e che non possono abbracciare i propri figli come vorrebbero.
Lui riesce a scavare dentro ogni persona e tirar fuori ciò che la gente non ha mai visto di quella persona. Vorrei avere la sua stessa energia.
La sua leggerezza nel dire ad una persona ''Sei un incanto''.
Manifesta la sua felicità attraverso gli abbracci. Dona carezze a chi vede che non è contro di lui. Dona sorrisi a chi non ne ha ricevuti tanti.

   3 commenti     di: Martina Di Toro


Rosa Parata

Una donna di un paese del Sud, che più d’ogni altra ha lasciato un segno, una traccia per chi come me la ricorda ancora con simpatia.
Rosa era il suo nome, tutti, però la conoscevano come Rosa Parata.
Aveva i capelli ondulati di color nero, abbandonati al vento della libertà.
Il rossetto sulle sue labbra carnose metteva in risalto la sua voglia di spensieratezza.
Amava passeggiare con il ventaglio nero con sottili righe di color rosso.
Vestiva sempre di nero.
Nei suoi occhi s'intravedeva il ricordo di una gioventù consumata troppo in fretta, non conobbe la bellezza della Primavera. Il vento gelido s’era impossessato del suo cuore. Il suo amore, mai conosciuto, viveva nella sua immaginazione.
Era un piacere vederla passeggiare per le vie di un paese sempre distratto e indifferente. 
Sapeva ridere e piangere con la dignità di una nobildonna. Nulla l’acquietava.
Ancora oggi,  ricordo il suo viso beffardo che sapeva esprimere segni di saggezza.
Ricordo quando nella piazza del paese, nelle serate afose dell'estate,  s'intratteneva a parlare con Ntunucciu Merenda, Rafelucciu curtu, Angiulinu Longo, Tommaso barbiere. Ridevamo,  parlavamo di cose senza senso, senza significato.
Nei suoi pensieri c’era la follia dell’amore.

   2 commenti     di: ELIO RIA


Bugie al chiaro di luna

Sposta indietro una ciocca nera, con tutta l’innocenza del mondo, e si lascia distendere, spingere, dipingere nel letto da mani mature.
Non ci sono cicale che cantino alla finestra, e tutto intorno le appare essersi fermato. Perfino la luce sul comò ha scelto di rimanere soffusa, e le macchine che fino a poco prima urlavano di sotto, hanno smesso di affannarsi per il caldo.
I vicini borghesi non ascoltano la televisione, non lavano i piatti, e non fanno sesso con la sinfonia numero 35 di Mozart.
C’è solo profumo nell’aria, odore di temporale, per lei, stanotte.
Lui la osserva distendere le gambe sui petali rossi del loro primo quadro, attratto dal contrasto di occhi vissuti e pelle ancora troppo bianca.
La osserva spogliarsi timidamente, e poco rimane alla fantasia di un uomo di 55 anni, che ancora non ha messo piede in terre promesse o cieli stellati.
I loro corpi iniziano a danzare nel vento, sotto una pioggia fitta, e come mare freddo in burrasca, sbattono contro le pareti dell’anima e sciolgono dubbi, e di miele si lasciano cospargere, per fiori rinascere, ma su prati più verdi e mai dimenticati. Poi, con rabbia si staccano, rompendo i cristalli e le parole più belle, scrollando dalle spalle il peso di ali che non li appartengono e fingendo umanamente di conoscere e possedere tutte le cose.
Lei alza lo sguardo, compiaciuta, per riflettersi nello specchio davanti al letto. È sempre più bella, quand'è accanto a un uomo di una certa età.
Lui si alza dal letto e si riveste di pensieri poco romantici. Non può fermarsi per la notte, frettolosamente indossa quello che trova.
Una zanzara disturba il silenzio, “il mondo ha ripreso a girare ma forse non ha mai smesso, si è solo nascosto”, pensa lei.
“Il mondo è bugiardo, aveva promesso di lasciarmi morire nel suo letto, l’aveva sussurrato al vento”, pensa lui.
E con nostalgica sinfonia un’altra notte di menzogne si dissolve, intrisa di vecchi sapori mai baciati, mai provati fin

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   11 commenti     di: robibreak.


