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Racconti storici

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Intervista a Socrate

399 a. C. Ultima Notte di Socrate.
Giornalista: "Ultimissime News sul processo a Socrate da TUTTOATENE. Siamo riusciti a strappare qualche minuto al grande filosofo."
Giornalista: "Buonasera Socrate, possiamo darle del tu?"
Socrate: "Sì, certamente!"
Giornalista: "Allora salve Socrate, come ti senti dopo il tuo processo?"
Socrate: "Salve a voi, vi concederò questi pochi minuti per dirvi ciò che sento."
Giornalista: "Dicci tutto Socrate, siamo qui per te."
Socrate: "In realtà non c'è molto da dire, sarò condannato perchè cercavo di dare una coscienza critica alle giovani menti ancora inesperte;voglio il bene della Polis."
Giornalista: "E allora perchè questo processo?"
Socrate: "I motivi non li so con precisione, forse son io ad aver sbagliato qualcosa. Eppure cerco sempre di fare del bene, conoscendo il male."
Giornalista: "Oh, Socrate non buttarti giù, pensi di aver fatto qualcosa di sbagliato?"
Socrate: "Io seguo le mie idee cercando di trovar la verità nelle altre anime per scovare in ogni uomo qualcosa in più, molti mi paragonano alla mia cara madre, levatrice di corpi."
Giornalista: "Sei davvero molto Saggio! Ma, allora come ti spieghi tutto ciò?"
Socrate: "Allora non so dirti, vorrei capirlo, attraverso il dialogo e le loro idee, ma non mi danno opportunità di esprimermi."
Giornalista: "Mi dispiace Socrate, è arrivato anche il tuo momento. Pensi che i tuoi insegnamenti saranno d'aiuto per qualcuno?"
Socrate: "Molta gente mi seguiva nelle mie lezioni e nei miei insegnamenti, spero di aver dato il supporto adatto a tutti i giovani, anche se non mi aspetto che la gent emi lodi, sono un umile uomo con i piedi per terra."
Giornalista: "Socrate ci mancherà la tua saggezza, grazie ancora per la tua disponibilità."
"Da TUTTOATENE è tutto, alla prossima!"



Amsterdam

CHE VIAGGIO! 25/12/2005

NAVE E FIUMICINO

Occhi stanchi,
noi emigranti per gioco.
Stupisciti all'arrivo,
il giorno è arrivato.
Questo è il secondo giorno,
il sonno è secondario
e il cibo... rinviato.

È passato circa un mese da quando abbiamo deciso di partire.
Il tempo è passato segnando i giorni passo dopo passo.
Abbiamo decorato le giornate d'attesa ripercorrendo avvenimenti passati
o incitandoci continuamente in prospettiva futura.
Ora... che mi trovo in movimento nel treno destinazione Roma,
Mi richiedo ancora "Cosa ci faccio qui, perchè ancora?"

La via più breve è già stata scritta
Il percorso c'incita a proseguire.
In custu logu sperdiu ca sperdiu no esti,
deu m'agattu annodau a sa vita.
Sa genti chistionara fore problemasa,
custu tottu esti tottu in leggerezza.

So già che durerà sino a quando tornerò...

AMSTERDAM

Bisogna muoversi!
Bisogna muoversi!
Ti chiamano!
Ti cercano!
Sfilano il portafoglio
con un sorriso.
Svendono il corpo
al primo sconosciuto.
Svenuto da molto lontano,
distratto chiede della sua anima in giro.
L'Uomo nero come un avvoltoio
si lancia in quel che resta del moribondo.
"Baratterò con te!"
(Sì si, in cambio di tutto il resto...)

BOOM! ARIA PER SEMPRE...(*)

Pianeggianti, camminanti
in tempo controsenso.
Fiamme in caverne,
primissime forme.
La forca in un rito
provoca dolore al primogenito.
Anime contrastanti,
(come) la vivacità di un passo teso
(come) un rosso un po' sbiadito.
Il gusto a malapena assaporato.
Hanno la lingua biforcuta.

