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Poesie di Charles Baudelaire

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La fine del giorno

Sotto una luce bigia, senza posa,
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s'innalza

voluttuosa la notte all'orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
"Eccoti, alfine!" mormora il poeta.

"Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null'altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,

vo' stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!"



A una signora Creola

In quella terra odorosa che il sole accarezza,
ho incontrato, sotto un baldacchino
d`alberi purpurei
e palme da cui piove sugli occhi la pigrizia,
una signora creola dagli incanti sconosciuti.
Pallida e calda la pelle; la bruna ammaliatrice
atteggia il collo in nobili positure;
grande e svelta camminina come una cacciatrice
e il suo sorriso è calmo e i suoi occhi scuri.
Se vi recaste, Signora, nel vero
paese della gloria
sulle sponde della Senna o della verde Loira,
bella degna di ornare gli antichi manieri,
fareste germinare in quegli ombrosi recessi
mille sonetti in cuore ai poeti, sottomessi
ai vostri grandi occhi più degli schiavi mori.



Una Carogna

Ricordi la cosa che vedemmo, anima mia,
quella dolce, magnifica mattina d'estate,
alla svolta d'un sentiero una carogna infame
adagiata su un giaciglio di sassi,

con le gambe all'aria come una donna impudica,
bruciando e sudando i suoi veleni,
che spalancava in modo cinico e indifferente
il suo ventre pieno mi miasmi.

Il sole irradiava su tale decadenza,
tanto da arrivare quasi a cuocerlo,
e di rendere a cento volte alla grande Natura
tutto ciò che aveva unito insieme.

E il cielo ammirava la superba carcassa
come un fiore che si schiude.
Il tanfo era sì forte
che per poco non venisti meno sull'erba.

Le mosche ronzavano su quel ventre putrido,
dal quale fuoriuscivano neri battaglioni
di larve, che colavano come un liquido denso
lungo quei brandelli di carne.

Tutto questo cascava, saliva come un'onda
o si lanciava in un crepitio;
Sembrava che il corpo, gonfio d'un soffio vago,
vivesse e si moltiplicasse.

E questo mondo mandava una strana musica,
simile a l'acqua che scorre, al vento,
o al grano che il vagliatore con ritmico movimento
agita e volge nel vaglio.

Le forma spariva e non restava che un sogno,
uno schizzo lento a venire
sulla tela dimenticata
che l'artista terminerà soltanto con l'aiuto del ricordo.

Da dietro a delle rocce una cagna inquieta
ci osservava con un occhio rabbioso,
aspettando il momento di riprendere allo scheletro
quel morso che aveva lasciato.

-E pertanto sarete simile a quel rifiuto,
a quell'orribile infezione,
stella dei miei occhi, voi, sole della mia Natura,
mio angelo e mia passione!

Sì! Così sarete, o regina delle grazie,
dopo l'ultimo sacramento,
quando vi recherete, sotto l'erba e i fiori lussureggianti,
ad ammuffire fra le ossa.

Allora, o mia bella! Riferite a vermi
che vi mangeranno di baci,
Che io ho mantenuto la forma e l'essenza divina
dei miei amori decomposti.



Le chat

vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
ritieni le unghie nelle zampe,
e lasciami sprofondare nei tuoi occhi,
che si mescolano di metallo e di agata.
Quando le mie dita accarezzano a lungo
la tua testa e il dorso elastico,
e gode la mia mano ebbra al toccare
il tuo corpo elettrizzato,
vedo in spirito la mia donna.
Il suo sguardo come il tuo, bestia amabile,
profondo e freddo penetra
tagliente come un dardo,
e, dai piedi alla testa,
un'aria sottile, un temibile profumo,
ondeggiano intorno al suo corpo bruno.



Il serpente che danza

Quanto mi piace, cara indolente,
del tuo corpo splendido
veder, come stoffa ondeggiante,
brillar l'epidermide!

Sopra la tua chioma profonda,
pregna d'acri profumi,
mare d'odore forte e vagabondo,
flutti cerulei e bruni,

come una nave che si ridesta
al vento del mattino
sognante l'anima s'appresta
per un cielo lontano.

Dai tuoi occhi nulla traspare
né di dolce né d'amaro,
algide gioie ove son mischiati
il ferro e l'oro.

E nel vederti andare in cadenza,
splendida d'abbandono,
mi sembri un serpente che danza
in alto a un bastone.

Sotto il peso della tua pigrizia
la tua testa d'infante
languida dondola, con pari grazia
d'un giovane elefante,

il tuo corpo si piega e si tende
come naviglio esile
che fila inclinato rituffando
nell'acqua l'albero.

Come fonte gonfia per l'alimento
di ghiacciai mugghianti
se la saliva in bocca ti rimonta
fino all'orlo dei denti,

mi sembra di bere un vino boemo,
amaro e vincitore,
liquido cielo che mi sparge seme
di stelle nel cuore.





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Poesie Charles Baudelaire (1821 - 1867) è stato un poeta, e scrittore francese, oltre che traduttore e critico letterario.
Baudelaire è uno dei più celebri esponenti dello stile di vita bohemien.
L'opera più conosciuta di Charles Baudelaire è rappresentata da I fiori del male (Le fleurs du mal, in lingua originale), in cui si ritrova il concetto del mal di vivere (Spleen) caro a Baudelaire.
Oltre alle opere letterarie si ricordano anche molti aforismi e frasi famose di Baudelaire.


Libri di Charles Baudelaire

I fiori del male
 
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La Fanfarlo
 
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