Viaggiando su una comoda auto
su una strada bagnata di pioggia,
vedemmo un uomo tutto stracciato sul far della notte
che ci faceva cenno di prenderlo con noi, con un profondo
inchino.
Avevamo un tetto, avevamo un posto e gli passammo davanti
e udimmo me che dicevo con voce stizzosa: no,
non possiamo prendere su nessuno.
Eravamo proseguiti per un bel pezzo, forse una giornata di
cammino,
quando d'improvviso mi spaventai della mia voce,
del mio contegno e di tutto
questo mondo.
Quando non ci fu più, la misero nella terra.
Sopra di lei crescono i fiori, celiano le farfalle...
Lei era leggera, premeva la terra appena.
Quanto dolore ci volle per farla così leggera!
Per sette anni non mi riuscì un passo.
Quando fui dal gran medico, lui
m'ha chiesto: "Perchè queste grucce?"
E io: "sono storpio", gli ho detto.
E lui: "non c'è da stupirsi.
Fa' una prova, per cortesia!
Son questi arnesi, a storpiarti.
Va', cadi, striscia a quattro zampe".
Ridendo come un mostro
le mie belle grucce mi prese,
sulla schiena me le spezzò,
ridendo le scagliò nel fuoco.
Come sia, son guarito: cammino.
Una risata m'ha guarito.
Solo, a volte, se vedo stampelle,
per qualche ora cammino un po' peggio.
Un giorno di settembre, il mese blu,
Tranquillo sotto un giovane susino
Io tenni l'amor mio pallido e quieto
Tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
C'era una nube ch'io mirai a lungo:
Bianchissima nell'alto si perdeva
E quando riguardai era sparita.
E da quel giorno molte e molte lune
Trascrsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
Eppure non ignoro il tuo pensiero,
Pure il suo volto più non lo rammento.
Questo rammento: l'ho baciata un giorno.
Ed anche il bacio avrei dimenticato
Senza la nube apparsa su nel cielo.
Questo ricordo e non potrò scordare:
Era bianca e scendeva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
E quella donna ha forse sette figli.
La nuvola fiorì solo un istante
E quando riguardai sparì nel vento.
La piccola casa sotto gli alberi sul lago.
Dal tetto sale il fumo.
Se mancasse
Quanto sarebbero desolati
La casa, gli alberi, il lago!
Bertolt Brecht (Augsburg, 1898-Berlino, 1956). Drammaturgo e poeta. Tra i migliori lirici tedeschi del '900. Negli anni della scuola Brecht mostrò un comportamento indipendente, anticonformista. Insieme ai compagni di Liceo Brecht scrisse musiche per le sue poesie, suonando la chitarra in scorribande notturne. Teorico della rappresentazione teatrale elaborò la teoria del "teatro epico", secondo la quale l'attore non doveva diventare il personaggio, ma solo raccontarlo, in modo che lo spettatore potesse mantenere una distanza critica su quanto veniva rappresentato. Con l'avvento del nazismo dovette fuggire dalla Germania e vagò esule per l'Europa fino ad approdare in America. Aderì al marxismo e dopo la guerra, tornato in Germania, divenne direttore del Teatro di stato della Germania Est. Le sue opere rivelano una profonda sensibilità umana e sociale