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Poesie di Dante Alighieri

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Ne li occhi porta

Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch'ella mira,
ov'ella passa, ogn'om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,
sì che, bassando il viso, tutto smore,
e d'ogni suo difetto allor sospira,
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.
Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi di parlar la sente,
ond'è laudato chi prima la vide.
Quel ch'ella par quando un poco sorride
non si po' dicer nè tenere a mente,
si è novo miracolo e gentile.

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a Dante da Meano

Savete giudicar vostra ragione
o om che pregio di saver portate;
per che, vitando aver con voi quistione,
com so rispondo a le parole ornate.
Disio verace, u' rado fin si pone,
che mosse di valore o di bieltate,
imagina l'amica oppinione
significasse il don che pria narrate.
Lo vestimento, aggiate vera spene
che fia, da lei cui desiate, amore;
e 'n ciò provide vostro spirto bene:
dico, pensando l'ovra sua d'allore.
La figura che già morta sorvene
è la fermezza ch'averà nel core.

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Deh, ragioniamo

Deh, ragioniamo insieme un poco, Amore,
e tra'mi d'ira, che mi fa pensare;
e se vuol l'un de l'altro dilettare,
trattiam di nostra donna omai, signore.
Certo il viaggio ne parrà minore
prendendo un cosi dolze tranquillare,
e già mi par gioioso il ritornare,
audendo dire e dir di suo valore.
Or incomincia, Amor, ché si convene,
e moviti a far ciò ch'è la cagione
che ti dichini a farmi compagnia,
o vuol merzede o vuol tua cortesia;
ché la mia mente il mio penser dipone,
cotal disio de l'ascoltar mi vene.

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Tanto gentil e tanto onesta pare

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sententosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.



Guido, I' vorrei che tu Lapo ed Io

Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse 'l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch'è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d'amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i' credo che saremmo noi.

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