Un melanconico riflesso
- strada lampione farmacia -
è fu sarà sempre lo stesso -
non c'è più scampo: così sia.
E vita e morte e bene e male
ritrovi ad ogni crocevia:
è notte: - ghiaccio sul canale -
strada lampione farmacia
Sottile sei come un cero del tempio,
l'occhio hai trafitto da spade d'amore.
Io non ti chiedo un sol bacio: in silenzio
vorrei deporre sul rogo il mio cuore.
Io non ti chiedo una sola carezza:
t'offenderebbe la mia rozza mano.
Ma dal cancello ti guardo in purezza
rose di porpora cogliere e t'amo.
Sempre ti bruciano i raggi del sole
e via t'involi sul vento che fugge.
Su te c'è un angelo senza parole:
io gusto in cuore il dolor che mi strugge.
Mentre t'intreccio nei riccioli, adagio,
dei versi ignoti gli strani diamanti,
getto il mio cuore invaghito nel lago
meraviglioso degli occhi raggianti.
Turbini di neve
già cancellan l'orme.
Un'aurora lieve
sveglierà chi dorme.
Le celesti zone
luccican di lampi.
Molle la passione
dondola sui campi.
La fiumana stanca
sempre seguirò
e la Dama bianca
forse incontrerò.
casuali passavano i giorni
e indifferenti le notti,
e tuttavia mi ricordo
ciò che vi voglio narrare,
ciò che m'avvenne in un sogno.
Di sera lasciai la città.
Cominciava a cadere la pioggia.
Sull'orizzonte lontano,
dove il cielo non più nascondendo
i pensieri e le azioni degli uomini
cadeva giù nello stagno,
rosseggiava una stria di bagliori.
Lasciai la metropoli,
e adagio scendei pel declivio
d'una via non ancora finita:
e c'era un compagno con me.
Ma pur camminando anche lui
tacque per tutta la strada.
O che io gli chiedessi il silenzio
o ch'egli fosse disposto a mestizia,
certo eravamo stranieri
e guardavamo con occhio diverso.
Vedeva il suo le carrozze
dove dandies giovani e calvi
abbracciavano donne incipriate.
E non gli erano aliene nemmeno
le fanciulle guardanti nei vetri
traverso alle gialle cortine...
Ma tutto ingrigiva, imbruniva
e faceva lo stesso la vista
del mio compagno di via -
e lo turbavano ancora altre brame,
allorquando sparì dietro a un angolo
calcandosi in testa il berretto -
e io di ciò fui davvero contento
perché al mondo che mai c'è di meglio
che perdere gli amici migliori?
Scemavano sempre i viandanti.
Mi si precipitavano incontro
soltanto cani digiuni
e soltanto massaie ubriache
urlavan da lungi fra loro -
e si vedevan sull'umido piano
torsoli, salci, betulle.
e c'era un olezzo di stagno.
La strada si fece deserta:
non c'erano più costruzioni.
Da collina a collina, sull'acqua
rugginosa e stagnante,
eran gettati dei piccoli ponti
e intorno girava un sentiero
fra le biancoverdi penombre
verso il sonno, il languore ed il sogno,
là dove in basso ed in alto,
e sul cumulo secco
e sulle rosse strie dell'occaso
l'aria celava l'attesa,
come se stesse di scolta
attendendo il germoglio
della tenera figlia
dell'onde d'etere e d'acqua.
Non per nulla era tutto tranquillo
e ricolmo d'incontri trionfali:
ché certo ancora nessuno
non aveva sentito mai dire
dai genitori def
I tizzoni semispenti
sono già.
Quanti fuochi il vento ha spenti
qua e là.
E le navi dentro il mare
vanno giù.
E singhiozzano sul mare
oh le gru.
So che il sole in questo mondo
più non c'è.
Son poeta o cuor profondo:
credi a me.
Io le favole che vuoi
ti dirò,
e le maschere che vuoi
mi darò.
Dove sono ombre più vane
che sian qui,
od immagini più strane
di così?
M'inginocchio sempre dove
ci sei tu,
e di mano un fior mi piove,
piove giù...
Aleksandr Aleksandrovič Blok - Poeta e drammaturgo russo. Fu il più alto rappresentante della corrente decadente-simbolista e il poeta dagli accenti più sicuri e profondi. La sua originalità e freschezza di ispirazione non risentirono affatto degli studi platonici e religiosi che caratterizzarono il movimento dello "scitismo" cui anche Blok aderì negli anni antecedenti la rivoluzione. Opere: I versi della bellissima dama (1904); La maschera di neve, Faina, Pensieri liberi (1904-1908); Drammi: La baracca dei saltinmbanchi (1906), Il re sulla piazza (1907), La sconosciuta (1908), Le rose e la croce (1912); Poemi: Gli Sciti (1915), I dodici (1918); Saggi: Gli intellettuali e la rivoluzione (1918), Diario vol. I e II (1911-1921).