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Racconti sulla tristezza

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Immobile esistenza

Piano dondola la sedia
mentre supina e ad occhi chiusi
lascio che la musica si impossessi dell'universo.

Scomparso il mondo, cancellato il giorno, dimenticata la notte...

Fluttuano solo le note come in una danza senza fine,
aggraziate, leggere, evanescenti...

Rosse come solo il sangue della passione,
candide come solo le piume di un angelo,
salate come solo le lacrime dei peccati.

Note che si rincorrono e poi si abbracciano
e combaciano, una all'altra, come due labbra che si sfiorano
si sentono, si bramano...

Come due labbra, si.
Umide, affamate... che si prendono, si muovono, si penetrano.

Sto qui ad ascoltarle... silenziosa, dondolante.

Come ascolterei il sussurro di un dipinto
che racconta, ad una parete immobile, la sua stessa immobile esistenza,
immaginando i suoi invisibili movimenti, le sensazioni, tutto...

Note che si muovono come trasportate da uno strano vento
che mi scompiglia i capelli, mi asciuga le guance, mi mormora storie..
e trascina la mia passione dentro la sua stessa passione,
tingendomi l'anima di rosso
e poi di bianco
e poi bagnandola di sale
e di labbra
e di te...
Ed io dondolo piano...
gli occhi chiusi che ascoltano, cercano, vagano
sulla melodia che mi trascina ancora a quelle labbra che combaciano, una
all'altra,
e che si sfiorano, si sentono, si bramano...
insieme alle note che si immergono, si confondono, si innalzano...
e all'improvviso mi precipitano addosso
schiantandosi su di me, e dentro di me frantumandosi,
trasformandosi in gocce di un caldo, umido sudore...

Ora la musica tace e sulla sua ultima nota grida il silenzio.
Tra le mie labbra la passione,
le piume,
il sale.
E il tuo sapore

   0 commenti     di: Giulia Aurora


L'inizio e la fine

Molti di voi vedono la Morte come qualcosa di orribile, qualcosa di risolutivo e per cui non esiste speranza; io non ci riesco, a vederLa in quest’ottica. Forse è da qui che iniziano i nostri mondi, forse è questo il confine, l’incrinatura iniziale che man mano diventa un baratro infinito.
Vi salgono le lacrime agli occhi, umani, quando parlate di questa Fanciulla, innocente e pura, che svolge solo il Suo dovere; soffrite quando le Sue carezze sfiorano i vostri cari, alleviandoli dal peso del vivere. La maledite, inveite contro di Lei, lasciandola senza parole, nonostante faccia del bene, così tanto, e voi non ve ne rendete conto.

Poverina, io dico, vorrei stringerla tra le mie braccia, forte: sentire il suo tepore, sentire il suo respiro sul mio collo. Baciarla. Baciarla, per consumarla, divorarla, ma dolcemente… Diventare il suo boia, ed il suo salvatore. Diventare la Morte stessa.
Vorrei… Vorrei vederla chiaramente nell’oscurità della vita, la Sua mano tesa verso di me; vorrei vedere la Sua perfezione, vorrei far parte della Sua perfezione.

Voglio morire, perché voglio vivere ancora, ma non qui, non ora. E voi, umani, non capite quanto la parola “morire” sia molto più vicina alla parola “mutare” che a “dolore”; perché questo è la Morte. Abbandonare questi gusci aridi e sterili, per diventare qualcosa di più; qualcosa di perfetto, “al di là del bene e del male”.

Voglio morire. Voglio abbandonare questa spiaggia chiamata “vita”, a costo di attraversare mari sconosciuti, perché qualsiasi cosa troverò, sarà migliore.