Gia

Lei camminava per strada, con gli occhi bassi ben attenti a non incrociare lo sguardo di un passante. I suoi occhi verdi erano soliti guardare la ghiaia. Gia quando girovagava per la città aveva sempre lo sguardo basso perchè sapeva bene che quello sguardo poteva incantare chiunque e lei voleva solo essere trasparente. Voleva camminare senza essere osservata, ma era inevitabile. Anche quando aveva gli occhi bassi, la gente non poteva fare a meno di fissarla. Gia non era perfetta, Gia aveva dei difetti: il suo labbro superiore era troppo piccolo rispetto a quello inferiore, i suoi occhi anche se così attraenti non erano grandi e non rispettavano i canoni di bellezza. Non erano i suoi lineamenti ad attirare gli sguardi delle persone, era ciò che il suo corpo emanava, era la sua aura. Intorno a lei l'aria era elettrica, luminosa. Gia emanava profumo di bosco anche se non metteva il profumo. Gia attirava gli sguardi dei passanti pur non volendo. Lei non voleva essere al centro dell'attenzione, lei non voleva essere fissata, lei voleva essere trasparente. Voleva sparire, non farsi più vedere, voleva essere una ragazza qualunque. Solo a volte aveva il coraggio di alzare lo sguardo. Nel momento in cui i suoi occhi guardavano una persona, quella, chiunque fosse- un vecchio, un bambino, una donna, un animale- la guardava negli occhi senza riuscire a distogliere lo sguardo dai suoi occhi. Si creava con quella persona un contatto visivo fortissimo. Attraverso quegli sguardi Gia entrava nell'anima delle persone, riusciva a guardare dentro a chiunque, attraverso quegli sguardi lei entrava nelle anime altrui. E negli occhi degli altri Gia rubava ricordi, passioni, delusioni, tutto quello che lei avrebbe voluto vivere ma che non osava fare.

   3 commenti     di: Chiara


Pragelato e Pozzo Strada... due luoghi speciali

PRAGELATO
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Quando il trenino della Val Chisone sostituirà la strada asfaltata resa inutile dall’aver proibito l’accesso alle auto, lo spirito del viaggiatore sarà pronto per immergersi in un paesaggio montano unico.
Ammirerà estasiato il borgo antico che gli abitanti manterranno nel tradizionale stile che lega i fasti del delfinato con lo spirito popolare dei Valdesi. Oltre le limpide acque del Chisone ci sarà la partenza per il comprensorio sciistico ViaLattea, meta per splendite giornate di sport sulla neve. I trampolini del salto appoggiati alla montagna e perfettamente confusi nel verde dei prati, saranno non solo un ricordo delle lontane Olimpiadi del 2006 ma sede di competizioni internazionali.
E sarà ancora il parco della Val Troncea il luogo in cui il visitatore tornerà a scoprire il contatto con la natura, a respirare a pieni polmoni aria pulita, all’ombra dei pini, tra gli sguardi incuriositi delle marmotte.
Pragelato! Il futuro sarebbe così semplice. E sarai, come sei, un luogo speciale.

POZZO STRADA
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Delimitato a nord da Corso Francia, la proiezione moderna dell’antica via franchigena, e a sud dal parco Ruffini, Pozzo Strada è un luogo speciale innestato nella città di Torino.
In primavera le coccinelle cercano di riappropiarsi del passato agricolo della zona posandosi sui balconi delle case.
In inverno, lo spettacolo delle montagne innevate che sembrano a portata di mano, rende una scenografia magica alla quotidianità dei suoi cittadini.
Tra ipermercati e palazzi moderni si confondono chiese dal sapore antico, ed archi che ricordano che, per raggiungere il Delfinato, da lì si doveva passare.
È un posto tranquillo ad un passo dal centro cittadino (che con la metropolitana è proprio a soli cinque minuti). È un luogo poco conosciuto ma speciale e chi ve lo dice ci è vissuto ed ora ne è lontano e ne sente la mancanza.

