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Racconti surreale

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Ulisse ( parte 1)

Dormire. All'apparenza la cosa più semplice del mondo, la vita si ferma quando si dorme.
Ma il sogno è un'altra dimensione! Anche se della nostra mente sono un mondo da vivere da creare... Sei un Dio.
Ho passeggiato con Angeli e camminato con creature mitiche,
Combattuto guerre e costruito cattedrali.
E il risveglio, la realtà stessa è deludente, nel sogno, ho conosciuto me stesso!
Perso, nello spazio onirico, per anni come Ulisse ho vagato per terre e mondi alla ricerca di risposte a domande che nascono insieme a noi: chi sono? Da dove vengo? Perché ho questo carattere? E più dormivo, più sognavo, più entravo dentro di me, fino a comprendere dopo 20 anni, chi ero.
Non erano i postumi di una canna o di una pasticca, e molto più di un sogno lucido: la mia odissea!

   1 commenti     di: Daryl


Il diario di Lemar

Voltare un'altra pagina della propria vita comporta sempre il rischio di trovarsi di fronte alla terza di copertina; così, quando ci si accorge che la propria storia si conclude, non ci resta che sbirciare oltre la rilegatura, fra i caratteri affossati delle bronzine, se da qualche parte qualcuno abbia scritto il nostro nome.
Proprio a questo punto era arrivato Lemar, restava lì, con la mano quasi rattrappita a serrare fra le dita l'ultima pagina della sua esistenza e ad accarezzare con il mignolo la copertina rigida dove già sapeva; non avrebbe trovato scritto nulla.
Si rigirò il volumetto di cartonato ruvido fra le palme, con il fare distratto di chi non vuole dare a intendere tutta la propria delusione, poi, strabuzzò gli occhi; sulla sua vita non c'era forse il suo nome, ma, appena dietro la copertina brunita e stanca, si distendeva in bella grafia una dedica:

"A tutte le persone cui rimarrà di me il ricordo e un lusinghiero senso d'assenza".

Forse tutto il lercio e la fuliggine che alla sua vista velavano, a volte scempiavano, le pagine del suo diario non erano veramente lì, certo, lui le avvertiva, quasi gli avevano reso impossibile leggere alcuni passi, ma ora, stava maturando la consapevolezza che a "tutte quelle persone" non avrebbero dato fastidio.
In quelle pagine rabbiose e rombanti, fra i tumulti degli inchiostri doveva esserci qualcosa di luminoso; non poteva essere d'aver buttato via tutta una vita nel dolore; non per sé magari ma per qualcun altro, fra le strofe sbiadite, fra le volute e le acrobazie della penna, riposava forse qualcosa che valesse la pena d'esser serbato.
Quelle pagine racchiuse fra un inizio ed una fine, fra le parole "Amo" e "muoio" lui non le avrebbe volute leggere mai più, ma in virtù di quella dedica non bruciò il libro lì dove si trovava.
Passarono un'alba e il tramonto suo figlio prima che a Lemar tornassero le forze per attuare il proprio nuovo proposito. Da qualche parte, oltre i cumuli di pensieri ch

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Uomopasticca

Un giorno sei lì che cammini per strada fischiettando, quello dopo ti ritrovi in un cazzo di labirinto inseguito da fantasmi.

Paco ha appena compiuto 25 anni.
Dal 1980, quando è nato, ne son passate di auto sotto i ponti.
"Un quarto di secolo, bel traguardo" gli aveva detto sua mamma, per telefono, il giorno del suo compleanno.
Nonostante la soglia appena raggiunta, l'età di Paco, Pac per gli amici, non è così facilmente decifrabile. La sua testa è liscia e completamente rasata. Si fa la barba anche più volte al giorno con un rasoio di quelli vecchi che usano i barbieri e, nella doccia, si rade anche la testa. Ha una specie di fobia per i peli, appena ne vede uno fa ogni cosa in suo potere per eliminarlo.
Poi, a dirla tutta, i capelli, che una volta scorrevano folti e fluenti fin sulle spalle, piano piano lo stanno abbandonando ed una bella stempiatura ha iniziato a far capolino qualche anno fa e, nella sua eterna lotta contro l'esercito dei capelli, sembrerebbe avere la meglio.
La sua carnagione è sul giallo, e non sa perchè sia di quel colore. Forse è nato così. Forse la colpa è di tutto l'alcool che ha ingurgitato nell'ultimo periodo e il fegato, tentando di sopravvivere, ha deciso di comunicare la sua contrarietà con quel sano colorito.
La memoria incomincia ad abbandonarlo ed i ricordi affondano gradualmente, sgualcendosi, fino a sciogliersi nella materia cerebrale, come una canoa di legno in un oceano d'acido verdognolo.