   4 commenti     di: Matteo Bonino


Il cruccio della massaia

L'utensile da cucina che sibila scosse i nervi della sua sorvegliante assorta, quasi assopita, nell'osservazione di una specie di limone con la scorza molto grossa, e le scolorì il viso. Lei, che governava con lo scettro quella popolazione gagliarda e ribelle di arnesi dal collo duro e di derrate per molti ospiti, orgogliosa e fiera, si sentì come un asino rinchiuso in un recinto che echeggia di ragli e latrati, tra peli di cavallo moltiplicantisi per cento, da soli, e soffi d'aria calda appena uscita da centinaia di froge appaiate e concordi, su note grottescamente armoniche, come lo scalpiccìo ritmico di un pedinatore.
Alzò gli occhi dal libro dei precetti fondamentali della massaia e guardò l'albero di cachi, i cui rami carichi di frutti gialli e arancioni si protendevano fino a sfiorarle il bucato appena steso, e pensò che ormai erano pronti, come ogni anno, in quell'inizio d'autunno caldo ma non troppo, piacevole dopo la calura estiva, mitigato da leggeri, improvvisi aliti di vento e da voli di nubi bianche, talvolta nere e cupe.
Sì, tutto era come sempre, eppure ogni cosa appariva mutata, meno bella o meno brutta di prima, come se tra le cose e i suoi occhi vi fosse un velo opaco che impediva di godere o dolere appieno di tutto quanto.
Una cataratta lattiginosa e grigiastra s'addensava sul cocuzzolo del monte, poi più giù sui colli ammantati di prati, fino a circondare gli alberi e la campagna, fino all'ultimo pezzettino intorno al pozzo dove sorgevano le prime case come funghi solitari.
Provò pena, ma senza dolore, piuttosto una sorta di contrita malinconia per tutte le cose, per tutto il creato, per una incredibile successione di cose che parevano dimenticate.
Le venne voglia di disegnare le scene dei suoi sogni ad occhi aperti, forme dai colori cangianti come bolle di sapone, aerodinamiche, sculture pronte a spiccare il volo.
Ma lei era solo l'eterna ripetente che l'errore fatale riconduceva punto e a capo, all'origine di un lungo

[continua a leggere...]



Nonna mia

Te ne sei andata, portando con te una parte di me. Mi e difficile credere che non potrò mai accarezzarti, coccolarti, dirti che ti voglio tanto bene, che sei la nonna più bella e buona del mondo, difficile accettare la tua mancanza, pensare che non potrò abbracciarti, sentire la tua voce, il tuo incoraggiamento per andare avanti. E rimasto un gran vuoto e silenzio dentro di me.



Driade

Passi pesanti udiva.
Fitta e nera, era la foresta.

E in realtà era sul suo letto, accovacciata. Le pesava il tronco, la testa.. L'anima.
Non riusciva ad alzarsi.
La luce era spenta.
Così chiuse gli occhi per immaginarsi in un luogo migliore.
E fu solo peggio.

Vide un uomo.
Camminava svelto nella foresta.
Animo delicato, quasi vellutato. Leggero.
Fuori sembrava tenebra.
Correva da lei. Dalla Sua..(la mente della ragazza si rifiutò di vedere..)
D'un tratto inciampò contro un tronco d'albero.
Aveva sbattuto la testa. Perdeva sangue.
Poi alzò gl'occhi al cielo.
E lo vide.
Bellissimo. Verde.
All'interno. La Driade dei Boschi.
Riusciva a intravederla. Creatura stupenda. Inimmaginabile.
Uscì dall'albero che sembrava una regina.
E gli passo una mano, la sinistra, sul volto esangue. E sparì tutto.
Anche il dolore.
Poi la guardò attentamente nel volto. Ma qualcosa lo bloccò (?) troppo dolore.
Si voltò e andò via.

Piangeva.

La voleva. Sua. Ma non poteva.
Qualcosa gli impedì di restare.
L'altra Sua Cosa..(che la mente della ragazza non riusciva - )

La Driade era entrata in una sorta di incantesimo. Si accorse dopo dell'uomo.
Era stato il primo a fermarsi davanti a lei e a osservare lei. Non l'albero.
Gl'altri non eran stati nulla.
Ma lui..
Già in lontananza, prima che arrivasse.
Sentiva.
Immaginava.
Viveva.
Per aspettare chi?

Poi arrivò.
Il cuore esplose di gioia.
E subito dopo l'abbondonò.
D'improvviso.

Ma era già andato via.
Lontano. Migliaia e migliaia.

Eppure si sentivano così vicini.

Strano.
Qualcosa impediva qualcosa.

Così passò il tempo.
E mentre si dimenticò di lei, la Driade moriva poco a poco.
Morì l'anima.

Gl'occhi si spensero.


Cenere.




E lui continuò la sua strada non sapendo cos'era stato per lei:
Vita.









.

   2 commenti     di: Federica.


L'identita

Sto aspettando te.
Non so chi sei, e... ne da dove vieni.
Potresti essere lo stesso,
Opurè con un altra faccia.
Da una vita aspetto e cerco, l'equilibrio del mio silenzio.
La pace del mio animo.
Siamo forti e sinceri, ma solo sulla carta.
E mi domando: "Dove è la verità?"
E qui su questo foglio di carta.
Inconsapevole e tuttavia lucida, con la mente chiara senza vergogna.
Vorrei tutto e niente.
Senza affaticare.
E tu, chi sei?
Cosa vuoi?
Niente di quell che mi aspetta.
Il dolore invade tutto il corpo, cerco disperatamente qualcosa su qui sedere. Le forze mi abbandonano. Mi sento debole e molto fragile. Arrivi e tutto finisce. Sono rinnata, sono un altra persona, ma con la stessa faccia. sono felice... spero! La speranza prima di morire.



Il bastardo abbandonato

[continua a leggere...]




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