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Poesie di Dante Alighieri

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Guido, ì vorrei che tu e Lapo ed io

Guido, ì vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio.
Sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse 'l disio.
E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch'è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:
e quivi ragionar sempre d'amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come ì credo che saremmo noi.

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Ne li occhi porta

Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch'ella mira,
ov'ella passa, ogn'om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,
sì che, bassando il viso, tutto smore,
e d'ogni suo difetto allor sospira,
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.
Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi di parlar la sente,
ond'è laudato chi prima la vide.
Quel ch'ella par quando un poco sorride
non si po' dicer nè tenere a mente,
si è novo miracolo e gentile.

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La dispietata mente

La dispietata mente, che pur mira
di retro al tempo che se n'è andato,
da l'un de' lati mi combatte il core;
e 'l disio amoroso, che mi tira
ver lo dolce paese c'ho lasciato,
d'altra part'è con la forza d'Amore;
né dentro i' sento tanto di valore,
che lungiamente i' possa far difesa,
gentil madonna, se da voi non vene:
però, se a voi convene
ad iscampo di lui mai fare impresa,
piacciavi di mandar vostra salute,
che sia conforto de la sua virtute.
Piacciavi, donna mia, non venir meno
a questo punto al cor che tanto v'ama,
poi sol da voi lo suo soccorso attende;
ché buon signor già non ristringe freno
per soccorrer lo servo quando 'l chiama,
ché non pur lui, ma suo onor difende.
E certo la sua doglia più m'incende,
quand'i' mi penso ben, donna, che vui
per man d'Amor là entro pinta sete:
così e voi dovete
vie maggiormente aver cura di lui;
ché Que' da cui convien che 'l ben s'appari,
per l'imagine sua ne tien più cari.
Se dir voleste, dolce mia speranza,
di dare indugio a quel ch'io vi domando,
sacciate che l'attender io non posso;
ch'i' sono al fine de la mia possanza.
E ciò conoscer voi dovete, quando
l'ultima speme a cercar mi son mosso;
ché tutti incarchi sostenere a dosso
de' l'uomo infin al peso ch'è mortale,
prima che 'l suo maggiore amico provi,
poi non sa qual lo trovi:
e s'elli avven che li risponda male,
cosa non è che costi tanto cara,
che morte n'ha più tosto e più amara.
E voi pur sete quella ch'io più amo,
e che far mi potete maggior dono,
e 'n cui la mia speranza più riposa;
che sol per voi servir la vita bramo,
e quelle cose che a voi onor sono
dimando e voglio: ogni altra m'è noiosa.
Dar mi potete ciò ch'altri non m'osa,
ché 'l sì e 'l no di me in vostra mano
ha posto Amore; ond'io grande mi tegno.
La fede ch'eo v'assegno
muove dal portamento vostro umano;
ché ciascun che vi mira, in veritate
di fuor conosce che dentro è

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Per una ghirlandetta

Per una ghirlandetta
ch'io vidi, mi farà
sospirare ogni fiore.
I' vidi a voi, donna, portare
ghirlandetta di fior gentile,
e sovr'a lei vidi volare
un angiolel d'amore umile;
e 'n suo cantar sottile
dicea: «Chi mi vedrà
lauderà 'l mio signore».
Se io sarò là dove sia
Fioretta mia bella a sentire,
allor dirò la donna mia
che port'in testa i miei sospire.
Ma per crescer disire
mia donna verrà
coronata da Amore.
Le parolette mie novelle,
che di fiori fatto han ballata,
per leggiadria ci hanno tolt'elle
una vesta ch'altrui fu data:
però siate pregata,
qual uom la canterà,
che li facciate onore.

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Tanto gentile e tanto onesta pare

Tanto gentile e tant'onesta pare,
la donna mia quand'ella altrui saluta
ch'ogni lingua deven tremando muta
e l'occhi no l'ardiscon di guardare

Ella sì va sentendosi lodare
benignamente e d'umiltà vestututa
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare

mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core
che 'ntender nolla può chi nolla prova

E par che de la sue labbia si mova
un spirito soave pien d'amore
che và dicendo a l'anima: sospira.

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