Poesie di rainer maria rilke

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Dimmi, qual è il tuo compito, Poeta?

Dimmi, qual è il tuo compito, Poeta?
- Io celebro.
Ma il Mostruoso e il Micidiale,
come l'accetti, come lo sopporti?
- Io celebro.
Ma il Senzanome, ma l'Anonimo,
come, Poeta, tuttavia lo nomini?
- Io celebro
Donde trai il tuo diritto d'esser vero
in ogni maschera, in ogni costume?
- Io celebro
E come può la quiete ed il furore
conoscerti, la stella e la tempesta?
: - perché io celebro.



La giostra Jardin du Luxembourg

Con un tetto e con la sua ombra gira
per breve ora la giostra dei cavalli
multicolori, tutti del paese
che lungamente tarda a tramontare.
Molti sono attaccati alle carrozze,
eppure tutti hanno un cipiglio fiero,
e un feroce leone, tinto in rosso, va con loro,
e a quando a quando un elefante bianco.

Perfino un cervo c'è, come nel bosco,
ma porta sella e, fissa alla sua sella,
una minuscola bambina azzurra.

E cavalca il leone un bimbo bianco
tenendosi ben fermo con la mano che scotta,
mentre il leone scopre lingua e zanne.

E a quando a quando un elefante bianco.

E passano su cavalli anche fanciulle
in vesti chiare, quasi troppo grandi
per questi giochi e nella corsa alzano
lo sguardo in su, verso noi, chi sa dove-

E a quando a quando un elefante bianco.

E il tutto va e s'affretta alla sua fine,
e gira e gira in cerchio e non ha meta.
Un rosso, un verde, un grigio che balena,
un breve, appena abbozzato profilo-.
E ogni tanto rivolto in qua, beato,
un sorriso che abbaglia e che si dona
al cieco gioco che ci toglie il fiato...



Alla solitudine

Solitudine mia beata e santa,
così ricca sei tu, pura ed immensa
come un giardino che si desti all'alba.

Solitudine mia beata e santa!

Tieni sbarrate le tue porte d'oro
sì che attenda, di fuori, ogni altra cosa.



La sera

Vien da lungi la Sera, camminando
per la pineta tacita, di neve.
Poi, contro tutte le finestre preme
le sue gelide guance; e, zitta, origlia.
Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
Siedono i vecchi, meditando. I bimbi
non si attentano ancora ai loro giuochi.
Cade di mano alle fantesche il fuso.

La Sera ascolta, trepida, pei vetri;
tutti - all'interno - ascoltano la Sera.



La notte e l'anima

In grembo alla notte nevosa, d'argento,
immensa si stende dormendo, ogni cosa.

Solo una eterna sofferenza è desta
dentro l'anima mia.

E mi domandi perché mai si tace
l'anima mia, senza versarsi in grembo
alla notte che sogna?

Colma di me, traboccherebbe tutta
a spegnere le stelle.





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