Leone e Gorilla
in piedi d'innanzi al Potere Supremo.
Tutto è tutto è di tutti.

Camminavo nelle strade principali
(nel) la notte furibonda.
Con recenti residui
d'intere giornate furibonde.

THE DOORS

Si ricompone quel che non vuol significare...

SARO' VIVO PER SEMPRE (*)

Devo solo trascrivere
un qualcosa d'

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   5 commenti     di: Carlo Caredda


Gian Paolo Marocco - un Marinaio caduto per la Libertà

Gian Paolo Marocco - Radiotelegrafista della missione RYE

La Resistenza è fatta di piccoli e grandi gesti eroici, di piccole e grandi sofferenze, di tante vite spezzate come fragili fili di paglia. Per me è un onore recuperare e riunire questi fili spezzati dopo tanti anni ed è con immenso piacere che racconto oggi la storia di una di quelle vittime cadute per la Libertà.

I servizi segreti a Brindisi
Dopo l'8 settembre 1943 Brindisi divenne la capitale dell'Italia liberata, qui operavano i servizi segreti alleati e quello italiano:
- Il servizio segreto italiano (SIM - Servizio informazioni militare),
- il servizio segreto americano (OSS - Office of Strategic Services),
- i servizi segreti britannici: (SIS - Secret Intelligence Service, e SOE - Special Operations Executive)
Brindisi ormai raccoglieva tutto quello che restava dello Stato Maggiore italiano, del Governo, dei Ministri e dei Generali, era tutto concentrato nel castello di Brindisi e nelle tre o quattro palazzine del Comando della Marina. La città era piena di Jeep e camion alleati mentre gli alberghi erano pieni di ufficiali inglesi. Dall'Italia del Nord non arrivava che qualche frammentaria notizia tramite una radio di fortuna del servizio intercettazioni. In un modesto albergo di terz'ordine, l'Hotel Impero, c'era la centrale del SIM, il servizio segreto italiano, dove venivano addestrati gli agenti in base agli accordi presi con i servizi inglesi e americani. Infatti, nel settembre 1943, giunsero a Brindisi alcuni agenti segreti americani che presero contatti col servizio italiano (SIM) e stabilirono che:
- L'OSS e il SIM avrebbero concordato un certo numero di missioni da fare insieme.
- Il SIM avrebbe fornito un certo numero di radiotelegrafisti che l'OSS avrebbe addestrato nella propria base.
- Il SIM avrebbe scelto agenti chiave da inviare al Nord.
- L'OSS avrebbe avuto il controllo delle comunicazioni col Nord Italia e avrebbe finanziato, equipaggiato e inviato missioni

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Il primo respiro del mattino

Giovane e ingenuo, affidai le mie speranze e la mia onestà di inesperto guerriero al nostro generale, soldato aduso a guerre e saccheggi, divoratore di giovani destini, oppio dei nostri cuori, mia ed altrui dannazione.
Io, Marco Lucio Decimo, maledico quell'uomo e tutta la sua stirpe, che possa girare in eterno intorno ai campi elisi senza che questi accolgano mai la sua ombra tra le loro mura.
Affamato di gloria e di ricchezza, lo avrei seguito in capo al mondo, anche oltre se mi avesse ordinato di farlo, sarei salpato solo con lui in cerca di Atlantide, superando le colonne di Eracle, pronto a combattere contro tutti i mostri che vivono nel mare Oceano.
Arrivammo alle porte della città mentre stava albeggiando, il primo respiro del mattino, come il generale chiamava quelle ore.
Arringò subito la truppa, per preparare gli uomini all'imminente battaglia.
- L'acre sapore della guerra, l'aria bollente dei bronzi infuocati, vi riempirà i
polmoni e vi condurrà alla vittoria, come sempre è stato e come sempre sarà.
Siete cento ma è come se foste diecimila. Guardate quegli uomini, sugli
spalti; ormai avranno saputo chi siete, e vi dico che essi stanno tremando.
Come tremano tutti coloro che incrociano le vostre strade. Voi siete i cento
lupi di Soros! -
Passò in rassegna le nostre file, chiedendo a ognuno di noi se era pronto a sacrificarsi per la vittoria, ottenendo sempre la medesima risposta - Per Soros e per Roma! -.
In breve tempo gli arieti e le testuggini riuscirono a praticare una vasta breccia alla base delle mura, e all'improvviso un profondo silenzio scese sulla città e sull'accampamento. Un altissimo grido si levò allora dalle nostre gole e ci mettemmo in marcia per raggiungere il varco, proteggendoci con gli scudi contro i pochi dardi lanciati dal nemico asserragliato sugli spalti e soggetto al tiro micidiale delle catapulte, delle baliste e degli scorpioni dei nostri artiglieri.
Non trovammo guerr

