Poesie di Patrizia Cavalli

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Penso che forse a forza di pensarti

Penso che forse a forza di pensarti
potrò dimenticarti, amore mio.



Sempre aperto teatro

Donna imponente, non grassa
veramente, non alta, ma imponente.
S'impone a me con l'aria del mattino
chiamata dalle ombre quando la luce
è forte, risiede sempre fresca di pensiero,
a lei do il mio pensiero per nutrirla
così pesante sovranità che a me
toglie le forze, non so cosa sia,
potrei chiamarla forse mammità.



Il mio mestiere

Che forse non è questo il mio mestiere?
Perdere tempo, questo è il mio mestiere,
e il bello è perdere quel che non si ha.
Ho perso tempo e certo non l'avevo
ma io perdendo prendo, anzi ricevo,
lusso supremo, la mia immortalità.
Altro non voglio infatti che essere immortale
qui in questa terra essere immortale, sospesa
in mezzo al tempo non più mio, esposta
e già finita, chiuso animale che certo
non risorge, giocando alle parole sono l'inizio.



Se ora tu bussassi alla mia porta

Se ora tu bussassi alla mia porta
e ti togliessi gli occhiali
e io togliessi i miei che sono uguali
e poi tu entrassi dentro la mia bocca
senza temere baci disuguali
e mi dicessi: <<Amore mio,
ma che è successo?>>, sarebbe un pezzo
di teatro di successo.



Per uscire di prigione

Ma davvero per uscire di prigione
bisogna conoscere il legno della porta,
la lega delle sbarre, stabilire l'esatta
gradazione del colore? A diventare
cosi' grandi esperti, si corre il rischio
che poi ci si affezioni. Se vuoi uscire
davvero di prigione, esci subito,
magari con la voce, diventa una canzone.





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