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Poesie di Charles Bukowski

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I fiori morti di me stesso

tori bulleggiano in gloria di girandole,
missili tramortiscono i cieli,
ma io non so
proprio che cosa fare
dei fiori morti
di me stesso,
se buttarli via
fuori dal vaso
oppure
schiaffarli in mezzo a queste
pagine bianche
e andare avanti:
massì, tutto il dolore si riduce
a cruda morte
e finalmente si smette di piangere.
grazie al dio
che lo ha
fatto.



Vecchio?

in agosto avrò 73 anni,
quasi ora di fare le valigie
per un salto nel vuoto
ma due cose
mi trattengono:
non ho ancora scritto
abbastanza poesie
e poi il vecchio
che abita nella casa
di fianco alla mia.
vivo e vegeto,
a 96 anni.
picchia sulla finestra
col bastone
e manda baci
a mia moglie.
capisce tutto,
schiena dritta,
passo svelto,
guarda troppa tivù
ma noi
allora?
ogni tanto vado a trovarlo,
ciacola
ma non dice cazzate,
tende a ripetersi
un poco
ma vale quasi la pena
di riascoltarlo.
ero da lui
un giorno e ha detto:
"sai, presto
tirerò le cuoia..."
"mah,"ho detto io, "non ne sono
così sicuro..."
"io sì," ha detto,
"perciò, che ne diresti
di fare un cambio con casa mia?"
"certo la tua è carina."
"ma non so se puoi darmi
quello che voglio in cambio..."
"dipende, mettimi alla prova."
"bè," ha detto, "vorrei un nuovo
paio di testicoli."
Quando morirà il vicino
sarà difficile riempire
il gran vuoto che lascia.
mi sono
spiegato?



Posta

la posta aumenta.
lettere su lettere per dirmi
che grande scrittore
che sono,
e poesie, romanzi, novelle,
racconti, ritratti.
qualcuno chiede solo un autografo,
un disegno, una parola.
altri propongono una corrispondenza
permanente.
io leggo tutto, butto tutto,
faccio i miei
affari.
so bene che nessuno è
un"grande"scrittore.
può esserlo
stato,
ma scrivere è un'impresa
che ricomincia da capo
ogni volta
e tutti gli elogi,
i sigari, le bottiglie
di vino inviate
in tuo onore
non garantiscono
come sarà la riga successiva,
e soltanto quella conta,
il passato è
inutile,
siede sulle ginocchia
degli dei
mentre i secoli
svaniscono
nel loro marcio
celere
sfarzo.



Una poesia

una poesia è una città piena di strade e tombini
pina di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e di roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera;una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancore...
una poesia è questa città adesso,
50 miglia dal nulla,
le 9, 09 del mattino,
il gusto del liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,
l'oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta di finestre rotte...

una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo...

e ora metto questo sotto vetro
perché lo veda il pazzo direttore,
e la notte è altrove
e signore grigiastre stanno in fila,
un cane segue l'altro fino all'estuario,
le trombe annunciano la forca
mentre piccoli uomini vaneggiano di cose
che non possono fare



Che cosa diranno i vicini?

i miei genitori erano sempre dietro a
chiederlo,
naturalmente non mi importava un fico di
che cosa diranno i vicini.
mi facevano pena i vicini,
codardi che spiavano da dietro le
tendine.
l'intero quartiere si spiava
addosso
e negli anni trenta non c'era molto
da vedere,
eccetto me che tornavo a casa ubriaco
a tarda notte.

"finirai per uccidere tua madre,"
diceva mio padre,
"e inoltre che cosa diranno
i vicini?"

quanto a me pensavo di comportarmi
assai bene.
in un modo o in un altro
riuscivo a ubriacarmi
senza avere in tasca
il becco di un quattrino.
un trucco che mi sarebbe tornato
molto comodo
più avanti
negli anni.

a peggiorare le cose per i miei poveri
genitori
cominciai a scrivere lettere al direttore
di un giornale a larga tiratura,
che, per lo più, venivano pubblicate
e sostenevano tutte
cause impopolari.

"che cosa diranno i vicini?"
chiedevano i miei
genitori.

ma le lettere producevano risultati
interessanti - messaggi minatori,
incluse minacce di morte a mezzo posta.
inoltre mi misero in contatto
con certa gente stramba
convinta che io credessi a
tutto quello che scrivevo.

ci furono incontri segreti
in cantine e solai,
c'erano pistole,
patti,
discorsi.
quelli erano i posti
dove scroccavo da bere.
a molte di quelle assemblee
partecipavano i razzisti,
giovanotti tra
i 17 e i 23 anni.
"non vogliamo che i neri
ci fottano le donne!
devono morire!"
sfortunatamente
di donne
io non ne fottevo
proprio.
tutti gli incontri iniziavano
con il saluto sull'attenti
alla bandiera
che io giudicavo
dannatamente
infantile.
ma la maggior parte di quei giovanotti
venivano da famiglie
perbene
e dopo le assemblee
io bevevo con loro.
bevevo più che potevo
mentre blateravano.
non ho mai aperto bocca
ma non sembravano seccati.
ricordavano le mie lettere
e non sospettavano che
fossero un trucco.
non ero un essere umano
decente,
ma certo non ero in combutta
con ideologie
o gruppuscoli.
mi

[continua a leggere...]





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Poesie Charles Bukowski (1920 - 1994) è stato un poeta e scrittore statunitense. La produzione di Charlese Bukowski è stata particolarmente intensa, arrivando a pubblicare oltre sessanta libri comprendendo sei romanzi, centinaia di racconti e addirittura migliaia di poesie. La sua narrazione riguarda prevalentemente la sua stessa vita, caratterizzata dall'abbinamento di scrittura, sesso, alcol, scommesse e massacranti lavori manuali. Bukowski viene spesso associato al movimento della "Beat generation" dato il suo l'anticonformismo verso la letteratura. Dalle poesie e racconti di Bukowski sono anche stati tratti diversi film.