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Racconti surreale

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Serata d'estate

In un vicolo al buio mi ritrovo a passeggiare,
un muto silenzio disturbato da cicale e
da ciottoli che si intrecciano tra i miei passi.
Nella mia mente solo vaghi pensieri,
che arrecano gioia e dolore al mio cuore.
Improvvisamente, brividi sulla mia pelle,
sudore dalla mia fronte e il mio cuore scalpitante come
un treno in corsa.
Il mio respiro diviene sempre più debole.. qualcosa mi travolge,
facendomi perdere i sensi.
Apro gli occhi; il vicolo è pieno di luci, di gente, artisti di strada che intrattengono la folla, musicanti che rallegrano l'atmosfera con i loro strumenti.
È bellissimo. I bambini con lo zucchero filato e
i loro sorrisi contagiosi. Mi faccio strada tra la folla.. ma qualcosa mi tira il braccio. Mi volto e vedo un angelo con due splendidi occhi celesti, con una bellezza straordinaria, che mi tiene la mano e sorridendomi mi esclama "Aspettami!".
Rimango incantato, si avvicina a me baciandomi sulle labbra.
Nella mia mente i pensieri sono volati via,
una sensazione indescrivibile, chiudo gli occhi e mi
faccio trasportare da questo uragano dentro me.
Silenzio.
Riapro gli occhi.
Mi guardo intorno, sono a terra nel buio vicolo.
Una lacrima scende dal mio occhio e un triste sorriso appare sul mio volto.

   1 commenti     di: francis francis


Monade

C'è un pensiero che mi frulla nella testa da qualche tempo. Un pensiero che mi fa paura. Certo è qualcosa di pazzesco, qualcosa d'incredibile. È un pensiero pseudo filosofico paranoide, che non sembra tanto inverosimile. Una follia, quasi. Ma non c'è nulla e nessuno che potrebbe confutarlo, per questo mi fa sentire un gran senso di solitudine.


Il concetto non è originale, ma applicato ad una convinzione che s'insinua ambiguamente nei pensieri, potrebbe diventare esplosivo. Terrificante. Mi spiego: dopo la morte, la realtà della persona che si spegne, si spegnerà con essa, quindi tutto ciò che esiste da vivi, non esisterà più dopo il trapasso. Questo concetto vale per tutti? No, non per tutti, solo per me. Le cose si cancelleranno solo per me, per il mio punto di vista. In un modo abbastanza intuitivo, che non ha nulla a che vedere con il metodo scientifico, mi vien da pensare che allora il mondo che vedo non esista. La gente, gli alberi, gli animali, le piante, i suoni, non esistono, sono solo il risultato della proiezione del mio essere, delle mie paure, della mia creatività, del mio istinto, di quacosa di me che non comprendo pienamente.


E allora? Primo punto: sono solo nell'universo. Secondo punto: l'universo è solo una delle mie creazioni mentali, una proiezione. Terzo punto: Chi sono io? Io sono Dio. Se creo tutto questo, io sono Dio. Il mio corpo non esiste, è soltanto una delle tante rappresentazioni del mio essere, il tempo è il mio tempo, il mutamento di un bambino che diventa vecchio e solo un'altra rappresentazione. Pensateci: voi che state leggendomi, non esistete (non è un'offesa, non prendetevela a male), sono io che vi ho creato, il mio stato mentale oscillante. E veniamo al punto cruciale: stato mentale oscillante. Cos'è una mente oscillante? È una monade (ricordate che ho creato gli atomi, i quali non stanno mai fermi). Gli atomi sono la proiezione più verosimigliante a ciò che sono io realmente, io sono Dio.


Un Dio

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   1 commenti     di: vincent corbo


Bradipo

Un uomo qualsiasi, di quelli difficili da trovare se ne stava seduto lì, sotto un wacapou ad attendere silenziosamente un ovvio contatto con qualche forma di vita animale presente in quell'enorme foresta, un puma sarebbe stato eccitante, magari un boa o qualche variopinto uccello tropicale, pappagalli verdi, tucani da becchi multicolore.
Non poteva pensare a nulla di più sbagliato.
Uno sdentato grande quasi quanto un uomo, un bradipo enorme si stava dirigendo verso di lui dopo aver meticolosamente lasciato il ramo dell'albero a cui era appeso in quella posizione improbabile.
Poderose zampe, artigli lunghi, ricurvi e uno sguardo sincero, si muove lentamente, troppo, ma lui attende, semplice uomo clandestino in un mondo di liane fiammeggianti resta fermo, ha visto in quel bradipo la voglia di comunicare, di accoglierlo nel suo mondo, il mondo dell'istinto, delle sensazioni, degli odori.
La bestia si trova ormai a pochi centimetri da lui, si piazza con il sedere per terra imitando la posizione umana e i loro sguardi si penetrano, le loro anime s'intrecciano.
Il bradipo lentamente si prepara ad abbracciare l'anonimo traditore graziato dalla natura, schiude lentamente le braccia allargandole per tutta la loro capacità e inizia a stringerle attorno al corpo glabro dell'uomo
Lui cosciente dell'infinita lentezza dell'animale attende pazientemente quel selvaggio abbraccio,
per nulla impaurito.
Ora è completamente racchiuso nelle braccia dell'animale che non si ferma, non si limita ad abbracciare con potenza animale, continua a stringere e gli artigli ricurvi cominciano a penetrare la pelle.
Lui non può fare nulla, impotente resta fermo facendosi stritolare da quell'abbraccio irreversibile.
Le scapole lentamente si incrinano verso l'interno e gli artigli penetrano violentemente nella carne perforando i polmoni.
Sangue sgorga dalla bocca dell'uomo, sangue si riversa sulla pelliccia del bradipo, sangue và a nutrire le piante che cresceranno, il cuo

