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Poesie di Aleksandr Aleksandrovi? Blok

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Umiliazione

Lividi rami d'alberi spogliati,
bagliori paonazzi all'orizzonte.
(Al patibolo vanno i condannati
nell'aureola di simili tramonti).

Velluti rossi sui divani tetri.
Nappe pulverulente di portiere.
Bevono qui, battendo insieme i vetri,
l'ufficiale, il mercante, il biscazziere.

Quelle povere stampe di giornale
non le ha mai carezzate mano umana.
Ma la mano agitò del criminale
la corda della piccola campana.

Risuonano sui soffici tappeti
sproni e risate spente dalle porte.
È una casa fra queste due pareti?
dice proprio così l'umana sorte?

Il convegno m'illude o mi delude?
Perché pallida sei come un lenzuolo?
Perché sulle tue spalle fredde e nude
l'agonia si riverbera del sole?

Le tue labbra si specchiano nell'oro
dell'icona col sangue che gela
(è a questo che noi diamo il nome amore?)
in una linea esigua di cera.

Nel grembo del crepuscolo malato
giù si sprofonda trionfale il letto.
Tu fischi sempre benché mozzi il fiato
la vertigine folle della stretta.

Vibran nel fischio tuo inni di strazio.
Ancora - senti - un tintinnio di sproni.
Striscia per terra come un boa sazio
il tuo vestito giù dalla poltrona.

Io non sono il tuo uomo né il tuo amore.
Fiera tu sei, o angelo mio breve.
Senza tremare piantami nel cuore
il tuo aguzzo tacco alla francese.



La Vergine di Spoleto

Sottile sei come un cero del tempio,
l'occhio hai trafitto da spade d'amore.
Io non ti chiedo un sol bacio: in silenzio
vorrei deporre sul rogo il mio cuore.

Io non ti chiedo una sola carezza:
t'offenderebbe la mia rozza mano.
Ma dal cancello ti guardo in purezza
rose di porpora cogliere e t'amo.

Sempre ti bruciano i raggi del sole
e via t'involi sul vento che fugge.
Su te c'è un angelo senza parole:
io gusto in cuore il dolor che mi strugge.

Mentre t'intreccio nei riccioli, adagio,
dei versi ignoti gli strani diamanti,
getto il mio cuore invaghito nel lago
meraviglioso degli occhi raggianti.



Là dove echeggia nelle lunghe sale

Là dove echeggia nelle lunghe sale
Il dolce volo delle pazze tròjke,
dove splendono i vini nei boccali,
sta per nascere adesso un ballo tondo.

Frusciando, tintinnando, biancheggiando,
volteggiano tracciando lenti cerchi.
E i violini, struggendosi e infiacchendo,
si abbandonano ai furiosi archetti.

Col braccio teso verso la caligine,
una esce fuori dal cerchio:
scelto l'amico destinato, lascia
cadere un fiore per terra.

Non raccattare quel fiore: v'è in esso
Il dolce oblío di tutti i giorni andati,
e tutta la frenetica allegria
della tua futura rovina!...

V'è tutto - il giuoco del fuoco e del fato,
solo nell'ora amara delle offese
da una lontananza irrevocabile
ne traluce un angelo accorato...



Sta la luna sovra il prato

Sta la luna sovra il prato
come un circolo incantato
scintillando, e tace.

Bianco è il prato di corolle:
scivolando l'ombra molle
si riposa e giace.

Triste è uscire sulla via:
un'arcana nostalgia
regna nella pace.

Ma domani un chiaro lume
romperà le oscure brume
come una gran face:

e tu andrai lungo il sentiero,
mentre sotto il più leggero
filo d'erba vita nasce



Canta una vergine presso all'altare

Canta una vergine presso all'altare
di tutti gli esuli stanchi quaggiù,
d'ogni naviglio salpante nel mare,
di chi ha scordato la gioia che fu.

S'alzò la voce di lei nella volta,
tremulo un raggio sul capo brillò:
guarda ciascuno dall'ombra ed ascolta
come la stola nel raggio cantò.

E a tutti parve che fosse ogni nave
nella sua rada e che gioia verrà,
che a tutti gli esuli in patria soave
la terra brulla si trasmuterà.

Il raggio canta e la voce si frange
ma sulla soglia del cielo, lassù,
c'è un fanciullino che vede e che piange
perché nessuno non tornerà più.





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Aleksandr Aleksandrovič Blok - Poeta e drammaturgo russo. Fu il più alto rappresentante della corrente decadente-simbolista e il poeta dagli accenti più sicuri e profondi. La sua originalità e freschezza di ispirazione non risentirono affatto degli studi platonici e religiosi che caratterizzarono il movimento dello "scitismo" cui anche Blok aderì negli anni antecedenti la rivoluzione. Opere: I versi della bellissima dama (1904); La maschera di neve, Faina, Pensieri liberi (1904-1908); Drammi: La baracca dei saltinmbanchi (1906), Il re sulla piazza (1907), La sconosciuta (1908), Le rose e la croce (1912); Poemi: Gli Sciti (1915), I dodici (1918); Saggi: Gli intellettuali e la rivoluzione (1918), Diario vol. I e II (1911-1921).