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Racconti sulla tristezza

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L'ospedale

Entri per un normale controllo, sei fiducioso, aspetti con trepidazione i risultati,
poi si presenta il medico e ti da la notizia che non avresti voluto sentire.
Inizia il ricovero, entri nella stanza a testa bassa con il morale a terra guardi i tuoi compagni che a sua volta ti osservano, si rompe il ghiaccio e cominci a parlare, capisci che c’è disponibilità nei tuoi confronti, si formano delle amicizie brevi ma forse le più vere perché nate dalla sofferenza comune.
Quando qualcuno esce è sempre un piccolo distacco che ti tocca, e tu sei li attaccato a quelle macchine infernali che ti iniettano dentro il tuo corpo veleni che ti fanno stare male indebolire quasi da non riuscire a camminare.
Passano i giorni e speri che sia sempre quello giusto per tornare a casa ma non è così, il morale è sempre più basso, aspetti l’arrivo di tua moglie e dei parenti per poterti sfogare lo sai che fai stare male anche loro ma non ce la fai a fare diversamente, sono passati 15 gironi dal ricovero, le tue vene non reggono più si rompono fanno male i bracci si colmano di lividi, ogni piccolo ago è un macigno che si abbatte nel tuo corpo, la disperazione si fa grande, piangi ti vergogni ma non puoi farne a meno, e i giorni passano altri compagni escono e tu sei ancora li e nel frattempo perdi ogni speranza la rassegnazione entra dentro di te non riesci più a reagire e speri che il ritorno a casa sia prossimo prima che sia troppo tardi.
L’ospedale cura ma ti uccide psicologicamente, ti rende una larva sei in balia delle loro mani che in questo momento hanno su di te tutti i poteri.

   7 commenti     di: andrea venturi


Driade

Passi pesanti udiva.
Fitta e nera, era la foresta.

E in realtà era sul suo letto, accovacciata. Le pesava il tronco, la testa.. L'anima.
Non riusciva ad alzarsi.
La luce era spenta.
Così chiuse gli occhi per immaginarsi in un luogo migliore.
E fu solo peggio.

Vide un uomo.
Camminava svelto nella foresta.
Animo delicato, quasi vellutato. Leggero.
Fuori sembrava tenebra.
Correva da lei. Dalla Sua..(la mente della ragazza si rifiutò di vedere..)
D'un tratto inciampò contro un tronco d'albero.
Aveva sbattuto la testa. Perdeva sangue.
Poi alzò gl'occhi al cielo.
E lo vide.
Bellissimo. Verde.
All'interno. La Driade dei Boschi.
Riusciva a intravederla. Creatura stupenda. Inimmaginabile.
Uscì dall'albero che sembrava una regina.
E gli passo una mano, la sinistra, sul volto esangue. E sparì tutto.
Anche il dolore.
Poi la guardò attentamente nel volto. Ma qualcosa lo bloccò (?) troppo dolore.
Si voltò e andò via.

Piangeva.

La voleva. Sua. Ma non poteva.
Qualcosa gli impedì di restare.
L'altra Sua Cosa..(che la mente della ragazza non riusciva - )

La Driade era entrata in una sorta di incantesimo. Si accorse dopo dell'uomo.
Era stato il primo a fermarsi davanti a lei e a osservare lei. Non l'albero.
Gl'altri non eran stati nulla.
Ma lui..
Già in lontananza, prima che arrivasse.
Sentiva.
Immaginava.
Viveva.
Per aspettare chi?

Poi arrivò.
Il cuore esplose di gioia.
E subito dopo l'abbondonò.
D'improvviso.

Ma era già andato via.
Lontano. Migliaia e migliaia.

Eppure si sentivano così vicini.

Strano.
Qualcosa impediva qualcosa.

Così passò il tempo.
E mentre si dimenticò di lei, la Driade moriva poco a poco.
Morì l'anima.

Gl'occhi si spensero.


Cenere.




E lui continuò la sua strada non sapendo cos'era stato per lei:
Vita.









.

   2 commenti     di: Federica.


Dedicato a mia Madre

A volte mi sembra tutto un sogno... e mi dico "ora apro gli occhi e tutto tornerà come prima", prima di quella notte, quando lo squillo del telefono interruppe, violentemente, il mio sonno.
Odio Ottobre perchè mi ha tolto Te mamma.
Non ti accorgi quanto bene volevi fino a quando quel bene non ce l'hai più.
Mi dicono "forza.. devi reagire.. ora non serve piangere.." devi, devi... ma che cosa DEVO??!!
Il mio cuore si è spento quella notte, la mia mente si ribella.
Perchè è così difficicle il distacco da te mamma?
Dicono che hai fatto una "bella morte".. cos'è bella??!!
Tu amavi vivere, amavi i tuoi momenti trascorsi con i tuoi nipoti, con me ultimamente ti confidavi anche su argomenti che prima ritenevi... non opportuno farmi sapere.
Entrare nella Tua casa, sentire il tuo profumo dappertutto: negli armadi, nei cassetti... che nostalgia
Spesso rimanevo con gli occhi chiusi ad annusare i tuoi vestiti e... mi apparivi davanti mentre li indossavi.
Oh mamma... com'è doloroso tutto questo.
Venire a trovarti "quì nella tua... nuova casa, fredda e buia" è triste.
Le mie mani accarezzano questo marmo rallegrato dai colori dei fiori.
A te piacevano tanto i fiori.
Il mio sguarda va oltre quel marmo e ti vedo, si ti vedo, chiusa lì dentro sen'aria, senza luce e vorrei.. urlare chiamarti MAMMA perchè è così difficile il distacco da te.