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   11 commenti     di: Egon


Il gigante che venne dal cielo-parte seconda

Tutti i piccoli abitanti di Herses erano in subbuglio perché un essere di proporzioni gigantesche, diverso da qualunque altra cosa avessero mai visto e venuto da chissà dove era sbarcato sul loro mondo con una specie di arca gigantesca. I capi di tutti i piccoli villaggi si riunirono in assemblea per affrontare l'evenienza che si era presentata e decidere il da farsi.
Relta capo del villaggio di Zizoro prese la parola e disse: fratelli tutti per anni noi siamo stati disuniti e anche in grave disaccordo su molte questioni, ma adesso si è presentata una minaccia che non possiamo ignorare o affrontare separati. La creatura che è scesa dal cielo ha dimensioni e poteri che gli permettono di distruggerci tutti, non sa ancora nulla di noi ma ci scoprirà presto e allora potrebbe manifestare intenzioni maligne. Non possiamo permetterci di sottovalutare questo gigante dobbiamo eliminarlo, preferibilmente mentre dorme, radunate quindi tutti i guerrieri e i maghi perché sarà un lavoro durissimo.
In quel momento Abian che partecipava all'adunanza come testimone prese la parola e si rivolse a Relta dicendo: eccellenza sta proponendo di passare all'attacco senza che nessuna offesa ci sia stata ancora arrecata dal gigante, supponiamo un fallimento, una volta che lo avremo attaccato sarà normale che decida di distruggerci. Non possiamo ucciderlo nel sonno, perché quando va a dormire entra nella sua arca la cui porta di ingresso non è che si chiuda, letteralmente scompare. Non dobbiamo provocarlo o aizzeremo inutilmente le sue furie.
I capi riconobbero che il fabbro aveva ragione e gli chiesero se avesse delle proposte sul da farsi. Abian disse: signori io propongo di rifugiare quanta più gente possibile nelle grandi caverne sotterranee che ci hanno salvati in passato, nel frattempo costituiremo un gruppo di sorveglianti per spiare il gigante così potremo intuire eventuali punti deboli, però io direi che sappiamo ancora poco di lui per ritenerlo un pericolo, sarebb

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La voce del vento

E poi mi sono seduto, nel vento, a gambe incrociate nella posizione yoga del loto ad ascoltare la storia che il vento mi raccontava. Una storia che arrivava da lontano.
Immobile ed insensibile a tutti gli stimoli esterni, dimentico del mio corpo e del resto del mondo che vorticava vicino eppure lontano, stavo con gli occhi chiusi e le orecchie tese verso la voce suadente e sussurrante che avevo nella testa.
La storia era quella di Huang Li Min, contadina di uno sperduto, piccolo villaggio di contadini in un angolo della sterminata Cina; Huang Li Min che viveva stentatamente del poco che le dava il piccolo orto di fianco alla misera capanna che divideva con il marito dispotico e cattivo; Huang Li Min che ogni giorno, dal’alba al tramonto, lavorava nel proprio orto ed in quello di altri per portare a casa quel poco che riusciva trovare da mettere in pentola mentre il marito se ne stava a bersi tutto quello che riusciva o a ciondolare tra l’amaca e la stuoia che utilizzavano come letto.
Erano ormai anni che andava avanti così, lei a lavorare mentre lui non faceva null’altro che lamentarsi per la cena, per la poca voglia di fare all’amore di sua moglie, del suo aspetto, della povertà casa, della sfortuna di essere nato povero, della cattiveria dei suoi compaesani, di tutto.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno, nella mente di Huang si faceva largo un pensiero, il pensiero di liberarsi di quel marito che le avvelenava la vita.
E comincia così la storia, con Huang Li Min che, stanca di quella vita di stenti e di quel marito accidioso e tanghero prende finalmente una decisione, quella notte lo sgozza come un capretto. Poi, con calma e precisione lo taglia a pezzi, piccoli pezzi e lo mette in una grande pentola, tutto escluse parti come testa, pelle, mani, piedi, il poco grasso che trovava dimora sul suo corpo ed un pezzetto che ha deciso di tenere come souvenir; poi insaporisce il tutto per bene con spezie ed il giorno dopo lo serve ad una festa a cui invita t