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Nota:
Questi due testi hanno p

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   3 commenti     di: Marco Donna


Donna al buio

Il vuoto affianco a lei nel letto, le ricordò che il marito non era tornato a casa la notte scorsa. Ora era abituata, era la moglie di un artista, tra l'altro anche conosciuto. Tutti lo ammiravano. Un tempo l'aveva ammirata e amata anche lei, tantissimo. Chissà con chi ha passato la notte, pensò mentre si lavava i denti. Quel pensiero insieme al dentifricio schiumarono per poi esseri sciacquati con l'acqua del rubinetto. Non ha importanza, ritornerà. Cercherà di dimenticare anche lei, come ha fatto con tutte le altre.
- o -
Spinse la porta ed entrò nella camera dell'albergo dove il marito aveva passato la notte. L'investigatore che aveva ingaggiato l'aveva avvisata e detto che lui era stato lì e poi al mattino aveva pagato il conto e se ne era andato. Curiosa si guardò attorno. La camera era pulita e sistemata, nessuna traccia che poteva dimostrare per quello che era successo la notte prima. Andò alla finestra e la aprì. Il tempo era bello e sereno, il cielo aveva quella serenità innocente dopo una note i pioggia. Sotto la finestra, per terra vide mozziconi di sigarette bagnati, brutti, come un attimo di passione consumata e bruciata in fretta. Ti è andato male anche questa volta, pensò, un' altra donna da dimenticare... perché... non l'hai legata con il filo del matrimonio con quale potrai tirarla dall'angolo della dimenticanza...
- o -

Trovò il marito nello studio lavorando su di una tela. Si fermò alla porta e ammirò gli agili movimenti del pennello. Astrazione. Non sapeva che cosa voleva esprimere nella sua tela, ma a lei sembrò una tomba rovesciata. Lo salutò sorridendo. Il pensiero che lui era lì, e... stranamente la sensazione che non li importava con chi era stato, la fecce sorridere di nuovo. Era fuori per lavoro e basta. Mai l'avrebbe ammesso che l'aveva tradita, a mai avrebbe acetato il tradimento di lei. Presuntuoso, pensò lei e sorrise per la terza volta. No, lei non poteva farlo... non perché non voleva... ma pe

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   3 commenti     di: suzana Kuqi


L'ULTIMO PRANZO

“Ma possibile! Di nuovo.. come posso continuare così?”.
La stanza numero cinque aveva suonato per la settima volta l’allarme del campanello. Gianna aveva molta pazienza con gli “ospiti”, ma a tutto c’è un limite. L’età avanzata, gli acciacchi leggeri, le malattie più invasive li rendevano un po’ capricciosi, fastidiosi e bisognosi di continue attenzioni; tutto lecito e doveroso: quello che non sopportava era l’arroganza che derivava dalla loro classe sociale elevata, per cui tutto era dovuto “perché io pago”.
Sbuffando si alzò dalla sedia e con piglio guerriero attraversò a passo di marcia il lungo corridoio. Aprì la porta quasi con violenza, pronta allo sbotto, ma ammutolì.
Marcello era seduto sul letto con le gambe a penzoloni, che ondeggiavano lente come fanno i bambini annoiati: si era vestito, pettinato e sbarbato, perfino il profumo, esagerando e giocava con il pulsante dell’allarme. Questo non se lo aspettava: era una battaglia ogni mattina per la toilette e vederlo così, elegantissimo nel suo spezzato grigio e blu l’aveva shockata.
“A che ora finisci il turno?”
“Tra due ore” riuscì a dire sottovoce,
“No, è tardi: fatti mettere in ferie, cambiati in fretta, chiama un taxi e andiamo a pranzo insieme.” Gianna obbedì senza replicare. Poco meno di mezz’ora e si ritrovarono seduti nella comoda Audi diretti a San Remo! Due ore di viaggio almeno, una pazzia, una follia inimmaginabile per la sua vita di donna di mezz’età, senza legami, impegni o passioni.
“Andiamo da Carlo: ho sempre mangiato superbamente.”.
L’autista, persona curiosa ma riservata, non conversò molto, preferendo la radio, continuamente attento alla coppia che, dietro, non parlava. Lei era agitata, nonostante il contegno: girava lo sguardo a tratti curiosa, a tratti pensierosa, come se mille domande le rodessero dentro. Lui padrone della situazione guardava il panorama sorridendo.
Carlo li accolse sorpreso, la cucina era

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   2 commenti     di: Marta Niero



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