   5 commenti     di: ESTER zaniboni


Verità

Era una serata di maggio, sono andata da lui a raccontargli cosa mi è successo. Pensavo che sta godendò quello che dico. Non era cosi! Non dimenticherò mai che leer che ho sentito l'odio... non dimenticherò mai. Non pensavo che era cosi... Non sapevo nulla di lui, non sapevo nulla di lui...



Depressione

La strada è buia e silenziosa e, questo, può sembrare un inizio scontato, ma non lo è.
Il primo ed unico personaggio sta camminando. Le sue scarpe nere si mimetizzano con lo sfondo, ad eccezione della linea bianca della suola.
I passi contrastano il suono dei grilli. A parte questo tutto tace.
Ogni tanto qualche soffio di vento scuote i rami degli alberi producendo quel fruscio già troppe
volte sentito.
La luna è coperta da un manto di nuvole scure, ogni tanto qualche lampo illumina il cielo mentre le poche stelle che riescono, con tutte le loro forze, a fare capolino dalla matassa grigia sono spente, poco luminose. Devono essere stelle tristi.
Siamo in estate. A dire il vero è agosto inoltrato ed il tempo non è più quel caldo afoso che ti permette di dormire con le finestre spalancate. Le zanzare però ci sono ancora, quelle non muoiono mai. Il nostro camminatore solitario indossa dei pantaloncini neri un po' sbiaditi e una maglietta grigia, a maniche corte, con un disegno davanti.
I suoi occhi sono assenti, persi altrove. I lineamenti della sua faccia, le sue guance spelacchiate, la sua bocca corrucciata e i suoi zigomi abbassati lo fanno sembrare triste.
Sta pensando alla vita, ai rapporti con le persone, ai suoi amici e al perché è da così tanto tempo che non ha una ragazza.
È stato un sabato sera noioso e nel tornare a casa a piedi non può che lasciarsi andare a pensieri pesanti e malinconici, anche se non è successo niente di nuovo nell'ultimo periodo. Però il nostro ragazzo sa che ha bisogno di qualcosa per tirarsi su, per sorridere veramente come faceva fino a poco tempo fa. Perché possa di nuovo andarsene in giro con la sua biciclettina con la musica nelle orecchie e un bel sorriso senza senso stampato sulla faccia; perché anche una coccinella rossa che cammina sui petali di un girasole possa farlo sentire in pace con se stesso. Il problema più grosso è che non sa di che cosa ha bisogno: forse affetto, forse amicizia, forse amo

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Dimenticare

Come può cominciare la giornata senza un sorriso, una parola, una carezza...
Sono fuggita scappando dal passato, credendo di poter dimenticare la paura... il tunnel senza fine da me non capito all'epoca.
In ogni filo bianco dai miei capelli c'è una piccola grande sofferenza e un solo rimpianto, quello di non esser andata via molto prima..
Come ho potuto credere che il passato si può dimenticare, cancellare tutti suoi brividi, paure e angosce?
Per anni mi sono tormentata e odiata cercando di farmi del male punirmi per la mia esistenza, perché mi sono sempre considerata un sbaglio della natura.
Con un passato oscuro: il padre lascia la famiglia per un' altra donna, la madre che muore di cancro, e io... si io, che non so essere felice, che non credo di poter essere amata.
Pensa, che prima di imparare a camminare ho imparato a non desiderare mai ciò che non ho, ridere nei sogni, nutrirti con la fantasia, accontentarmi delle briciole...



La giornata di un pensionato vecchio, vedovo e solo

Il risveglio avviene a qualsiasi ora della notte o del mattino, apri gli occhi e accanto a te, nel lettone non c'è nessuno, ti dai il "buongiorno", vai a lavarti i denti e nel bicchiere "c'è un solo spazzolino" il tuo. Prendi il caffè e non hai nessuno che ti porge lo zucchero. Ti vesti e regolarmente, indossi i calzini spaiati e non t'accorgi, metti la camicia ma ha una macchia sul davanti, nessuno ti dice cambiala.. Esci a prendere il giornale e le persone che incontri e che conosci ti dicono "Salve, come va", "bene", rispondi, poi se ne vanno di fretta come se tu avessi una malattia contagiosa. Rientri, leggi il giornale, commenti a voce alta le notizie da solo. Metti in lavatrice i panni, neri, bianchi, rossi, tutto assieme; fatto il ciclo a 90° gradi! quando li stendi, te li ritrovi con tonalità di colore che vanno dal grigio topo al giallo foglia morta. Cucini in un padellino quattro rigatoni, che quando bollono sembra ti guardino con tristezza. Mangi e davanti a te c'è una sedia vuota..., il boccone per un attimo ti si ferma in gola. Finisci il pranzo, e metti a lessare le patate per la cena, ti appisoli, e ti svegli dopo due ore con un odore di patate bruciate; nel tegamino non c'è una goccia d'acqua solamente tre masse informi carbonizzate. Vai dal medico; gli anziani, di solito quelli che vivono soli, vanno spesso dal medico più che altro per scambiare qualche pettegolezzo con gli altri pazienti in sala d'aspetto. Torni a casa, ma ti fermi per un bicchiere di vino al solito bar dove c'è la banconiera giovane e carina che ti fa un sorriso e scambia con te un paio di battute spiritose; unico momento lieto della giornata. Rientri a casa prepari la cena, più che preparare consiste nell'aprire una busta con dell'insalata e scoperchiare una scatoletta di carne, così la cena è servita!
Ti metti davanti alla TV e regolarmente ti addormenti per un po' sul sofà, ti svegli e vai a letto, chiaramente non riesci a prendere sonno, ti alzi giri per la casa

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: lucio



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