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   5 commenti     di: Alessio Cosso


La resa dei conti

Erano le 13. 00.
Il sole aveva da poco superato il suo culmine ed aveva cominciato la discesa che lo avrebbe condotto al tramonto.
Mai la strada davanti all’antica fabbrica di cioccolato era stata così affollata. Quella che di solito era la zona di pochi viandanti senza meta, si era trasformata in un luogo degno di un pellegrinaggio.
Qui infatti e precisamente nel padiglione degli imballaggi si era rintanato Joe Kidd, un terrorista ricercato da anni e che la Polizia era finalmente riuscita a condurre in un vicolo cieco.
L’antica fabbrica era infatti completamente circondata. Poliziotti armati fino ai denti occupavano ogni angolo della strada; sul tetto vigilava una squadra speciale e sotto, un fiume di gente pronta a cogliere l’attimo.
Si!... l’attimo della cattura, che avrebbe consegnato nelle mani della giustizia il criminale più temuto della città.
C’è gente che dice che Joe Kidd abbia creato problemi più o meno grossi a tutti gli abitanti.
Non c’era un solo cittadino che non fosse stato vittima di un suo crimine.
La Polizia aveva tentato un ultimo appello: “Joe, ti ripeto che ciò che stai facendo è del tutto inutile. Così non fai altro che peggiorare la tua già grave situazione. Tutta la fabbrica è circondata, non hai via di scampo.
Non costringerci a sparare, perciò esci fuori con le mani bene in vista. Hai ancora cinque minuti.”
La gente però aveva capito che Joe non sarebbe uscito.
Avrebbe tentato un ultimo sberleffo, a costo di farsi ammazzare.
C’era chi giurava che sarebbe finita con un bagno di sangue, chi con una doccia, chi invece era pronta a scommettere che Joe si sarebbe affacciato ad una delle finestre dell’ultimo piano ed avrebbe cominciato a sparare all’impazzata sulla folla.
Forse proprio per questo la folla stessa cominciò pian piano ad indietreggiare, come se qualcosa di terribile, molto terribile stesse per accadere.
Ormai mancavano pochi istanti.
Dal fondo della strada era arrivato persino un bl

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Plastica

Cosa farebbe se la sua ragazza perdesse un braccio? Io la mia l'ho lasciata. Tanto non ero più nelle condizioni di preoccuparmi del dopo. Sa, solite cose. Ti chiama : ' ma non puoi, c'è qualcos'altro! ' - ' no guarda, è proprio quello ' - ' C'è un'altra ' - ' Ma che dici ' e poi solite cose. Per fortuna è il tipo di conversazione che si fa dopo un tot di giorni, più o meno tre - quattro giorni dopo che hai lasciato perdere tutto. Ma, le ripeto, sapevo già che non sarebbero arrivati quei tre giorni. Vede dottore, ora capisco bene che lei non è nella posizione per godersi un film. Ma faccia uno sforzo.

Oggi ho filmato il mio funerale. Sì, sì il mio. Una roba amatoriale, senza troppe pretese. Avrei potuto farlo fare ad un terzo, che so, quei fotografi che ti fanno il filmino del matrimonio o del battesimo. Effettivamente ci avevo pensato. Sarebbe venuta tutta un'altra cosa.
Montaggio scene, sottotitoli. Che so: titoli di testa, con lo starring, la madre, il padre, la ragazza,
la sorella, il fratello, gli amici, i genitori della ragazza ( 'eh già, gli volevamo un gran bene anche noi, era un secondo figlio' ), parenti, parenti, sconosciuti, anziani.
E poi ovviamente, per ultimo, il fu protagonista.
Poi che so, introduzione. Siamo in camera mortuaria, piano americano, inquadratura sulla madre che piange e si protende verso la salma. Lo zio si slancia per prenderla. Lei si schernisce, ma senza convinzione. In fondo ha ricevuto l'abbraccio che voleva da giorni, possibilmente in pianto.
Son quelle cose che si attendono e si fanno, giusto per dire le ho fatte. Come la pacchiana sigaretta dopo i primi amplessi. Pessimi i miei. Infatti ho smesso di fumare. Lo zio la porta via.
La sorella si avvicina al corpo. Lo guarda, stringe i pugni. È arrabbiata. Lacrima che arriva a mezza guancia, primo piano sulla goccia fino a sfocare, cambio scena con dissolvenza. Suona una canzone con l'organo, è il mio funerale. Niente chiesa moderna, vecchio edificio, buio

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