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Poesie di Federico Garcia Lorca

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Pagine: 1234... ultimatutte

Gazzella dell'amore imprevisto

Nessuno capiva il profumo
Dell'oscura magnolia del tuo ventre.
Nessuno sapeva che martirizzavi
Un colibrì d'amore fra i tuoi denti.

Mille cavallini persiani dormivano
Sulla piazza con la luna della tua fronte,
Mentre per quattro notti io stringevo
La tua vita, nemica della neve.

Fra i gessi e i gelsomini, il tuo sguardo
Era un pallido ramo di sementi.
Cercai, per darti, nel mio cuore
Le lettere d'avorio che dicono sempre

Sempre, sempre: giardino della mia agonia,
Il tuo corpo fuggitivo per sempre,
Il sangue delle tue vene nella mia bocca.
La tua bocca senza luce per la mia morte.



Vacca

Si accovacciò la vacca ferita.
Alberi e ruscelli s'arrampicavano sulle sue corna.
Il muso sanguinava nel cielo.

Il suo muso d'api,
sotto il baffo lento della bava.
Un urlo bianco alzò la mattina.

Le vacche morte e le vive,
rossore di luce o miele di stalla,
muggivano con gli occhi socchiusi.

Lo sappiano le radici
e quel bambino che affila il suo temperino
che ormai si possono mangiare la vacca.

In alto impallidiscono
lune e jugulari.
Quattro zampe tremano nel vento.

Lo sappia la luna
e questa notte di rocce gialle:
che ormai se n'è andata la vacca di cenere.

Che se n'andò muggendo
nella rovina dei cieli rigidi
dove mangiano morte gli ubriachi.



Congedo

Se muoio,
lasciate il mio balcone aperto.

Il bambino mangia arance.
(Dal mio balcone lo vedo).

Il mietitore taglia il grano.
(Dal mio balcone lo sento).

Se muoio,
lasciate il mio balcone aperto.



La notte non vuole venire

La notte non vuole venire
perché tu non venga
e io non possa andare.

Ma io andrò
benché un sole di scorpioni mi mangi la testa.

Ma tu verrai
con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.

Il giorno non vuole venire
perché tu non venga
e io non possa andare.

Ma io andrò
portando ai rospi il mio garofano morsicato.

Ma tu verrai
nelle cupe cloache dell'oscurità.

Né la notte né il giorno non vogliono venire
perché io muoia per te
e tu per me.



Lo specchio che inganna

Verde ramo libero
da ritmo e uccelli.

Eco di singhiozzo
senza dolore né labbro,
Uomo e Bosco.

Piango
davanti al mare amaro.
Nelle mie pupille
due mari cantano!





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Poesie Federico Garcia Lorca (1898-1936) è stato un celebre poeta e scrittore spagnolo.
Garcia Lorca muore durante la Guerra civile spagnola, ucciso dai seguaci di Franco a causa del suo dichiarato favore verso le forze repubblicane.
Una spiccata capacità introspettiva lo ha reso cantore di ogni cosa esistente: la vita, l'amore, la morte, gli alberi, la sua chitarra e la sua tristezza.

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