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Racconti surreale

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Negli spazi siderali

La notte astrale si preannunciava splendida. Come diamanti sciolti le stelle lanciavano il loro magico riverbero su tutto il creato. Due sagome ondeggiavano libere e veloci tra gli spazi bui e silenziosi. Lontano oramai era il luogo che li aveva ospitati.
I loro corpi sottili rifulgevano nello spazio di qualche metro e, accostandosi,
andavano a formare un piccolo sole.
Astrid osservare con candore ed estrema curiosità pianeti e satelliti. Di quella
porzioni di universo ne voleva respirare le viscere e imparare da essa. Riceveva
ulteriore energia e benevolenza dall'altro organismo etereo che le stava a fianco.
Actarus era il suo nome. Sebbene avessero un nome maschile e femminile, entrambi non
possedevano sesso. L'unica caratteristica che li differenziava risiedeva nella maggiore
possanza di Actarus.
Prendendogli la mano, Astrid disse:
"Vieni, andiamo più in là, dove quel piccolo pianeta se ne sta silenzioso davanti a quel minuscolo
sole..."
"Certo, ha risvegliato in me delle emozioni latenti..."disse Actarus sorridente.
Mano nella mano, con sentimento fraterno e per nulla malizioso si librarono con le sole forze
cinetiche e astrali.
"Questo luogo mi attira e mi intimorisce allo stesso tempo..." esclamò Astrid.
"Non sei il solo. Anche io sento quello che senti tu. Più che timore parlerei di un senso di oppressione..."
disse Actarus più controllato. I loro corpi lucenti si indebolivano a mano a mano che si avvicinavano al globo.
Malgrado tutto i loro volti erano smaniosi di osservarne la vita. Per loro era un'avventura da vivere anche nel suo aspetto misterioso. Per questo si convinsero a uscire dal loro piano dimensionale e scoprire cosa c'era "dall'altra parte".
Decisero di fermarsi appena sopra la troposfera per evitare di respirare possibili agenti contaminanti che si sarebbero mischiati con i loro purissimi e delicati organismi.
Videro tante forme di vita muoversi, correre, annaspare, litigare, ridere, piangere, disperarsi,

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   0 commenti     di: Linda Tonello


È arrivato il circo!

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   1 commenti     di: Matteo Costa


Un giorno vedrai (quinta e ultima parte)

Dopo qualche giorno arrivarono a casa, Fiordiluna era contenta di rivedere i suoi genitori e tanto entusiasta di presentargli Eric. Fissarono la data delle nozze e iniziarono i preparativi con inviti, vestiti, bomboniere, fiori, musiche e tante altre cose.
Finalmente arrivò la sera prima delle nozze mentre Eric festeggiava l'addio al celibato, Fiordiluna era a letto e pensava a come sarebbe stato domani, apparve Gesù e le disse: " vuoi che celebri io il tuo matrimonio"? A Fiordiluna parve un'idea stupenda e ne fu onorata, però Gesù le disse: " devi venire in paradiso a fare il giuramento di fede".
Allora prese la mano di Gesù e alzandosi in volo arrivarono in paradiso un posto magnifico dove, anche se era notte, c'era la luce abbagliante dell'amore. Gesù portò Fiordiluna davanti a Dio e alla Madonna, lei lì salutò gentilmente e gli dissero di mettere la mano destra sul cuore e quella sinistra sulla bibbia ripetendo queste parole: " Fede e amore nel mio cuore ho e sempre a te buon Dio crederò". Fiordiluna lo fece e Dio gli disse: " Adesso mio figlio potrà celebrare il tuo matrimonio".
Il giorno dopo si svegliò e cominciò a prepararsi, poi si avviarono verso la chiesa. Eric era già all'altare e aspettava con ansia Fiordiluna, che un attimo dopo vide entrare in chiesa con un bellissimo abito da sposa: bianco con la parte superiore a forma di cuore e decorato con candidi ricami, intorno alla vita una cornice di fiori, la gonna molto larga e decorata con fiocchi e in testa una corona d'oro con attaccato un lunghissimo velo. Arrivata all'altare, Gesù iniziò la cerimonia che terminò con il giuramento di eterno amore, lo scambio delle fedi e un dolce bacio.
Poi festeggiarono tutti insieme, fu una giornata fantastica e quando arrivò sera andarono alla loro nuova abitazione, che era il castello. Diventarono così il re e la regina dell'isola naturale.
Dopo un po' di tempo Fiordiluna rimase in dolce attesa e nove mesi dopo, il ventitré agosto, nacque u