Pac è un tipo solitario.
Forse solitario non è l'aggettivo adatto, sarebbe meglio dire che egli non ama stare tra la gente, non gradisce la compagnia delle altre persone o, forse, ne ha semplicemente paura. Pensa sempre che chiunque possa ferirlo, deriderlo, tradirlo o, alla meglio, ucciderlo.
Così ha smesso di avere amici sin dalla sua fanciullezza e, appena è stato in grado, ha deciso di andare a vivere da solo in una piccola città immersa nell'oscurità.
Ogni giorno, esce di casa e, a testa bassa, incomin

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Un vero affare

Era lì, su un banco d'un negozio d'antiquariato della "Rive Gauche" che era ancora umida della pioggia caduta abbondante nella mattinata.
Aldilà dell'argine, la Senna gonfia e potente, appariva come una pennellata d'inchiostro in quel tardo pomeriggio primaverile e, sulla corrente, sembravano danzare miliardi di riflessi come fossero coriandoli.
La "Rive Gauche" è il quartiere degli intellettuali, degli artisti; quella parte di Parigi in cui nacque la Bohéme. Quella parte della Senna che è sempre stata considerata il centro della vita letteraria parigina, o meglio ancora, europea. Lì si trova l'università La Sorbonne e si trova anche l'apice della vita artistica che ancora scorre e si alimenta tra le Rue del quartiere latino e Montparnasse.
Era lì, dicevo, smarrito tra mille altri oggetti antichi, vecchi libri, penne stilografiche e quaderni dalle copertine nere. Alcuni contenevano disegni o testi scritti con una bella grafia in lingua francese e altri, ancora nuovi, che avevano almeno cent'anni.
Il negozio aveva solo una vetrina sulla strada. Un insegna in legno era deliziosamente decorata con il semplice nome di "Les Antiquités de Madame Therese" con lettere dorate su un fondo nero anch'esso incorniciato con un filo appena percettibile d'oro. Non era fissata al muro con viti o sistemi di fissaggio sofisticati, ma solamente appesa a dei ganci con delle piccole catenelle. L'unica vetrina faceva bella di mostra di sei quadretti che contenevano delle stampe di metà '800 nelle quali sfilavano delle signore con vestiti eleganti, copricapo molto chic e ombrellini da sole. Queste stampe erano gli inserti de "La Mode Illustrée", quella che oggi potremmo chiamare "postal market". Le loro cornici erano in ciliegio intarsiato finemente e completate da un passepartout a rilievo color crema. Due applique deliziosamente liberty la illuminavano di una luce gialla e sul piano in basso vi erano orologi da polso e da taschino, accendini, portasigarette e corn

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La Valigia

Theodorus Mahu si apprestava ad emigrare.
Raccolse la sua bombetta dalla panca e si appropinquò al suo gate, nel piccolo e modesto aeroporto di Villar, regione a Sud della Tramancia.
Raddrizzò il nodo della sua cravatta color porpora e con fare da gentiluomo salutò l’agente di polizia per il controllo bagagli.
Prese con un ingente sforzo la sua ingombrante valigia color prugno, rinforzata da pezzi di ferraglia per rattoppare i fori provocati dall’eccessivo uso e la posò sul nastro per il consueto controllo ai raggi X.
Dopo aver posato tutti gli oggetti, combattè tenacemente contro la sua vita per riuscire a tirar fuori dagli anelli la cintura di pelle dai pantaloni di velluto, anch’essi consumati dall’eccessivo uso.
Ci volle l’aiuto di un aitante poliziotto per tirar fuori quel biscione di pelle che dimenava la coda sotto la pancia sferica del neo-emigrante Theodorus Mahu.
L’unico spettatore era l’ispettore capo Wroblesky, un uomo sulla cinquantina, alto, robusto, sguardo da kapò, barba sempre ben fatta e capelli tenuti indietro da una massiccia dose di gelatina Van Thuan, la miglior gelatina di tutta la Tramancia.
L'ispettore indispettito e insospettito da quella tragi-commedia si scollò, per la prima volta dall' inizio della giornata, dalla sua postazione e si diresse dal mal capitato Theodorus Mahu.
<Senta lei con i baffi> già avevo dimenticato che il buon Theodorus Mahu, a differenza dell' ispettore Wroblesky, portava dei folti baffi che gli coprivano il labbro superiore recandogli non poche difficoltà per mangiare, per lo meno l'odore del cibo, che rimaneva sui baffi, gli lasciava sempre un senso di sazietà.
<Dice a me signore?> disse con gli occhi spalancati Theodorus Mahu.
<Si proprio a lei, si sbrighi con quella cintura e passi sotto il metal-detector>.
Era davvero seccato l'ispettore Wroblesky, bastava poco per mandarlo su di giri.
Se c'erano delle persone che non sopportava erano proprio quelle di provincia, gente impac

