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Poesie di Charles Baudelaire

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ti adoro

T'adoro al pari della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna!

E tanto più t'amo quanto più mi fuggi, o bella,
e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.

Mi porto all'attacco, m'arrampico all'assalto
come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
che ti fa più bella ai miei occhi.



Il Lete

Qui sul mio cuore, anima crudele
e sorda, vieni, tigre amata, mostro
dalle pose indolenti; le mie dita
tremanti voglio immergere nel fondo
della tua spessa chioma, lungamente;
e seppellir la testa indolenzita
nella tua gonna piena del tuo odore;
come un fiore appassito respirare
dell'amore defunto il tanfo dolce.

Voglio dormire! meglio della vita
è certo il sonno, un sonno dolce come
la morte: e sopra il tuo bel corpo lucido,
come di rame, deporrò i miei baci,
senza rimorso. Nulla può l'abisso
del letto tuo per mandar giù i placati
singhiozzi: l'oblio abita potente
sulla tua bocca; e dentro i baci tuoi
scorre l'acqua del Lete. Al mio destino,
che m'è delizia ormai, voglio obbedire
come un predestinato; e, mite martire,
condannato innocente, il cui fervore
arroventa il supplizio, sulle punte
incantate di questo eretto seno
che non ha mai imprigionato un cuore,
io succhierò il nepente e la cicuta
per annegare tutto il mio rancore.



Enivrez-Vous (Ubriacatevi)

Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema. Per non sentire l'orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi.
E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: "È l'ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro."



Una Carogna

Ricordi la cosa che vedemmo, anima mia,
quella dolce, magnifica mattina d'estate,
alla svolta d'un sentiero una carogna infame
adagiata su un giaciglio di sassi,

con le gambe all'aria come una donna impudica,
bruciando e sudando i suoi veleni,
che spalancava in modo cinico e indifferente
il suo ventre pieno mi miasmi.

Il sole irradiava su tale decadenza,
tanto da arrivare quasi a cuocerlo,
e di rendere a cento volte alla grande Natura
tutto ciò che aveva unito insieme.

E il cielo ammirava la superba carcassa
come un fiore che si schiude.
Il tanfo era sì forte
che per poco non venisti meno sull'erba.

Le mosche ronzavano su quel ventre putrido,
dal quale fuoriuscivano neri battaglioni
di larve, che colavano come un liquido denso
lungo quei brandelli di carne.

Tutto questo cascava, saliva come un'onda
o si lanciava in un crepitio;
Sembrava che il corpo, gonfio d'un soffio vago,
vivesse e si moltiplicasse.

E questo mondo mandava una strana musica,
simile a l'acqua che scorre, al vento,
o al grano che il vagliatore con ritmico movimento
agita e volge nel vaglio.

Le forma spariva e non restava che un sogno,
uno schizzo lento a venire
sulla tela dimenticata
che l'artista terminerà soltanto con l'aiuto del ricordo.

Da dietro a delle rocce una cagna inquieta
ci osservava con un occhio rabbioso,
aspettando il momento di riprendere allo scheletro
quel morso che aveva lasciato.

-E pertanto sarete simile a quel rifiuto,
a quell'orribile infezione,
stella dei miei occhi, voi, sole della mia Natura,
mio angelo e mia passione!

Sì! Così sarete, o regina delle grazie,
dopo l'ultimo sacramento,
quando vi recherete, sotto l'erba e i fiori lussureggianti,
ad ammuffire fra le ossa.

Allora, o mia bella! Riferite a vermi
che vi mangeranno di baci,
Che io ho mantenuto la forma e l'essenza divina
dei miei amori decomposti.



A una signora Creola

In quella terra odorosa che il sole accarezza,
ho incontrato, sotto un baldacchino
d`alberi purpurei
e palme da cui piove sugli occhi la pigrizia,
una signora creola dagli incanti sconosciuti.
Pallida e calda la pelle; la bruna ammaliatrice
atteggia il collo in nobili positure;
grande e svelta camminina come una cacciatrice
e il suo sorriso è calmo e i suoi occhi scuri.
Se vi recaste, Signora, nel vero
paese della gloria
sulle sponde della Senna o della verde Loira,
bella degna di ornare gli antichi manieri,
fareste germinare in quegli ombrosi recessi
mille sonetti in cuore ai poeti, sottomessi
ai vostri grandi occhi più degli schiavi mori.





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Poesie Charles Baudelaire (1821 - 1867) è stato un poeta, e scrittore francese, oltre che traduttore e critico letterario.
Baudelaire è uno dei più celebri esponenti dello stile di vita bohemien.
L'opera più conosciuta di Charles Baudelaire è rappresentata da I fiori del male (Le fleurs du mal, in lingua originale), in cui si ritrova il concetto del mal di vivere (Spleen) caro a Baudelaire.
Oltre alle opere letterarie si ricordano anche molti aforismi e frasi famose di Baudelaire.


Libri di Charles Baudelaire

I fiori del male
 
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La Fanfarlo
 
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