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Poesie di Giosuè Carducci - Elenco completo

Scopri in questa pagina tutte le opere di poesie d'autore pubblicate da Giosuè Carducci e presenti in PoesieRacconti, elencate a partire dalla più recente.

Notte d'Estate

Quando il tremulo splendore de la luna
si diffonde giú pe' boschi, quando i fiori
e i molli ali

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In una villa

O tra i placidi olivi, tra i cedri e le palme sedente
bella Arenzano al riso de la ligure piaggia;

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Nella piazza di San Petronio

Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,
e il colle sopra bianco di neve ride.
È l'or

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Sabato Santo

Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia
per la cerula effusa chiarità de l'aprile
cantan

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La chiesa di Polenta

Agile e solo vien di colle in colle
quasi accennando l'ardüo cipresso.
Forse Francesca temprò

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Il canto dell'amore

Oh bella a' suoi be' dí Rocca Paolina
Co' baluardi lunghi e i sproni a sghembo!
La pensò Paol

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L'ostessa di Gaby

E verde e fosca l'alpe, e limpido e fresco è il mattino,
e traverso gli abeti tremola d'oro il s

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Sul Monte Mario

Solenni in vetta a Monte Mario stanno
nel luminoso cheto aere i cipressi,
e scorrer muto per i gri

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Eligia del Monte Spluga

No, forme non eran d'aer colorato né piante
garrule e mosse al vento: ninfe eran tutte e dee.

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Idillio Maremmano

Co 'l raggio de l'april nuovo che inonda
Roseo la stanza tu sorridi ancora
Improvvisa al mio cuo

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A Scandiano

De la prona stagion ne i dí più tardi
Che le rose sfioriro e i laureti,
Quando cavalleria cing

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Sant'Abbondio

Nitido il cielo come in adamante
D'un lume del di là trasfuso fosse,
Scintillan le nevate alpi i

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Miramar

O Miramare, a le tue bianche torri
attediate per lo ciel piovorno
fosche con volo di sinistri auge

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Presso una certosa

Da quel verde, mestamente pertinace tra le foglie
Gialle e rosse de l'acacia, senza vento una si

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La mietitura del turco

Il Turco miete. Eran le teste armene
Che ier cadean sotto il ricurvo acciar:
Ei le offeriva bocch

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Piemonte

Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga
da' ghiacci immani rotolando

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Autunno romantico

Di sereno adamantino su 'l vasto
Squallor d'autunno il cielo azzurro brilla,
Come di sua beltà

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Primavera classica

Da i verdi umidi margini
La violetta odora,
Il mandorlo s'infiora,
Trillan gli augelli a vol.

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A Satana

A te, de l'essere
Principio immenso,
Materia e spirito,
Ragione e senso;

Mentre ne' calici

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Alla vittoria tra le rovine del tempio di Vespasiano in Brescia

Scuotesti, vergin divina, l'auspice
ala su gli elmi chini de i pèltasti,
poggiasti il ginocchio

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Carnevale

Voce dai palazzi
E tu se d'echeggianti
Valli o borea, dal grembo, o errando in selva
Di pin cano

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Plebiscito

Leva le tende, e stimola
La fuga de i cavalli;
Torna a le pigre valli
Che il verno scolorò!

V

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Eolia

Lina, brumaio torbido inclina,
Ne l'aer gelido monta la sera:
E a me ne l'anima fiorisce, o Lina

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Davanti alle terme di Caracalla

Corron tra 'l Celio fosche e l'Aventino
le nubi: il vento dal pian tristo move
umido: in fondo s

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Giuseppe Mazzini

Qual da gli aridi scogli erma su 'l mare
Genova sta, marmoreo gigante,
Tal, surto in bassi dì, s

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Avanti! Avanti!

Avanti, avanti, o sauro destrier de la canzone!
L'aspra tua chioma porgimi, ch'io salti anche in

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Per Eduardo Corazzini

Dunque d'Europa nel servil destino
Tu il riso atroce e santo
O di Ferney signore, e, cittadino
T

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Alle fonti del Clitumno

Ancor dal monte, che di foschi ondeggia
frassini al vento mormoranti e lunge
per l'aure odora fre

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Pe' 'l chiarone da Civitavecchia

Il sole illustra le cime.
Là in fondo sono i miei colli,
con la serena vista,
con le memorie pie

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L'annuale della fondazione di Roma

Te redimito di fior purpurei
april te vide su 'l colle emergere
da 'l solco di Romolo torva
rig

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Il comune rustico

O che tra faggi e abeti erma su i campi
Smeraldini la fredda ombra si stampi
Al sole del mattin pu