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Il consumo insostenibile

Buon giorno, buon giorno, vorrei un cappuccino, si signore; abbiamo la taglia piccola, quella media e questa grande!. Ma veramente opterei per quegli stivali, taglia 42, sono meravigliosi. Quanto costano? Hanno un costo di 50 centesimi a kilo. Ma è polvere per intonacare di quella buona?
Le assicuro, per due anni minimo, nonostante questa umidita' , non deve rimetterci le mani sul muro.

Bene, allora prendo un Kilo di pane del tipo toscano, senza sale e ben cotto, al forno! Eccolo ben cotto. No il cotto non si addice al mio pavimento preferisco quelle piastrelle laggiu'... verdi. Queste verdi sono un po' durine, da maturare; io le consiglierei quelle di tipo giallo. Un' autuo gialla? Mha.. e con quali accessori. Bhe per la sua cucina le consiglierei questa bellissima credenza... ma è tanto tempo che non credo più sono diventato ateo, da parecchi giorni.

Ecco, questo è il tipo di purga che fa per lei, lassativo naturale. Veramente vorrei cambiare colore ai miei capelli, sa, non mi va di far vedere che sto' invecchiando. Ecco qua, un'antirughe fenomen ale, desidera altro? Un po' di salute. Mi dispiace, quella pian piano è in esaurimento e non fa per le sue tasche. Sigh. allora arrivederci! Buongiorno e torni domani, mi raccomando, accettiamo euro, carta di credito, tutto il suo debito; l' importante è continuare a farci del male, consumare senza senso, insostenibilmente!

   2 commenti     di: Raffaele Arena


Negli spazi siderali

La notte astrale si preannunciava splendida. Come diamanti sciolti le stelle lanciavano il loro magico riverbero su tutto il creato. Due sagome ondeggiavano libere e veloci tra gli spazi bui e silenziosi. Lontano oramai era il luogo che li aveva ospitati.
I loro corpi sottili rifulgevano nello spazio di qualche metro e, accostandosi,
andavano a formare un piccolo sole.
Astrid osservare con candore ed estrema curiosità pianeti e satelliti. Di quella
porzioni di universo ne voleva respirare le viscere e imparare da essa. Riceveva
ulteriore energia e benevolenza dall'altro organismo etereo che le stava a fianco.
Actarus era il suo nome. Sebbene avessero un nome maschile e femminile, entrambi non
possedevano sesso. L'unica caratteristica che li differenziava risiedeva nella maggiore
possanza di Actarus.
Prendendogli la mano, Astrid disse:
"Vieni, andiamo più in là, dove quel piccolo pianeta se ne sta silenzioso davanti a quel minuscolo
sole..."
"Certo, ha risvegliato in me delle emozioni latenti..."disse Actarus sorridente.
Mano nella mano, con sentimento fraterno e per nulla malizioso si librarono con le sole forze
cinetiche e astrali.
"Questo luogo mi attira e mi intimorisce allo stesso tempo..." esclamò Astrid.
"Non sei il solo. Anche io sento quello che senti tu. Più che timore parlerei di un senso di oppressione..."
disse Actarus più controllato. I loro corpi lucenti si indebolivano a mano a mano che si avvicinavano al globo.
Malgrado tutto i loro volti erano smaniosi di osservarne la vita. Per loro era un'avventura da vivere anche nel suo aspetto misterioso. Per questo si convinsero a uscire dal loro piano dimensionale e scoprire cosa c'era "dall'altra parte".
Decisero di fermarsi appena sopra la troposfera per evitare di respirare possibili agenti contaminanti che si sarebbero mischiati con i loro purissimi e delicati organismi.
Videro tante forme di vita muoversi, correre, annaspare, litigare, ridere, piangere, disperarsi,

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   0 commenti     di: Linda Tonello



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