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Poesie di Aleksandr Aleksandrovi? Blok

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Canta una vergine presso all'altare

Canta una vergine presso all'altare
di tutti gli esuli stanchi quaggiù,
d'ogni naviglio salpante nel mare,
di chi ha scordato la gioia che fu.

S'alzò la voce di lei nella volta,
tremulo un raggio sul capo brillò:
guarda ciascuno dall'ombra ed ascolta
come la stola nel raggio cantò.

E a tutti parve che fosse ogni nave
nella sua rada e che gioia verrà,
che a tutti gli esuli in patria soave
la terra brulla si trasmuterà.

Il raggio canta e la voce si frange
ma sulla soglia del cielo, lassù,
c'è un fanciullino che vede e che piange
perché nessuno non tornerà più.



Sta la luna sovra il prato

Sta la luna sovra il prato
come un circolo incantato
scintillando, e tace.

Bianco è il prato di corolle:
scivolando l'ombra molle
si riposa e giace.

Triste è uscire sulla via:
un'arcana nostalgia
regna nella pace.

Ma domani un chiaro lume
romperà le oscure brume
come una gran face:

e tu andrai lungo il sentiero,
mentre sotto il più leggero
filo d'erba vita nasce



Là dove echeggia nelle lunghe sale

Là dove echeggia nelle lunghe sale
Il dolce volo delle pazze tròjke,
dove splendono i vini nei boccali,
sta per nascere adesso un ballo tondo.

Frusciando, tintinnando, biancheggiando,
volteggiano tracciando lenti cerchi.
E i violini, struggendosi e infiacchendo,
si abbandonano ai furiosi archetti.

Col braccio teso verso la caligine,
una esce fuori dal cerchio:
scelto l'amico destinato, lascia
cadere un fiore per terra.

Non raccattare quel fiore: v'è in esso
Il dolce oblío di tutti i giorni andati,
e tutta la frenetica allegria
della tua futura rovina!...

V'è tutto - il giuoco del fuoco e del fato,
solo nell'ora amara delle offese
da una lontananza irrevocabile
ne traluce un angelo accorato...



L'accenno di un canto primaverile

Il vento portò da lontano
l'accenno di un canto primaverile,
chissà dove, lucido e profondo
si aprì un pezzetto di cielo.
In questo azzurro smisurato,
fra barlumi della vicina primavera
piangevano burrasche invernali,
si libravano sogni stellati.
Timide, cupe e profonde
piangevano le mie corde.
Il vento portò da lontano
le sue squillanti canzoni.



Nell'angolo del divano

I tizzoni semispenti
sono già.
Quanti fuochi il vento ha spenti
qua e là.

E le navi dentro il mare
vanno giù.
E singhiozzano sul mare
oh le gru.

So che il sole in questo mondo
più non c'è.
Son poeta o cuor profondo:
credi a me.

Io le favole che vuoi
ti dirò,
e le maschere che vuoi
mi darò.

Dove sono ombre più vane
che sian qui,
od immagini più strane
di così?

M'inginocchio sempre dove
ci sei tu,
e di mano un fior mi piove,
piove giù...





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Aleksandr Aleksandrovič Blok - Poeta e drammaturgo russo. Fu il più alto rappresentante della corrente decadente-simbolista e il poeta dagli accenti più sicuri e profondi. La sua originalità e freschezza di ispirazione non risentirono affatto degli studi platonici e religiosi che caratterizzarono il movimento dello "scitismo" cui anche Blok aderì negli anni antecedenti la rivoluzione. Opere: I versi della bellissima dama (1904); La maschera di neve, Faina, Pensieri liberi (1904-1908); Drammi: La baracca dei saltinmbanchi (1906), Il re sulla piazza (1907), La sconosciuta (1908), Le rose e la croce (1912); Poemi: Gli Sciti (1915), I dodici (1918); Saggi: Gli intellettuali e la rivoluzione (1918), Diario vol. I e II (1911-1921).