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Alessandrina

Gelido il vento pe' lunghi e candidi
Intercolonnii ferìa; su' tumuli
Di garzonetti e spose
Rab

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La madre

Lei certo l'alba che affretta rosea
al campo ancora grigio gli agricoli
mirava scalza co 'l piè

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Virgilio

Come, quando su' campi arsi la pia
Luna imminente il gelo estivo infonde,
Mormora al bianco lume

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All'aurora

Tu sali e baci, o dea, co 'l roseo fiato le nubi,
baci de' marmorei templi le fosche cime.
Ti se

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Il sonetto

Dante il mover gli diè del cherubino
E d'aere azzurro e d'òr lo circonfuse:
Petrarca il pianto

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Agli amici della Valle Tiberina

Pur da queste serene erme pendici
D'altra vita al rumor ritornerò;
Ma nel memore petto, o nuovi

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La sacra di Enrico V

Quando cadono le foglie, quando emigrano gli augelli
E fiorite a' cimiteri son le pietre de gli av

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Ideale

Poi che un sereno vapor d'ambrosia
da la tua coppa diffuso avvolsemi,
o Ebe con passo di dea
tra

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In morte di Giovanni Cairoli

O Villagloria, da Crèmera, quando
La luna i colli ammanta,
A te vengono i Fabi, ed ammirando
Par

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Roma

Roma, ne l'aer tuo lancio l'anima altera volante:
accogli, o Roma, e avvolgi l'anima mia di luce.

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Canto di marzo

Quale una incinta, su cui scende languida
languida l'ombra del sopore e l'occupa,
disciolta giac

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Preludio

Odio l'usata poesia: concede
comoda al vulgo i flosci fianchi e senza
palpiti sotto i consueti a

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Tedio invernale

Ma ci fu dunque un giorno
Su questa terra il sole?
Ci fûr rose e viole,
Luce, sorriso, ardor?

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Qui regna amore

Ove sei? de' sereni occhi ridenti
A chi tempri il bel raggio, o donna mia?
E l'intima del cor tuo

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Su l'Adda

Corri, tra' rosei fuochi del vespero,
corri, Addua cerulo: Lidia su 'l placido
fiume, e il tenero

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Funere mersit acerbo

O tu che dormi là su la fiorita
Collina tosca, e ti sta il padre a canto;
Non hai tra l'erbe del

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Mezzogiorno alpino

Nel gran cerchio de l'alpi, su 'l granito
squallido e scialbo, su' ghiacciai candenti,
regna seren

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Nostalgia

Là in Maremma ove fiorio
La mia triste primavera,
Là rivola il pensier mio
Con i tuoni e

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Vendette della luna

Te, certo, te, quando la veglia bruna
Lenti adduceva i sogni a la tua culla,
Te certo riguardò la

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In riva al mare

Tirreno, anche il mio petto è un mar profondo,
E di tempeste, o grande, a te non cede:
L'anima mi

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Egle

Stanno nel grigio verno pur d'edra e di lauro vestite
ne l'Appia tristal le ruinose tombe.

Passa

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La leggenda di Teodorico

Su 'l castello di Verona
Batte il sole a mezzogiorno,
Da la Chiusa al pian rintrona
Solitario un

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Sogno d'estate

Tra le battaglie, Omero, nel carme tuo sempre sonanti
la calda ora mi vinse: chinommisi il capo tra

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Traversando la Maremma toscana

Dolce paese, onde portai conforme
l’ abito fiero e lo sdegnoso canto
e il petto

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Alla stazione in una mattina d'autunno

Oh quei fanali come s’ inseguono
accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillant

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fantasia

Tu parli; e, de la voce a la molle aura
lenta cedendo, si abbandona l'anima
del tuo parlar su l'on

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Nevicata

Lenta fiocca la neve pe ‘l ciel cinereo: gridi,
suoni di vi

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Il bove

T'amo pio bove; e mite un sentimento
Di vigore e di pace al cor m'infondi,
O che solenne come un m

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Pianto antico

L'albero a cui tendevi
La pargoletta mano,
Il verde melograno
Da' bei vermigli fior

Nel muto o

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Ad Annie

Batto a la chiusa imposta con un ramicello di fiori
glauchi ed azzurri, come i tuoi occhi, o Annie.

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San Martino

La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

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Per le nozze di mia figlia

O nata quando su la mia povera
casa passava come uccel profugo
la speranza, e io disdegnoso
batte

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Davanti a San Guido

I cipressi che a Bòlgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa gigan

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