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Frasi di Giovanni Pascoli

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Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo.



Al camino, ove scoppia la mortella tra la stipa, o ch'io sogno, o veglio teco: mangio teco radicchio e pimpinella



Noi mentre il mondo va per la sua strada, noi ci rodiamo, e in cuor dopio è l'affanno, e perché vada, e perché lento vada



Nella soffitta è solo, è nudo, muore. Stille su stille gemono dal tetto La notte cade, l'ombra si fa nera; egli va, desolato, in Paradiso



Al mio cantuccio, donde non sento se non le reste brusir del grano il suon dell'ore viene col vento dal non veduto borgo montano



Chi ha toccato una volta un'ingiuria - di sangue e di morte - non cesserà mai di toccarne di nuove. Piove sul bagnato: lagrime su sangue, e sangue su lagrime



La società dimentica e perdona, i figli non dimenticano, la coscienza non perdona.



Poco era il giorno e molto era il lavoro: la falce è grande, ma più grande il prato.



Di quercia caduta ognuno viene a far legna. E tagliato l'albero, così grande e bello, perché hanno a sopravvivere i novelli?



Il sogno è l'infinita ombra del Vero.





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Frasi Giovanni Pascoli (1855 - 1912) è stato uno dei maggiori poeti italiani, fra i principali esponenti della letteratura italiana della seconda metà dell'Ottocento.
La sua poesia si distingue in particolare dalla presenza di versi endecasillabi, sonetti e terzine sviluppati in modo semplice.
Giovanni Pascoli ha dato vita a moltissime poesie (anche in latino), alcune delle quali raccolte in libri come Myricae.

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Myricae
 
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