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I Santi: San Bonifacio

""Predichiamo i disegni di Dio, ai grandi e ai piccoli, ai ricchi e ai poveri. Annunziamoli a tutti i ceti e a tutte le età finché il Signore ci darà la forza, a tempo opportuno e inopportuno, a quel modo che San Gregorio scrisse nella sua Regola Pastorale". Così scriveva Bonifacio a Lioba, sua parente e badessa, esprimendo il suo zelo instancabile per l'evangelizzazione dei popoli dell'attuale Germania e Olanda, ispirandosi alla Regola di San Gregorio Magno.
Ma chi era Bonifacio? Wilfrido questo era il suo nome di battesimo, nacque intorno al 673 nella regione meridionale dell'Inghilterra. Da ragazzo venne accolto ed educato nell'abbazia di Exeter e poi in quella di Nursling, secondo i principi della severa regola benedettina. Nel periodo di formazione cristiana, Wilfredo acquisì l'osservanza alla preghiera ed agli studi, la fedeltà alla chiesa di Roma e la passione missionaria per la conversione dei popoli pagani o ricaduti nel paganesimo.
Al fine di comprendere al meglio i Testi sacri, Wilfredo imparò la lingua latina, greca e quella ebraica, approfondì il messaggio e la spiritualità dei Padri della Chiesa, divenne maestro e scrisse una grammatica per i suoi alunni, si dilettò nella poesia. Tuttavia l'impegno che Wilfrido sentiva di più era quello dell'evangelizzazione, in forza della quale nel 716 chiese ed ottenne il permesso di raggiungere l'Olanda. In quel tempo il principe Radboch si era ribellato alla dominazione Franca e vedeva negativamente il cristianesimo, poiché era il credo professato dal conquistatore, inoltre aveva confinato il vescovo di Utrecht, Willibrordo presso un monastero.
Wilfredo fece visita al principe, ma subito comprese che i tempi non erano ancora maturi per l'evangelizzazione, occorrevano uomini e donne disposti al martirio, l'appoggio dei Franchi, ed infine, acquisendo il sostegno della chiesa di Roma, si sarebbe conservata l'autonomia della nuova chiesa, dal potere politico dei principi che nominava vescovi e abati s

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   3 commenti     di: Fabio Mancini


