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Poesie di Emily Dickinson

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[Senza titolo]

Fu molto lunga la separazione
ma venne l'ora dell'incontro:
davanti al trono di Dio giudicante,
per la seconda e per l'ultima volta
questi amanti incorporei si incontrarono
un cielo nello sguardo,
cielo dei cieli a ognuno il privilegio
di contemplar gli occhi dell'altro.
Vi furono mai nozze come queste?
Un paradisco li ospitava
e cherubini e serafini furono
i rispettosi invitati.

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Solitudine

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.

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Alla deriva

Alla deriva! Un piccolo battello alla deriva!
E la notte che viene!

Nessuno guida un piccolo battello
al porto più vicino?
I naviganti dicono che ieri,
proprio quando il crepuscolo imbruniva,
un piccolo battello terminò la sua lotta,
e affondò gorgogliando.

Gli angeli invece dicono che ieri,
quando rosseggiò l'alba,
un piccolo battello stremato dalle raffiche
rialzò l'alberatura, spiegò ancora le vele,
ed avanzò esultante verso il cielo!

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Invidio i mari che lui attraversa

Invidio i mari che lui attraversa -
invidio i raggi delle ruote
della carrozza che lo porta in giro -
invidio le curve colline
che osservano il suo viaggio.
Tutti possono vedere facilmente
quel che invece - ah, cielo -
a me è vietato assolutamente.

Invidio i nidi dei passeri
che punteggiano le sue lontane grondaie -
la mosca soddisfatta sul suo vetro -
e le foglie felici - felici -

che fuori dalla sua finestra
scherzano approvate dall'estate -
gli orecchini di Pizarro
non potrebbero acquistare ciò per me.

Invidio la luce che lo sveglia -
e le campane che gli annunciano con forti
rintocchi il mezzogiorno. Fossi io
per lui il mezzogiorno.

Ma mi vieto di fiorire -
e annullo la mia ape -
per paura che il mezzogiorno
sprofondi me e Gabriele nella notte infinita.

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Non...

Io so bene che dentro la mia stanza
c'è un amico invisibile,
non si rivela con qualche movimento
né parla per darmi una conferma.

Non c'è bisogno che io gli trovi posto:
è una cortesia più conveniente
l'ospitale intuizione
della sua compagnia.

La sola libertà che si concede
è di essere presente.
Né io né lui violiamo con un suono
l'integrità di questa muta intesa.

Non non potrei mai stancarmi di lui:
sarebbe come se un atomo ad un tratto
si annoiasse di stare sempre insieme
agli innumerevoli elementi dello spazio.

Ignoro se visti anche altri,
se rimanga con loro oppure no.
Ma il mio istinto lo sa riconoscere:
il suo nome è immortalità.

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