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Poesie di Lorenzo Stecchetti

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Canto dell'odio

Quando tu dormirai dimenticata
Sotto la terra grassa
E la croce di Dio sarà piantata
Ritta sulla tua cassa,
Quando ti coleran marcie le gote
Entro i denti malfermi
E nelle occhiaie tue fetenti e vuote
Brulicheranno i vermi,

Per te quel sonno che per altri è pace
Sarà strazio novello
E un rimorso verrà freddo, tenace,
A morderti il cervello.

Un rimorso acutissimo ed atroce
Verrà nella tua fossa
A dispetto di Dio, della sua croce,
A rosicchiarti l'ossa.

Io sarò quel rimorso. Io te cercando
Entro la notte cupa,
Lamia che fugge il dì, verrò latrando
Come latra una lupa;

Io con quest'ugne scaverò la terra
Per te fatta letame
E il turpe legno schioderò che serra
La tua carogna infame.

Oh, come nel tuo core ancor vermiglio
Sazierò l'odio antico,
Oh, con che gioia affonderò l'artiglio
Nel tuo ventre impudico!

Sul tuo putrido ventre accoccolato
Io poserò in eterno,
Spettro della vendetta e del peccato,
Spavento dell'inferno:

Ed all'orecchio tuo che fu sì bello
Sussurrerò implacato
Detti che bruceranno il tuo cervello
Come un ferro infocato.

Quando tu mi dirai: perchè mi mordi
E di velen m'imbevi?
Io ti risponderò: non ti ricordi


Che bei capelli avevi?

Non ti ricordi dei capelli biondi
Che ti coprian le spalle
E degli occhi nerissimi, profondi,
Pieni di fiamme gialle?

E delle audacie del tuo busto e della
Opulenza dell'anca?
Non ti ricordi più com'eri bella,
Provocatrice e bianca?

Ma non sei dunque tu che nudo il petto
Agli occhi altrui porgesti
E, spumante Licisca, entro al tuo letto
Passar la via facesti?

Ma non sei tu che agli ebbri ed ai soldati
Spalancasti le braccia,
Che discendesti a baci innominati
E a me ridesti in faccia?

Ed io t'amavo, ed io ti son caduto
Pregando innanzi e, vedi,
Quando tu mi guardavi, avrei voluto
Morir sotto a' tuoi piedi.

Perchè negare - a me che pur t'amavo -
Uno sguardo gentile,
Quando per te mi sarei fatto schiavo,
Mi sarei fatto

[continua a leggere...]



Postuma VI

VieniNerina! Siediti
Lieta sui miei ginocchi
E ti scintilli cupida
La voluttà negli occhi;

Vieni, ed il collo cingimi
Con le soavi braccia,
Io nel tuo sen che palpita
Nasconderò la faccia.

Squarci la terra i fumidi
Visceri suoi profondi,
Crollino i cieli e riedano
Infranti al nulla i mondi,

A me non cal! Se il roseo
Labbro, sul labbro mio
Serri, Nerina, impavido
Sfido la morte e Dio.



Postuma XII

Io morirò, che la fatal mia sera
Volando giunge e il tempo non s’arresta
E già la tomba spalancata e nera
A divorar la carne mia s’appresta.

Quando tutto ritorna a primavera
Io sol non tornerò. Sulla mia testa,
Dalla materia mia già tanto altera
La maggiorana crescerà modesta.

Là vieni, o donna: il tuo fedel t’invita.
Là sulla tomba mia cògli commossa
L’erba che amavi dal mio cor nudrita.

Oh non negarle un bacio, e liete l’ossa,
Come a’ tuoi baci già soleano in vita,
Fremeranno d’amor dentro la fossa.



Postuma XIV

Quando cadran le foglie e tu verrai
a cercar la mia croce in camposanto
in un cantuccio la ritroverai
e molti fior le saran nati accanto.

Cogli allor pe' tuoi biondi capelli
i fiori nati dal mio cor. Son quelli

i canti che pensai ma che non scrissi
le parole d'amor che non ti dissi.