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Poesie di Charles Baudelaire

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Il balcone

Madre delle memorie, amante delle amanti,
fonte d'ogni mia gioia e d'ogni mio dovere,
ricorderai le tenere nostre ebbrezze, davanti
al fuoco, e l'incantesimo di quelle lunghe sere,
madre delle memorie, amante delle amanti!

Le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi,
le sere sul balcone, velate d'ombre rosee...
Buono il tuo cuore, e dolce m'era il tuo seno: oh, seppi
dirti, e sapesti dirmi, inobliabili cose,
le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi.

Come son belli i soli nelle calde serate,
quanta luce nel cielo, che ali dentro il cuore!
Chino su te sentivo, o amata fra le amate,
alitar del tuo sangue il recondito odore...
Come son belli i soli nelle calde serate!

Un muro era la notte, invisibile e pieno.
Io pur sapevo al buio le tue pupille scernere,
e bevevo il tuo fiato, dolcissimo veleno,
e i piedi t'assopivo, entro mani fraterne.
Un muro era la notte, invisibile e pieno.

Io so come evocare i minuti felici,
e rivivo il passato, rannicchiato ai tuoi piedi:
è infatti nel tuo mite cuore e nei sensi amici
tutta chiusa la languida bellezza che possiedi.
Io so come evocare i minuti felici...

O promesse, o profumi, o baci senza fine,
riemergerete mai dai vostri avari abissi,
come dal mare, giovani e stillanti, al confine
celeste i soli tornano dopo la lunga eclissi?
- O promesse, o profumi, o baci senza fine!



Reversibilità

Angelo pieno di gaiezza, conosci l'angoscia?
Conosci la vergogna, i rimorsi, i singhiozzi e la noia?
Conosci i vaghi terrori di notti terribili che comprimono il cuore come carta spiegazzata?
Angelo pieno di gaiezza, conosci l'angoscia?

Angelo pieno di bontà, conosci l'odio?
Conosci i pugni stretti nell'ombra e le lacrime di fiele,
con la vendetta che batte l'infernale adunata
e si fa condottiera delle nostre facoltà?
Angelo pieno di bontà, conosci l'odio?

Angelo pieno di salute, conosci le febbri?
Se ne vanno, come esuli, cercando il raro sole
lungo gli alti muri dell'ospedale smorto,
con il piede trascinato e le labbra tremanti.
Angelo pieno di salute, conosci le febbri?

Angelo pieno di bellezza, conosci le rughe?
Conosci la paura di invecchiare e il tormento odioso
di leggere il segreto orrore della devozione
in occhi nei quali a lungo i nostri avidi bevvero?
Angelo pieno di bellezza, conosci le rughe?

Angelo pieno di felicità, gioia e splendore,
David morendo avrebbe certo chiesto forza alle emanazioni del tuo corpo d'incanto,
ma solo le preghiere io t'imploro, angelo mio,
angelo pieno di felicità, gioia e splendore!



Epigrafe per un libro condannato

Non scrissi, o lettore innocente,
pacifico e buon cittadino,
per te questo mio saturnino
volume, carnale e dolente.

Se ancora non hai del sapiente
Don Satana appreso il latino,
non farti dal mio sibillino
delirio turbare la mente!

Ma leggimi e sappimi amare,
se osi nel gorgo profondo
discendere senza tremare.

O triste fratello errabondo
che cerchi il tuo cielo diletto,
compiangimi, o sii maledetto!



Confessione

Una volta, una sola, dolce e amabile donna,
al mio braccio il vostro tornito
si appoggiò (sul fondo oscuro dell'anima
quel ricordo non è impallidito);

era tardi; la luna piena si stagliava
come una medaglia nuova lucente
e la solennità notturna scivolava,
come un fiume, su Parigi dormiente.

Lungo le case, nel buio degli androni
gatti passavano furtivamente,
le orecchie tese, o, come care ombre,
ci accompagnavano lentamente.

A un tratto, nell'intimità così libera
schiusasi a quella pallida luce,
da voi, ricco e sonoro strumento, in cui non vibra
che la gaiezza radiosa,

da voi, chiara e festosa come una fanfara
nel mattino scintillante,
un nota querula, una nota dissonante
sfuggì, avanzò vacillando

come una grama, orrida, triste, immonda bambina
che la famiglia avesse lungamente
tenuto, per vergogna, chiusa in qualche cantina
per nasconderla alla gente.

Povero angelo, cantava, quella nota stridula:
<<Che quaggiù niente è sicuro,
che sempre, benché si mascheri con cura,
l'egoismo umano si tradisce;

che essere una bella donna è un duro mestiere,
è il lavoro quotidiano
della ballerina gelida e folle, rapita
in un sorriso meccanico;

che costruire sui cuori è tempo perso,
che tutto si sgretola, amore e beltà,
fino a quando l'Oblio li getta nel suo cesto
per restituirli all'Eternità!>>

Ho spesso rievocato quella luna incantata,
quel silenzio e quel languore,
e quell'orribile confidenza sussurrata
al confessionale del cuore.



Il tramonto del sole romantico

Oh, quanto è bello il sole che sorge allegro e forte
e il suo buondì ci lancia come uno scoppio rosso!
felice che ne può con animo commosso
salutare, gloriosa più d'un sogno, la morte!

Ricordo!... Ho visto tutto, la fonte, il solco, il fiore,
anelar come vivido cuore sotto i suoi sguardi.
- Corriamo all'orizzonte, presto, corriamo, è tardi,
che non ci sfugga almeno l'ultimo obliquo ardore!

Ma io rincorro invano il Dio che s'allontana;
stende l'ineluttabile Notte su noi, sovrana,
le abbrividenti ali, funeste, umide, opache.

Un lezzo di sepolcro nelle tenebre vagola,
e il mio timido piede ai margini del brago
schiaccia rospi imprevisti e lubriche lumache.





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Poesie Charles Baudelaire (1821 - 1867) è stato un poeta, e scrittore francese, oltre che traduttore e critico letterario.
Baudelaire è uno dei più celebri esponenti dello stile di vita bohemien.
L'opera più conosciuta di Charles Baudelaire è rappresentata da I fiori del male (Le fleurs du mal, in lingua originale), in cui si ritrova il concetto del mal di vivere (Spleen) caro a Baudelaire.
Oltre alle opere letterarie si ricordano anche molti aforismi e frasi famose di Baudelaire.


Libri di Charles Baudelaire

I fiori del male
 
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La Fanfarlo
 
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