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   6 commenti     di: sara zucchetti


l' angelo

Un giorno qualcuno bussò alla porta di Marzia. Era un bellissimo giovanotto dal sorriso caldo ed espressivo.:-buongiorno, Marzia-la salutò con grande dolcezza:-sono venuto a portarti tutto l' amore che durante la tua vita hai semore dato agli uomini che hai amato ma che essi non ti hanno mai restituito-:-se è così puoi anche andartene- rispose la donna, ridendo beffarda:-perchè dici questo, Marzia?-le chiese allora il grazioso angelo, accorato:- la mia vuole essere solo una giusta ricompensa per tutti gli anni che hai sprecato inutilmente-:-inutilmente?-gli fece eco Marzia, incredula e sprezzante:-ma se diedi loro tutti i miei sentimenti più a buon mercato!! va là... riportaglieli indietro! che io non mi ritrovi mai più tra le mani questa merce scaduta!-e continuando a ridere gli sbattè crudelmente la porta in faccia.

   4 commenti     di: carmela arpino


La mia aspirazione

Ancora non riesco a capire quello che è successo. Non riesco a capire perche’ mi trovo in questa caverna nel buio piu’ assoluto e perche’ le membra mi fanno cosi’ male. Non posso vederli, ma avverto che ci sono cadaveri qui accanto a me. Tutto è accaduto cosi’ repentinamente che non ho avuto modo di reagire, di scappare, ma tale è la mia frustrazione adesso, che credo tutto sarebbe stato inutile.
Ricordo che mi trovavo nello studio. Era una bella giornata, e molta luce proveniva dalla porta-finestra dalla quale ero entrato. Mi stavo soffermando sulla tela che avevo appena dipinto: da essa dipendeva gran parte del mio futuro sostentamento. All’improvviso ho udito un frastuono proveniente dal soggiorno: sono rimasto ad ascoltare impaurito, finche’ non è cessato. Poi un rumore di passi in avvicinamento: la porta della stanza si è aperta ed io, istintivamente, mi sono schiacciato alla parete. Una donna è entrata, si è guardata intorno e mi ha notato subito. Si è avvicinata e mi ha puntato contro una specie di fucile, con una canna lucida e molto larga. Non ho potuto fare niente: di nuovo il fragore ha riempito la stanza.
Mi sono ritrovato come dentro un vortice, il tempo e lo spazio senza un senso. Non so per quanto ho viaggiato, ma adesso mi ritrovo qua, in questa caverna, sorpreso di essere ancora vivo, ma vivo chissa’ ancora per quanto.
È tutto buio qua dentro, c’e’ puzza di cadavere, e cinque delle mie otto gambe fanno tremendamente male.



da dove dgt?

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   7 commenti     di: laura ruzickova


Stella cadente (prima parte)

C'era una volta un bellissimo regno fatato governato da re Sole, un uomo molto saggio e simpatico con viso e sorriso molto accesi, il cui compito era far sorgere e tramontare il sole. Insieme a lui c'era la moglie e quindi la regina Luna, una donna molto bella, dolce che aveva il compito di fare sorgere e tramontare la luna.
Si amavano molto ed erano fatti l'uno per l'altra, ma a causa del loro lavoro si vedevano poco, infatti come si sa, il sole c'è di giorno e la luna di notte. Il momento in cui potevano essere veramente uniti era durante l'eclissi solare, quando si sposarono e durante l'eclissi lunare, quando lei rimase in dolce attesa.
Essi vivevano in un gran castello argentato protetto da mura molto alte e due torri. All'interno c'era un incantevole giardino con ciuffi d'erba azzurri, fiori, piante e piccoli animali. Fuori dal castello il regno continuava con paesaggi di diverso tipo come boschi, deserti, savane, montagne e altri, ma il terreno era sempre e in ogni caso azzurro come il cielo.
Invece dalla parte opposta del regno c'era un altro castello anch'esso molto grande, ma di colore nero e senza giardino. All'interno ci viveva il capo famiglia denominato Temporale, un uomo un po'indeciso, che si lasciava influenzare dalla moglie, il suo compito era far nascere temporali. La moglie era una donna con i capelli scuri, gli occhi neri, molto astuta e un po'invidiosa per questo cattiva. Lei si occupava di far nascere le tempeste, infatti il suo nome era Tempesta. Infine avevano due figli di circa un anno. Uno si chiamava Fulmine ed era un bimbo biondo, dagli occhi azzurri che aveva il compito di far scoppiare i fulmini, mentre il fratello Tuono aveva i capelli castani, gli occhi blu e una voce speciale con la quale faceva sentire i tuoni.
Passati nove mesi, nacquero le figlie di sole e luna, erano due gemelle, anche se non identiche. Una si chiamava Nuvoletta e l'atra Stellina, dormivano tranquillamente nella culla. Nuvoletta aveva una tut

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   4 commenti     di: sara zucchetti



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