Idi

Quando entrai i Senatori erano già pronti.
Sotto le toghe le dita fremevano d'impazienza, stringendo l'elsa dei pugnali.
Ma io non capii
Non vidi i loro ghigni, simili ai musi di bestie brute.
Forse fu la superbia ad accecarmi, oppure la stessa Ate greca che toccò gli eroi di Ilio.
Mi credevo immortale, un Dio!
Ero una creatura celeste che si librava in volo, sopra le teste della plebaglia puzzolente.
Ero un conquistatore, un generale, un dittatore!
Ero Gaio Giulio Cesare.
Ma la mia invulnerabilità permise a quelle ventitre pugnalate di squarciarmi il petto
Neri, rossi, infuocati dalla bramosia di sangue e dall'odio erano gli occhi dei senatori.
Inebriati dal purpureo sangue.
Mi guardavano come le fiere guardano una preda.
Ma io ero Cesare!
Avevo conquistato le Gallie; ero sopravvissuto alle lunghe lame dei Germani.
Non potevo morire là, come un maiale da macello, accanto a Pompeo di pietra.
Mai un Giulio sarebbe potuto morire accanto a un codardo dei Pompei, mai!
Mi difesi e quei vigliacchi indietreggiavano.
Ancora una volta il grande generale riportava una vittoria a Roma!
Vidi gli occhi di Cassio brillare di paura e la mano di Casca tremare timorosa.
Scoppiai a ridere.
Quei "bambini" non potevano nulla contro di me!
Contro il grande Cesare

Poi lo vidi.
Lo vidi e veniva verso di me.
La mano alzata con la daga stretta in pugno.
I suoi occhi, uguali a quelli della madre, come arenaria mi scrutavano impassibili.
Scivolavano sulle mie ferite, indugiavano sulla toga macchiata.
Tesi le braccia.
Ma lui non si buttò nel mio abbraccio.
Non era più un bambino
Il mio bambino
La lama mi penetrò le carni, lacerò il tessuto.
Non gemetti.
Non piansi.
Lo guardai.
Il grande Cesare stava morendo
E la lama che mi aveva ferito era stata impugnata dalla stessa mano che prima aveva accarezzato le mie guance
-Anche tu, Bruto?-
La risposta arrivò, un'ultima pugnalata al petto.
Il grande Cesare era morto

E quel giorno, Bruto, mo

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   1 commenti     di: Giulia Brugnoli


Una voce all'infinito

È il racconto di una vicenda realmente accaduta, frammento di un passato lontanissimo e misterioso che attraverso le narrazioni di mia nonna e di mio padre è arrivato fino a me. Magicamente mi ha proiettata a ritroso nel tempo, un tempo senza date e senza altri riferimenti di rilievo, dove la fantasia ha colmato la lacune narrative trasformando poche parole in una storia. Ed ecco una voce all'infinito, per raccontare della dura contrapposizione tra uomini e lupi nella lotta per la sopravvivenza e di Zuanne, l'avo più lontano, che non s'è perso nell'oblio del passato.

-Mamma, perché la luna ha gli occhi tristi?
-Dove li vedi gli occhi sulla luna? Sorrideva sua madre.
Zuanne, trascorreva tanto tempo a scrutare la luna quando, bella piena, troneggiava nel cielo come una regina. I suoi occhi di bambino ne coglievano un'espressione perennemente tragica e sofferente, che non riusciva a spiegarsi e a descrivere alla madre con la sua semplicità di bambino.
-Sarà che da lassù osserva tutte le nostre miserie - pensava - e ne è impietosita. Sarà che non può far nulla per alleviarle, se non regalare la sua luce d'argento.

Era quella una sera d'estate. Le abbondanti piogge primaverili avevano riempito i torrenti e i corsi d'acqua minori che solcavano le colline. Il fosso, che scorreva vicino alle case, rumoreggiava come una cascata.
Faceva caldo, più caldo del solito, ma forse era una sensazione condizionata dagli eventi e l'afa soffocante portava con sé un'umidità insopportabile.

Dal Col de Fer, il colle più alto, un castello sovrastava la piana sottostante formata dall'incontro tra due valli, e consentiva una buona panoramica su una zona importante di collegamento tra la pianura e la montagna e tra la pianura veneta e quella friulana.
La sua terra ricca di ferro conferiva al suolo un colore rossastro che aveva suggerito il nome dell'altura, ma c'era anche un'altra interpretazione legata a quel nome: la sua inespugnabilità da parte dei nemici.

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   2 commenti     di: Marisa Amadio



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